Tanatoparty

Tanatoparty

“Resta il tuo corpo, che al disfarsi contrapporrà il rifarsi come verbo, costringendo gli spettatori della morte fiction a ricontattare la morte vera, anche se spettacolarizzata in un’azione artistica. Restano le sue membra esposte, simbolo del fare poesia secondo Lucia Pezzi: uno strapparsi a morsi che, a carne viva, ti fa arrivare al cuore inesorabile delle cose”.

Come in una danza macabra, una ballata cadenzata da storie sotterranee e dalle frasi del Libro Tibetano dei morti che incorniciano le pagine, il lettore si trova in un mondo popolato da diversi personaggi: da Mina e Sergio, da Leo e Clotilde, ciascuno con un proprio mondo e ciascuno collegato con Lucilla Pezzi, protagonista del romanzo, eccentrica e misteriosa che come una sorta di Alice li condurrà in un paese di visioni e liricità.

Artista spregiudicata e seducente, dopo aver scoperto di avere un cancro, Lucilla decide di porre fine alla propria vita producendo la sua più importante opera d’arte: il proprio corpo senza vita verrà esposto per l’ultima performance della sua carriera a Tanatoexpo.

Con questo gesto amici, parenti e conoscenti saranno obbligati a contemplare la Morte tappando le orecchie per proteggersi da un urlo muto contro le lusinghe ultraterrene o le paure faustiane del limite da sorpassare, in una mostra itinerante che ha l’obiettivo di arrivare dritta al cuore.

E in quella fiera dove anche la dipartita è un affare da piazzare, la morte si fa lirica magnetica, un po’ grottesca e un po’ crudele, e gli spettatori sono i personaggi ma anche il lettore mosso a perdersi tra le parole dell’autrice, tra quei protagonisti intrisi di ricordi e malinconie, e quelle date da cui l’autrice cerca di trarre un filo che le colleghi, quasi a voler mantenere un contatto tangibile con chi non c’è più e a voler rimettere a posto ciò che l’ha fatta soffrire.

Il romanzo, scritto da Laura Liberale e pubblicato il 23 Settembre da Meridiano Zero, è un piccolo gioiello, una favola nera in grado di ammaliare il lettore e di invitarlo a prendere il vizio di vivere, cosi che la morte quando arriva possa trasformarsi in impenitente poesia: “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, recitava un famoso poeta!

Laura LiberaleSono rimasta talmente colpita da questa opera che ho chiesto ed ottenuto di fare un’intervista a Laura che desidero ringraziare per la disponibilità e la gentilezza.

Ciao Laura,

nella tua breve biografia leggo che suoni il basso in un gruppo rock composto da scrittori.

La dedica del libro cita i Bauhaus, gruppo dai testi lirici e dalle atmosfere gotiche:

Quanto la musica influenza la tua scrittura? E come la definiresti?

La influenza moltissimo. Ho una soundtrack per ogni cosa scritta, anche se non sempre scrivo ascoltando musica. Per Tanatoparty sono stati Bauhaus, Killing Joke, Joy Division, soprattutto.

Come definirei la musica in generale o l’influenza della musica sulla mia scrittura? Se è buona la prima, mi stai chiedendo veramente troppo. Se lo è la seconda, allora ti rispondo che è un’influenza che vorrei condividere col mio lettore ideale, nel senso che mi piacerebbe che la mia soundtrack fosse anche il suo sottofondo musicale durante la lettura del testo.

La citazione iniziale di Dick, tratta da un suo famoso romanzo, vuole forse essere un monito per il lettore che si troverà di fronte ad una realtà erosa?

In realtà voleva essere molto più leggera, quasi una battuta. Quasi.

– Questo è il tuo primo romanzo? Avevi provato a scrivere qualcosa prima d’ora?

Ho scritto e scrivo racconti e poesie (ho pubblicato a luglio di quest’anno una raccolta poetica con la d’If di Napoli). Al momento sto lavorando al secondo romanzo e ad alcuni racconti sulla scia di Tanatoparty (ho raccolto molto materiale in corso d’opera, e intendo utilizzarlo tutto).

Ho letto che sei indologa e traduttrice. Non pensi che la spettacolarizzazione della morte sia un allontanarsi dall’ordine universale delle cose a causa di un eccessivo attaccamento alle cose “terrene”? In due parole, Dharma e Karma che rapporto hanno nel tuo romanzo?

Non tutti credono all’esistenza di un ordine universale delle cose (non importa cosa penso io al riguardo). La spettacolarizzazione della morte è una realtà mediatica di tutti i giorni e, allo stesso tempo, non si sa più come approcciare la morte reale. Tu parli di “attaccamento alle cose terrene” (e capisco cosa intendi, al di là di ogni possibile interpretazione metafisica), un altro potrebbe tirare in ballo la categoria dei valori (tanto spendibile quanto vaga), e un altro ancora gli esiti inevitabili della società dei consumi… La faccenda è ben più complessa.

Dharma e Karma? Sono due parole che l’Occidente ha “adottato” e fatto sue, ma per una grande fetta  d’umanità hanno un significato e un valore ben specifico. La mia buonafede di indologa mi impedisce di usarle alla leggera. Ti offendi se passiamo alla prossima?

– I personaggi del tuo libro nascono dalla tua fantasia o da esperienze personali?

Naturalmente da entrambe.

Trasgressione, creatività, impegno e decadenza: con queste quattro parole mi sento di riassumere il personaggio di Lucilla. Ti sei ispirata a qualcuno nel tratteggiarla? E come la definiresti tu?

Ho pensato a una versione più “estrema” della poetessa americana Anne Sexton, vincitrice del Premio Pulitzer nel 1967. Anche lei, come Lucilla, aveva un suo gruppo rock per le performance.

Lucilla usa il suo corpo come superficie di scrittura. Provoca il pubblico della postmodernità, dicendogli, da morta: “Guardami. Sono qui a farmi beffe della tua paura, della tua ossessione per il tempo. La tecnica che mi ha prodotta è la stessa con cui aspiri a farti congelare in un’apparenza di eterna giovinezza.”

In un mondo d’improvvisatori in ogni campo, Lucilla incarna anche coraggio, impegno, coerenza e responsabilità delle proprie scelte. Di questi tempi non è poco.

– Un capitolo è interamente e minuziosamente dedicato alla descrizione dell’inumazione e del conseguente aumento dell’inquinamento e impoverimento delle risorse naturali. Da dove provengono questi dati? Come mai ti sei interessata a questo argomento?

Sono dati che provengono da internet, a quanto sembra attendibili, ma non posso averne la certezza.

E comunque, anche se fossero gonfiati, inesatti, il problema si pone comunque, e ciascuno di noi può decidere come agire in proposito. Da più parti si sono già levate voci a favore di funerali ecosostenibili, con ridotto impatto ambientale. È sufficiente documentarsi un po’.

– Il tema della necrofilia e quello della spettacolarizzazione si intersecano: il messaggio che Lucilla vuole inviare è quello della purificazione, dell’immortalità dell’anima o della liberazione del proprio spirito attraverso la supremazia sul proprio corpo?

C’è un passo del libro che dice: “Per Günther e Lucilla il corpo doveva essere un grido ininterrotto contro l’ideologia, e il grido andava prodotto col sangue. Il corpo doveva sanguinare, come in un’iniziazione, e attraverso il dolore riaffondare la cosiddetta anima nel molle, nell’umido, nel buio e nell’impermanente della materia da cui il pensiero l’aveva estratta a forza”.

Lucilla non afferma l’immortalità dell’anima, e la sua non è neanche una sorta di ascesi sui generis volta a ottenere il dominio sul corpo. Lucilla vorrebbe superare la dicotomia anima/corpo che, da lunga tradizione filosofica e religiosa, fa dell’anima il”bene” e del corpo il “male”.

C’è un’altro passo, o meglio, dei versi (sono settenari ed endecasillabi) in cui Lucilla dice:”Dov’è finito il mondo? / L’ha spento un tradimento. / Dov’è il suo richiamo? / Non so che l’alfabeto dei miei sintomi, / e oltre la curva del mio male il tempo / no, non tracima più.”

Morire è questo, per lei. Lo spegnersi del mondo, e non l’involarsi dell’anima. La perdita della soggettività (quale corpo agente e senziente nel mondo) e la riduzione a cosa fra le cose.

Un giorno, in ospedale, vidi mio padre, malato terminale, fissarsi una mano con uno sguardo che non dimenticherò più. Non c’era solo sgomento nei suoi occhi. C’era come un’attenzione assorta, quasi curiosa, uno stupore indagante. La sua mano era già diventata un oggetto, osservabile da una prospettiva nuova, inedita. In quello sguardo c’era la comprensione che mai più essa avrebbe fatto presa sul mondo.

Questo ho tentato di fare esprimere a Lucilla.

E poi c’è tutto il discorso dell’autodeterminazione. Lucilla sfida il suo medico a guardare il corpo non solo come entità biologica ma come volontà e progettualità. Per bocca sua, ho espresso la mia posizione in tema di testamento biologico e trattamento medico a fine vita: pur nel riconoscimento dell’assoluto mistero della vita, sono fermamente convinta che le scelte individuali vadano rispettate, senza condizioni.

– Quanto tempo hai impiegato per scrivere il tuo romanzo? Che tipo di scrittura pensi di avere: di getto o programmata?

La versione edita di Tanatoparty è, in realtà, la terza. Ce ne sono altre due: una del 2006 e una del 2007. Ho iniziato a documentarmi per il romanzo subito dopo la morte di mio padre, nel 2004. Una gestazione piuttosto lunga, come vedi. In tutto questo tempo sono stata seguita da Marco Vicentini, l’editore, il quale mi ha fatta scrivere e riscrivere, spremendomi fino all’osso.

Potresti definirmi un cesellatore. Non scrivo assolutamente di getto. Posso lavorare anche un’ora su una singola frase (ho un Super-Io letterario molto pretenzioso).

– La domanda può sembrarti scema, ma più sono stupide e più mi piacciono: cosa volevi trasmettere scrivendo questo romanzo? Qual è lo scopo o il messaggio intrinseco (se ce n’è uno)?

Volevo anzitutto elaborare un lutto. Volevo capire delle cose, e capirle, per me, significa scriverne, finché non me le sono chiarite a me stessa. Volevo, potendo, aiutare anche gli altri a pensare queste cose, a interrogarsi sulla concezione della morte nella società contemporanea e sul loro rapporto personale con la morte. Volevo provocare. Volevo non solo piangere mio padre, ma capire cos’era successo quando – lui appena morto – ero stata lì con un tizio estraneo (uno delle pompe funebri, uno pagato per farlo) a vestirlo frettolosamente, di colpo mio padre trasformato in qualcos’altro, qualcosa che –  mi si voleva far credere – non avrei più potuto gestire da sola, vestire da sola, toccare da sola…

Quanto ai messaggi… ne abbiamo già parlato, no?

– Una cosa che mi è molto piaciuta è la trascrizione delle frasi tratte dal libro dei morti  dei morti tibetano come cornice sul bordo delle pagine: c’è una correlazione tra le frasi scelte e i capitoli? E come mai questa “preziosità”?

Hai detto bene. Si tratta di una “preziosità”. In origine avevo titolato solo alcuni capitoli iniziali con delle citazioni dal Libro. Poi, Marco Vicentini ha genialmente avuto questa pensata. Per me (in veste d’indologa)  è stato, inoltre, un omaggio al grande maestro Giuseppe Tucci, il curatore dell’edizione italiana.

La correlazione (quando c’è) è tra frasi e pagine. Può essere un gioco per il lettore, nonché una sorta di interspazio “meditativo”.

– Nella tua scrittura ti sei ispirata a qualcuno in particolare?

Non consciamente. Fermo restando che non passa giorno senza che io legga qualcosa, e quindi le sollecitazioni e gli input possono essere stati molteplici.

– Un’ultima domanda: se ti dico 23 Settembre che cosa pensi?

Leggo che il 23 settembre del 1943 è nato Julio Iglesias.

Forse sarebbe stato meglio cambiare la data d’uscita del mio libro, che ne dici?

Di ritorno…

asinoSin dal mattino, la testa ancora vòlta verso la parete, e prima ancora d’aver visto, sopra i grandi tendaggi della finestra, di qual colore fosse la striscia luminosa del giorno, sapevo già che tempo faceva. Me lo avevano appreso i primi rumori della strada, secondo che mi giungevano smorzati e deviati dall’umidità o vibranti come frecce nell’area risonante e vuota d’un mattino spazioso, glaciale e puro; sin dal rotolío del primo tram, avevo intuito se se ne stava intirizzito nella pioggia o se era in partenza per l’azzurro (M. Proust).

Dopo mesi di silenzio torno a scrivere. E torno come da un viaggio in fondo mai interrotto, a volte faticoso, altre doloroso ma che in fondo ha ingrandito il mio fagottino di esperienze e di coraggio, di voglia di andare avanti e non fermarmi mai.

Colpita anch’io dalla “crisi”, forse più da una crisi dei valori che economica, mi sono ritrovata a naufragare nel mare dei disoccupati e dei confusi! Ma ho deciso di vivermi questo tempo cercando di allontanare le ansie, per quanto possibile, e di accogliere tutto ciò che di positivo poteva arrivare. Ho così scelto di intraprendere il “viaggio dell’asinello” e di muovermi più lentamente, cercando di non ragionare troppo su tutti i nuovi cambiamenti ma di seguirli, comprendendo che nella vita possiamo trovare altre alternative e vivere con più serenità ciò che ci accade. Provo così, ancora ora, ad imparare ad aprirmi a modi di vedere e di pensare a cui non ero abituata  per scoprire nuove opportunità.

E di cose belle in fondo me ne sono successe.

Il progetto dell’ osservatorio si é ingrandito e l’idea di fare rete  é diventata realtà. Altri progetti stanno decollando pian piano, ed anche se ancora non ho un lavoro mi sento in cammino e carica di energie!

Buon 2009!

futuroUn anno duro e difficile volge al termine. Le discriminazioni, le violenze, i non riconoscimenti da parte di chi di dovere sono stati numerosissimi. L’anno che sta per venire sarà un anno di lotta, per difendere con le unghie e i denti il diritto stesso a un’esistenza dignitosa.

Per questo motivo lascio l’augurio di Brecht “che i vinti di oggi” sappiano trovare la forza per diventare “i vincitori di domani” e che nuove illusioni non prendano il posto delle vecchie.

L’ingiustizia oggi cammina con passo sicuro.

Gli oppressori si fondano su diecimila anni.

La violenza garantisce: Com’è, così resterà.

Nessuna voce risuona tranne la voce di chi comanda

e sui mercati lo sfruttamento dice alto: solo ora io comincio.

Ma fra gli oppressi molti dicono ora:

quel che vogliamo, non verrà mai.

Chi ancora è vivo non dica: mai!

Quel che è sicuro non è sicuro.

Com’è, così non resterà.

Quando chi comanda avrà parlato,

parleranno i comandati.

Chi osa dire: mai?

A chi si deve, se dura l’oppressione? A noi.

A chi si deve, se sarà spezzata? Sempre a noi.

Chi viene abbattuto, si alzi!

Chi è perduto, combatta!

Chi ha conosciuto la sua condizione, come lo si potrà fermare?

Perché i vinti di oggi sono i vincitori di domani

e il mai diventa: oggi!

sogno


Dichiarazione sui diritti umani, l’orientamento sessuale e l’identità di genere

statementRiporto di seguito la Dichiarazione  sui diritti umani, l’orientamento sessuale e l’identità di genere presentata a New York il 18 Dicembre.
Abbiamo l’onore di fare questa dichiarazione sui diritti umani, l’orientamento sessuale e l’identità di genere, a nome degli Stati firmatari.

1. Riaffermiamo il principio di universalità dei diritti umani, come sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani il cui 60 ° anniversario ricorre quest’anno, e il cui l’articolo 1 proclama che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.

2. Ribadiamo che ogni persona ha diritto al godimento dei diritti umani, senza distinzione di alcun tipo, come la razza, il colore, il sesso, la lingua, la religione, l’ opinione politica o altro, l’ origine nazionale o sociale, la proprietà, la nascita o altro status, come stabilito dall’articolo 2 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dall’articolo 2 del Patto Internazionali sui diritti civili e politici, economici, sociali e culturali, nonché dall’articolo 26 del Patto Internazionale sui diritti civili e politici.

3. Riaffermiamo il principio di non discriminazione, che afferma che i diritti umani si applichino ad ogni essere umano indipendentemente dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere.

4. Siamo profondamente preoccupati per le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali sulla base dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere.

5. Siamo anche turbati dalla violenza, le molestie, le discriminazione, l’esclusione, la stigmatizzazione e il pregiudizio diretti contro le persone in tutti i Paesi del mondo a causa dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere, e che tali pratiche compromettano l’integrità e la dignità delle persone sottoposte a questi abusi.

6. Condanniamo le violazioni dei diritti umani sulla base dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere, ovunque si verifichino, in particolare l’uso della pena di morte per questo motivo, le esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, la pratica della tortura e altre crudeltà, o pene crudeli, i trattamenti o le punizioni inumane e degradanti, gli arresti arbitrari e la detenzione o la privazione di diritti economici, sociali e culturali, compreso il diritto alla salute.

7. Ricordiamo la dichiarazione del 2006 prima che il Consiglio dei diritti umani dei 54 paesi chiedesse al Presidente del Consiglio di fornire l’opportunità, in un’ appropriata sessione futura del Consiglio, per discutere di queste violazioni.

8. Lodiamo l’attenzione prestata a questi temi da procedure speciali del Consiglio per i diritti umani e dai trattati e li incoraggiamo a continuare a integrare le considerazioni sulle violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale o l’identità di genere all’interno del loro pertinenti mandati.

9. Accogliamo con favore l’adozione della risoluzione AG / RES. 2435 (XXXVIII-O/08) sul tema “i diritti umani, l’orientamento sessuale, identità di genere” dell’ Assemblea generale dell’Organizzazione degli Stati americani durante la sua 38 ª sessione in 3 giugno 2008.

10. Invitiamo tutti gli Stati e i rilevanti meccanismi internazionali per i diritti umani ad impegnarsi a promuovere e tutelare i diritti umani di tutte le persone, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.

11. Chiediamo agli Stati membri di adottare tutte le misure necessarie, in particolare legislative o amministrative, al fine di garantire che l’orientamento sessuale o l’identità di genere non possano in alcun caso essere motivo di sanzioni penali, in particolare di esecuzioni, arresti o detenzione.

12. Chiediamo agli Stati membri di garantire che le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale o l’ identità di genere siano indagati e gli autori ritenuti responsabili e assicurati alla giustizia.

13. Chiediamo agli Stati membri di garantire un’adeguata protezione dei difensori dei diritti umani, e di rimuovere gli ostacoli che impediscono loro di svolgere adeguatamente il loro lavoro sulle questioni dei diritti umani, dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere.

Maxime Verhagen
• Ministro degli Affari Esteri, Paesi Bassi

Rama Yade
• Ministro di Stato incaricato degli Affari Esteri e dei diritti umani.

Depenalizzazione: della lesione della libertà e di altre dicerie

__images_onuL´Osservatore Romano attacca l´iniziativa della Ministra francese per i diritti umani Rama Yade per l´abolizione delle legislazioni repressive verso i gay. Alla base di questo attacco ci sarebbe, secondo il Vaticano, la messa a rischio della libertà religiosa, poichè la proposta «non propone la depenalizzazione dell’omosessualità nei Paesi in cui è ancora reato, ma promuove una ideologia, quella dell´identità di genere e dell´orientamento sessuale».

Secondo il Vaticano il riconoscimento di diritti di famiglia alle coppie omosessuali «mette a rischio l’esercizio di altri diritti umani. Si pensi alla libertà di espressione, oppure a quella di pensiero, di coscienza e di religione. Le religioni, per esempio, potrebbero vedere limitato il loro diritto di trasmettere il proprio insegnamento, quando ritengono che il libero comportamento omosessuale dei fedeli non sia penalizzabile, tuttavia non lo considerano moralmente accettabile. E verrebbe così intaccato uno dei diritti primari su cui si fonda la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948: quello alla libertà religiosa».

Il nodo della questione, dunque, è la definizione ed il riconoscimento delle categorie orientamento sessuale ed identità di genere. Tuttavia, come peraltro ricordato da Grillini, le definizioni «orientamento sessuale» e «identità di genere» sono già presenti nell´art. 21 della Carta Europea votata nel Dicembre 2007 e ratificata anche dall’Italia, e il divieto delle  discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale é costituzionalmente sancito, ed ulteriormente avvalorato dalla Legge Mancino, sebbene l’aggravante per l’orientamento sessuale è tutt’ora non inclusa.

La dichiarazione ha condannato le uccisioni, la tortura, l’arresto arbitrario e la ‘privazione dei diritti economici, sociali e culturali, tra cui il diritto alla salute’. I paesi partecipanti hanno chiesto a tutte le nazioni di ‘promuovere e proteggere i diritti umani di tutte le persone, a prescindere da orientamento sessuale e identita’ di genere’ e di porre fine all’applicazione di sanzioni penali nei confronti delle persone Lgbt.

Secondo i calcoli dell’ILGA (International Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender and Intersex Association) e di altre organizzazioni, oltre sei decine di paesi sono ancora dotate di leggi contro il sesso consensuale tra adulti dello stesso sesso.
La maggioranza di queste leggi e’ retaggio degli ordinamenti coloniali.

Il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite (l’organismo che interpreta il Patto internazionale sui diritti civili e politici, un trattato Onu centrale) affermo’, in una storica decisione del 1994, che tali leggi violano i diritti e che le norme sui diritti umani proibiscono le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale.

Violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale e l’identita’ di genere vengono commesse in tutto il mondo regolarmente.

Ad esempio:

– negli Stati Uniti d’America, Amnesty International ha documentato gravi esempi di abusi da parte della polizia nei confronti delle persone Lgbt, tra cui episodi che costituiscono tortura e maltrattamenti. Gli Usa si sono rifiutati di firmare la dichiarazione dell’Assemblea generale.
– In Egitto, Human Rights Watch ha documentato un’imponente repressione nei confronti di uomini sospettati di comportamento omosessuale tra il 2001 e il 2004, che ha visto centinaia di migliaia di uomini essere arrestati e torturati. L’Egitto si e’ opposto attivamente alla dichiarazione dell’Assemblea generale.
– La Commissione internazionale per i diritti umani di gay e lesbiche ha documentato come, in molti paesi africani, le leggi sulla sodomia e il pregiudizio neghino la protezione dei diritti agli africani che praticano atti sessuali tra persone dello stesso sesso affetti da Hiv/Aids e come possano in realta’ criminalizzare anche i gruppi non colpiti.

Le firme della dichiarazione hanno sconfitto un’intensa opposizione da parte di un gruppo di governi, che regolarmente cercano di bloccare l’attenzione dell’Onu sulle violazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identita’ di genere.
Solo 57 Stati hanno firmato un testo alternativo promosso dall’Organizzazione della Conferenza Islamica. Affermando i ‘principi di non discriminazione e uguaglianza’, hanno rivendicato che i diritti umani universali non includono ‘i tentativi di concentrarsi sui diritti di certe persone’.

Quest’anno ricorre il 60° anniversario della Dudu e la dichiarazione dell’Assemblea generale riafferma l’ampiezza e la portata dei suoi principi. La dichiarazione non e’ vincolante, ma riafferma cio’ che gli organismi delle Nazioni Unite per i diritti umani hanno ripetutamente affermato: che nessuno deve subire violazioni dei diritti a causa del proprio orientamento sessuale e dell’identita’ di genere.

Navanetham Pillay, l’Alto Commissario Onu per i diritti umani, ha sostenuto vigorosamente la dichiarazione. In un messaggio registrato, ha citato la decisione del 1996 del Sudafrica di proteggere l’orientamento sessuale nella propria Costituzione.
Ha evidenziato ‘il compito e la sfida di andare oltre il dibattito se tutti gli esseri umani siano portatori di diritti’ per ‘assicurare il clima adatto per l’applicazione’.

Dalla decisione storica del Comitato per i diritti umani del 1994, gli esperti delle Nazioni Unite hanno ripetutamente agito contro gli abusi che hanno avuto per oggetto le persone Lgbt, tra cui uccisioni, tortura, stupro, violenza, sparizioni e discriminazione in diversi contesti. Gli organismi previsti dai trattati dell’Onu hanno chiesto agli Stati di porre fine alla discriminazione nella legge e nella pratica.

Altri organismi internazionali, tra i quali il Consiglio d’Europa e l’Unione europea, hanno preso posizione contro la violenza e la discriminazione ai danni di persone Lgbt.
Nel 2008, tutti i 34 Stati membri dell’Organizzazione degli Stati Americani hanno approvato all’unanimita’ una dichiarazione in cui si afferma che le forme di protezione dei diritti umani si estendono all’orientamento sessuale e all’identita’ di genere.

In precedenza nella stessa giornata, l’Assemblea generale ha inoltre adottato una risoluzione di condanna delle esecuzioni extragiudiziali, contenente un riferimento che si oppone alle uccisioni basate sull’orientamento sessuale. L’Uganda si e’ mossa per eliminare il riferimento, ma l’Assemblea generale l’ha respinto con 78 voti contro 60.

18 Dicembre: la proposta di decriminalizzazione all’ONU

images1E’ probabile che oggi venga letta la dichiarazione sull’ orientamento sessuale e sull’identità di genere.
Ecco quanto riportato da Stephen Barris:
“Cari tutti,
è impossibile, in questa fase, sapere a che ora sarà dato l’ordine del giorno in quanto dipende dalle discussioni che avranno luogo prima della dichiarazione (su una vasta gamma di argomenti)”.

Se si desidera seguire la diretta, suggeriamo di seguire:

http://www.un.org/webcast/
Selezionare l’immagine dell’Assemblea Generale sotto lo schermo.

– Stampa del giorno:

http://www.un.org/ga/third/63/ac363infdoc.pdf

Guarda i punti dell’agenda, 64 (b)

– E’ possibile seguire le webcast regolarmente per avere un’idea di quando la dichiarazione, il contatore della risoluzione e una possibile discussione si svolgeranno.

È anche possibile visitare il sito i giorni seguenti e cercare i punti dell’agenda 64 (b) archiviati nel video del 18 dicembre.

http://www.un.org/webcast/2008.html

Aggiornamento del 19 Dicembre:

Sessantasei paesi hanno firmato una dichiarazione congiunta a sostegno dei diritti umani LGBT, che è stata depositata presso l’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 2008. L’elenco completo é il seguente:

Albania, Andorra, Argentina, Armenia, Australia, Austria, Belgio, Bolivia, Bosnia ed Herzegovina, Brasile, Bulgaria, Canada, Capo Verde, Repubblica Africana Centrale, Cile, Colombia, Croazia, Cuba, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Ecuador, Estonia, Finlandia, Francia, Gabon, Georgia, Germania, Grecia, Guinea-Bissau, Ungaria, Iceland, Irlanda, Israele, Italia, Giappone, Latvia, Liechtenstein, Lithuania, Lussemburgo, Malta, Mauritius, Messico, Montenegro, Nepal, Netherlands, Nuova Zealanda, Nicaragua, Norvegia, Paraguay, Polonia, Portogallo, Romania, San Marino, Sao Tome e Principe, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, l’ex Repubblica di Macedonia, Timor-Leste, Gran Bretagna, Uruguay, e Venezuela.

Gli assenti più importanti sono stati gli Stati Uniti e il Sud Africa.

La dichiarazione delle Nazioni Unite, che include una richiesta per la depenalizzazione dell’omosessualità in tutto il mondo, è stata letta dall’ Argentina.

Qui si sta facendo la storia. E’ la prima volta che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite si sia presentata con una dichiarazione dei diritti umani a sostegno di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. Difendere questa dichiarazione presso le Nazioni Unite è il risultato di un ispirato sforzo collettivo a livello mondiale di molte organizzazioni LGBT e per i diritti umani. La nostra collaborazione, coesa e solidale ci ha procurato questo successo “, ha detto Peter Tatchell del movimento britannico per i diritti umani LGBT  “Outrage!“, che si è impegnato per convincere i Paesi a sostenere la dichiarazione.

Depenalizzare l’omosessualità in tutto il mondo è una battaglia per i diritti umani“, ha aggiunto Louis-Georges Tin, Presidente e fondatore della Giornata internazionale contro l’omofobia (IDAHO), che nel 2006 ha avviato la campagna globale per porre fine alla criminalizzazione delle relazioni tra persone dello stesso sesso e garantito il sostegno di decine di personalità internazionali, che vanno da Premi Nobel a scrittori, il preti, attori, musicisti e docenti universitari.

IDAHO ha lavorato sodo per due anni per far conoscere questo problema. Per noi, questa è una grande conquista. Voglio ringraziare le tante altre persone e organizzazioni che hanno lavorato con noi fin dall’inizio, anche più recentemente. Vorrei anche ricordare a tutti che porre fine alla criminalizzazione dell’amore omosessuale sarà una lunga e difficile battaglia. Amare non è un crimine “.

IDAHO esprime il suo particolare apprezzamento per il segretario di Stato francese per i diritti umani, la signora Rama Yade, per il suo ruolo nell’organizzazione di questa dichiarazione e nell’ averla portata alle Nazioni Unite“, ha detto Mr. Tin.

Mr. Tatchell ha aggiunto:

L’originale iniziativa della campagna per la depenalizzazione universale dell’omosessualità è nata grazie all’ ispirazione del fautore francese nero attivista gay e attivista dei diritti, Louis-Georges Tin, coordinatore della Giornata internazionale contro l’omofobia (IDAHO). Ha convinto il governo francese, che ha accettato di farsi carico dell’iniziativa di organizzare la presentazione della dichiarazione alle Nazioni Unite.

Oltre a Idaho, rendo omaggio al contributo di convincimento di Amnesty International; ARC International, Centro per le donne della Global Leadership; COC Netherlands; Global Rights; Human Rights Watch; il Comitato Internazionale per Idaho (la Giornata internazionale contro l’omofobia) ; Internazionale Gay e Lesbiche Commissione per i diritti umani (IGLHRC); International Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender and Intersex Association (ILGA); International Service for Human Rights; Pan Africa ILGA; and Public Services International“.

La dichiarazione delle Nazioni Unite va ben oltre il tentativo di depenalizzare gli atti omosessuali. Essa condanna tutte le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, invita i paesi a proteggere i diritti umani delle persone GLBT e ad assicurare alla giustizia coloro che violano tali diritti, e chiede che i difensori dei diritti umani che si oppongono alla vittimizzazione omofoba e transfobica siano ammessi a svolgere il loro patrocinio e il lavoro umanitario senza ostacoli.

Anche se non vincola gli Stati membri, questa dichiarazione di principio presso le Nazioni Unite ha un immenso valore simbolico, dal momento che 60 anni di presecuzioni omofobiche e transfobiche sono state ignorate dall’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite”.

I diritti umani GLBT sono stati, comunque, sollevati in precedenza in altre riunini e commissini delle Nazioni Unite. Nel 1994 nella sentenza Toonen contro l’Australia, il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha stabilito che l’orientamento sessuale è uno status che va protetto dalla discriminazione in base alla Convenzione Internazionale sui diritti civili e politici.

Anche oggi, nememno una singola convenzione internazionale per i diritti umani riconosce esplicitamente i diritti umani delle persone GLBT. Il diritto di amare fisicamente la persona scelta non è sancito da nessuna parte in modo chiaro in nessuna legge umanitaria. Nessuna convenzione riconosce espressamente i diritti sessuali come diritti umani. Nessuna offre esplicita tutela contro le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale o l’identità di genere“.

Alcuni strumenti internazionali per i diritti umani sono, naturalmente, stati interpretati per includere l’orientamento sessuale, ma ciò non coincide con l’esplicita proibizione che esiste in materia di discriminazione basate sulla razza, nazionalità, sesso e così via.

Attualmente, 86 paesi (quasi la metà delle nazioni sulla Terra) hanno ancora un divieto totale per l’ omosessualità maschile e un numero minore un divieto anche per il sesso tra donne. Le sanzioni in questi paesi vanno da pochi anni di carcere all’ergastolo. In almeno sette paesi o regioni di paesi (tutti sotto giurisdizione islamica), la sentenza è la morte, tra cui l’Arabia Saudita, Iran, Yemen, Sudan, Mauritania e zone della Nigeria e Pakistan “, ha dichiarato l’onorevole Tatchell.

Depenalizzazione omosessualità: la proposta verrà presentata il 18 Dicembre

ramaLa Segretaria di Stato per i diritti umani francese, Rama Yade, si recherà al quartier generale delle Nazioni Unite questa settimana per “promuovere” un progetto di dichiarazione sulla depenalizzazione dell’omosessualità fortemente osteggiato dal Vaticano.

Per promuovere questa dichiarazione, Rama Yade si recherà in visita a New York il 18 dicembre insieme a Maxime Verhagen, Ministro degli Affari Esteri dei Paesi Bassi, un evento a margine dell ‘Assemblea Generale, cui si uniranno molti altri Paesi” – ha dichiarato il vice portavoce del Ministero degli Affari Esteri, Frederic Desagneaux.

Mr Desagneaux ha ricordato l’impegno di Rama Yade per un testo “che richiama alla depenalizzazione universale dell’omosessualità “.

Questa iniziativa  “è una dichiarazione che sarà presentata all’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite“, ha aggiunto. Il portavoce ha ricordato che l’omosessualità è punibile con la morte “in almeno sei paesi nel mondo.”

Sarà la prima volta che l’Assemblea Generale si indirizzerà formalmente sulle violazioni in base all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Ad oggi sono 61 i Paesi che hanno sottoscritto la proposta e pare che sarà il Gabon ad illustrarla.

Tra i firmatari mancano ancora gli Usa, il Sud Africa, e la Turchia. La dichiarazione ribadisce l’universalità dei diritti umani e in particolare denuncia la preoccupazione per il trattamento subito in modo costante da parte di coloro il cui orientamento sessuale o identità di genere sono alla base delle torture, violenze, discriminazioni e stigmatizzazioni subite, ed in alcuni casi della morte. La diffusione di episodi di violazioni dei diritti umani contro lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, e tutte le minoranze sessuali sono indiscutibili. Esse sono state accuratamente documentate da ONG di tutto il mondo e dalle Nazioni Unite, e riportate con grande frequenza dalla stampa internazionale. Il Dipartimento di Stato Americano effettua delle relazioni annuali su tutte le violazioni documentate dalle Ambasciate di tutto il mondo. E la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che entrambe le leggi che criminalizzano l’omosessualità sono incostituzionali.

Inoltre alla vigilia del 60° anniversario della Dichiarazione dei Dititti dell’ Uomo gli Usa hanno dichiarato che tale  Dichiarazione “trascende la politica e le differenze etniche o i confini nazionali, poiché abbraccia l’umanità in tutte le sue diversità“.

Mi chiedo come mai, allora, ancora gli Usa non abbiano apportato la loro firma, e mi auguro che i governi dei Paesi firmatari riescano a sollecitarli e a convincerli a firmare la proposta prima del 18!