Dichiarazione sui diritti umani, l’orientamento sessuale e l’identità di genere

statementRiporto di seguito la Dichiarazione  sui diritti umani, l’orientamento sessuale e l’identità di genere presentata a New York il 18 Dicembre.
Abbiamo l’onore di fare questa dichiarazione sui diritti umani, l’orientamento sessuale e l’identità di genere, a nome degli Stati firmatari.

1. Riaffermiamo il principio di universalità dei diritti umani, come sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani il cui 60 ° anniversario ricorre quest’anno, e il cui l’articolo 1 proclama che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.

2. Ribadiamo che ogni persona ha diritto al godimento dei diritti umani, senza distinzione di alcun tipo, come la razza, il colore, il sesso, la lingua, la religione, l’ opinione politica o altro, l’ origine nazionale o sociale, la proprietà, la nascita o altro status, come stabilito dall’articolo 2 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dall’articolo 2 del Patto Internazionali sui diritti civili e politici, economici, sociali e culturali, nonché dall’articolo 26 del Patto Internazionale sui diritti civili e politici.

3. Riaffermiamo il principio di non discriminazione, che afferma che i diritti umani si applichino ad ogni essere umano indipendentemente dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere.

4. Siamo profondamente preoccupati per le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali sulla base dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere.

5. Siamo anche turbati dalla violenza, le molestie, le discriminazione, l’esclusione, la stigmatizzazione e il pregiudizio diretti contro le persone in tutti i Paesi del mondo a causa dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere, e che tali pratiche compromettano l’integrità e la dignità delle persone sottoposte a questi abusi.

6. Condanniamo le violazioni dei diritti umani sulla base dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere, ovunque si verifichino, in particolare l’uso della pena di morte per questo motivo, le esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, la pratica della tortura e altre crudeltà, o pene crudeli, i trattamenti o le punizioni inumane e degradanti, gli arresti arbitrari e la detenzione o la privazione di diritti economici, sociali e culturali, compreso il diritto alla salute.

7. Ricordiamo la dichiarazione del 2006 prima che il Consiglio dei diritti umani dei 54 paesi chiedesse al Presidente del Consiglio di fornire l’opportunità, in un’ appropriata sessione futura del Consiglio, per discutere di queste violazioni.

8. Lodiamo l’attenzione prestata a questi temi da procedure speciali del Consiglio per i diritti umani e dai trattati e li incoraggiamo a continuare a integrare le considerazioni sulle violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale o l’identità di genere all’interno del loro pertinenti mandati.

9. Accogliamo con favore l’adozione della risoluzione AG / RES. 2435 (XXXVIII-O/08) sul tema “i diritti umani, l’orientamento sessuale, identità di genere” dell’ Assemblea generale dell’Organizzazione degli Stati americani durante la sua 38 ª sessione in 3 giugno 2008.

10. Invitiamo tutti gli Stati e i rilevanti meccanismi internazionali per i diritti umani ad impegnarsi a promuovere e tutelare i diritti umani di tutte le persone, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.

11. Chiediamo agli Stati membri di adottare tutte le misure necessarie, in particolare legislative o amministrative, al fine di garantire che l’orientamento sessuale o l’identità di genere non possano in alcun caso essere motivo di sanzioni penali, in particolare di esecuzioni, arresti o detenzione.

12. Chiediamo agli Stati membri di garantire che le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale o l’ identità di genere siano indagati e gli autori ritenuti responsabili e assicurati alla giustizia.

13. Chiediamo agli Stati membri di garantire un’adeguata protezione dei difensori dei diritti umani, e di rimuovere gli ostacoli che impediscono loro di svolgere adeguatamente il loro lavoro sulle questioni dei diritti umani, dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere.

Maxime Verhagen
• Ministro degli Affari Esteri, Paesi Bassi

Rama Yade
• Ministro di Stato incaricato degli Affari Esteri e dei diritti umani.

Depenalizzazione: della lesione della libertà e di altre dicerie

__images_onuL´Osservatore Romano attacca l´iniziativa della Ministra francese per i diritti umani Rama Yade per l´abolizione delle legislazioni repressive verso i gay. Alla base di questo attacco ci sarebbe, secondo il Vaticano, la messa a rischio della libertà religiosa, poichè la proposta «non propone la depenalizzazione dell’omosessualità nei Paesi in cui è ancora reato, ma promuove una ideologia, quella dell´identità di genere e dell´orientamento sessuale».

Secondo il Vaticano il riconoscimento di diritti di famiglia alle coppie omosessuali «mette a rischio l’esercizio di altri diritti umani. Si pensi alla libertà di espressione, oppure a quella di pensiero, di coscienza e di religione. Le religioni, per esempio, potrebbero vedere limitato il loro diritto di trasmettere il proprio insegnamento, quando ritengono che il libero comportamento omosessuale dei fedeli non sia penalizzabile, tuttavia non lo considerano moralmente accettabile. E verrebbe così intaccato uno dei diritti primari su cui si fonda la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948: quello alla libertà religiosa».

Il nodo della questione, dunque, è la definizione ed il riconoscimento delle categorie orientamento sessuale ed identità di genere. Tuttavia, come peraltro ricordato da Grillini, le definizioni «orientamento sessuale» e «identità di genere» sono già presenti nell´art. 21 della Carta Europea votata nel Dicembre 2007 e ratificata anche dall’Italia, e il divieto delle  discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale é costituzionalmente sancito, ed ulteriormente avvalorato dalla Legge Mancino, sebbene l’aggravante per l’orientamento sessuale è tutt’ora non inclusa.

La dichiarazione ha condannato le uccisioni, la tortura, l’arresto arbitrario e la ‘privazione dei diritti economici, sociali e culturali, tra cui il diritto alla salute’. I paesi partecipanti hanno chiesto a tutte le nazioni di ‘promuovere e proteggere i diritti umani di tutte le persone, a prescindere da orientamento sessuale e identita’ di genere’ e di porre fine all’applicazione di sanzioni penali nei confronti delle persone Lgbt.

Secondo i calcoli dell’ILGA (International Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender and Intersex Association) e di altre organizzazioni, oltre sei decine di paesi sono ancora dotate di leggi contro il sesso consensuale tra adulti dello stesso sesso.
La maggioranza di queste leggi e’ retaggio degli ordinamenti coloniali.

Il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite (l’organismo che interpreta il Patto internazionale sui diritti civili e politici, un trattato Onu centrale) affermo’, in una storica decisione del 1994, che tali leggi violano i diritti e che le norme sui diritti umani proibiscono le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale.

Violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale e l’identita’ di genere vengono commesse in tutto il mondo regolarmente.

Ad esempio:

– negli Stati Uniti d’America, Amnesty International ha documentato gravi esempi di abusi da parte della polizia nei confronti delle persone Lgbt, tra cui episodi che costituiscono tortura e maltrattamenti. Gli Usa si sono rifiutati di firmare la dichiarazione dell’Assemblea generale.
– In Egitto, Human Rights Watch ha documentato un’imponente repressione nei confronti di uomini sospettati di comportamento omosessuale tra il 2001 e il 2004, che ha visto centinaia di migliaia di uomini essere arrestati e torturati. L’Egitto si e’ opposto attivamente alla dichiarazione dell’Assemblea generale.
– La Commissione internazionale per i diritti umani di gay e lesbiche ha documentato come, in molti paesi africani, le leggi sulla sodomia e il pregiudizio neghino la protezione dei diritti agli africani che praticano atti sessuali tra persone dello stesso sesso affetti da Hiv/Aids e come possano in realta’ criminalizzare anche i gruppi non colpiti.

Le firme della dichiarazione hanno sconfitto un’intensa opposizione da parte di un gruppo di governi, che regolarmente cercano di bloccare l’attenzione dell’Onu sulle violazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identita’ di genere.
Solo 57 Stati hanno firmato un testo alternativo promosso dall’Organizzazione della Conferenza Islamica. Affermando i ‘principi di non discriminazione e uguaglianza’, hanno rivendicato che i diritti umani universali non includono ‘i tentativi di concentrarsi sui diritti di certe persone’.

Quest’anno ricorre il 60° anniversario della Dudu e la dichiarazione dell’Assemblea generale riafferma l’ampiezza e la portata dei suoi principi. La dichiarazione non e’ vincolante, ma riafferma cio’ che gli organismi delle Nazioni Unite per i diritti umani hanno ripetutamente affermato: che nessuno deve subire violazioni dei diritti a causa del proprio orientamento sessuale e dell’identita’ di genere.

Navanetham Pillay, l’Alto Commissario Onu per i diritti umani, ha sostenuto vigorosamente la dichiarazione. In un messaggio registrato, ha citato la decisione del 1996 del Sudafrica di proteggere l’orientamento sessuale nella propria Costituzione.
Ha evidenziato ‘il compito e la sfida di andare oltre il dibattito se tutti gli esseri umani siano portatori di diritti’ per ‘assicurare il clima adatto per l’applicazione’.

Dalla decisione storica del Comitato per i diritti umani del 1994, gli esperti delle Nazioni Unite hanno ripetutamente agito contro gli abusi che hanno avuto per oggetto le persone Lgbt, tra cui uccisioni, tortura, stupro, violenza, sparizioni e discriminazione in diversi contesti. Gli organismi previsti dai trattati dell’Onu hanno chiesto agli Stati di porre fine alla discriminazione nella legge e nella pratica.

Altri organismi internazionali, tra i quali il Consiglio d’Europa e l’Unione europea, hanno preso posizione contro la violenza e la discriminazione ai danni di persone Lgbt.
Nel 2008, tutti i 34 Stati membri dell’Organizzazione degli Stati Americani hanno approvato all’unanimita’ una dichiarazione in cui si afferma che le forme di protezione dei diritti umani si estendono all’orientamento sessuale e all’identita’ di genere.

In precedenza nella stessa giornata, l’Assemblea generale ha inoltre adottato una risoluzione di condanna delle esecuzioni extragiudiziali, contenente un riferimento che si oppone alle uccisioni basate sull’orientamento sessuale. L’Uganda si e’ mossa per eliminare il riferimento, ma l’Assemblea generale l’ha respinto con 78 voti contro 60.

18 Dicembre: la proposta di decriminalizzazione all’ONU

images1E’ probabile che oggi venga letta la dichiarazione sull’ orientamento sessuale e sull’identità di genere.
Ecco quanto riportato da Stephen Barris:
“Cari tutti,
è impossibile, in questa fase, sapere a che ora sarà dato l’ordine del giorno in quanto dipende dalle discussioni che avranno luogo prima della dichiarazione (su una vasta gamma di argomenti)”.

Se si desidera seguire la diretta, suggeriamo di seguire:

http://www.un.org/webcast/
Selezionare l’immagine dell’Assemblea Generale sotto lo schermo.

– Stampa del giorno:

http://www.un.org/ga/third/63/ac363infdoc.pdf

Guarda i punti dell’agenda, 64 (b)

– E’ possibile seguire le webcast regolarmente per avere un’idea di quando la dichiarazione, il contatore della risoluzione e una possibile discussione si svolgeranno.

È anche possibile visitare il sito i giorni seguenti e cercare i punti dell’agenda 64 (b) archiviati nel video del 18 dicembre.

http://www.un.org/webcast/2008.html

Aggiornamento del 19 Dicembre:

Sessantasei paesi hanno firmato una dichiarazione congiunta a sostegno dei diritti umani LGBT, che è stata depositata presso l’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 2008. L’elenco completo é il seguente:

Albania, Andorra, Argentina, Armenia, Australia, Austria, Belgio, Bolivia, Bosnia ed Herzegovina, Brasile, Bulgaria, Canada, Capo Verde, Repubblica Africana Centrale, Cile, Colombia, Croazia, Cuba, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Ecuador, Estonia, Finlandia, Francia, Gabon, Georgia, Germania, Grecia, Guinea-Bissau, Ungaria, Iceland, Irlanda, Israele, Italia, Giappone, Latvia, Liechtenstein, Lithuania, Lussemburgo, Malta, Mauritius, Messico, Montenegro, Nepal, Netherlands, Nuova Zealanda, Nicaragua, Norvegia, Paraguay, Polonia, Portogallo, Romania, San Marino, Sao Tome e Principe, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, l’ex Repubblica di Macedonia, Timor-Leste, Gran Bretagna, Uruguay, e Venezuela.

Gli assenti più importanti sono stati gli Stati Uniti e il Sud Africa.

La dichiarazione delle Nazioni Unite, che include una richiesta per la depenalizzazione dell’omosessualità in tutto il mondo, è stata letta dall’ Argentina.

Qui si sta facendo la storia. E’ la prima volta che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite si sia presentata con una dichiarazione dei diritti umani a sostegno di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. Difendere questa dichiarazione presso le Nazioni Unite è il risultato di un ispirato sforzo collettivo a livello mondiale di molte organizzazioni LGBT e per i diritti umani. La nostra collaborazione, coesa e solidale ci ha procurato questo successo “, ha detto Peter Tatchell del movimento britannico per i diritti umani LGBT  “Outrage!“, che si è impegnato per convincere i Paesi a sostenere la dichiarazione.

Depenalizzare l’omosessualità in tutto il mondo è una battaglia per i diritti umani“, ha aggiunto Louis-Georges Tin, Presidente e fondatore della Giornata internazionale contro l’omofobia (IDAHO), che nel 2006 ha avviato la campagna globale per porre fine alla criminalizzazione delle relazioni tra persone dello stesso sesso e garantito il sostegno di decine di personalità internazionali, che vanno da Premi Nobel a scrittori, il preti, attori, musicisti e docenti universitari.

IDAHO ha lavorato sodo per due anni per far conoscere questo problema. Per noi, questa è una grande conquista. Voglio ringraziare le tante altre persone e organizzazioni che hanno lavorato con noi fin dall’inizio, anche più recentemente. Vorrei anche ricordare a tutti che porre fine alla criminalizzazione dell’amore omosessuale sarà una lunga e difficile battaglia. Amare non è un crimine “.

IDAHO esprime il suo particolare apprezzamento per il segretario di Stato francese per i diritti umani, la signora Rama Yade, per il suo ruolo nell’organizzazione di questa dichiarazione e nell’ averla portata alle Nazioni Unite“, ha detto Mr. Tin.

Mr. Tatchell ha aggiunto:

L’originale iniziativa della campagna per la depenalizzazione universale dell’omosessualità è nata grazie all’ ispirazione del fautore francese nero attivista gay e attivista dei diritti, Louis-Georges Tin, coordinatore della Giornata internazionale contro l’omofobia (IDAHO). Ha convinto il governo francese, che ha accettato di farsi carico dell’iniziativa di organizzare la presentazione della dichiarazione alle Nazioni Unite.

Oltre a Idaho, rendo omaggio al contributo di convincimento di Amnesty International; ARC International, Centro per le donne della Global Leadership; COC Netherlands; Global Rights; Human Rights Watch; il Comitato Internazionale per Idaho (la Giornata internazionale contro l’omofobia) ; Internazionale Gay e Lesbiche Commissione per i diritti umani (IGLHRC); International Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender and Intersex Association (ILGA); International Service for Human Rights; Pan Africa ILGA; and Public Services International“.

La dichiarazione delle Nazioni Unite va ben oltre il tentativo di depenalizzare gli atti omosessuali. Essa condanna tutte le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, invita i paesi a proteggere i diritti umani delle persone GLBT e ad assicurare alla giustizia coloro che violano tali diritti, e chiede che i difensori dei diritti umani che si oppongono alla vittimizzazione omofoba e transfobica siano ammessi a svolgere il loro patrocinio e il lavoro umanitario senza ostacoli.

Anche se non vincola gli Stati membri, questa dichiarazione di principio presso le Nazioni Unite ha un immenso valore simbolico, dal momento che 60 anni di presecuzioni omofobiche e transfobiche sono state ignorate dall’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite”.

I diritti umani GLBT sono stati, comunque, sollevati in precedenza in altre riunini e commissini delle Nazioni Unite. Nel 1994 nella sentenza Toonen contro l’Australia, il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha stabilito che l’orientamento sessuale è uno status che va protetto dalla discriminazione in base alla Convenzione Internazionale sui diritti civili e politici.

Anche oggi, nememno una singola convenzione internazionale per i diritti umani riconosce esplicitamente i diritti umani delle persone GLBT. Il diritto di amare fisicamente la persona scelta non è sancito da nessuna parte in modo chiaro in nessuna legge umanitaria. Nessuna convenzione riconosce espressamente i diritti sessuali come diritti umani. Nessuna offre esplicita tutela contro le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale o l’identità di genere“.

Alcuni strumenti internazionali per i diritti umani sono, naturalmente, stati interpretati per includere l’orientamento sessuale, ma ciò non coincide con l’esplicita proibizione che esiste in materia di discriminazione basate sulla razza, nazionalità, sesso e così via.

Attualmente, 86 paesi (quasi la metà delle nazioni sulla Terra) hanno ancora un divieto totale per l’ omosessualità maschile e un numero minore un divieto anche per il sesso tra donne. Le sanzioni in questi paesi vanno da pochi anni di carcere all’ergastolo. In almeno sette paesi o regioni di paesi (tutti sotto giurisdizione islamica), la sentenza è la morte, tra cui l’Arabia Saudita, Iran, Yemen, Sudan, Mauritania e zone della Nigeria e Pakistan “, ha dichiarato l’onorevole Tatchell.

Depenalizzazione omosessualità: la proposta verrà presentata il 18 Dicembre

ramaLa Segretaria di Stato per i diritti umani francese, Rama Yade, si recherà al quartier generale delle Nazioni Unite questa settimana per “promuovere” un progetto di dichiarazione sulla depenalizzazione dell’omosessualità fortemente osteggiato dal Vaticano.

Per promuovere questa dichiarazione, Rama Yade si recherà in visita a New York il 18 dicembre insieme a Maxime Verhagen, Ministro degli Affari Esteri dei Paesi Bassi, un evento a margine dell ‘Assemblea Generale, cui si uniranno molti altri Paesi” – ha dichiarato il vice portavoce del Ministero degli Affari Esteri, Frederic Desagneaux.

Mr Desagneaux ha ricordato l’impegno di Rama Yade per un testo “che richiama alla depenalizzazione universale dell’omosessualità “.

Questa iniziativa  “è una dichiarazione che sarà presentata all’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite“, ha aggiunto. Il portavoce ha ricordato che l’omosessualità è punibile con la morte “in almeno sei paesi nel mondo.”

Sarà la prima volta che l’Assemblea Generale si indirizzerà formalmente sulle violazioni in base all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Ad oggi sono 61 i Paesi che hanno sottoscritto la proposta e pare che sarà il Gabon ad illustrarla.

Tra i firmatari mancano ancora gli Usa, il Sud Africa, e la Turchia. La dichiarazione ribadisce l’universalità dei diritti umani e in particolare denuncia la preoccupazione per il trattamento subito in modo costante da parte di coloro il cui orientamento sessuale o identità di genere sono alla base delle torture, violenze, discriminazioni e stigmatizzazioni subite, ed in alcuni casi della morte. La diffusione di episodi di violazioni dei diritti umani contro lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, e tutte le minoranze sessuali sono indiscutibili. Esse sono state accuratamente documentate da ONG di tutto il mondo e dalle Nazioni Unite, e riportate con grande frequenza dalla stampa internazionale. Il Dipartimento di Stato Americano effettua delle relazioni annuali su tutte le violazioni documentate dalle Ambasciate di tutto il mondo. E la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che entrambe le leggi che criminalizzano l’omosessualità sono incostituzionali.

Inoltre alla vigilia del 60° anniversario della Dichiarazione dei Dititti dell’ Uomo gli Usa hanno dichiarato che tale  Dichiarazione “trascende la politica e le differenze etniche o i confini nazionali, poiché abbraccia l’umanità in tutte le sue diversità“.

Mi chiedo come mai, allora, ancora gli Usa non abbiano apportato la loro firma, e mi auguro che i governi dei Paesi firmatari riescano a sollecitarli e a convincerli a firmare la proposta prima del 18!

Il gioco delle tre carte

1551703ex5Il direttore della Sala Stampa Vaticana, Padre Federico Lombardi, nel corso della presentazione del Messaggio per la pace del Papa avrebbe affermato: «La Chiesa è certa per una depenalizzazione della omosessualità, non è per riconoscere leggi penali che considerino crimine l’omosessualità».

Padre Lombardi avrebbe poi aggiunto: «Allo stesso tempo la Chiesa non ritiene che tutti gli orientamenti sessuali vadano posti sullo stesso piano rispetto a tutte le situazioni e a tutte le norme». Un esempio in questo senso, ha spiegato Lombardi, interpellato durante la presentazione del messaggio del Papa per la giornata della pace, è quello del matrimonio. «Il matrimonio tra uomo e donna – ha spiegato padre Lombardi – è quello che la Chiesa sostiene, e non accetta di mettere sullo stesso piano quello tra persone dello stesso sesso». Lombardi, che rispondeva a una domanda sulla contestata intervista di mons. Celestino Migliore alla agenzia I-media, ha osservato che comunque non c’è ancora nessun testo sulla depenalizzazione della omosessualità presentato a nessuna «sede o all’Onu» e che per questo «stiamo parlando un pò di un oggetto misterioso, stiamo costruendo un pò sul vago». Quanto alla proposta francese che dovrebbe essere presentata alle Nazioni unite per la depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo, padre Lombardi ha sottolineato che, per quanto risulta, tale proposta non verrà neanche discussa dall’assemblea generale dell’Onu, e tuttavia «in merito a una legge che prevede la pena di morte per l’omosessualità non è neanche il caso di discutere della contrarietà della Chiesa, anche il catechismo della Chiesa cattolica è contro la criminalizzazione dell’omosessualità».

Tali dichiarazioni arrivano quasi contemporaneamente a quelle di Bertone che dopo il concerto in Vaticano per celebrare il 60esimo anniversario della Dichiarazione universale proclamata dall’Onu avrebbe così dichiarato: “I diritti dell’uomo sono ultimamente fondati in Dio creatore e se si prescinde da questa solida base etica, rimangono fragili perché privi di solido fondamento“.  “Al tempo stesso – avrebbe poi continuato – non si possono far passare per diritti semplici e spesso limitati bisogni contingenti, svincolati dalla «legge naturale », che finiscono per generare quel degrado che in tante nostre società ha interesse a mettere in discussione l’etica della vita e della procreazione, del matrimonio e della vita familiare, come pure dell’ educazione e della formazione delle giovani generazioni, introducendo unicamente una visione individualistica“. Per Bertone é quindi indispensabile definire «l’esatta natura» dei diritti umani, “senza far dilagare la domanda di diritti in ogni direzione”, senza cioè che vengano «arbitrariamente » costruiti “nuovi diritti, non meglio precisati nel contenuto e nella logica giuridica “.

Si é parlato di retromarcia da parte del vaticano con le dichiarazioni di Lombardi, in realtà mi sembra che si stia facendo una sorta di gioco delle tre carte: indovina dov’è la verità?

Infatti, non è stato assolutamente affermato che il Vaticano apporrà la propria firma al documento, è stato solo ribadito che la Chiesa non può appoggiare la pena di morte per gli omosessuali, ed anzi è stato ampiamente ripetuto che non esiste un testo sulla depenalizzazione e che per quanto ne sanno loro tale proposta non verrà discussa in sede Onu. Insomma, invertendo l’ordine degli addendi il risultato non cambia!

Tuttavia mi chiedo: se non esiste, come hanno affermato, alcun documento, in base a cosa la Chiesa ha realizzato determinate dichiarazioni negli scorsi giorni?

Ancora, se per il Vaticano la base del diritto è Dio, ciò vuol dire che ogni peccato equivale ad un reato! Dunque, fanno bene in Iran ad impiccare gli omosessuali, poiché la legge coranica vieta la sodomia! Ma com’è possibile stilare una classifica dei diritti umani?

Per quel che riguarda invece la presentazione della proposta all’Assemblea generale dell’Onu, si tratta di altro fumo che il Vaticano vuole gettare addosso pur di rimescolare le carte in tavola. Infatti tra il 15 ed il 20 Dicembre la proposta francese verrà ripresentata con delle opportune modifiche sul testo che, secondo indiscrezioni, Migliore aveva già conosciuto e subito criticato.

Certo é che il susseguirsi di tutte queste dichiarazioni da parte dei portavoce del Vaticano fanno pensare ad una sorta di “colpo ricevuto” e ad una conseguente strategia per arginare “le perdite”. E il metodo utilizzato é quello di dare un colpo alla botte, dicendo che non si criminalizza l’omosessualità, e subito dopo uno al cerchio, ribadendo che “il Vaticano non metterà mai sullo stesso piano il matrimonio eterosessuale con quello gay“!

Non ho voglia di aggiungere niente, lascio solo il commento di una delle firmatarie della petizone che ieri sera è riuscito a donarmi un sorriso:

“Nessuno ha il diritto di imporre agli altri la propria visione di come dovrebbe essere l’uomo, la donna o il sesso, nemmeno sulla base di una convinzione religiosa; un capo religioso può influenzare la vita di chi desidera seguirlo, NON quella di tutti”.