Dichiarazione sui diritti umani, l’orientamento sessuale e l’identità di genere

statementRiporto di seguito la Dichiarazione  sui diritti umani, l’orientamento sessuale e l’identità di genere presentata a New York il 18 Dicembre.
Abbiamo l’onore di fare questa dichiarazione sui diritti umani, l’orientamento sessuale e l’identità di genere, a nome degli Stati firmatari.

1. Riaffermiamo il principio di universalità dei diritti umani, come sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani il cui 60 ° anniversario ricorre quest’anno, e il cui l’articolo 1 proclama che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.

2. Ribadiamo che ogni persona ha diritto al godimento dei diritti umani, senza distinzione di alcun tipo, come la razza, il colore, il sesso, la lingua, la religione, l’ opinione politica o altro, l’ origine nazionale o sociale, la proprietà, la nascita o altro status, come stabilito dall’articolo 2 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dall’articolo 2 del Patto Internazionali sui diritti civili e politici, economici, sociali e culturali, nonché dall’articolo 26 del Patto Internazionale sui diritti civili e politici.

3. Riaffermiamo il principio di non discriminazione, che afferma che i diritti umani si applichino ad ogni essere umano indipendentemente dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere.

4. Siamo profondamente preoccupati per le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali sulla base dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere.

5. Siamo anche turbati dalla violenza, le molestie, le discriminazione, l’esclusione, la stigmatizzazione e il pregiudizio diretti contro le persone in tutti i Paesi del mondo a causa dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere, e che tali pratiche compromettano l’integrità e la dignità delle persone sottoposte a questi abusi.

6. Condanniamo le violazioni dei diritti umani sulla base dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere, ovunque si verifichino, in particolare l’uso della pena di morte per questo motivo, le esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, la pratica della tortura e altre crudeltà, o pene crudeli, i trattamenti o le punizioni inumane e degradanti, gli arresti arbitrari e la detenzione o la privazione di diritti economici, sociali e culturali, compreso il diritto alla salute.

7. Ricordiamo la dichiarazione del 2006 prima che il Consiglio dei diritti umani dei 54 paesi chiedesse al Presidente del Consiglio di fornire l’opportunità, in un’ appropriata sessione futura del Consiglio, per discutere di queste violazioni.

8. Lodiamo l’attenzione prestata a questi temi da procedure speciali del Consiglio per i diritti umani e dai trattati e li incoraggiamo a continuare a integrare le considerazioni sulle violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale o l’identità di genere all’interno del loro pertinenti mandati.

9. Accogliamo con favore l’adozione della risoluzione AG / RES. 2435 (XXXVIII-O/08) sul tema “i diritti umani, l’orientamento sessuale, identità di genere” dell’ Assemblea generale dell’Organizzazione degli Stati americani durante la sua 38 ª sessione in 3 giugno 2008.

10. Invitiamo tutti gli Stati e i rilevanti meccanismi internazionali per i diritti umani ad impegnarsi a promuovere e tutelare i diritti umani di tutte le persone, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.

11. Chiediamo agli Stati membri di adottare tutte le misure necessarie, in particolare legislative o amministrative, al fine di garantire che l’orientamento sessuale o l’identità di genere non possano in alcun caso essere motivo di sanzioni penali, in particolare di esecuzioni, arresti o detenzione.

12. Chiediamo agli Stati membri di garantire che le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale o l’ identità di genere siano indagati e gli autori ritenuti responsabili e assicurati alla giustizia.

13. Chiediamo agli Stati membri di garantire un’adeguata protezione dei difensori dei diritti umani, e di rimuovere gli ostacoli che impediscono loro di svolgere adeguatamente il loro lavoro sulle questioni dei diritti umani, dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere.

Maxime Verhagen
• Ministro degli Affari Esteri, Paesi Bassi

Rama Yade
• Ministro di Stato incaricato degli Affari Esteri e dei diritti umani.

18 Dicembre: la proposta di decriminalizzazione all’ONU

images1E’ probabile che oggi venga letta la dichiarazione sull’ orientamento sessuale e sull’identità di genere.
Ecco quanto riportato da Stephen Barris:
“Cari tutti,
è impossibile, in questa fase, sapere a che ora sarà dato l’ordine del giorno in quanto dipende dalle discussioni che avranno luogo prima della dichiarazione (su una vasta gamma di argomenti)”.

Se si desidera seguire la diretta, suggeriamo di seguire:

http://www.un.org/webcast/
Selezionare l’immagine dell’Assemblea Generale sotto lo schermo.

– Stampa del giorno:

http://www.un.org/ga/third/63/ac363infdoc.pdf

Guarda i punti dell’agenda, 64 (b)

– E’ possibile seguire le webcast regolarmente per avere un’idea di quando la dichiarazione, il contatore della risoluzione e una possibile discussione si svolgeranno.

È anche possibile visitare il sito i giorni seguenti e cercare i punti dell’agenda 64 (b) archiviati nel video del 18 dicembre.

http://www.un.org/webcast/2008.html

Aggiornamento del 19 Dicembre:

Sessantasei paesi hanno firmato una dichiarazione congiunta a sostegno dei diritti umani LGBT, che è stata depositata presso l’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 2008. L’elenco completo é il seguente:

Albania, Andorra, Argentina, Armenia, Australia, Austria, Belgio, Bolivia, Bosnia ed Herzegovina, Brasile, Bulgaria, Canada, Capo Verde, Repubblica Africana Centrale, Cile, Colombia, Croazia, Cuba, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Ecuador, Estonia, Finlandia, Francia, Gabon, Georgia, Germania, Grecia, Guinea-Bissau, Ungaria, Iceland, Irlanda, Israele, Italia, Giappone, Latvia, Liechtenstein, Lithuania, Lussemburgo, Malta, Mauritius, Messico, Montenegro, Nepal, Netherlands, Nuova Zealanda, Nicaragua, Norvegia, Paraguay, Polonia, Portogallo, Romania, San Marino, Sao Tome e Principe, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, l’ex Repubblica di Macedonia, Timor-Leste, Gran Bretagna, Uruguay, e Venezuela.

Gli assenti più importanti sono stati gli Stati Uniti e il Sud Africa.

La dichiarazione delle Nazioni Unite, che include una richiesta per la depenalizzazione dell’omosessualità in tutto il mondo, è stata letta dall’ Argentina.

Qui si sta facendo la storia. E’ la prima volta che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite si sia presentata con una dichiarazione dei diritti umani a sostegno di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. Difendere questa dichiarazione presso le Nazioni Unite è il risultato di un ispirato sforzo collettivo a livello mondiale di molte organizzazioni LGBT e per i diritti umani. La nostra collaborazione, coesa e solidale ci ha procurato questo successo “, ha detto Peter Tatchell del movimento britannico per i diritti umani LGBT  “Outrage!“, che si è impegnato per convincere i Paesi a sostenere la dichiarazione.

Depenalizzare l’omosessualità in tutto il mondo è una battaglia per i diritti umani“, ha aggiunto Louis-Georges Tin, Presidente e fondatore della Giornata internazionale contro l’omofobia (IDAHO), che nel 2006 ha avviato la campagna globale per porre fine alla criminalizzazione delle relazioni tra persone dello stesso sesso e garantito il sostegno di decine di personalità internazionali, che vanno da Premi Nobel a scrittori, il preti, attori, musicisti e docenti universitari.

IDAHO ha lavorato sodo per due anni per far conoscere questo problema. Per noi, questa è una grande conquista. Voglio ringraziare le tante altre persone e organizzazioni che hanno lavorato con noi fin dall’inizio, anche più recentemente. Vorrei anche ricordare a tutti che porre fine alla criminalizzazione dell’amore omosessuale sarà una lunga e difficile battaglia. Amare non è un crimine “.

IDAHO esprime il suo particolare apprezzamento per il segretario di Stato francese per i diritti umani, la signora Rama Yade, per il suo ruolo nell’organizzazione di questa dichiarazione e nell’ averla portata alle Nazioni Unite“, ha detto Mr. Tin.

Mr. Tatchell ha aggiunto:

L’originale iniziativa della campagna per la depenalizzazione universale dell’omosessualità è nata grazie all’ ispirazione del fautore francese nero attivista gay e attivista dei diritti, Louis-Georges Tin, coordinatore della Giornata internazionale contro l’omofobia (IDAHO). Ha convinto il governo francese, che ha accettato di farsi carico dell’iniziativa di organizzare la presentazione della dichiarazione alle Nazioni Unite.

Oltre a Idaho, rendo omaggio al contributo di convincimento di Amnesty International; ARC International, Centro per le donne della Global Leadership; COC Netherlands; Global Rights; Human Rights Watch; il Comitato Internazionale per Idaho (la Giornata internazionale contro l’omofobia) ; Internazionale Gay e Lesbiche Commissione per i diritti umani (IGLHRC); International Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender and Intersex Association (ILGA); International Service for Human Rights; Pan Africa ILGA; and Public Services International“.

La dichiarazione delle Nazioni Unite va ben oltre il tentativo di depenalizzare gli atti omosessuali. Essa condanna tutte le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, invita i paesi a proteggere i diritti umani delle persone GLBT e ad assicurare alla giustizia coloro che violano tali diritti, e chiede che i difensori dei diritti umani che si oppongono alla vittimizzazione omofoba e transfobica siano ammessi a svolgere il loro patrocinio e il lavoro umanitario senza ostacoli.

Anche se non vincola gli Stati membri, questa dichiarazione di principio presso le Nazioni Unite ha un immenso valore simbolico, dal momento che 60 anni di presecuzioni omofobiche e transfobiche sono state ignorate dall’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite”.

I diritti umani GLBT sono stati, comunque, sollevati in precedenza in altre riunini e commissini delle Nazioni Unite. Nel 1994 nella sentenza Toonen contro l’Australia, il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha stabilito che l’orientamento sessuale è uno status che va protetto dalla discriminazione in base alla Convenzione Internazionale sui diritti civili e politici.

Anche oggi, nememno una singola convenzione internazionale per i diritti umani riconosce esplicitamente i diritti umani delle persone GLBT. Il diritto di amare fisicamente la persona scelta non è sancito da nessuna parte in modo chiaro in nessuna legge umanitaria. Nessuna convenzione riconosce espressamente i diritti sessuali come diritti umani. Nessuna offre esplicita tutela contro le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale o l’identità di genere“.

Alcuni strumenti internazionali per i diritti umani sono, naturalmente, stati interpretati per includere l’orientamento sessuale, ma ciò non coincide con l’esplicita proibizione che esiste in materia di discriminazione basate sulla razza, nazionalità, sesso e così via.

Attualmente, 86 paesi (quasi la metà delle nazioni sulla Terra) hanno ancora un divieto totale per l’ omosessualità maschile e un numero minore un divieto anche per il sesso tra donne. Le sanzioni in questi paesi vanno da pochi anni di carcere all’ergastolo. In almeno sette paesi o regioni di paesi (tutti sotto giurisdizione islamica), la sentenza è la morte, tra cui l’Arabia Saudita, Iran, Yemen, Sudan, Mauritania e zone della Nigeria e Pakistan “, ha dichiarato l’onorevole Tatchell.

Depenalizzazione omosessualità: la proposta verrà presentata il 18 Dicembre

ramaLa Segretaria di Stato per i diritti umani francese, Rama Yade, si recherà al quartier generale delle Nazioni Unite questa settimana per “promuovere” un progetto di dichiarazione sulla depenalizzazione dell’omosessualità fortemente osteggiato dal Vaticano.

Per promuovere questa dichiarazione, Rama Yade si recherà in visita a New York il 18 dicembre insieme a Maxime Verhagen, Ministro degli Affari Esteri dei Paesi Bassi, un evento a margine dell ‘Assemblea Generale, cui si uniranno molti altri Paesi” – ha dichiarato il vice portavoce del Ministero degli Affari Esteri, Frederic Desagneaux.

Mr Desagneaux ha ricordato l’impegno di Rama Yade per un testo “che richiama alla depenalizzazione universale dell’omosessualità “.

Questa iniziativa  “è una dichiarazione che sarà presentata all’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite“, ha aggiunto. Il portavoce ha ricordato che l’omosessualità è punibile con la morte “in almeno sei paesi nel mondo.”

Sarà la prima volta che l’Assemblea Generale si indirizzerà formalmente sulle violazioni in base all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Ad oggi sono 61 i Paesi che hanno sottoscritto la proposta e pare che sarà il Gabon ad illustrarla.

Tra i firmatari mancano ancora gli Usa, il Sud Africa, e la Turchia. La dichiarazione ribadisce l’universalità dei diritti umani e in particolare denuncia la preoccupazione per il trattamento subito in modo costante da parte di coloro il cui orientamento sessuale o identità di genere sono alla base delle torture, violenze, discriminazioni e stigmatizzazioni subite, ed in alcuni casi della morte. La diffusione di episodi di violazioni dei diritti umani contro lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, e tutte le minoranze sessuali sono indiscutibili. Esse sono state accuratamente documentate da ONG di tutto il mondo e dalle Nazioni Unite, e riportate con grande frequenza dalla stampa internazionale. Il Dipartimento di Stato Americano effettua delle relazioni annuali su tutte le violazioni documentate dalle Ambasciate di tutto il mondo. E la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che entrambe le leggi che criminalizzano l’omosessualità sono incostituzionali.

Inoltre alla vigilia del 60° anniversario della Dichiarazione dei Dititti dell’ Uomo gli Usa hanno dichiarato che tale  Dichiarazione “trascende la politica e le differenze etniche o i confini nazionali, poiché abbraccia l’umanità in tutte le sue diversità“.

Mi chiedo come mai, allora, ancora gli Usa non abbiano apportato la loro firma, e mi auguro che i governi dei Paesi firmatari riescano a sollecitarli e a convincerli a firmare la proposta prima del 18!

Cosa propone Rama Yade?

rameyadeHo letto alcuni commenti su La Repubblica ed in seguito anche alla richiesta mossami da Ferrigno mi sono messa alla ricerca di ciò che effettivamente la Yade propone.
Riporto di seguito ciò che ho trovato, dopo averlo tradotto, ma lascio anche i link così che possiate andare a leggere direttamente il discorso in inglese.
Ecco cosa riporta Queerty il 3 Settembre 2008:
La Francia intende chiedere all’Unione Europea una strada per affrontare la violenza contro le donne in tutto il mondo e alle Nazioni Unite di intensificare l’azione contro l’omofobia – ha così detto mercoledì la Ministra Francese per i DIritti Umani.
La Francia, in quanto titolare del semestre di Presidenza Europea, spera di “fissare i criteri per l’intervento Europeo” nella lotta contro la violenza verso le donne, anche attraverso la mobilitazione della Rete diplomatica.
Parigi prevede inoltre di presentare a Dicembre una bozza di Dichiarazione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite intesa a combattere l’omofobia e a depenalizzare l’omosessualità, che è punibile col carcere in 90 Paesi e in teoria, con la morte, in sei di essi – ha affermato la Yade.

Su GalliaWatch così viene riportato il 20 Settembre 2008, facendo luce anche sul percorso e sulla validità di una tale richiesta politica:

Rama Yade ha dichiarato che la Francia intende presentare alle Nazioni Unite nel mese di Dicembre una bozza che chieda “la depenalizzazione dell’omosessualità in tutto il mondo”, a nome dei 25 paesi dell’Unione europea (la Polonia si oppone). Ha sottolineato che l’accordo sostenuto dalla Francia per la “lotta contro l’omofobia” è parte di una campagna per promuovere i diritti universali dell’uomo. Ha fatto la sua dichiarazione nel corso della 61a conferenza annuale delle ONG in sede Unesco a Parigi il 5 settembre.

A giugno, nel corso della riunione sull’AIDS organizzata da UNAIDS, tenutasi a New York il 10-11 giugno 2008, la Francia si è impegnata a promuovere i diritti degli omosessuali su scala mondiale, fino alla fine della Presidenza francese dell’Unione europea (1 ° gennaio 2009).

La richiesta di decriminalizzare l’omosessualità in tutto il mondo è un fatto davvero importante per diffondere l’idea della “normalità” dello stile di vita omosessuale e farlo accettare dalla comunità internazionale. Una dichiarazione politica può essere presentata prima all’ Assemblea Generale senza passare attraverso una commissione, ma senza vincolare gli Stati. Questo tipo di dichiarazione serve solo a fare pressione sulle Commissioni, una volta che la dichiarazione sia stata approvata dall’ Assemblea. In questo caso, si tratterebbe della Terza Commissione sugli affari sociali, umanitari e culturali. Dal momento che questa Commissione ha già respinto dichiarazioni a favore dell’omosessualità, è un mezzo per neutralizzazione questa commissione e quei paesi che non ammettono un’accettazione giuridica e sociale dell’omosessualità.


Questo, invece, è quanto ho trovato su Prideatwork, anche se non credo si tratti esattamente della bozza presentata dalla Yade, può servire tuttavia per farsi un’idea:

Al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite:
Risoluzione universale di depenalizzazione dell’omosessualità.

Considerando la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani:

Articolo 1.
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Articolo 2.
Ognuno possiede tutti i diritti e le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione di alcun tipo, come la razza, il colore, il sesso, la lingua, la religione, l’opinione politica o altre opinioni, l’origine nazionale o sociale, la proprietà, la nascita o altro status.
Articolo 3.
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona.
Articolo 12.
Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, famiglia, casa o corrispondenza, né a danni per il suo onore e la sua reputazione. Ogni individuo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o lesioni.
Considerando
Il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (adottato con la risoluzione dell’Assemblea generale 2200A (XXI) del 16 dicembre 1966, entrata in vigore il 23 marzo 1976)
Articolo 17.
1. Nessun individuo potrà essere soggetto ad interferenze arbitrarie o illecite nella sua vita privata, famiglia, casa o corrispondenza, né a illegittimi attacchi sul suo onore e sulla reputazione.
2. Ogni individuo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o lesioni.

Considerando la decisione del Comitato per i Diritti Umani in Toonen contro l’Australia (04 aprile 1994),


Chiediamo al Consiglio per i Diritti Umani di chiedere l’ abolizione universale del cosiddetto “reato di omosessualità”, di tutte le “leggi sulla sodomia” e le leggi contro i cosiddetti “atti innaturali” in tutti i Paesi dove esistono ancora.


Per quanto riguarda l’intervento del Vaticano, tengo a scrivere dei chiarimenti circa la posizione e lo status che ha presso l’ONU:

In veste di Stato sovrano, la Chiesa stipula (a volte come Santa Sede, a volte come Stato della Città del Vaticano) convenzioni e trattati internazionali. Se la Santa Sede non era tenuta a sottoscrivere (in quanto documento non soggetto a ratifica) la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, ha invece sottoscritto solo alcuni dei documenti promulgati in seguito sulla base della Dichiarazione stessa: non l’ha fatto, ad esempio, per la Convenzione sull’eliminazione delle discriminazioni riguardanti le donne (1979). In alcuni casi la sua ratifica è avvenuta con riserva, come in occasione della Convenzione per i diritti del fanciullo (1989). La Chiesa cattolica non ha fatto propria nemmeno la Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali (il Vaticano non è mai entrato a far parte come Stato membro del Consiglio d’Europa, dove mantiene lo status di osservatore).

Per contro, la Chiesa cattolica ha sottoscritto trattati su argomenti molto lontani da quelli che dovrebbero essere i suoi interessi primari. Ad esempio, come Santa Sede ha firmato le Regole concernenti l’azione dei sottomarini riguardo alle navi commerciali (1936) e la Convenzione internazionale per l’unificazione di certe regole relative alla competenza penale in materia di abbordaggio e altri eventi della navigazione (1952), mentre come Stato della Città del Vaticano ha sottoscritto la Convenzione sul commercio del grano e la Convenzione sulla notifica tempestiva di incidenti nucleari (entrambe del 1986).

La Santa Sede (l’organo di comando della Chiesa mondiale) opera anche presso le Nazioni Unite in qualità di «Stato osservatore permanente». Grazie a questa prerogativa, confermata da una risoluzione del 2004, può partecipare attivamente alle conferenze organizzate dall’ONU e alzare la propria voce durante i lavori. Va notato che a essere rappresentato non è uno Stato (quello del Vaticano, che non avrebbe peraltro nemmeno i requisiti relativi alla «popolazione permanente»), bensì un ente religioso (la Chiesa cattolica) che si trova così avvantaggiato rispetto ad altre religioni o concezioni del mondo non religiose che non hanno un territorio a propria disposizione. Nei fatti il Vaticano è un insieme di palazzi della superficie totale di 0,44 kmq, retto da una monarchia assoluta elettiva, con una popolazione che prescinde da donne e bambini e che non ammette cittadini di confessione diversa da quella cattolica. Lo stesso Vaticano ha affermato più volte di non agire in veste politica, quanto in veste religiosa. Nel settembre 2003 l’allora segretario di Stato, cardinal Sodano, in un’intervista ad Avvenire sostenne che il Vaticano era ormai pronto a chiedere di diventare membro effettivo delle Nazioni Unite.

Partecipando alle conferenze ONU, il Vaticano ha avuto modo di influenzare direttamente i documenti delle assemblee, pilotando alcuni voti attraverso energiche pressioni sui governi “amici” e, contemporaneamente, spostando le discussioni sui temi più cari alla Chiesa, quali il divieto di aborto, contraccezione e pianificazione familiare.

Nel 1992 a Rio De Janeiro, Brasile (sull’argomento Ambiente e sviluppo), il responsabile della delegazione vaticana Martino attaccò violentemente la tesi dominante della conferenza per cui la crescita demografica è la ragione principale dei problemi ambientali nel pianeta. Successivamente, a rimarcare l’opposizione, arrivò addirittura il segretario di Stato Sodano, secondo il quale gli Stati più forti subordinano gli aiuti alle politiche di riduzione della popolazione.

Nel 1994 al Cairo, Egitto (conferenza su Popolazione e sviluppo), la delegazione vaticana creò un’alleanza di Stati cattolici e islamici in opposizione alle politiche di contenimento demografico e pianificazione familiare, includendo tra queste anche la sterilizzazione e l’interruzione di gravidanza. Secondo il papa i documenti della conferenza erano troppo permissivi sui diritti degli omosessuali e lasciavano eccessiva libertà individuale in materia di sessualità. Questa posizione di retroguardia non riuscì comunque a far breccia nel documento finale.

Nel 1995 a Pechino, Cina (forum mondiale sulle donne), il Vaticano si scontrò con l’Unione Europea per la decisione di quest’ultima di non supportare un paragrafo sul ruolo positivo della religione nella vita delle donne. Il dissidio si allargò rapidamente a matrimonio e maternità, secondo l’UE non necessari alla donna per realizzarsi, secondo il Vaticano invece fondamentali. La dichiarazione finale, nonostante l’inserimento di un riferimento alla libertà di culto, è stata approvata con le riserve scritte del Vaticano e di altre 26 nazioni.

Le ingerenze possono anche essere indirette. Nel dicembre 2007, Benedetto XVI ha invitato le ONG cattoliche accreditate all’ONU a battersi contro il «relativismo morale» che, a suo dire, impera all’interno del Palazzo di Vetro.

Ciò che io vedo purtroppo è solo cecità ed ipocrisia da parte di chi antepone la propria ossessione dogmatica alle urgenze umane, collegando in modo del tutto folle la salvezza degli omosessuali dalla morte o dalla lapidazione o dalla galera col rischio di compromettere la “famiglia normale”. Così in 91 Paesi del mondo, ma anche in quelli che si dicono più aperti, sarà più opportuno tacere la propria omosessualità, reprimerla, nasconderla, isolarla… se si vuole sperare di poter almeno sopravvivere!

Aggiornamento:

Ringrazio Elisabetta per la segnalazione ed inserisco il testo della bozza che verrà presentata all’Onu:

Proposta dell’Unione Europea per una dichiarazione ONU che condanni formalmente le discriminazioni contro gli omosessuali

Abbiamo l’onore di presentare questa dichiarazione sui diritti umani realtivamente all’orientamento sessuale e all’identità di genere da parte di […]

1.Riaffermiamo il principio di universalità dei diritti umani, così come sancito nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo di cui quest’anno si celebra il 60esimo anniversario e che all’articolo 1 proclama che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”;

2.Riaffermiamo che ogni individuo ha diritto a godere dei diritti umani senza distinzioni di alcun tipo, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione, così come stabilito nell’Articolo 2 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e nell’articolo 2 del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e nell’articolo 26 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici;

3.Riaffermiamo il principio di non-discriminazione che richiede che i diritti umani siano estesi a tutti gli esseri umani indipendentemente dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere;

4.Siamo profondamente preoccupati per le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali basate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere;

5.Siamo anche preoccupati che le persone di tutti i paesi del mondo siano oggetto di violenze, persecuzioni, discriminazioni, esclusioni, stigmatizzationi e pregiudizi a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere e che queste pratiche minino la loro integrità e dignità;

6.Condanniamo tutte le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere ovunque avvengano ed in particolare la loro penalizzazione attraverso la pena di morte, le esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, la pratica della tortura, altre pene o trattamenti crudeli, inumani e degradanti, l’arresto o la detenzione arbitrarie e la privazione dei diritti economici, sociali e culturali, compreso il diritto alla salute;

7.Richiamiamo la dichiarazione del 2006 emessa di fronte al Consiglio per i Diritti Umani da 54 paesi, per richiedere al presidente del Consiglio di fornire un’occasione per discutere di queste violazioni durante un’appropriata futura sessione del Consiglio;

8.Accogliamo con favore l’attenzione conferita attraverso speciali procedure a questi temi dal Consiglio dei Diritti Umani e dai soggetti del trattato e li incoraggiamo a continuare a considerare, nell’esercizio dei loro mandati, le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale;

9.Accogliamo l’adozione della Risoluzione AG/RES. 2435 (XXXVIII-O/08) su “Diritti umani, Orientamento Sessuale e Identità di Genere” dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani, emessa durante la 38esima sessione, il 3 giugno 2008;

10.Richiamiamo tutti gli stati e i maggiori organismi per la protezione dei diritti umani ad impegnarsi a promuovere e proteggere i diritti umani di tutte le persone, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere;

11.Esortiamo gli Stati a prendere tutte le misure necessarie, in particolare legislative o amministrative, per assicurare che l’orientamento sessuale o l’identità di genere non possano essere, in nessuna circostanza, la base per l’attuazione di pene criminali, in particolare di esecuzioni, arresti o detenzioni;

12.Esortiamo gli Stati ad assicurare che le violazioni dei diritti umani legate all’ orientamento sessuale o all’identità di genere siano investigate e che gli autori siano perseguiti e tenuti a renderne conto in termini giudiziari;

13.Esortiamo gli Stati ad assicurare un’adeguata protezione ai difensori dei diritti umani e a rimuovere gli ostacoli che impediscono loro di portare avanti il loro lavoro relativamente alla tutela dei diritti umani e alla lotta alle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.

Fonte: http://www.radioradicale.it/il-testo-che-lunione-europea-presentera-allonu-per-la-depenalizzazione-universale-dellomosessualita


Come volevasi dimostrare

persecuzioni

Nel giorno del World Aids Day, a pochi giorni dal 60° Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, a pochi giorni dalla presentazione della proposta della MInistra Francese Rama Yade di decriminalizzare l’omosessualità nel mondo, ecco l’intervento del Vaticano:
“Tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone – ha affermato l’arcivescovo – fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale. Il Catechismo della Chiesa cattolica, dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione”.

Ma qui – ha aggiunto Migliore, in riferimento alla proposta che la Francia ha intenzione di presentare all’Onu in favore della depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo intero – la questione è un’altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi, si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni“.

In poche parole si dice: “Noi non discriminiamo gli omosessuali, ma se dovessimo farlo verremmo condannati, e non si può condannare la Chiesa!”.

Ritengo che le motivazioni mosse dal Vaticano non solo siano contro ogni forma di rispetto dell’individuo, ma contro i più basilari diritti umani.

Dal ragionamento proposto, infatti, si deduce che il Vaticano ritenga GIUSTE le discriminazioni perpetrate nei confronti degli omosessuali ed appoggi in maniera più o meno indiretta la pena di morte!

Ma non è forse l’amore il metro di misura della moralità cattolica cristiana? Quell’Amore che tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta?
E’ vero che esistono passi nella Bibbia in cui l’omosessualità viene condannata (basti leggere il Levitico) ma è anche vero che quelle parole vanno contestualizzate in un periodo in cui era necessario prendere decisioni veloci, anche etiche e morali, mentre oggi è possibile utilizzare anni ed anni di conoscenze. E non posso credere che la parola di un Dio infallibile, che ha sacrificato il proprio figlio per redimere dai peccati del mondo, sia una Parola d’odio e vergogna!

Nel Nuovo Testamento, per esempio se l’omosessualità fosse un peccato così grave, non sarebbe logico che Gesù ne parlasse almeno una volta? Invece, Gesù non fa alcun riferimento all’omosessualità. L’unico riferimento fatto ad una morale sessuale è quello che indirizzò alla prostituta e all’adultera.
E perchè se Dio ha creato l’uomo a propria immagine e somiglianza gay e lesbiche non sarebbero figli di Dio? Limiteremmo Dio nella Sua capacità di generare i Suoi figli solo a quello che l’uomo ritiene corretto?
Quanto dolore e disperazione si devono causare in nome dell’ “amore perfetto”, prima di gridare: “Basta!”?
Queste “autorità morali” della Chiesa, come possono esser così sicure che le persone gay debbano essere condannate per ciò che sono, e come possono considerare tale condanna moralmente giusta?
Una parrocchia basata veramente sul Vangelo non escluderebbe nessuno.
L’amore e l’accoglienza di Dio devono essere offerti a tutti. Il pregiudizio e l’odio vanno rifiutati e combattuti.

Il vero problema è la sessuofobia: pratiche omosessuali e adulterio sono dal terzo secolo dopo Cristo nel mondo occidentale considerate condannabili perché non finalizzate alla riproduzione. Una ragione per cui le 12 tribù d’Israele potrebbero aver condannato l’attività omosessuale fu che essa non era in grado di procreare più Israeliti. In un periodo in cui la guerra era sempre una possibile evenienza – e questo in realtà non è cambiato molto – era necessario un continuo apporto di nuovi guerrieri. La coppia omosessuale che richiede un riconoscimento giuridico viene vista come un attacco alla famiglia tradizionale. La capacità di amare, di rispettarsi l’un l’altro e di costruire una vita insieme non dovrebbe essere limitata solo agli eterosessuali, ma guai a chiedere diritti: sotto le tue lenzuola puoi far quello che vuoi, ma non chiedere più di tanto o verrai condannato!

In Italia va bene la logica del: “Io ho molti amici gay!“, ma poi si fanno orecchie da mercante quando anche quegli amici chiedono che i loro diritti vengano riconsociuti e non siano criminalizzati. Poco importa che in 91 Paesi del mondo siano previste sanzioni, torture, pene e persino l’esecuzione capitale contro le persone omosessuali. Il Vaticano arriva a citare Hobbes ed il suo Homo Homini Lupus, forse volevano scrivere Omo Homini Lupus! Ma non riesco davvero a trovare alcuna giustificazione nemmeno lontanissima per la condanna della proposta della Yade, se non quella del voler nascondere un proprio atteggiamento ipocrita e criminale, l’unico realmente definibile come “la nuova barbarie moderna!”.

Per farvi un’idea dei Paesi in cui l’omosessualità viene criminalizzata andate a vedere la mappa ideata da Enrico Oliari di GayLib, con un elenco dettagliato dei paesi con leggi contro l’omosessualita’ e l’articolo violato. Credo che proverete la stessa rabbia che ho provato io nel rendermi conto che pur essendo nel 2008 sono ancora valide le pratiche del Medioevo!

Arcigay, insieme alle altre associazioni lgbt italiane, valuterà nelle prossime ore come reagire a questo inedito ed inaudito attacco della gerarchia reazionaria cattolica.

E noi come Rete proseguiremo nella nostra impresa e in questi giorni invieremo la nostra raccolta di firme alla Ministra Rama Yade, l’unica a difendere e portare avanti i diritti e la speranza!

Liberi tutti

liberituttiE’ con immenso piacere, ed un pizzico di orgoglio, che annuncio questa notizia.
Uscirà domani su L’Unità, più precisamente sul blog di Delia VaccarelloLiberi tutti“, un articolo interamente dedicato alla nostra petizione, iniziata alla fine di Settembre e che vedrà a giorni l’invio delle firme alla Ministra Rama Yade.

Era già uscito quindici giorni fa un breve articolo sulla condizione degli omosessuali nei Paesi in cui l’omosessualità é tutt’oggi un reato punibile con la morte. Grazie ad esso la nostra raccolta firme ha visto nuovamente un decollo dopo un periodo di stanca, e per questo ringrazio Delia, per il suo interessamento, ma anche tutti coloro che stanno firmando e spesso lasciano dei commenti veramente molto toccanti.

Chi ne avesse voglia, può visitare anche l’altro blog di Delia, “Quando si ama si deve partire“, dedicato al suo nuovo romanzo, che non ho ancora letto, ma che è nella mia wishlist natalizia.

Ma in realtà quello di Delia è un romanzo contro l’ipocrisia quella sociale e quella dei sentimenti. E, quando meno te l’aspetti, l’impalcatura borghese crolla . Una sconfitta per gli ipocriti.

A giorni, inoltre, darò notizie sull’andamento della nostra petizione. Intanto, buona lettura a tutti!

Considerazioni post Forum Umanista

Rientro dopo una lunga settimana di lavoro fuori sede, e le cose da scrivere sono davvero tante.

Inizio subito riportando le impressioni di Roberto Caponio all’indomani della tavola rotonda al Forum Umanista:

La conferenza del mattino ha visto una buona partecipazione di relatori/trici e pubblico ed ha messo in campo spunti di riflessione che sono poi stati discussi nel pomeriggio.

La sintesi della conferenza e della discussione al tavolo di lavoro circolerà nel giro di qualche giorno; in ogni caso, in estrema sintesi, emergevano alcuni punti, ovvero che è importante uscire dal guscio o “mondo protetto” lgbt per relazionarsi con tutta l’umanità e “fare cultura”, superare l’ignoranza e lavorare contro la discriminazione non solo lgbt ma di ogni forma (per esempio entrare sempre più nelle scuole e fare molta pressione sia a livello legislativo europeo che italiano); aumentare la visibilità lgbt, non solo una volta all’anno con i pride; è molto utile il lavorare in rete, confrontarsi, condividere e stimolarsi a vicenda (su questo ho segnalato la campagna di raccolta firme per Rama Yade e si è ragionato per appuntamenti futuri, prospettando un forum europeo sulla discriminazione da fare l’anno prossimo, con eventi pubblici in strada, da fare in Ungheria, dove i gruppi umanisti si sono dati pienamente disponibili a organizzare la cosa – fra l’altro le realtà dell’est europa sono molto sensibili e in sintonia sulle battaglie lgbt e sull’antidiscrimnazione, in quanto le forme di violenza non sono rare -).

Come mia nota personale ho avvertito che soprattutto a livello italiano bisogna superare alcune tendenze a lavorare ognuno per i fatti propri e una certa difficoltà a percepire il vantaggio (nonché il gusto) di lavorare su un piano internazionale (per lo meno europeo). Mi è dispiaciuto fra l’altro che Arcigay e Arcilesbica non si sono fermati a discutere al pomeriggio; ma non importa, si lavora con chi ha voglia di fare e prima o poi gli altri si aggiungono. Sulla raccolta firme che state portando avanti c’è stata una buona risposta. Chiaramente bisogna ricordare la cosa e farla circolare (dovrebbe avviarsi una mailing-list che aiuterà in questo). Si è iniziato a parlare con un paio di altri umanisti che il tema dovrebbe essere tra i punti di una campagna internazionale e mondiale sulle questioni lgbt e antidiscriminazione. Comunque il tema merita assolutamente un’ampia risonanza e assumere una sua dignità trasversale ai colori politici.

In attesa della sintesi del Forum posso tranquillamente affermare che i risultati sono piuttosto positivi, anche se è solo l’inizio!