Di ritorno…

asinoSin dal mattino, la testa ancora vòlta verso la parete, e prima ancora d’aver visto, sopra i grandi tendaggi della finestra, di qual colore fosse la striscia luminosa del giorno, sapevo già che tempo faceva. Me lo avevano appreso i primi rumori della strada, secondo che mi giungevano smorzati e deviati dall’umidità o vibranti come frecce nell’area risonante e vuota d’un mattino spazioso, glaciale e puro; sin dal rotolío del primo tram, avevo intuito se se ne stava intirizzito nella pioggia o se era in partenza per l’azzurro (M. Proust).

Dopo mesi di silenzio torno a scrivere. E torno come da un viaggio in fondo mai interrotto, a volte faticoso, altre doloroso ma che in fondo ha ingrandito il mio fagottino di esperienze e di coraggio, di voglia di andare avanti e non fermarmi mai.

Colpita anch’io dalla “crisi”, forse più da una crisi dei valori che economica, mi sono ritrovata a naufragare nel mare dei disoccupati e dei confusi! Ma ho deciso di vivermi questo tempo cercando di allontanare le ansie, per quanto possibile, e di accogliere tutto ciò che di positivo poteva arrivare. Ho così scelto di intraprendere il “viaggio dell’asinello” e di muovermi più lentamente, cercando di non ragionare troppo su tutti i nuovi cambiamenti ma di seguirli, comprendendo che nella vita possiamo trovare altre alternative e vivere con più serenità ciò che ci accade. Provo così, ancora ora, ad imparare ad aprirmi a modi di vedere e di pensare a cui non ero abituata  per scoprire nuove opportunità.

E di cose belle in fondo me ne sono successe.

Il progetto dell’ osservatorio si é ingrandito e l’idea di fare rete  é diventata realtà. Altri progetti stanno decollando pian piano, ed anche se ancora non ho un lavoro mi sento in cammino e carica di energie!

No gay? No day!

blockDomani 10 Dicembre 2008 ricorrerà il sessantesimo anniversario della dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. Non é casuale che proprio domani in America si svolgerà il “Day without gay“, un’iniziativa di protesta contro la recente ondata omofobica americana che, col successo del referendum del 4 Novembre, ha annullato la validità costituzionale del matrimonio per le coppie dello stesso sesso. Milioni di americani  si assenteranno dal lavoro con la motivazione di “darsi gay”!

Ispirandosi alle vicende descritte nel documentario satirico del 2004 “A day without Mexicansdi Sergio Arau, che racconta di una nuvola misteriosa che avvolge la California facendo sparire dal paese gli undici milioni di ispanici, con tutto ciò che comporta la cosa, con il Day Without Gay si propone di convincere milioni di gay a non andare a lavorare e invece di darsi ammalati, come si farebbe in una situazione di sciopero in bianco tradizionale, rivendicare che sono impossibilitati ad andare a lavorare perché quel giorno si sentono troppo gay, come azione di protesta e boicottaggio generalizzato contro la negazione dei loro diritti. Da notare che in una trentina di stati Usa ancora oggi esiste una legislazione anti-gay che permette ad esempio al datore di lavoro di licenziare chi si dichiarasse omosessuale.

Anche in Italia domani di fronte all’Ambasciata Usa dalle 17 si terrà un “day without gay”. Dopo le fiaccolate e i sit-in svoltisi in tutta Italia in questi giorni per protestare contro le dichiarazioni del Vaticano che si è opposto alla depenalizzazione universale dell’omosessualità con motivazioni prive di logica e soprattutto di quella pietas cristiana di cui dovrebbe essere portatore, anche in Italia si porterà avanti un’azione partita dal web.

Ciò che vedo è come in America, per esempio, nonostante la vittoria per un soffio della Proposition 8 le minoranze sessuali non si siano lasciate prendere dallo sconforto ma si stiano organizzando con azioni di protesta che se accolte provocheranno il blocco di numerosi ambienti di lavoro! E a questo vanno aggiunte le dichiarazioni di Obama rispetto ad un programma che prevede la difesa dei diritti GLBT.

In Gran Bretagna la regina Elisabetta II ha mostrato di voler proteggere i diritti della comunità GLBT attraverso l’introduzione di una norma sull’uguaglianza: lEquality Bill, una Carta dell’Uguaglianza – le cui disposizioni verranno attuate tra Marzo e Aprile – che si aggiungerà ad altre dodici iniziative governative, tese a rendere effettiva la parità di diritti tra il mondo lgbt e quello eterosessuale.

In Francia Sarkozy, beniamino del Papa, nonostante le dichiarazioni del Vaticano contro la proposta di depenalizzazione dell’omosessualità, andrà alle Nazioni Unite per proporre e sostenere a nome dell’Unione europea la depenalizzazione dell’omosessualità.

E in Italia?

In Italia abbiamo il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, che dopo aver promesso di votare per l’introduzione dell’aggravante omofobia nel reato di stalking, ovviamente non lo fa.

Abbiamo l’On. Binetti, teodem e neuropsichiatra, che ha identificato l’omosessualità con la pedofilia! Ma in fondo è solo una sua opinione, e non si può mica accusare qualcuno per un’opinione vagamente omofoba!

Il Vaticano che non si occupa delle anime dei fedeli, ma dei loro voti politici, con continue ingerenze nella vita privata e pubblica di chiunque, in nome di valori e testi che hanno ben poco di quell’Amore che tutto abbraccia. Ma bisogna ringraziare la diplomazia vaticana, perchè ci ha salvati da una truffa: la Francia in realtà non vuole salvare la vita di milioni di persone, ma ufficializzare i matrimoni tra omosessuali! E si sa che i comportamenti omosessuali sono tutti oggettivamente peccaminosi!

Ma perchè il Vaticano non propone allora un documento alternativo, senza strani cavilli e che vada per loro bene?

Il sonno della ragione genera mostri“, dice un famoso detto.

Non si tratta di anclericalismo o antiberlusconismo, ma di una situazione che non può più essere tollerata. Abbiamo bisogno di fatti, di gente che agisca, che non si attacchi alla burocrazia, alla politica più becera o ai buoni sentimenti, ma alla giustizia! Chi risponde all’appello?

Lavat

iran1Lavat in iraniano vuol dire “sodomia”, uno dei delitti, così come l’omosessualità femminile, per i quali è prevista la pena capitale, in base alla legge islamica.
Circa un anno fa il presidente Mahmud Ahmadinejad, partecipando ad un incontro presso la Columbia University di New York, ha risposto ad una domanda circa il trattamento dei gay nella Repubblica islamica affermando che nel suo Paese non esistono omosessuali.

E’ di ieri invece la notizia che in Iran rimarrà in vigore la pena di morte per gli omosessuali, anche se dovesse passare la proposta Onu per la depenalizzazione dell’omosessualità. Mohammad-Taqi Rahbar, membro della commissione Giustizia del Parlamento iraniano, ha affermato: “In base alla sharia e alle leggi divine, in Iran l’omosessualità è considerata odiosa e inaccettabile. Gli stranieri possono dire quello che vogliono, ma noi continueremo sulla nostra strada, perché quello che facciamo serve a prevenire la corruzione. […] le leggi islamiche garantiscono tutti i diritti”. “Anche se ratificheranno la depenalizzazione” continua Rahbar “non potranno imporla, perché ciascun Paese ha le sue leggi, diritti e linee rosse. E’ il caso della Convenzione internazionale per i diritti delle donne, adottata da molti Paesi, compresi alcuni islamici, ma non da noi, perché vi sono alcune parti che non accettiamo”.

Quale conferma “migliore” per abbattere la convinzione secondo cui definire discriminata la categoria degli omosessuali significa invitare a nuove discriminazioni? Migliaia di persone rischiano la propria vita a causa del loro orientamento sessuale, e l’attenzione dovrebbe essere rivolta a loro ed ai loro diritti, e non alla possibile discriminazione che subirebbe l’Iran in quanto persecutore!

Migliore ha anche affermato: “Per esempio, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come “matrimonio” verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni“. Ma se si legge con attenzione la bozza non si fa alcun riferimento a nessun tipo di legalizzazione delle unioni o equiparazione di esse al matrimonio.  E’ forse lungimiranza?

Questo fine settimana sarà caratterizzato da una serie di eventi volti a sottolineare la protesta contro la posizione vaticana che promuove la persecuzione universale dell’omosessualità, con occasioni di azione ed informazione sulla condizione di violenza subita dagli omosessuali in molti Paesi di fronte gli arcivescovadi e dinnanzi le chiese.

Di seguito il calendario:

MILANO – Lombardia

Sit-in in zona Piazza Duomo mercoledì 10 dicembre – anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo – ore 17.30

PADOVA – Veneto

Volantinaggio sabato 6 dicembre in Prato della Valle

BOLOGNA – Emilia-Romagna

Volantinaggio di sensibilizzazione e distribuzione di fiori di fronte alle chiese lunedì 8 dicembre; sit-in Piazza Nettuno nei pomeriggi di martedì 9 e mercoledì 10 dicembre

FIRENZE – Toscana

Sit-in nel centro cittadino lunedì 8 dicembre ore 17

PERUGIA – Umbria

Conferenza stampa presso la sede Arcigay in via Pallotta 42 sabato 6 dicembre ore 10

NAPOLI – Campania

Sit-in davanti al Duomo sabato 6 dicembre alle ore 11

COSENZA – Calabria

Mostra di fotografie sulle violenze omofobiche – itinerante nelle strade della città in occasione dei Test Days.

CATANIA – Sicilia

Azione performativa in piazza Duomo il domenica 7 dicembre dalle 10 alle 13

ROMA – manifestazione nazionale

Sit-in nazionale in piazza Pio XII davanti a San Pietro sabato 6 dicembre alle ore 17 promosso da Arcigay ed Arcilesbica.

E dato che il tono di questi giorni è sostenuto e spesso svilente, inserisco un video allegro ma ironico per cercare di sdrammatizzare un pò:


Cosa propone Rama Yade?

rameyadeHo letto alcuni commenti su La Repubblica ed in seguito anche alla richiesta mossami da Ferrigno mi sono messa alla ricerca di ciò che effettivamente la Yade propone.
Riporto di seguito ciò che ho trovato, dopo averlo tradotto, ma lascio anche i link così che possiate andare a leggere direttamente il discorso in inglese.
Ecco cosa riporta Queerty il 3 Settembre 2008:
La Francia intende chiedere all’Unione Europea una strada per affrontare la violenza contro le donne in tutto il mondo e alle Nazioni Unite di intensificare l’azione contro l’omofobia – ha così detto mercoledì la Ministra Francese per i DIritti Umani.
La Francia, in quanto titolare del semestre di Presidenza Europea, spera di “fissare i criteri per l’intervento Europeo” nella lotta contro la violenza verso le donne, anche attraverso la mobilitazione della Rete diplomatica.
Parigi prevede inoltre di presentare a Dicembre una bozza di Dichiarazione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite intesa a combattere l’omofobia e a depenalizzare l’omosessualità, che è punibile col carcere in 90 Paesi e in teoria, con la morte, in sei di essi – ha affermato la Yade.

Su GalliaWatch così viene riportato il 20 Settembre 2008, facendo luce anche sul percorso e sulla validità di una tale richiesta politica:

Rama Yade ha dichiarato che la Francia intende presentare alle Nazioni Unite nel mese di Dicembre una bozza che chieda “la depenalizzazione dell’omosessualità in tutto il mondo”, a nome dei 25 paesi dell’Unione europea (la Polonia si oppone). Ha sottolineato che l’accordo sostenuto dalla Francia per la “lotta contro l’omofobia” è parte di una campagna per promuovere i diritti universali dell’uomo. Ha fatto la sua dichiarazione nel corso della 61a conferenza annuale delle ONG in sede Unesco a Parigi il 5 settembre.

A giugno, nel corso della riunione sull’AIDS organizzata da UNAIDS, tenutasi a New York il 10-11 giugno 2008, la Francia si è impegnata a promuovere i diritti degli omosessuali su scala mondiale, fino alla fine della Presidenza francese dell’Unione europea (1 ° gennaio 2009).

La richiesta di decriminalizzare l’omosessualità in tutto il mondo è un fatto davvero importante per diffondere l’idea della “normalità” dello stile di vita omosessuale e farlo accettare dalla comunità internazionale. Una dichiarazione politica può essere presentata prima all’ Assemblea Generale senza passare attraverso una commissione, ma senza vincolare gli Stati. Questo tipo di dichiarazione serve solo a fare pressione sulle Commissioni, una volta che la dichiarazione sia stata approvata dall’ Assemblea. In questo caso, si tratterebbe della Terza Commissione sugli affari sociali, umanitari e culturali. Dal momento che questa Commissione ha già respinto dichiarazioni a favore dell’omosessualità, è un mezzo per neutralizzazione questa commissione e quei paesi che non ammettono un’accettazione giuridica e sociale dell’omosessualità.


Questo, invece, è quanto ho trovato su Prideatwork, anche se non credo si tratti esattamente della bozza presentata dalla Yade, può servire tuttavia per farsi un’idea:

Al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite:
Risoluzione universale di depenalizzazione dell’omosessualità.

Considerando la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani:

Articolo 1.
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Articolo 2.
Ognuno possiede tutti i diritti e le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione di alcun tipo, come la razza, il colore, il sesso, la lingua, la religione, l’opinione politica o altre opinioni, l’origine nazionale o sociale, la proprietà, la nascita o altro status.
Articolo 3.
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona.
Articolo 12.
Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, famiglia, casa o corrispondenza, né a danni per il suo onore e la sua reputazione. Ogni individuo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o lesioni.
Considerando
Il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (adottato con la risoluzione dell’Assemblea generale 2200A (XXI) del 16 dicembre 1966, entrata in vigore il 23 marzo 1976)
Articolo 17.
1. Nessun individuo potrà essere soggetto ad interferenze arbitrarie o illecite nella sua vita privata, famiglia, casa o corrispondenza, né a illegittimi attacchi sul suo onore e sulla reputazione.
2. Ogni individuo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o lesioni.

Considerando la decisione del Comitato per i Diritti Umani in Toonen contro l’Australia (04 aprile 1994),


Chiediamo al Consiglio per i Diritti Umani di chiedere l’ abolizione universale del cosiddetto “reato di omosessualità”, di tutte le “leggi sulla sodomia” e le leggi contro i cosiddetti “atti innaturali” in tutti i Paesi dove esistono ancora.


Per quanto riguarda l’intervento del Vaticano, tengo a scrivere dei chiarimenti circa la posizione e lo status che ha presso l’ONU:

In veste di Stato sovrano, la Chiesa stipula (a volte come Santa Sede, a volte come Stato della Città del Vaticano) convenzioni e trattati internazionali. Se la Santa Sede non era tenuta a sottoscrivere (in quanto documento non soggetto a ratifica) la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, ha invece sottoscritto solo alcuni dei documenti promulgati in seguito sulla base della Dichiarazione stessa: non l’ha fatto, ad esempio, per la Convenzione sull’eliminazione delle discriminazioni riguardanti le donne (1979). In alcuni casi la sua ratifica è avvenuta con riserva, come in occasione della Convenzione per i diritti del fanciullo (1989). La Chiesa cattolica non ha fatto propria nemmeno la Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali (il Vaticano non è mai entrato a far parte come Stato membro del Consiglio d’Europa, dove mantiene lo status di osservatore).

Per contro, la Chiesa cattolica ha sottoscritto trattati su argomenti molto lontani da quelli che dovrebbero essere i suoi interessi primari. Ad esempio, come Santa Sede ha firmato le Regole concernenti l’azione dei sottomarini riguardo alle navi commerciali (1936) e la Convenzione internazionale per l’unificazione di certe regole relative alla competenza penale in materia di abbordaggio e altri eventi della navigazione (1952), mentre come Stato della Città del Vaticano ha sottoscritto la Convenzione sul commercio del grano e la Convenzione sulla notifica tempestiva di incidenti nucleari (entrambe del 1986).

La Santa Sede (l’organo di comando della Chiesa mondiale) opera anche presso le Nazioni Unite in qualità di «Stato osservatore permanente». Grazie a questa prerogativa, confermata da una risoluzione del 2004, può partecipare attivamente alle conferenze organizzate dall’ONU e alzare la propria voce durante i lavori. Va notato che a essere rappresentato non è uno Stato (quello del Vaticano, che non avrebbe peraltro nemmeno i requisiti relativi alla «popolazione permanente»), bensì un ente religioso (la Chiesa cattolica) che si trova così avvantaggiato rispetto ad altre religioni o concezioni del mondo non religiose che non hanno un territorio a propria disposizione. Nei fatti il Vaticano è un insieme di palazzi della superficie totale di 0,44 kmq, retto da una monarchia assoluta elettiva, con una popolazione che prescinde da donne e bambini e che non ammette cittadini di confessione diversa da quella cattolica. Lo stesso Vaticano ha affermato più volte di non agire in veste politica, quanto in veste religiosa. Nel settembre 2003 l’allora segretario di Stato, cardinal Sodano, in un’intervista ad Avvenire sostenne che il Vaticano era ormai pronto a chiedere di diventare membro effettivo delle Nazioni Unite.

Partecipando alle conferenze ONU, il Vaticano ha avuto modo di influenzare direttamente i documenti delle assemblee, pilotando alcuni voti attraverso energiche pressioni sui governi “amici” e, contemporaneamente, spostando le discussioni sui temi più cari alla Chiesa, quali il divieto di aborto, contraccezione e pianificazione familiare.

Nel 1992 a Rio De Janeiro, Brasile (sull’argomento Ambiente e sviluppo), il responsabile della delegazione vaticana Martino attaccò violentemente la tesi dominante della conferenza per cui la crescita demografica è la ragione principale dei problemi ambientali nel pianeta. Successivamente, a rimarcare l’opposizione, arrivò addirittura il segretario di Stato Sodano, secondo il quale gli Stati più forti subordinano gli aiuti alle politiche di riduzione della popolazione.

Nel 1994 al Cairo, Egitto (conferenza su Popolazione e sviluppo), la delegazione vaticana creò un’alleanza di Stati cattolici e islamici in opposizione alle politiche di contenimento demografico e pianificazione familiare, includendo tra queste anche la sterilizzazione e l’interruzione di gravidanza. Secondo il papa i documenti della conferenza erano troppo permissivi sui diritti degli omosessuali e lasciavano eccessiva libertà individuale in materia di sessualità. Questa posizione di retroguardia non riuscì comunque a far breccia nel documento finale.

Nel 1995 a Pechino, Cina (forum mondiale sulle donne), il Vaticano si scontrò con l’Unione Europea per la decisione di quest’ultima di non supportare un paragrafo sul ruolo positivo della religione nella vita delle donne. Il dissidio si allargò rapidamente a matrimonio e maternità, secondo l’UE non necessari alla donna per realizzarsi, secondo il Vaticano invece fondamentali. La dichiarazione finale, nonostante l’inserimento di un riferimento alla libertà di culto, è stata approvata con le riserve scritte del Vaticano e di altre 26 nazioni.

Le ingerenze possono anche essere indirette. Nel dicembre 2007, Benedetto XVI ha invitato le ONG cattoliche accreditate all’ONU a battersi contro il «relativismo morale» che, a suo dire, impera all’interno del Palazzo di Vetro.

Ciò che io vedo purtroppo è solo cecità ed ipocrisia da parte di chi antepone la propria ossessione dogmatica alle urgenze umane, collegando in modo del tutto folle la salvezza degli omosessuali dalla morte o dalla lapidazione o dalla galera col rischio di compromettere la “famiglia normale”. Così in 91 Paesi del mondo, ma anche in quelli che si dicono più aperti, sarà più opportuno tacere la propria omosessualità, reprimerla, nasconderla, isolarla… se si vuole sperare di poter almeno sopravvivere!

Aggiornamento:

Ringrazio Elisabetta per la segnalazione ed inserisco il testo della bozza che verrà presentata all’Onu:

Proposta dell’Unione Europea per una dichiarazione ONU che condanni formalmente le discriminazioni contro gli omosessuali

Abbiamo l’onore di presentare questa dichiarazione sui diritti umani realtivamente all’orientamento sessuale e all’identità di genere da parte di […]

1.Riaffermiamo il principio di universalità dei diritti umani, così come sancito nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo di cui quest’anno si celebra il 60esimo anniversario e che all’articolo 1 proclama che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”;

2.Riaffermiamo che ogni individuo ha diritto a godere dei diritti umani senza distinzioni di alcun tipo, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione, così come stabilito nell’Articolo 2 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e nell’articolo 2 del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e nell’articolo 26 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici;

3.Riaffermiamo il principio di non-discriminazione che richiede che i diritti umani siano estesi a tutti gli esseri umani indipendentemente dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere;

4.Siamo profondamente preoccupati per le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali basate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere;

5.Siamo anche preoccupati che le persone di tutti i paesi del mondo siano oggetto di violenze, persecuzioni, discriminazioni, esclusioni, stigmatizzationi e pregiudizi a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere e che queste pratiche minino la loro integrità e dignità;

6.Condanniamo tutte le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere ovunque avvengano ed in particolare la loro penalizzazione attraverso la pena di morte, le esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, la pratica della tortura, altre pene o trattamenti crudeli, inumani e degradanti, l’arresto o la detenzione arbitrarie e la privazione dei diritti economici, sociali e culturali, compreso il diritto alla salute;

7.Richiamiamo la dichiarazione del 2006 emessa di fronte al Consiglio per i Diritti Umani da 54 paesi, per richiedere al presidente del Consiglio di fornire un’occasione per discutere di queste violazioni durante un’appropriata futura sessione del Consiglio;

8.Accogliamo con favore l’attenzione conferita attraverso speciali procedure a questi temi dal Consiglio dei Diritti Umani e dai soggetti del trattato e li incoraggiamo a continuare a considerare, nell’esercizio dei loro mandati, le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale;

9.Accogliamo l’adozione della Risoluzione AG/RES. 2435 (XXXVIII-O/08) su “Diritti umani, Orientamento Sessuale e Identità di Genere” dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani, emessa durante la 38esima sessione, il 3 giugno 2008;

10.Richiamiamo tutti gli stati e i maggiori organismi per la protezione dei diritti umani ad impegnarsi a promuovere e proteggere i diritti umani di tutte le persone, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere;

11.Esortiamo gli Stati a prendere tutte le misure necessarie, in particolare legislative o amministrative, per assicurare che l’orientamento sessuale o l’identità di genere non possano essere, in nessuna circostanza, la base per l’attuazione di pene criminali, in particolare di esecuzioni, arresti o detenzioni;

12.Esortiamo gli Stati ad assicurare che le violazioni dei diritti umani legate all’ orientamento sessuale o all’identità di genere siano investigate e che gli autori siano perseguiti e tenuti a renderne conto in termini giudiziari;

13.Esortiamo gli Stati ad assicurare un’adeguata protezione ai difensori dei diritti umani e a rimuovere gli ostacoli che impediscono loro di portare avanti il loro lavoro relativamente alla tutela dei diritti umani e alla lotta alle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.

Fonte: http://www.radioradicale.it/il-testo-che-lunione-europea-presentera-allonu-per-la-depenalizzazione-universale-dellomosessualita


Come volevasi dimostrare

persecuzioni

Nel giorno del World Aids Day, a pochi giorni dal 60° Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, a pochi giorni dalla presentazione della proposta della MInistra Francese Rama Yade di decriminalizzare l’omosessualità nel mondo, ecco l’intervento del Vaticano:
“Tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone – ha affermato l’arcivescovo – fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale. Il Catechismo della Chiesa cattolica, dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione”.

Ma qui – ha aggiunto Migliore, in riferimento alla proposta che la Francia ha intenzione di presentare all’Onu in favore della depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo intero – la questione è un’altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi, si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni“.

In poche parole si dice: “Noi non discriminiamo gli omosessuali, ma se dovessimo farlo verremmo condannati, e non si può condannare la Chiesa!”.

Ritengo che le motivazioni mosse dal Vaticano non solo siano contro ogni forma di rispetto dell’individuo, ma contro i più basilari diritti umani.

Dal ragionamento proposto, infatti, si deduce che il Vaticano ritenga GIUSTE le discriminazioni perpetrate nei confronti degli omosessuali ed appoggi in maniera più o meno indiretta la pena di morte!

Ma non è forse l’amore il metro di misura della moralità cattolica cristiana? Quell’Amore che tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta?
E’ vero che esistono passi nella Bibbia in cui l’omosessualità viene condannata (basti leggere il Levitico) ma è anche vero che quelle parole vanno contestualizzate in un periodo in cui era necessario prendere decisioni veloci, anche etiche e morali, mentre oggi è possibile utilizzare anni ed anni di conoscenze. E non posso credere che la parola di un Dio infallibile, che ha sacrificato il proprio figlio per redimere dai peccati del mondo, sia una Parola d’odio e vergogna!

Nel Nuovo Testamento, per esempio se l’omosessualità fosse un peccato così grave, non sarebbe logico che Gesù ne parlasse almeno una volta? Invece, Gesù non fa alcun riferimento all’omosessualità. L’unico riferimento fatto ad una morale sessuale è quello che indirizzò alla prostituta e all’adultera.
E perchè se Dio ha creato l’uomo a propria immagine e somiglianza gay e lesbiche non sarebbero figli di Dio? Limiteremmo Dio nella Sua capacità di generare i Suoi figli solo a quello che l’uomo ritiene corretto?
Quanto dolore e disperazione si devono causare in nome dell’ “amore perfetto”, prima di gridare: “Basta!”?
Queste “autorità morali” della Chiesa, come possono esser così sicure che le persone gay debbano essere condannate per ciò che sono, e come possono considerare tale condanna moralmente giusta?
Una parrocchia basata veramente sul Vangelo non escluderebbe nessuno.
L’amore e l’accoglienza di Dio devono essere offerti a tutti. Il pregiudizio e l’odio vanno rifiutati e combattuti.

Il vero problema è la sessuofobia: pratiche omosessuali e adulterio sono dal terzo secolo dopo Cristo nel mondo occidentale considerate condannabili perché non finalizzate alla riproduzione. Una ragione per cui le 12 tribù d’Israele potrebbero aver condannato l’attività omosessuale fu che essa non era in grado di procreare più Israeliti. In un periodo in cui la guerra era sempre una possibile evenienza – e questo in realtà non è cambiato molto – era necessario un continuo apporto di nuovi guerrieri. La coppia omosessuale che richiede un riconoscimento giuridico viene vista come un attacco alla famiglia tradizionale. La capacità di amare, di rispettarsi l’un l’altro e di costruire una vita insieme non dovrebbe essere limitata solo agli eterosessuali, ma guai a chiedere diritti: sotto le tue lenzuola puoi far quello che vuoi, ma non chiedere più di tanto o verrai condannato!

In Italia va bene la logica del: “Io ho molti amici gay!“, ma poi si fanno orecchie da mercante quando anche quegli amici chiedono che i loro diritti vengano riconsociuti e non siano criminalizzati. Poco importa che in 91 Paesi del mondo siano previste sanzioni, torture, pene e persino l’esecuzione capitale contro le persone omosessuali. Il Vaticano arriva a citare Hobbes ed il suo Homo Homini Lupus, forse volevano scrivere Omo Homini Lupus! Ma non riesco davvero a trovare alcuna giustificazione nemmeno lontanissima per la condanna della proposta della Yade, se non quella del voler nascondere un proprio atteggiamento ipocrita e criminale, l’unico realmente definibile come “la nuova barbarie moderna!”.

Per farvi un’idea dei Paesi in cui l’omosessualità viene criminalizzata andate a vedere la mappa ideata da Enrico Oliari di GayLib, con un elenco dettagliato dei paesi con leggi contro l’omosessualita’ e l’articolo violato. Credo che proverete la stessa rabbia che ho provato io nel rendermi conto che pur essendo nel 2008 sono ancora valide le pratiche del Medioevo!

Arcigay, insieme alle altre associazioni lgbt italiane, valuterà nelle prossime ore come reagire a questo inedito ed inaudito attacco della gerarchia reazionaria cattolica.

E noi come Rete proseguiremo nella nostra impresa e in questi giorni invieremo la nostra raccolta di firme alla Ministra Rama Yade, l’unica a difendere e portare avanti i diritti e la speranza!

Liberi tutti

liberituttiE’ con immenso piacere, ed un pizzico di orgoglio, che annuncio questa notizia.
Uscirà domani su L’Unità, più precisamente sul blog di Delia VaccarelloLiberi tutti“, un articolo interamente dedicato alla nostra petizione, iniziata alla fine di Settembre e che vedrà a giorni l’invio delle firme alla Ministra Rama Yade.

Era già uscito quindici giorni fa un breve articolo sulla condizione degli omosessuali nei Paesi in cui l’omosessualità é tutt’oggi un reato punibile con la morte. Grazie ad esso la nostra raccolta firme ha visto nuovamente un decollo dopo un periodo di stanca, e per questo ringrazio Delia, per il suo interessamento, ma anche tutti coloro che stanno firmando e spesso lasciano dei commenti veramente molto toccanti.

Chi ne avesse voglia, può visitare anche l’altro blog di Delia, “Quando si ama si deve partire“, dedicato al suo nuovo romanzo, che non ho ancora letto, ma che è nella mia wishlist natalizia.

Ma in realtà quello di Delia è un romanzo contro l’ipocrisia quella sociale e quella dei sentimenti. E, quando meno te l’aspetti, l’impalcatura borghese crolla . Una sconfitta per gli ipocriti.

A giorni, inoltre, darò notizie sull’andamento della nostra petizione. Intanto, buona lettura a tutti!

Aggiornamento sulle ragazze prese a sassate

collettivoHo ricevuto stamattina la mail di E. E., la ragazza insultata ed aggredita il 15 Novembre a Bologna presso il centro sociale Atlantide. Ieri ha partecipato ad una riunione con le ragazze del collettivo clitoristrix e hanno parlato dell’accaduto. Molto probabilmente faranno un
comunicato e oggi in piazza Nettuno, durante la manifestazione contro la violenza sulle donne, parleranno di quello che è successo e di Atlantide come soggetto attaccabile e attaccato.

Leggo inoltre da gaynews che Sergio Lo Giudice del Pd ha denunciato ieri la cosa in consiglio comunale a Bologna. Lo Giudice definisce l’accaduto «inquietante e sgradevole» perché mirato a colpire delle ragazze «solo in quanto frequentarici di un centro sociale gay e anarchico». «E’ il segno evidente – aggiunge il consigliere Pd – delle presenza anche nella nostra città di frange estremiste che individuano negli oppositori politici ma anche in gay e lesbiche persone da colpire». Per Lo Giudice è «quanto mai necessario che questo Paese si doti di una legge contro l’omofobia».

Grazie a tutti per non aver lasciato cadere nel silenzio l’accaduto. La nostra idea di Rete virtuale in qualche modo ha portato i suoi frutti.
Aggiornamento del 27 Novembre:

Pubblico di seguito il comunicato firmato dall’Assemblea cittadina di Femministe e Lesbiche e dal Collettivo Clitoristrix Femministe e Lesbiche:

Comunicato sui fatti accaduti il 15 novembre ad Atlantide.

Sabato 15 novembre 2008, durante un’iniziativa, organizzata dall’assemblea cittadina di donne e lesbiche, per promuovere la manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne e sulle lesbiche, due ragazze che partecipavano all’iniziativa ad Atlantide hanno subito un’aggressione di stampo fascista e lesbofobo. Intorno a mezzanotte, le due ragazze che si trovavano fuori dall’ingresso sono state affiancate da due auto che prima hanno urlato “froci!” poi lanciato ghiaia urlando “anarchici di merda!”.

Questo comunicato arriva a dieci giorni dall’accaduto perché prima di fare una denuncia pubblica, abbiamo voluto rintracciare la fonte per circostanziare esattamente l’episodio, adesso abbiamo tutti gli elementi per definire quest’aggressione senza alcun dubbio di stampo lesbofobo, omofobo e fascista nonché organizzato e non improvvisato. Non a caso le auto erano due, in comunicazione tra loro, e avevano già i sassi.

Dell’assemblea cittadina di donne e lesbiche che organizzava la festa, fa parte il collettivo Clitoristrix Femministe e Lesbiche che dal 1999 gestisce Atlantide insieme ad altri due collettivi. Atlantide non è un locale, ma uno spazio politico e di aggregazione sociale che da un decennio è attraversato da soggettività femministe lesbiche gay e trans che fanno lavoro sul territorio per denunciare le storture di un sistema sociale violentemente omologante. È uno spazio di espressione libero da sessismo, razzismo, omofobia e transfobia. Uno spazio in cui promuovere una socialità in cui identità diverse convivono e prendono parola.

Per questo Atlantide è attaccabile da parte di individui di cui è facile intuire la matrice politica di appartenenza. Ebbene noi non ci stiamo! Denunciamo ogni forma di intimidazione e di violenza che minaccia il nostro lavoro politico e le soggettività che questo spazio attraversano. Riteniamo inaccettabile un attacco avvenuto durante un’iniziativa separatista contro la violenza alle donne e alle lesbiche. Continueremo a praticare l’autodifesa e la solidarietà come strumenti di resistenza e di consapevolezza. Non saranno di certo le aggressioni fasciste a ricacciarci dentro le case, quiete e accondiscendenti, case nelle quali spesso ci si riservano ampie dosi di violenza. Non saranno le aggressioni fasciste a farci retrocedere sulle nostre posizioni e sulle nostre forme di organizzazione.

Denunciamo l’incalzare di una violenza evidentemente legittimata dalla politica nazionale e locale che lascia ampi margini di espressione agli istinti più beceri e pericolosi. Chiamiamo all’attenzione tutt* per la difesa di uno spazio unico in città che è garanzia di una miglior qualità di vita per tutt*. Atlantide è uno spazio irrinunciabile per le soggettività femministe, lesbiche, gay, trans e per tutti quell* che vogliano sperimentare forme di socialità, aggregazione e laboratori politici che rompano il sistema di potere patriarcale e fascista. Se la nostra esistenza è scomoda, continueremo a resistere ma soprattutto a esistere.

Assemblea cittadina di Femministe e Lesbiche
Collettivo Clitoristrix Femministe e Lesbiche