Depenalizzazione: della lesione della libertà e di altre dicerie

__images_onuL´Osservatore Romano attacca l´iniziativa della Ministra francese per i diritti umani Rama Yade per l´abolizione delle legislazioni repressive verso i gay. Alla base di questo attacco ci sarebbe, secondo il Vaticano, la messa a rischio della libertà religiosa, poichè la proposta «non propone la depenalizzazione dell’omosessualità nei Paesi in cui è ancora reato, ma promuove una ideologia, quella dell´identità di genere e dell´orientamento sessuale».

Secondo il Vaticano il riconoscimento di diritti di famiglia alle coppie omosessuali «mette a rischio l’esercizio di altri diritti umani. Si pensi alla libertà di espressione, oppure a quella di pensiero, di coscienza e di religione. Le religioni, per esempio, potrebbero vedere limitato il loro diritto di trasmettere il proprio insegnamento, quando ritengono che il libero comportamento omosessuale dei fedeli non sia penalizzabile, tuttavia non lo considerano moralmente accettabile. E verrebbe così intaccato uno dei diritti primari su cui si fonda la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948: quello alla libertà religiosa».

Il nodo della questione, dunque, è la definizione ed il riconoscimento delle categorie orientamento sessuale ed identità di genere. Tuttavia, come peraltro ricordato da Grillini, le definizioni «orientamento sessuale» e «identità di genere» sono già presenti nell´art. 21 della Carta Europea votata nel Dicembre 2007 e ratificata anche dall’Italia, e il divieto delle  discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale é costituzionalmente sancito, ed ulteriormente avvalorato dalla Legge Mancino, sebbene l’aggravante per l’orientamento sessuale è tutt’ora non inclusa.

La dichiarazione ha condannato le uccisioni, la tortura, l’arresto arbitrario e la ‘privazione dei diritti economici, sociali e culturali, tra cui il diritto alla salute’. I paesi partecipanti hanno chiesto a tutte le nazioni di ‘promuovere e proteggere i diritti umani di tutte le persone, a prescindere da orientamento sessuale e identita’ di genere’ e di porre fine all’applicazione di sanzioni penali nei confronti delle persone Lgbt.

Secondo i calcoli dell’ILGA (International Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender and Intersex Association) e di altre organizzazioni, oltre sei decine di paesi sono ancora dotate di leggi contro il sesso consensuale tra adulti dello stesso sesso.
La maggioranza di queste leggi e’ retaggio degli ordinamenti coloniali.

Il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite (l’organismo che interpreta il Patto internazionale sui diritti civili e politici, un trattato Onu centrale) affermo’, in una storica decisione del 1994, che tali leggi violano i diritti e che le norme sui diritti umani proibiscono le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale.

Violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale e l’identita’ di genere vengono commesse in tutto il mondo regolarmente.

Ad esempio:

– negli Stati Uniti d’America, Amnesty International ha documentato gravi esempi di abusi da parte della polizia nei confronti delle persone Lgbt, tra cui episodi che costituiscono tortura e maltrattamenti. Gli Usa si sono rifiutati di firmare la dichiarazione dell’Assemblea generale.
– In Egitto, Human Rights Watch ha documentato un’imponente repressione nei confronti di uomini sospettati di comportamento omosessuale tra il 2001 e il 2004, che ha visto centinaia di migliaia di uomini essere arrestati e torturati. L’Egitto si e’ opposto attivamente alla dichiarazione dell’Assemblea generale.
– La Commissione internazionale per i diritti umani di gay e lesbiche ha documentato come, in molti paesi africani, le leggi sulla sodomia e il pregiudizio neghino la protezione dei diritti agli africani che praticano atti sessuali tra persone dello stesso sesso affetti da Hiv/Aids e come possano in realta’ criminalizzare anche i gruppi non colpiti.

Le firme della dichiarazione hanno sconfitto un’intensa opposizione da parte di un gruppo di governi, che regolarmente cercano di bloccare l’attenzione dell’Onu sulle violazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identita’ di genere.
Solo 57 Stati hanno firmato un testo alternativo promosso dall’Organizzazione della Conferenza Islamica. Affermando i ‘principi di non discriminazione e uguaglianza’, hanno rivendicato che i diritti umani universali non includono ‘i tentativi di concentrarsi sui diritti di certe persone’.

Quest’anno ricorre il 60° anniversario della Dudu e la dichiarazione dell’Assemblea generale riafferma l’ampiezza e la portata dei suoi principi. La dichiarazione non e’ vincolante, ma riafferma cio’ che gli organismi delle Nazioni Unite per i diritti umani hanno ripetutamente affermato: che nessuno deve subire violazioni dei diritti a causa del proprio orientamento sessuale e dell’identita’ di genere.

Navanetham Pillay, l’Alto Commissario Onu per i diritti umani, ha sostenuto vigorosamente la dichiarazione. In un messaggio registrato, ha citato la decisione del 1996 del Sudafrica di proteggere l’orientamento sessuale nella propria Costituzione.
Ha evidenziato ‘il compito e la sfida di andare oltre il dibattito se tutti gli esseri umani siano portatori di diritti’ per ‘assicurare il clima adatto per l’applicazione’.

Dalla decisione storica del Comitato per i diritti umani del 1994, gli esperti delle Nazioni Unite hanno ripetutamente agito contro gli abusi che hanno avuto per oggetto le persone Lgbt, tra cui uccisioni, tortura, stupro, violenza, sparizioni e discriminazione in diversi contesti. Gli organismi previsti dai trattati dell’Onu hanno chiesto agli Stati di porre fine alla discriminazione nella legge e nella pratica.

Altri organismi internazionali, tra i quali il Consiglio d’Europa e l’Unione europea, hanno preso posizione contro la violenza e la discriminazione ai danni di persone Lgbt.
Nel 2008, tutti i 34 Stati membri dell’Organizzazione degli Stati Americani hanno approvato all’unanimita’ una dichiarazione in cui si afferma che le forme di protezione dei diritti umani si estendono all’orientamento sessuale e all’identita’ di genere.

In precedenza nella stessa giornata, l’Assemblea generale ha inoltre adottato una risoluzione di condanna delle esecuzioni extragiudiziali, contenente un riferimento che si oppone alle uccisioni basate sull’orientamento sessuale. L’Uganda si e’ mossa per eliminare il riferimento, ma l’Assemblea generale l’ha respinto con 78 voti contro 60.

No gay? No day!

blockDomani 10 Dicembre 2008 ricorrerà il sessantesimo anniversario della dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. Non é casuale che proprio domani in America si svolgerà il “Day without gay“, un’iniziativa di protesta contro la recente ondata omofobica americana che, col successo del referendum del 4 Novembre, ha annullato la validità costituzionale del matrimonio per le coppie dello stesso sesso. Milioni di americani  si assenteranno dal lavoro con la motivazione di “darsi gay”!

Ispirandosi alle vicende descritte nel documentario satirico del 2004 “A day without Mexicansdi Sergio Arau, che racconta di una nuvola misteriosa che avvolge la California facendo sparire dal paese gli undici milioni di ispanici, con tutto ciò che comporta la cosa, con il Day Without Gay si propone di convincere milioni di gay a non andare a lavorare e invece di darsi ammalati, come si farebbe in una situazione di sciopero in bianco tradizionale, rivendicare che sono impossibilitati ad andare a lavorare perché quel giorno si sentono troppo gay, come azione di protesta e boicottaggio generalizzato contro la negazione dei loro diritti. Da notare che in una trentina di stati Usa ancora oggi esiste una legislazione anti-gay che permette ad esempio al datore di lavoro di licenziare chi si dichiarasse omosessuale.

Anche in Italia domani di fronte all’Ambasciata Usa dalle 17 si terrà un “day without gay”. Dopo le fiaccolate e i sit-in svoltisi in tutta Italia in questi giorni per protestare contro le dichiarazioni del Vaticano che si è opposto alla depenalizzazione universale dell’omosessualità con motivazioni prive di logica e soprattutto di quella pietas cristiana di cui dovrebbe essere portatore, anche in Italia si porterà avanti un’azione partita dal web.

Ciò che vedo è come in America, per esempio, nonostante la vittoria per un soffio della Proposition 8 le minoranze sessuali non si siano lasciate prendere dallo sconforto ma si stiano organizzando con azioni di protesta che se accolte provocheranno il blocco di numerosi ambienti di lavoro! E a questo vanno aggiunte le dichiarazioni di Obama rispetto ad un programma che prevede la difesa dei diritti GLBT.

In Gran Bretagna la regina Elisabetta II ha mostrato di voler proteggere i diritti della comunità GLBT attraverso l’introduzione di una norma sull’uguaglianza: lEquality Bill, una Carta dell’Uguaglianza – le cui disposizioni verranno attuate tra Marzo e Aprile – che si aggiungerà ad altre dodici iniziative governative, tese a rendere effettiva la parità di diritti tra il mondo lgbt e quello eterosessuale.

In Francia Sarkozy, beniamino del Papa, nonostante le dichiarazioni del Vaticano contro la proposta di depenalizzazione dell’omosessualità, andrà alle Nazioni Unite per proporre e sostenere a nome dell’Unione europea la depenalizzazione dell’omosessualità.

E in Italia?

In Italia abbiamo il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, che dopo aver promesso di votare per l’introduzione dell’aggravante omofobia nel reato di stalking, ovviamente non lo fa.

Abbiamo l’On. Binetti, teodem e neuropsichiatra, che ha identificato l’omosessualità con la pedofilia! Ma in fondo è solo una sua opinione, e non si può mica accusare qualcuno per un’opinione vagamente omofoba!

Il Vaticano che non si occupa delle anime dei fedeli, ma dei loro voti politici, con continue ingerenze nella vita privata e pubblica di chiunque, in nome di valori e testi che hanno ben poco di quell’Amore che tutto abbraccia. Ma bisogna ringraziare la diplomazia vaticana, perchè ci ha salvati da una truffa: la Francia in realtà non vuole salvare la vita di milioni di persone, ma ufficializzare i matrimoni tra omosessuali! E si sa che i comportamenti omosessuali sono tutti oggettivamente peccaminosi!

Ma perchè il Vaticano non propone allora un documento alternativo, senza strani cavilli e che vada per loro bene?

Il sonno della ragione genera mostri“, dice un famoso detto.

Non si tratta di anclericalismo o antiberlusconismo, ma di una situazione che non può più essere tollerata. Abbiamo bisogno di fatti, di gente che agisca, che non si attacchi alla burocrazia, alla politica più becera o ai buoni sentimenti, ma alla giustizia! Chi risponde all’appello?

Lavat

iran1Lavat in iraniano vuol dire “sodomia”, uno dei delitti, così come l’omosessualità femminile, per i quali è prevista la pena capitale, in base alla legge islamica.
Circa un anno fa il presidente Mahmud Ahmadinejad, partecipando ad un incontro presso la Columbia University di New York, ha risposto ad una domanda circa il trattamento dei gay nella Repubblica islamica affermando che nel suo Paese non esistono omosessuali.

E’ di ieri invece la notizia che in Iran rimarrà in vigore la pena di morte per gli omosessuali, anche se dovesse passare la proposta Onu per la depenalizzazione dell’omosessualità. Mohammad-Taqi Rahbar, membro della commissione Giustizia del Parlamento iraniano, ha affermato: “In base alla sharia e alle leggi divine, in Iran l’omosessualità è considerata odiosa e inaccettabile. Gli stranieri possono dire quello che vogliono, ma noi continueremo sulla nostra strada, perché quello che facciamo serve a prevenire la corruzione. […] le leggi islamiche garantiscono tutti i diritti”. “Anche se ratificheranno la depenalizzazione” continua Rahbar “non potranno imporla, perché ciascun Paese ha le sue leggi, diritti e linee rosse. E’ il caso della Convenzione internazionale per i diritti delle donne, adottata da molti Paesi, compresi alcuni islamici, ma non da noi, perché vi sono alcune parti che non accettiamo”.

Quale conferma “migliore” per abbattere la convinzione secondo cui definire discriminata la categoria degli omosessuali significa invitare a nuove discriminazioni? Migliaia di persone rischiano la propria vita a causa del loro orientamento sessuale, e l’attenzione dovrebbe essere rivolta a loro ed ai loro diritti, e non alla possibile discriminazione che subirebbe l’Iran in quanto persecutore!

Migliore ha anche affermato: “Per esempio, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come “matrimonio” verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni“. Ma se si legge con attenzione la bozza non si fa alcun riferimento a nessun tipo di legalizzazione delle unioni o equiparazione di esse al matrimonio.  E’ forse lungimiranza?

Questo fine settimana sarà caratterizzato da una serie di eventi volti a sottolineare la protesta contro la posizione vaticana che promuove la persecuzione universale dell’omosessualità, con occasioni di azione ed informazione sulla condizione di violenza subita dagli omosessuali in molti Paesi di fronte gli arcivescovadi e dinnanzi le chiese.

Di seguito il calendario:

MILANO – Lombardia

Sit-in in zona Piazza Duomo mercoledì 10 dicembre – anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo – ore 17.30

PADOVA – Veneto

Volantinaggio sabato 6 dicembre in Prato della Valle

BOLOGNA – Emilia-Romagna

Volantinaggio di sensibilizzazione e distribuzione di fiori di fronte alle chiese lunedì 8 dicembre; sit-in Piazza Nettuno nei pomeriggi di martedì 9 e mercoledì 10 dicembre

FIRENZE – Toscana

Sit-in nel centro cittadino lunedì 8 dicembre ore 17

PERUGIA – Umbria

Conferenza stampa presso la sede Arcigay in via Pallotta 42 sabato 6 dicembre ore 10

NAPOLI – Campania

Sit-in davanti al Duomo sabato 6 dicembre alle ore 11

COSENZA – Calabria

Mostra di fotografie sulle violenze omofobiche – itinerante nelle strade della città in occasione dei Test Days.

CATANIA – Sicilia

Azione performativa in piazza Duomo il domenica 7 dicembre dalle 10 alle 13

ROMA – manifestazione nazionale

Sit-in nazionale in piazza Pio XII davanti a San Pietro sabato 6 dicembre alle ore 17 promosso da Arcigay ed Arcilesbica.

E dato che il tono di questi giorni è sostenuto e spesso svilente, inserisco un video allegro ma ironico per cercare di sdrammatizzare un pò:


Cosa propone Rama Yade?

rameyadeHo letto alcuni commenti su La Repubblica ed in seguito anche alla richiesta mossami da Ferrigno mi sono messa alla ricerca di ciò che effettivamente la Yade propone.
Riporto di seguito ciò che ho trovato, dopo averlo tradotto, ma lascio anche i link così che possiate andare a leggere direttamente il discorso in inglese.
Ecco cosa riporta Queerty il 3 Settembre 2008:
La Francia intende chiedere all’Unione Europea una strada per affrontare la violenza contro le donne in tutto il mondo e alle Nazioni Unite di intensificare l’azione contro l’omofobia – ha così detto mercoledì la Ministra Francese per i DIritti Umani.
La Francia, in quanto titolare del semestre di Presidenza Europea, spera di “fissare i criteri per l’intervento Europeo” nella lotta contro la violenza verso le donne, anche attraverso la mobilitazione della Rete diplomatica.
Parigi prevede inoltre di presentare a Dicembre una bozza di Dichiarazione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite intesa a combattere l’omofobia e a depenalizzare l’omosessualità, che è punibile col carcere in 90 Paesi e in teoria, con la morte, in sei di essi – ha affermato la Yade.

Su GalliaWatch così viene riportato il 20 Settembre 2008, facendo luce anche sul percorso e sulla validità di una tale richiesta politica:

Rama Yade ha dichiarato che la Francia intende presentare alle Nazioni Unite nel mese di Dicembre una bozza che chieda “la depenalizzazione dell’omosessualità in tutto il mondo”, a nome dei 25 paesi dell’Unione europea (la Polonia si oppone). Ha sottolineato che l’accordo sostenuto dalla Francia per la “lotta contro l’omofobia” è parte di una campagna per promuovere i diritti universali dell’uomo. Ha fatto la sua dichiarazione nel corso della 61a conferenza annuale delle ONG in sede Unesco a Parigi il 5 settembre.

A giugno, nel corso della riunione sull’AIDS organizzata da UNAIDS, tenutasi a New York il 10-11 giugno 2008, la Francia si è impegnata a promuovere i diritti degli omosessuali su scala mondiale, fino alla fine della Presidenza francese dell’Unione europea (1 ° gennaio 2009).

La richiesta di decriminalizzare l’omosessualità in tutto il mondo è un fatto davvero importante per diffondere l’idea della “normalità” dello stile di vita omosessuale e farlo accettare dalla comunità internazionale. Una dichiarazione politica può essere presentata prima all’ Assemblea Generale senza passare attraverso una commissione, ma senza vincolare gli Stati. Questo tipo di dichiarazione serve solo a fare pressione sulle Commissioni, una volta che la dichiarazione sia stata approvata dall’ Assemblea. In questo caso, si tratterebbe della Terza Commissione sugli affari sociali, umanitari e culturali. Dal momento che questa Commissione ha già respinto dichiarazioni a favore dell’omosessualità, è un mezzo per neutralizzazione questa commissione e quei paesi che non ammettono un’accettazione giuridica e sociale dell’omosessualità.


Questo, invece, è quanto ho trovato su Prideatwork, anche se non credo si tratti esattamente della bozza presentata dalla Yade, può servire tuttavia per farsi un’idea:

Al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite:
Risoluzione universale di depenalizzazione dell’omosessualità.

Considerando la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani:

Articolo 1.
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Articolo 2.
Ognuno possiede tutti i diritti e le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione di alcun tipo, come la razza, il colore, il sesso, la lingua, la religione, l’opinione politica o altre opinioni, l’origine nazionale o sociale, la proprietà, la nascita o altro status.
Articolo 3.
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona.
Articolo 12.
Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, famiglia, casa o corrispondenza, né a danni per il suo onore e la sua reputazione. Ogni individuo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o lesioni.
Considerando
Il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (adottato con la risoluzione dell’Assemblea generale 2200A (XXI) del 16 dicembre 1966, entrata in vigore il 23 marzo 1976)
Articolo 17.
1. Nessun individuo potrà essere soggetto ad interferenze arbitrarie o illecite nella sua vita privata, famiglia, casa o corrispondenza, né a illegittimi attacchi sul suo onore e sulla reputazione.
2. Ogni individuo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o lesioni.

Considerando la decisione del Comitato per i Diritti Umani in Toonen contro l’Australia (04 aprile 1994),


Chiediamo al Consiglio per i Diritti Umani di chiedere l’ abolizione universale del cosiddetto “reato di omosessualità”, di tutte le “leggi sulla sodomia” e le leggi contro i cosiddetti “atti innaturali” in tutti i Paesi dove esistono ancora.


Per quanto riguarda l’intervento del Vaticano, tengo a scrivere dei chiarimenti circa la posizione e lo status che ha presso l’ONU:

In veste di Stato sovrano, la Chiesa stipula (a volte come Santa Sede, a volte come Stato della Città del Vaticano) convenzioni e trattati internazionali. Se la Santa Sede non era tenuta a sottoscrivere (in quanto documento non soggetto a ratifica) la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, ha invece sottoscritto solo alcuni dei documenti promulgati in seguito sulla base della Dichiarazione stessa: non l’ha fatto, ad esempio, per la Convenzione sull’eliminazione delle discriminazioni riguardanti le donne (1979). In alcuni casi la sua ratifica è avvenuta con riserva, come in occasione della Convenzione per i diritti del fanciullo (1989). La Chiesa cattolica non ha fatto propria nemmeno la Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali (il Vaticano non è mai entrato a far parte come Stato membro del Consiglio d’Europa, dove mantiene lo status di osservatore).

Per contro, la Chiesa cattolica ha sottoscritto trattati su argomenti molto lontani da quelli che dovrebbero essere i suoi interessi primari. Ad esempio, come Santa Sede ha firmato le Regole concernenti l’azione dei sottomarini riguardo alle navi commerciali (1936) e la Convenzione internazionale per l’unificazione di certe regole relative alla competenza penale in materia di abbordaggio e altri eventi della navigazione (1952), mentre come Stato della Città del Vaticano ha sottoscritto la Convenzione sul commercio del grano e la Convenzione sulla notifica tempestiva di incidenti nucleari (entrambe del 1986).

La Santa Sede (l’organo di comando della Chiesa mondiale) opera anche presso le Nazioni Unite in qualità di «Stato osservatore permanente». Grazie a questa prerogativa, confermata da una risoluzione del 2004, può partecipare attivamente alle conferenze organizzate dall’ONU e alzare la propria voce durante i lavori. Va notato che a essere rappresentato non è uno Stato (quello del Vaticano, che non avrebbe peraltro nemmeno i requisiti relativi alla «popolazione permanente»), bensì un ente religioso (la Chiesa cattolica) che si trova così avvantaggiato rispetto ad altre religioni o concezioni del mondo non religiose che non hanno un territorio a propria disposizione. Nei fatti il Vaticano è un insieme di palazzi della superficie totale di 0,44 kmq, retto da una monarchia assoluta elettiva, con una popolazione che prescinde da donne e bambini e che non ammette cittadini di confessione diversa da quella cattolica. Lo stesso Vaticano ha affermato più volte di non agire in veste politica, quanto in veste religiosa. Nel settembre 2003 l’allora segretario di Stato, cardinal Sodano, in un’intervista ad Avvenire sostenne che il Vaticano era ormai pronto a chiedere di diventare membro effettivo delle Nazioni Unite.

Partecipando alle conferenze ONU, il Vaticano ha avuto modo di influenzare direttamente i documenti delle assemblee, pilotando alcuni voti attraverso energiche pressioni sui governi “amici” e, contemporaneamente, spostando le discussioni sui temi più cari alla Chiesa, quali il divieto di aborto, contraccezione e pianificazione familiare.

Nel 1992 a Rio De Janeiro, Brasile (sull’argomento Ambiente e sviluppo), il responsabile della delegazione vaticana Martino attaccò violentemente la tesi dominante della conferenza per cui la crescita demografica è la ragione principale dei problemi ambientali nel pianeta. Successivamente, a rimarcare l’opposizione, arrivò addirittura il segretario di Stato Sodano, secondo il quale gli Stati più forti subordinano gli aiuti alle politiche di riduzione della popolazione.

Nel 1994 al Cairo, Egitto (conferenza su Popolazione e sviluppo), la delegazione vaticana creò un’alleanza di Stati cattolici e islamici in opposizione alle politiche di contenimento demografico e pianificazione familiare, includendo tra queste anche la sterilizzazione e l’interruzione di gravidanza. Secondo il papa i documenti della conferenza erano troppo permissivi sui diritti degli omosessuali e lasciavano eccessiva libertà individuale in materia di sessualità. Questa posizione di retroguardia non riuscì comunque a far breccia nel documento finale.

Nel 1995 a Pechino, Cina (forum mondiale sulle donne), il Vaticano si scontrò con l’Unione Europea per la decisione di quest’ultima di non supportare un paragrafo sul ruolo positivo della religione nella vita delle donne. Il dissidio si allargò rapidamente a matrimonio e maternità, secondo l’UE non necessari alla donna per realizzarsi, secondo il Vaticano invece fondamentali. La dichiarazione finale, nonostante l’inserimento di un riferimento alla libertà di culto, è stata approvata con le riserve scritte del Vaticano e di altre 26 nazioni.

Le ingerenze possono anche essere indirette. Nel dicembre 2007, Benedetto XVI ha invitato le ONG cattoliche accreditate all’ONU a battersi contro il «relativismo morale» che, a suo dire, impera all’interno del Palazzo di Vetro.

Ciò che io vedo purtroppo è solo cecità ed ipocrisia da parte di chi antepone la propria ossessione dogmatica alle urgenze umane, collegando in modo del tutto folle la salvezza degli omosessuali dalla morte o dalla lapidazione o dalla galera col rischio di compromettere la “famiglia normale”. Così in 91 Paesi del mondo, ma anche in quelli che si dicono più aperti, sarà più opportuno tacere la propria omosessualità, reprimerla, nasconderla, isolarla… se si vuole sperare di poter almeno sopravvivere!

Aggiornamento:

Ringrazio Elisabetta per la segnalazione ed inserisco il testo della bozza che verrà presentata all’Onu:

Proposta dell’Unione Europea per una dichiarazione ONU che condanni formalmente le discriminazioni contro gli omosessuali

Abbiamo l’onore di presentare questa dichiarazione sui diritti umani realtivamente all’orientamento sessuale e all’identità di genere da parte di […]

1.Riaffermiamo il principio di universalità dei diritti umani, così come sancito nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo di cui quest’anno si celebra il 60esimo anniversario e che all’articolo 1 proclama che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”;

2.Riaffermiamo che ogni individuo ha diritto a godere dei diritti umani senza distinzioni di alcun tipo, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione, così come stabilito nell’Articolo 2 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e nell’articolo 2 del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e nell’articolo 26 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici;

3.Riaffermiamo il principio di non-discriminazione che richiede che i diritti umani siano estesi a tutti gli esseri umani indipendentemente dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere;

4.Siamo profondamente preoccupati per le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali basate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere;

5.Siamo anche preoccupati che le persone di tutti i paesi del mondo siano oggetto di violenze, persecuzioni, discriminazioni, esclusioni, stigmatizzationi e pregiudizi a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere e che queste pratiche minino la loro integrità e dignità;

6.Condanniamo tutte le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere ovunque avvengano ed in particolare la loro penalizzazione attraverso la pena di morte, le esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, la pratica della tortura, altre pene o trattamenti crudeli, inumani e degradanti, l’arresto o la detenzione arbitrarie e la privazione dei diritti economici, sociali e culturali, compreso il diritto alla salute;

7.Richiamiamo la dichiarazione del 2006 emessa di fronte al Consiglio per i Diritti Umani da 54 paesi, per richiedere al presidente del Consiglio di fornire un’occasione per discutere di queste violazioni durante un’appropriata futura sessione del Consiglio;

8.Accogliamo con favore l’attenzione conferita attraverso speciali procedure a questi temi dal Consiglio dei Diritti Umani e dai soggetti del trattato e li incoraggiamo a continuare a considerare, nell’esercizio dei loro mandati, le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale;

9.Accogliamo l’adozione della Risoluzione AG/RES. 2435 (XXXVIII-O/08) su “Diritti umani, Orientamento Sessuale e Identità di Genere” dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani, emessa durante la 38esima sessione, il 3 giugno 2008;

10.Richiamiamo tutti gli stati e i maggiori organismi per la protezione dei diritti umani ad impegnarsi a promuovere e proteggere i diritti umani di tutte le persone, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere;

11.Esortiamo gli Stati a prendere tutte le misure necessarie, in particolare legislative o amministrative, per assicurare che l’orientamento sessuale o l’identità di genere non possano essere, in nessuna circostanza, la base per l’attuazione di pene criminali, in particolare di esecuzioni, arresti o detenzioni;

12.Esortiamo gli Stati ad assicurare che le violazioni dei diritti umani legate all’ orientamento sessuale o all’identità di genere siano investigate e che gli autori siano perseguiti e tenuti a renderne conto in termini giudiziari;

13.Esortiamo gli Stati ad assicurare un’adeguata protezione ai difensori dei diritti umani e a rimuovere gli ostacoli che impediscono loro di portare avanti il loro lavoro relativamente alla tutela dei diritti umani e alla lotta alle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.

Fonte: http://www.radioradicale.it/il-testo-che-lunione-europea-presentera-allonu-per-la-depenalizzazione-universale-dellomosessualita


Omofilia e Pedosessualità

pedofiliViste le vicende degli ultimi giorni, passando dalla proposta del Vaticano di non accettare preti gay, a quella della Binetti che sostiene l’idea, poi ritrattata, che omosessualità coincida con pedofilia, ho deciso di provare a fare un po’ di chiarezza su questi temi e di realizzare alcune ricerche.

Partiamo subito dal significato di omosessualità e pedofilia.

L’ omosessualità è l’orientamento sessuale caratterizzato da un’attrazione sessuale e/o affettiva per individui del proprio genere sessuale e può presentarsi in esclusiva orientamento omosessuale, che parziale orientamento bisessuale; la crisi della propria identità di genere viene definita  transessualismo.

Stabilire la percentuale di omosessuali nel mondo è assai complicato, anche perché l’omofobia dilagante fa sì che spesso in una situazione sociale pesante le stesse persone omosessuali rifiutino per prime, almeno in pubblico, la definizione di “omosessuale”.

Molto si deve al celebre Rapporto Kinsey, dedicato al comportamento sessuale maschile. Kinsey ebbe l’idea di applicare anche alla specie umana il metodo usato nelle ricerche scientifiche, catalogando i soggetti in base non a ciò che dichiaravano di essere, ma in base a quello che dichiaravano di avere fatto. Grazie a tale studio scoprì che quasi la metà dei soggetti studiati aveva avuto contatti sessuali protratti fino all’orgasmo con una persona dello stesso sesso almeno una volta nella vita. Inoltre, il 5% (una su venti) fra le persone studiate aveva avuto esclusivamente rapporti omosessuali nel corso della sua vita dopo l’adolescenza, e un ulteriore 5%, pur avendo avuto rapporti con entrambi i sessi, ne aveva avuti in prevalenza col proprio sesso. Ovviamente tale ricerca provocò non pochi disappunti, così che la ricerca subì un ridimensionamento e da allora le ricerche sulla percentuale di omosessuali sono compiute con estrema cautela, su campioni limitati, spesso traendo conclusioni in base al modo in cui gli intervistati si definiscono anziché in base al loro comportamento effettivo. Per questo motivo la stima dell'”uno su venti” (cioè del 5%) continua ad essere considerata come la più attendibile da un punto di vista scientifico, al punto da essere adottata ufficialmente dall’OMS per valutare l’incidenza dell’omosessualità esclusiva all’interno della popolazione umana. Inoltre, l’omosessualità era stata inclusa nel primo DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) fra i “disturbi sociopatici di personalità”; nel 1968 il DSM II la classificava come “deviazione sessuale”. Infine, nel 1973 l’American Psychiatric Association (APA) prese atto dell’assenza di prove scientifiche che giustificassero la precedente catalogazione dell’omosessualità come patologia psichiatrica, cancellandola dal suo elenco delle malattie mentali, il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders.

Per pedofilia s’intende l’attrazione sessuale verso bambini in età pubere o pre-pubere. La psichiatria (secondo il criterio DSM IV-TR) definisce pedofili solo quelle persone, aventi più di 16 anni, per le quali i bambini o le bambine costituiscono l’oggetto sessuale preferenziale, o unico. Occorre inoltre che il sintomo persista in modo continuativo per almeno 6 mesi. Non si considera pedofilia il caso di persone maggiorenni quando la differenza di età rispetto al minore è meno di 5 anni. Non sono da considerare pedofili i soggetti attratti principalmente da persone in fasce di età pari o superiori ai 14 anni. Spesso il termine pedofilia viene usato per definire un’intera tipologia di reati, cioè gli atti illeciti che sono conseguenza del desiderio sessuale pedofilo. Anche se questi atti illeciti possono comprendere atti gravissimi di violenza, il coinvolgimento del minore in attività sessuali – anche non caratterizzate da alcun tipo di violenza o minaccia – è di per sé considerato reato. “L’abuso sessuale costituisce sempre e comunque un attacco confusivo e destabilizzante alla personalità del minore e al suo percorso evolutivo”.

In poche parole, mentre l’omosessualità è la normale variante dell’orientamento sessuale di due persone dello stesso sesso che decidono insieme di stabilire un rapporto affettivo reciproco, la pedofilia è un disturbo psicologico del desiderio sessuale che spesso porta colui che ne soffre a violare un’innocenza, provocando violenza su minori (che non sono consenzienti o peggio sono ignari di ciò che gli succede). La differenza tra sesso e violenza sessuale, ovvero tra un rapporto paritario tra due persone fisicamente e psicologicamente adulte, e due persone di cui una nemmeno conosce il sesso, o non è pronta fisicamente e psicologicamente, dovrebbe essere piuttosto chiara a tutti.

Quanti e chi sono i pedofili?

La pedofilia è riscontrata sul 90% di uomini eterosessuali. Quindi come esistono pedofili eterosessuali esiste anche una ridotta percentuale di pedofili omosessuali. I pedofili vengono distinti in tre categorie: latenti, attivi e killer. I primi hanno una morbosa passione per i ragazzini, che resta a livello di fantasie erotiche. Gli attivi realizzano violenze psichiche o fisiche a danno dei bambini; ad esempio somministrando loro droga allo scopo di stordirli in modo da facilitare l’abuso sessuale. I killer manifestano un lato sadico il cui massimo godimento rappresenta la morte della vittima.

Riportando dei dati, in Italia sarebbero 400.000 i pedofili. Solo alcuni giornali ne parlano. Dal 1998 ad oggi il New York Time ha dedicato 150 articoli, La Repubblica, 40. Il 3% della popolazione è coinvolta con la pedofilia in rete, il 97% dei casi avviene in famiglia, parrocchia, con i vicini di casa. Don Fortunato Di Noto, dopo gli arresti di presunti pedofili, ha minacciato di fare dei «nomi eccellenti», ma quelli di presunti politici italiani non verranno mai rivelati. I casi di pedofilia clericale in Italia, negli anni recenti, sono una cinquantina. Dal 2003 risultano 17 condanne e 24 in giudizio. L’Italia è un caso unico al mondo, perché c’è di mezzo un Concordato, i politici non hanno nessun interesse di inimicarsi la gerarchia cattolica che condiziona il voto dei cattolici e poi si tratta di un paese a sovranità limitata, essendo anche la “parrocchia del papa” (dicono gli storici). Non si sa quanti preti pedofili perseguiti in patria (200 solo negli USA, 3.000 le loro vittime) siano riparati in Italia (almeno una decina) o in altri paesi del terzo mondo.

Allora omosessualità e pedofilia hanno qualche collegamento?

A mio parere omosessualità e pedofilia non hanno nessuna relazione salvo quelle costruite dalla chiesa cattolica (e dai monoteisti in generale) mediante l’imposizione delle fobie sessuali. Inoltre, è necessario coprire le vergogne, che negli ultimi anni sono venute sempre più a galla, di una Chiesa malata e corrotta. E’ ovvio che la strada più facile da seguire è quella di colpevolizzare gli omosessuali, facendo passare l’idea che riconoscere i diritti agli omosessuali, o più in generale riconoscere l’omosessualità come normale orientamento sessuale, equivalga a riconoscere al pedofilo il diritto di agire liberamente.

Girovagando nel web, ho poi trovato l’interessante studio di R. Sipe, che da 25 anni studia il fenomeno. Egli sostiene che il sistema clericale riguardo la corporeità (celibato in specie) «blocca lo sviluppo psicosessuale del prete ad un livello preadolescenziale». Infatti: a) «Le deficienze della struttura dei seminari e il fallimento dell’integrazione di sesso e celibato creano una situazione in cui l’adolescenza è protetta e ritardata, o dove il celibato del prete funge da riparo per conflitti sessuali irrisolti». b) «La struttura e l’atmosfera di potere della Chiesa tollera e in alcuni casi incoraggia la fissazione e la regressione sessuale». c) «La preferenza per la segretezza gioca a favore dell’affidabilità del prete e dei suoi superiori» d) «La mancanza di credibilità degli insegnamenti della Chiesa sul sesso promuove difese mentali primitive come negazione, razionalizzazione e scissione». Il 2% dei preti cattolici può essere considerato pedofilo in senso letterale. Si può parlare di patologia ecclesiogenica: «la sindrome è causata dalla educazione che rende tabù le aree del sesso e dell’erotismo, proibendone le discussioni in pubblico, che vengono considerate immorali, e a volte soggette a pene». «Le perversioni e le compulsioni sono i sintomi principali quando una sessualità salutare è repressa e negata invece che essere riconosciuta, praticata oppure gioiosamente e volontariamente abbandonata».

Sipe indica alcuni punti da cui ripartire per una soluzione:

1) La chiesa sa e sapeva della situazione ma ha tollerato, coperto, mentito in

osservanza alla legge interna del segreto, che ha la sua parte di responsabilità.

2) La Chiesa non ha saputo monitorare gli abusi e i fedeli esigono la piena

affidabilità.

3) Escludendo la donna dai luoghi di comando e di potere, se ne fa una figura

idealizzata, verginale e materna, creando una struttura psicologica, che rafforza

l’immaturità psico-sessuale.

4) L’insegnamento morale sulla sessualità basato su una «falsità antropologica»

scredita il magistero: «Ogni pensiero, parola, desiderio o azione sessuale al di fuori

del matrimonio è peccato mortale. Ogni atto sessuale all’interno del matrimonio

non indirizzato alla riproduzione è peccato mortale».

5) Solo una riforma sul sesso/celibato darà una risposta efficace agli abusi sessuali

e questa è la sfida più significativa che la Chiesa deve affrontare.

Ecco, invece, cosa afferma il Vaticano: “Gli omosessuali sono tre volte più inclini ad essere pedofili rispetto agli uomini eterosessuali. Questa forma di comportamento deviante è il tipo più comune di abuso da parte del clero ed è direttamente connesso al comportamento omosessuale. Purtroppo esiste una subcultura omosessuale all’interno della Chiesa. Ciò è dovuto a diversi fattori. La confusione della Chiesa in conseguenza della rivoluzione sessuale degli anni ’60, il tumultuoso seguito del Concilio Vaticano II, e la maggiore approvazione del comportamento omosessuale nella cultura diffusa hanno creato un ambiente in cui gli uomini omosessualmente attivi sono stati ammessi e tollerati nel sacerdozio. La Chiesa confidava nella psichiatrica per vagliare i candidati e per curare i preti con problemi. Mentre il modo di rivolgersi da parte della Chiesa nei confronti di coloro che lottano con le attrazioni omosessuali è stato compassionevole, essa è stata ferma nel mantenere il punto di vista secondo il quale l’omosessualità è oggettivamente disordinata e il matrimonio tra un uomo e una donna è il contesto proprio per l’attività sessuale”.

Ma la mia domanda è: “Se è vero, come dicono gli studi, che il 90% dei pedofili sono eterosessuali, com’è possibile che non ammettendo preti omosessuali si risolva il problema pedofilia? E’ dunque errato fare un qualunque ragionamento del tipo eterosessuale/omosessuale = pedofilo!”.

Forse è più veritiero dire che la liberazione dei rapporti omosessuali nella società civile disarma la chiesa cattolica, e che vi è una molteplicità e complessità degli attori coinvolti!

Riporto di seguito l’articolo pubblicato dall’Unità il 18/05/05:

“Dal gennaio 2005 esiste presso la Corte distrettuale di Harris County (Texas) un procedimento a carico di Joseph Ratzinger. Insieme al responsabile della diocesi di Galveston Houston, l’arcivescovo Joseph Fiorenza, i sacerdoti Juan Carlos Patino Arango e William Pickand figura anche il nome dell’attuale pontefice. È chiamato in giudizio con l’accusa di aver coscientemente coperto, quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, sacerdoti accusati di abusi sessuali effettuati su minori. A muovere l’accusa, documenti vaticani alla mano, è l’agguerritissimo avvocato Daniel Shea, difensore di 3 vittime di molestie di pedofilia […] ha manifestato in piazza san Pietro insieme ad esponenti del partito radicale contro le coperture assicurate ai preti pedofili. Tutto parte dal «Crimen Sollicitationis», un documento «strettamente confidenziale» del Sant’Uffizio a firma del cardinale Ottaviani del lontano 1962 che vincolava al segreto più assoluto, pena la scomunica immediata, tutti coloro, comprese le «vittime», che fossero coinvolti in procedimenti ecclesiastici riguardanti casi di pedofilia o molestie sessuali compiuti da religiosi. Secondo l’avvocato Shea quell’antica «istruzione» avrebbe avuto validità sino al 2001, così le gerarchie ecclesiastiche e vaticane avrebbero finito per «coprire» e favorire «deliberatamente» i «preti pedofili». La prova sarebbe in una nota dell’epistola «De Delictis Gravioribus» del 18 maggio 2001, che Joseph Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, aveva fatto recapitare ai vescovi e agli altri ordinati e membri della gerarchia ecclesiastica. A questa accusa le gerarchie vaticane hanno risposto che le norme contenute nel documento del 1962 non hanno più alcun valore vincolante dal momento in cui sono entrate in vigore le disposizioni che nel 1983 hanno riformato il Codice di Diritto Canonico, ma per Shea la lettera di Ratzinger non lascia spazio a dubbi. Ora la Corte di Houston ha il potere di chiamare in giudizio Joseph Ratzinger, ma l’attuale pontefice, avrebbe avanzato «richiesta formale d’immunità al presidente degli Stati Uniti, che non ha ancora reso nota la sua decisione in merito». Il presidente George W. Bush può solo suggerire al tribunale di valutare questa opportunità. La Corte potrebbe autonomamente riconoscerla. Questo non fermerebbe l’avvocato Shea che ha assicurato di essere pronto, pur di difendere gli interessi dei suoi assistiti, a ricorrere sino alla Corte suprema contro questa decisione. In nome della separazione tra Chiesa e Stato si dice pronto a chiedere la messa in discussione del riconoscimento diplomatico da parte di Washigton della Santa Sede come Stato sovrano”.

Bisognerebbe, secondo me, quindi, riconoscere la problematica ed affrontarla in maniera più profonda, ammettendo la sua complessità, al fine di giungere ad una reale prevenzione della pedofilia, comprendendo come possa una persona diventare pedofilo ed evitare che questo avvenga.

Tempo di Sport!

Quante volte vi è capitato di pensare che vi sarebbe piaciuto praticare uno sport senza essere vittime di pregiudizio o discriminazione? Quante volte vi siete chiesti dell’esistenza o meno di un ambiente sportivo gay o gay friendly?
Poter essere liberi di essere se stessi e divertirsi è possibile in diverse città d’Italia, dove varie associazioni sportive, spesso nate da un gruppo di amici, portano avanti la passione per lo sport non facendo alcuna distinzione di sesso, orientamento o identità di genere.

Le possibilità sono numerose, dal nuoto allo sci, dalla pallavolo al calcio, ma anche canoa, golf e tennis!

E’ possibile trovare gruppi italiani di nuoto a Verona, Bologna, Roma, Torino e Milano. Le associazioni, denominate “Gruppo Pesce”, nascono spesso da un’accozzaglia di amici per dare un’ occasione alle persone di incontrarsi e di praticare sport in un ambiente allegro e amichevole, ma con la voglia di mettersi in gioco!

Per la pallavolo esistono il Bogavolley a Bologna, il GateVolley a Milano, le Ienevolley a Brescia e il MaterialGuys a Firenze. Questi ultimi hanno partecipato a molti tornei italiani ed ad alcuni tornei internazionali tra i quali gli EuroGames 2008 di Barcellona dove la squadra ha vinto la medaglia d’argento del suo livello.

Per praticare lo sci basta rivolgersi allo SciG di Milano o allo SciG Veneto, che tra le altre cose propone delle uscite domenicali che prevedono pranzo con degustazione vini in cantina!

Per quanto riguarda il tennis è possibile partecipare al gruppo A.T.Omo di Milano o ad un’associazione nata da poco con sede a Roma, Torino e Pisa: il gruppo Yellow. Quest’ultimo è stato il primo gruppo in Italia che ha adottato la parità tra uomini e donne all’interno del direttivo. Inoltre ha organizzato interessanti iniziative durante il corso dell’anno, come il “Torneo Fiori di Pesco” a Maggio, un torneo all’interno del Les Week tenutosi a Luglio a Torre del Lago, ed è previsto il “Torneo della Vendemmia” a Roma il 4 e 5 Ottobre.

L’esistenza di associazioni sportive gay o gay friendly è molto importante dal momento che è assai diffusa la discriminazione degli omosessuali in questo ambito, rischiando di essere esclusi o non presi sul serio.

Ricordate le affermazioni di Moggi di qualche mese fa? “Un omosessuale non può fare il calciatore!

Quanti professionisti devono addirittura temere di perdere il posto in squadra e i contratti con gli sponsor? Lo sport dovrebbe proporsi di diffondere l’integrazione di tutti, anche degli omosessuali, nella società, offrendo un modello positivo di visibilità, aggregazione e impegno.

La lotta alla discriminazione per le persone Lesbiche e Gay, tramite lo sport, ha visto Roma al centro di un dibattito grazie alla candidatura della capitale ai ‘Gay Games’ Europei del 2011, denominati EUROGAMES, che sono le olimpiadi Gay che coinvolgono oltre 40 Nazioni e 8.000 atleti lesbiche e gay impegnati in più di 20 discipline sportive.

Così ha dichiarato l’On. Paola Concia:

La Regione Lazio è intenzionata a supportare questo tipo di eventi sempre con maggior forza ed impegno, in quanto, riteniamo la lotta alle discriminazioni un elemento prioritario della nostra azione di governo. Inoltre, chiederemo anche il supporto di altre istituzioni ed Enti, per mostrare ai club gay di tutta Europa, che l’Italia è pronta anche per ospitare competizioni sportive internazionali a sostegno delle battaglie contro le discriminazioni, al pari delle altre nazioni europee.”

E allora siete pronti per una stagione ricca di sport?

“Mi dicevano: sei lesbica!”, così si confessa Amanda Knox

PerugiaHanno chiacchierato a lungo la notte del primo novembre, tra i ricordi di un’adolescenza appena lasciata alle spalle e qualche tiro di canna per alleviare la tristezza. Intanto a Perugia, a pochi chilometri da lì, secondo il loro racconto, qualcuno uccideva Meredith Kercher. Qualcuno, ma non loro: Amanda Knox quella notte si trovava a casa di Raffaele Sollecito a parlare «delle persone che eravamo». Lo studente di ingegneria raccontava all’amica-amante delle sofferenze patite quando a scuola tutti lo prendevano in giro perché si era sparsa la voce che era un appassionato di “Sailor Moon”, cartone animato giapponese destinato ad un pubblico femminile. Amanda aveva cercato di consolarlo, raccontandogli dei suoi anni di adolescente a Seattle: «Gli ho raccontato di come al liceo fossi antipatica a molti perché la gente pensava che fossi lesbica».
Il racconto è firmato Amanda Knox, che nelle sue memorie scritte ha descritto la sua versione dei fatti: quella notte lei e Sollecito si trovavano a casa di quest’ultimo a parlare: «E’ stata una conversazione molto lunga – si legge negli appunti pubblicati dal “Sunday Times” – ma è accaduta e deve essere accaduta proprio mentre Meredith veniva uccisa». Ora il manoscritto è al vaglio degli inquirenti, insieme alla relazione della polizia scientifica.

E mentre noi lottiamo ogni giorno per combattere contro discriminazioni e violenze, in Italia basta dire di essere stati ingiustamente accusati di avere tendenze omosessuali per provocare pietà.

E’ più che probabile che si tratti di una mossa che non ha alcuna incidenza giuridica ma che smuoverà certamente l’opinione pubblica in un paese come l’Italia dove un cartone animato può subire la censura del Moige perchè portatore di «confusione sull’orientamento sessuale degli spettatori».