L’uomo cha ama

Seconda opera della regista Maria Sole Tognazzi iniziato a girare nel febbraio 2008 tra il Lago d’Orta e Torino.
Tratto dal romanzo di Ivan Cotroneo “Cronache di un disamore”. Il Film ha aperto il Festival Internazionale del Film di Roma 2008 ed è proiettato nelle sale cinematografiche dal 24 ottobre. La colonna sonora è interamente curata da Carmen Consoli.

Nel cast nomi importanti come Monica Bellucci, Pierfrancesco Favino, Kseniya Rappoport, Piera Degli Esposti, Marisa Paredes, Michele Alhaique, Fausto Maria Sciarappa.

Le premesse per uscire dal cinema con la sensazione di aver visto un capolavoro c’erano tutte: belle musiche, bravi attori, tema sicuramente non facile da affrontare, sceneggiatura scritta a due mani insieme all’autore del romanzo.

Ed invece sono uscita dal cinema con la sensazione di aver ricevuto un pugno nello stomaco per almeno la metà della visione del film. Complice sicuramente la trama, ma anche la lentezza ed il senso di immobilità da un lato, e il semplicismo rispetto ad alcuni temi dall’altro che mi hanno accompagnata durante tutta la visione.

Roberto (Pierfrancesco Favino) è un farmacista non ancora quarantenne che vive due storie d’amore diverse, in due momenti differenti nel tempo. Con Sara (Ksenia Rappoport), vicedirettrice di un albergo del centro, e con Alba (Monica Bellucci), che si occupa di allestimenti in una galleria d’arte contemporanea. Il gioco dell’amore lo porta a ricoprire nelle due storie ruoli opposti, a sperimentare sia la crudeltà dell’amore, sia la prepotenza di un sentimento a cui nessuno riesce a resistere. I ritmi sono molto molto lenti, la fotografia è cupa, e il sonoro è quasi inascoltabile (sia per le musiche, solo due durante tutto il film, sia per i dialoghi, molto spesso di difficile comprensione uditiva).

Roberto è alla disperata ricerca di qualcosa. Cerca una risposta nelle vite e nelle esperienze degli altri, nelle parole di suo fratello, nelle vicende della dottoressa con cui lavora, nei racconti dei suoi genitori. Cerca risposte sull’amore, su cosa provoca quando entra nella vita di una persona e la sconquassa, sulla paure nel gettarsi in una nuova storia fino ad arrivare ad un “senso” riassunto in una lettera strappalacrime che Carlo, fratello gay del protagonista, scrive a se stesso non sapendo se potrà leggerla, poichè non sa se si sveglierà dalla delicata operazione cardiaca che lo attende.

E il sommovimento emotivo che vive il protagonista lo viviamo anche noi, poichè la macchina da presa non lo lascia solo nemmeno un attimo, seguendolo anche nei momenti più insignificanti e vuoti della sua giornata (mentre fa la doccia, prepara il caffé, cammina per strada, guarda attraverso una finestra).

L’uomo che ama oscilla disperato tra il rimpianto di chi ha cessato di amare e la paura di un amore appena arrivato e svanito in un fragoroso silenzio. E le risposte che cerca sono forse nelle due donne che ha amato: il rischio della vita, l’imprevedibilità degli eventi, sapere che tutto può finire, senza per questo rinunciare ad amare.

La superficialità di cui parlavo non è certo nei sentimenti dei protagonisti, quanto piuttosto nella descrizione del coming-out del fratello ai due genitori: la madre sorride dicendo che in fondo lo aveva sempre saputo, il padre praticamente scappa scioccato, ma il ragazzo lo raggiunge, su invito della madre, per chiarirsi con lui. Chiaramente non si poteva dare troppo spazio a questa parte, ma la narrazione mi è sembrata troppo “veloce” e riduttiva.

In definitiva il film sembra più d’oltralpe che italiano, per i tempi della narrazione. Tuttavia sembra creare più attesa di quanto sia in grado poi di realizzare, e soprattutto non cerca di capire il dolore ma di consumarlo fino ad irrompere nelle lacrime disperate di un Favino che si perde esausto tra le braccia del fratello.

All’uscita dal cinema non riuscivo a parlare, e l’unica cosa cui pensavo erano le tappe attraversate dal protagonista innamorato di Sara: la passione, il silenzio, la scoperta di un tradimento, l’insonnia, la rabbia, la repulsione, i sensi di colpa, il voler capire a tutti i costi, vomitare la mattina, la separazione, sentire che si sta vivendo un amore unico che riempie la vita, e poi vivere un amore a scadenza, gli inseguimenti, l’ostinazione. Credo di non aver vissuto poche di queste fasi!

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