Depenalizzazione omosessualità: la proposta verrà presentata il 18 Dicembre

ramaLa Segretaria di Stato per i diritti umani francese, Rama Yade, si recherà al quartier generale delle Nazioni Unite questa settimana per “promuovere” un progetto di dichiarazione sulla depenalizzazione dell’omosessualità fortemente osteggiato dal Vaticano.

Per promuovere questa dichiarazione, Rama Yade si recherà in visita a New York il 18 dicembre insieme a Maxime Verhagen, Ministro degli Affari Esteri dei Paesi Bassi, un evento a margine dell ‘Assemblea Generale, cui si uniranno molti altri Paesi” – ha dichiarato il vice portavoce del Ministero degli Affari Esteri, Frederic Desagneaux.

Mr Desagneaux ha ricordato l’impegno di Rama Yade per un testo “che richiama alla depenalizzazione universale dell’omosessualità “.

Questa iniziativa  “è una dichiarazione che sarà presentata all’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite“, ha aggiunto. Il portavoce ha ricordato che l’omosessualità è punibile con la morte “in almeno sei paesi nel mondo.”

Sarà la prima volta che l’Assemblea Generale si indirizzerà formalmente sulle violazioni in base all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Ad oggi sono 61 i Paesi che hanno sottoscritto la proposta e pare che sarà il Gabon ad illustrarla.

Tra i firmatari mancano ancora gli Usa, il Sud Africa, e la Turchia. La dichiarazione ribadisce l’universalità dei diritti umani e in particolare denuncia la preoccupazione per il trattamento subito in modo costante da parte di coloro il cui orientamento sessuale o identità di genere sono alla base delle torture, violenze, discriminazioni e stigmatizzazioni subite, ed in alcuni casi della morte. La diffusione di episodi di violazioni dei diritti umani contro lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, e tutte le minoranze sessuali sono indiscutibili. Esse sono state accuratamente documentate da ONG di tutto il mondo e dalle Nazioni Unite, e riportate con grande frequenza dalla stampa internazionale. Il Dipartimento di Stato Americano effettua delle relazioni annuali su tutte le violazioni documentate dalle Ambasciate di tutto il mondo. E la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che entrambe le leggi che criminalizzano l’omosessualità sono incostituzionali.

Inoltre alla vigilia del 60° anniversario della Dichiarazione dei Dititti dell’ Uomo gli Usa hanno dichiarato che tale  Dichiarazione “trascende la politica e le differenze etniche o i confini nazionali, poiché abbraccia l’umanità in tutte le sue diversità“.

Mi chiedo come mai, allora, ancora gli Usa non abbiano apportato la loro firma, e mi auguro che i governi dei Paesi firmatari riescano a sollecitarli e a convincerli a firmare la proposta prima del 18!

Il gioco delle tre carte

1551703ex5Il direttore della Sala Stampa Vaticana, Padre Federico Lombardi, nel corso della presentazione del Messaggio per la pace del Papa avrebbe affermato: «La Chiesa è certa per una depenalizzazione della omosessualità, non è per riconoscere leggi penali che considerino crimine l’omosessualità».

Padre Lombardi avrebbe poi aggiunto: «Allo stesso tempo la Chiesa non ritiene che tutti gli orientamenti sessuali vadano posti sullo stesso piano rispetto a tutte le situazioni e a tutte le norme». Un esempio in questo senso, ha spiegato Lombardi, interpellato durante la presentazione del messaggio del Papa per la giornata della pace, è quello del matrimonio. «Il matrimonio tra uomo e donna – ha spiegato padre Lombardi – è quello che la Chiesa sostiene, e non accetta di mettere sullo stesso piano quello tra persone dello stesso sesso». Lombardi, che rispondeva a una domanda sulla contestata intervista di mons. Celestino Migliore alla agenzia I-media, ha osservato che comunque non c’è ancora nessun testo sulla depenalizzazione della omosessualità presentato a nessuna «sede o all’Onu» e che per questo «stiamo parlando un pò di un oggetto misterioso, stiamo costruendo un pò sul vago». Quanto alla proposta francese che dovrebbe essere presentata alle Nazioni unite per la depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo, padre Lombardi ha sottolineato che, per quanto risulta, tale proposta non verrà neanche discussa dall’assemblea generale dell’Onu, e tuttavia «in merito a una legge che prevede la pena di morte per l’omosessualità non è neanche il caso di discutere della contrarietà della Chiesa, anche il catechismo della Chiesa cattolica è contro la criminalizzazione dell’omosessualità».

Tali dichiarazioni arrivano quasi contemporaneamente a quelle di Bertone che dopo il concerto in Vaticano per celebrare il 60esimo anniversario della Dichiarazione universale proclamata dall’Onu avrebbe così dichiarato: “I diritti dell’uomo sono ultimamente fondati in Dio creatore e se si prescinde da questa solida base etica, rimangono fragili perché privi di solido fondamento“.  “Al tempo stesso – avrebbe poi continuato – non si possono far passare per diritti semplici e spesso limitati bisogni contingenti, svincolati dalla «legge naturale », che finiscono per generare quel degrado che in tante nostre società ha interesse a mettere in discussione l’etica della vita e della procreazione, del matrimonio e della vita familiare, come pure dell’ educazione e della formazione delle giovani generazioni, introducendo unicamente una visione individualistica“. Per Bertone é quindi indispensabile definire «l’esatta natura» dei diritti umani, “senza far dilagare la domanda di diritti in ogni direzione”, senza cioè che vengano «arbitrariamente » costruiti “nuovi diritti, non meglio precisati nel contenuto e nella logica giuridica “.

Si é parlato di retromarcia da parte del vaticano con le dichiarazioni di Lombardi, in realtà mi sembra che si stia facendo una sorta di gioco delle tre carte: indovina dov’è la verità?

Infatti, non è stato assolutamente affermato che il Vaticano apporrà la propria firma al documento, è stato solo ribadito che la Chiesa non può appoggiare la pena di morte per gli omosessuali, ed anzi è stato ampiamente ripetuto che non esiste un testo sulla depenalizzazione e che per quanto ne sanno loro tale proposta non verrà discussa in sede Onu. Insomma, invertendo l’ordine degli addendi il risultato non cambia!

Tuttavia mi chiedo: se non esiste, come hanno affermato, alcun documento, in base a cosa la Chiesa ha realizzato determinate dichiarazioni negli scorsi giorni?

Ancora, se per il Vaticano la base del diritto è Dio, ciò vuol dire che ogni peccato equivale ad un reato! Dunque, fanno bene in Iran ad impiccare gli omosessuali, poiché la legge coranica vieta la sodomia! Ma com’è possibile stilare una classifica dei diritti umani?

Per quel che riguarda invece la presentazione della proposta all’Assemblea generale dell’Onu, si tratta di altro fumo che il Vaticano vuole gettare addosso pur di rimescolare le carte in tavola. Infatti tra il 15 ed il 20 Dicembre la proposta francese verrà ripresentata con delle opportune modifiche sul testo che, secondo indiscrezioni, Migliore aveva già conosciuto e subito criticato.

Certo é che il susseguirsi di tutte queste dichiarazioni da parte dei portavoce del Vaticano fanno pensare ad una sorta di “colpo ricevuto” e ad una conseguente strategia per arginare “le perdite”. E il metodo utilizzato é quello di dare un colpo alla botte, dicendo che non si criminalizza l’omosessualità, e subito dopo uno al cerchio, ribadendo che “il Vaticano non metterà mai sullo stesso piano il matrimonio eterosessuale con quello gay“!

Non ho voglia di aggiungere niente, lascio solo il commento di una delle firmatarie della petizone che ieri sera è riuscito a donarmi un sorriso:

“Nessuno ha il diritto di imporre agli altri la propria visione di come dovrebbe essere l’uomo, la donna o il sesso, nemmeno sulla base di una convinzione religiosa; un capo religioso può influenzare la vita di chi desidera seguirlo, NON quella di tutti”.

Depenalizzazione omosessualità: Europalramento e governo italiano

imagesDue brevi per aggiornare sull’andamento della proposta:

il Parlamento europeo ha deciso stasera di inserire nell’agenda della sessione parlamentare di Strasburgo della prossima settimana una dichiarazione della Commissione europea sulla depenalizzazione universale dell’omosessualità. La decisione, assunta su iniziativa dei Radicali e del gruppo Liberale e Democratico (Alde), porterà ad una dichiarazione “sulla base dell’interrogazione depositata dal gruppo Alde al riguardo”.  La Commissione sarà chiamata anche a prendere posizione sulle dichiarazioni del Vaticano, come richiesto nelle interrogazioni depositate al Parlamento europeo.
Per quanto riguarda il governo italiano, sulla proposta francese e dell’Ue di depenalizzazione dell’omosessualita’ all’Onu, che non mira a stravolgere il diritto di famiglia nei singoli Stati, ha preso una posizione chiara e netta, seppur tardiva, rispetto alle gravissime dichiarazioni di Monsignor Celestino Migliore, rappresentante del Vaticano all’Onu, che sono esattamente all’opposto di quelle del Governo italiano. Oggi Stefania Craxi, Sottosegretario agli Esteri, rispondendo ad un’interrogazione dell’On.le Radicale Mauro Mecacci, ha così risposto: “(…) L’Italia, in linea con il proprio tradizionale impegno a favore dei diritti umani e contro la pena di morte, si è unita agli altri Paesi europei per sostenere e promuovere questa iniziativa sin dal suo nascere. Nello stesso spirito, continueremo ad appoggiare gli sforzi dei Paesi dell’ alleanza transregionale per raccogliere il maggior numero di adesioni attorno alla Dichiarazione e, più in generale, a sostenere l’UE nel suo impegno contro ogni forma di discriminazione. (…)”
Mi sembra che entrambe le posizioni siano le migliori risposte, chiare ed inequivocabili, alle dichiarazioni e alle posizioni assunte dal vaticano in questi giorni!

Decriminalizzazione: aggiornamenti

yade2Ho seguito per una mezz’ora oggi pomeriggio “L’Italia sul Due”, dove si parlava di omosessualità e della proposta di decriminalizzazione. Tra gli ospiti c’erano anche Francesca Polo di Arcilesbica ed un rappresentante del Vaticano presso l’Onu di cui non ricordo il nome.
Inutile dire che l’amarezza provata è stata tanta.

Il prete, infatti, ha contestato il fatto che i media avrebbero manomesso le informazioni, ed ha poi dichiarato che non è vero che il Vaticano è contro la decriminalizzazione, è piuttosto contro un particolare articolo della proposta definito come una sorta di tranello per indurre a far firmare una richiesta in cui implicitamente si dichiari di accettare le unioni tra persone dello stesso sesso, rendendo di fatto questo documento uno strumento per introdurre, nel contesto dei diritti umani da rispettare obbligatoriamente, anche il matrimonio per le persone omosessuali, e di conseguenza l’adozione di figli o la procreazione assistita”. Dunque il Vaticano ci ha salvati dall’inganno!

Cerchiamo di leggere quest’articolo:

‘Riaffermiamo che ogni individuo ha diritto a godere dei diritti umani senza distinzioni di alcun tipo, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione, così come stabilito nell’Articolo 2 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e nell’articolo 2 del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e nell’articolo 26 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici”

L’articolo fa a sua volta riferimento all’articolo 12 della Dichiarazione dei Diritti Umani, che così recita:

Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesione del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Quindi, implicitamente si farebbe riferimento ad un articolo in cui si dichiara che intervenire sulla famiglia è in realtà un’ingerenza arbitraria, ed il Vaticano avrebbe svelato il macchinoso cavillo che li avrebbe messi nella condizione di dover accettare una cosa contro cui si battono praticamente da sempre.

Mi sorgono alcuni dubbi, però:

– ma il Vaticano non era già a conoscenza di questo articolo della Dichiarazione dei Diritti Umani cui ha apportato la propria firma? E perchè non si oppone anche a tale Dichiarazione?

– se è vero che per la Chiesa esiste “un inganno”, perchè anzichè opporsi in toto con motivazioni a mio avviso agghiaccianti non propone un testo alternativo (così come perlatro proposto dalla Polo), in tempi rapidi ovviamente e nel pieno rispetto dei diritti e della dignità di tutti?

– infine, perchè nell’Osservatore Romano si legge che l’articolo della proposta francese ‘incriminato’ e’ il numero 5? e che recita: ”Siamo anche preoccupati dal fatto che violenza, angherie, discriminazione, esclusione, stigmatizzazione e pregiudizio siano diretti contro persone in tutti i paesi del mondo a causa dell’orientamento sessuale o dell’identita’ di genere, e che queste pratiche minino l’integrita’ e la dignita’ delle persone soggette a questi abusi”.

Alla domanda, poi, se per la Chiesa l’omosessualità sia o meno una malattia, ecco cosa è stato risopsto: “Non posso dire con certezza se sia una malattia, sicuramente si tratta di un deficit affettivo durante l’età infantile, e comunque la chiesa non discrimina gli omosessuali, ma non bisogna commettere atti omosessuali, altrimenti è peccato (o reato?)!”.

A questo punto credo che gli omosessuali nel mondo non dovrebbero essere il 10% della popolazione, ma almeno il 50%!

Per fortuna non ho visto tutta la trasmissione, altrimenti mi sarei divorata il fegato, anche mi sono persa le dichiarazioni di un altro prete che mi hanno riferito abbia detto che “il Vaticano è un grande imbroglio!”!

Stasera, però, incuriosita dalla notizia pubblicata da notiziegay e non riportata da nessun altro sito o giornale, mi sono messa alla ricerca di aggiornamenti sulla proposta. Mi sono così imbattuta in un articolo del 5 Dicembre del sito pinknews che mi ha chiarito un pò le idee:

Diverse nazioni con una considerevole comunità gay non hanno appoggiato il documento per la depenalizzazione universale dell’omosessualità che sarà presentato alle Nazioni Unite questo mese.

L’iniziativa francese è sostenuta da tutte le nazioni quali Norvegia, Svizzera, Islanda, Ucraina, Andorra, Liechtenstein, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Montenegro, Serbia, Ucraina, e l’ex Repubblica Iugoslava di Macedonia.

In America l’assenza più evidente è quella degli Stati Uniti.

Il Canada ha firmato insieme ad Argentina, Brasile, Cile, Ecuador, Messico e Uruguay.

Tre nazioni africane – Gabon, Capo Verde e Guinea-Bissau – si sono impegnate ad appoggiare la dichiarazione insiema a Nuova Zelanda, Israele, Armenia e Giappone.

Louis Georges Tin, il fondatore della giornata inetrnazionale contro l’omofobia, appoggia la proposta di depenalizzazione universale.

Egli si è incontrato con Rama Yade, ministro francese per i diritti umani e per gli affari esteri, all’inizio di quest’anno.

Nel mese di settembre lei ha confermato che si sarebbe appellata alle Nazioni Unite per la depenalizzazione universale dell’omosessualità.

Fino alla fine del 2008 la Francia parlerà a nome di tutti gli Stati membri dell’UE all’ Assemblea generale delle Nazioni Unite, in quanto titolare della presidenza di turno dell’Unione Europea.

L’iniziativa francese sulla decrminalizzazione assumerà la forma di una dichiarazione solenne dai membri delle Nazioni Unite, piuttosto che un voto in materia delle Nazioni Unite .

La Francia presenterà il progetto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite tra il 15 e il 20 Dicembre. Il governo britannico é già sostenitore della depenalizzazione universale.

Per più di 80 paesi le relazioni con persone dello stesso sesso, in qualsiasi circostanza, sono fuori legge.

Le pene variano da pochi anni di carcere all’ergastolo.

In nove paesi, o zone di alcuni paesi, l’obbligo di pena per l’omosessualità è la morte attraverso un’esecuzione.

Più di 50 nazioni hanno firmato per sostenere l’iniziativa, ma il Vaticano si è opposto e sostiene che è giusto che molti paesi non abbiano firmato.

“Non è casuale che meno di 50 Stati membri delle Nazioni Unite abbiano aderito alla proposta in questione, mentre più di 150 non abbiano aderito. La Santa Sede non è sola”, un portavoce del Vaticano ha riferito all’inizio di questa settimana.

La Santa Sede non ha diritto di voto alle Nazioni Unite, ma il suo osservatore ha cercato di sostenere che “gli Stati che non riconoscono le unioni tra persone dello stesso sesso come ‘matrimonio’ sarnno messi alla gogna e resi oggetto di pressione”, a seguito dell’ approvazione della dichiarazione.

Mr. Tin ha dichiarato:

“Se il vostro governo non ha ancora firmato il testo, e se si pensa che sia importante chiederglielo, si potrebbero fare pressioni sul Ministero degli Affari Esteri.

“Potrebbe essere utile anche inviare un messaggio all’Ambasciatore del vostro Paese presso le Nazioni Unite.

“Si può spiegare che si tratta di una dichiarazione (non è imprescindibile), che è solo sulla depenalizzazione dell’omosessualità (non vi è alcun legame con il matrimonio), e che più di 50 paesi hanno già firmato.

“Se il governo ha già firmato il testo, si potrebbe chiedergli di contattare altri Stati vicini. Ad esempio, il Canada e il Regno Unito potrebbero contattare altri Paesi del Commonwealth, il Messico e la Spagna potrebbero contattare altri Paesi dell’America Latina.”


E così Usa ed Australia sono fuori dai giochi! Ma anche il Sud-Africa e molti Paesi islamici.

Una notizia buona però c’é: c’è tempo fino a metà mese per portare avanti la nostra petizione, e cercare di inviare messaggi per convincere quei Paesi che non hanno ancora aderito!

No gay? No day!

blockDomani 10 Dicembre 2008 ricorrerà il sessantesimo anniversario della dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. Non é casuale che proprio domani in America si svolgerà il “Day without gay“, un’iniziativa di protesta contro la recente ondata omofobica americana che, col successo del referendum del 4 Novembre, ha annullato la validità costituzionale del matrimonio per le coppie dello stesso sesso. Milioni di americani  si assenteranno dal lavoro con la motivazione di “darsi gay”!

Ispirandosi alle vicende descritte nel documentario satirico del 2004 “A day without Mexicansdi Sergio Arau, che racconta di una nuvola misteriosa che avvolge la California facendo sparire dal paese gli undici milioni di ispanici, con tutto ciò che comporta la cosa, con il Day Without Gay si propone di convincere milioni di gay a non andare a lavorare e invece di darsi ammalati, come si farebbe in una situazione di sciopero in bianco tradizionale, rivendicare che sono impossibilitati ad andare a lavorare perché quel giorno si sentono troppo gay, come azione di protesta e boicottaggio generalizzato contro la negazione dei loro diritti. Da notare che in una trentina di stati Usa ancora oggi esiste una legislazione anti-gay che permette ad esempio al datore di lavoro di licenziare chi si dichiarasse omosessuale.

Anche in Italia domani di fronte all’Ambasciata Usa dalle 17 si terrà un “day without gay”. Dopo le fiaccolate e i sit-in svoltisi in tutta Italia in questi giorni per protestare contro le dichiarazioni del Vaticano che si è opposto alla depenalizzazione universale dell’omosessualità con motivazioni prive di logica e soprattutto di quella pietas cristiana di cui dovrebbe essere portatore, anche in Italia si porterà avanti un’azione partita dal web.

Ciò che vedo è come in America, per esempio, nonostante la vittoria per un soffio della Proposition 8 le minoranze sessuali non si siano lasciate prendere dallo sconforto ma si stiano organizzando con azioni di protesta che se accolte provocheranno il blocco di numerosi ambienti di lavoro! E a questo vanno aggiunte le dichiarazioni di Obama rispetto ad un programma che prevede la difesa dei diritti GLBT.

In Gran Bretagna la regina Elisabetta II ha mostrato di voler proteggere i diritti della comunità GLBT attraverso l’introduzione di una norma sull’uguaglianza: lEquality Bill, una Carta dell’Uguaglianza – le cui disposizioni verranno attuate tra Marzo e Aprile – che si aggiungerà ad altre dodici iniziative governative, tese a rendere effettiva la parità di diritti tra il mondo lgbt e quello eterosessuale.

In Francia Sarkozy, beniamino del Papa, nonostante le dichiarazioni del Vaticano contro la proposta di depenalizzazione dell’omosessualità, andrà alle Nazioni Unite per proporre e sostenere a nome dell’Unione europea la depenalizzazione dell’omosessualità.

E in Italia?

In Italia abbiamo il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, che dopo aver promesso di votare per l’introduzione dell’aggravante omofobia nel reato di stalking, ovviamente non lo fa.

Abbiamo l’On. Binetti, teodem e neuropsichiatra, che ha identificato l’omosessualità con la pedofilia! Ma in fondo è solo una sua opinione, e non si può mica accusare qualcuno per un’opinione vagamente omofoba!

Il Vaticano che non si occupa delle anime dei fedeli, ma dei loro voti politici, con continue ingerenze nella vita privata e pubblica di chiunque, in nome di valori e testi che hanno ben poco di quell’Amore che tutto abbraccia. Ma bisogna ringraziare la diplomazia vaticana, perchè ci ha salvati da una truffa: la Francia in realtà non vuole salvare la vita di milioni di persone, ma ufficializzare i matrimoni tra omosessuali! E si sa che i comportamenti omosessuali sono tutti oggettivamente peccaminosi!

Ma perchè il Vaticano non propone allora un documento alternativo, senza strani cavilli e che vada per loro bene?

Il sonno della ragione genera mostri“, dice un famoso detto.

Non si tratta di anclericalismo o antiberlusconismo, ma di una situazione che non può più essere tollerata. Abbiamo bisogno di fatti, di gente che agisca, che non si attacchi alla burocrazia, alla politica più becera o ai buoni sentimenti, ma alla giustizia! Chi risponde all’appello?

La NOSTRA petizione

delusioneScrivo questo articolo per aggiornare sull’andamento della petizione e descrivere la genesi di quest’operazione, anche a seguito di certe dichiarazioni apertamente false e demagogiche degli ultimi giorni da parte di chi è forse più intento a far politica che a realizzare veramente qualcosa di concreto e costruttivo.

All’inizio di Settembre prende vita questo blog, mossa dall’insofferenza sempre più crescente rispetto a tutta una serie di discriminazioni, violenze e dichiarazioni nei confronti degli omosessuali e dei trans* a mio avviso ormai insopportabili. L’unica cosa che mi sentivo in grado di fare, e a cui in realtà pensavo da tanto tempo, era scrivere. Un blogmi sono dettaInLungoEInLargo credo riesca a dare l’idea di quello che vorrei fare! E così, instancabilmente, dal due di Settembre 2008 scrivo.

Ma tutto questo non mi bastava, non ancora. Mi ritengo fortunata nell’aver conosciuto Sarah, ragazza fortemente motivata e sufficientemente arrabbiata come me per tutto quello che ci circonda e non ci piace, per tutto quello che si potrebbe fare e non viene tentato. Chiacchieriamo parecchio, ci confrontiamo su numerose cose, sviluppiamo l’idea di stilare un dossier ragionato e documentato che raccolga tutti i casi di omofobia in Italia per poi presentarlo alla Carfagna a fine anno e proporre una serie di possibili soluzioni. Fu proprio allora che il caso volle che Rama Yade dichiarasse di voler proporre una cosa eccezionale: una richiesta di depenalizzazione UNIVERSALE dell’omosessualità!

Fantastico, mi dico, qualcosa finalmente si muove davvero e scrivo un articolo entusiasta! Ed invece lo sgomento è stato indescrivibile  nello scoprire che in Italia nessuno parla di questa notizia. I vari Arci dove sono? perchè non si muovono? perchè la notizia viene riportata da pochissimi siti che si occupano del mondo GLBT ma quasi come una cosa di secondo piano?

E soprattutto, mi ripetevo, perchè non prendere la palla al balzo e provare a coinvolgere i diretti interessati? Noi, che ci lamentiamo tanto, noi che subiamo tanto, noi che non abbiamo in questo momento punti di riferimento validi per sentirci quanto meno un pò tutelati?

Ne parlo con Sarah, e le propongo l’idea della Petizione.

Bellissimo, mi ripete, sei davvero vulcanica! La cosa m’imbarazza un pò, ma mi dà anche il coraggio di portarla avanti fino in fondo. Non posso non citare in tutto questo trambusto emotivo/mentale/ideologico anche il sostegno fondamentale in quel momento di Nerina Milletti owner del sito di ellexelle che mi ha seguita nel realizzare lo statuto della petizione con grande pazienza ma soprattutto con grande costanza. Non avevo mai scritto una petizione, avevo firmato tantissime volte, ma per realizzarne una non sapevo da dove cominciare.

E poi, volevo davvero scrivere uno statuto degno di tale nome, volevo scrivere tutti i punti più importanti, volevo che fosse chiara e diretta, e propositiva soprattutto! Perchè lamentarsi e basta non credo sia produttivo!

Ci siamo: dopo notti insonni trascorse a scrivere, fare ricerche, scambiarmi mail con Sarah e con la Milletti, il 23 Settembre 2008 nasce la Petizione a favore della decriminalizzazione universale dell’omosessualità.

Da lì, un’altra grande idea, in qualche modo nata grazie allo stimolo della Milletti: decidiamo di costituirci in Rete! Ma non ci piace l’idea di un’altra Associazione, quello che ci circonda è già troppo, troppo impregnato di bieca politica, troppo spaccato al proprio interno. L’idea, allora, è quella di costruire qualcosa che possa collegare tutti i diretti interessati, una sorta di Onda Anomala del mondo GLBT, che non pretenda una tessera associativa o un voto politico, ma l’impegno, l’interesse e la partecipazione a partire dalla propria coscienza, dalla propria capacità e dalla propria libera volontà di sentirsi parte di un meccanismo nuovo, in grado di smuovere ingranaggi arrugginiti.

Io e Sarah scherziamo parecchio sul nome da dare a questa rete: Rete Sache, Rete Euzér… giocando un pò con le iniziali dei nostri nomi. Poi, una sera, dal momento che sono letteralmente innamorata della lingua greca, provo a creare un nome che abbia anche un significato forte. Agatergon in greco vuol dire “cose buone“, ma é anche vero che ci vorrebbe un nome che non si dimentichi facilmente. Ne parlo con Sarah, che inizialmente rimane perplessa, poco convinta di una parola così impegnativa. Ma poiché la notte porta consiglio, l’indomani trovo un’altra mail in cui mi dice:  “per me agatergon va bene, e conoscendone il significato mi piace anche di più!”.

Così, a fine Settembre, poco dopo la Petizione, nasce anche la Rete Agatergon, aperta a chiunque ne voglia far parte. Unico requisito richiesto: agire, per cercare di realizzare quante più cose buone possibili! Non importa se si è lontani migliaia di Km, l’importante é essere ideologicamente e motivatamente vicini, uniti nel voler tentare di far cambiare le cose in prima persona. Perché é questo quello che manca: la consapevolezza che non sarà un Ministro, non sarà il Presidente di un’Associazione, non saranno le liti interne ai movimenti a far cambiare le cose, ma saremo noi: non nascondendoci più, parlando, promuovendo iniziative, scrivendo quello che ci accade, nutrendo la coscienza che il nostro futuro ed il nostro benessere inizia a partire da noi stessi!

Il giro di firme, inizialmente, é il solito: gli amici, il forum di ellexelle che aveva visto nascere e svilupparsi quest’idea. Ma non bastava! Cominciamo allora a scrivere una serie di mail da inviare a tutte le principali associazioni italiane: Famiglie Arcobaleno, LLI, LiliElbe, Arcigay, Arcilesbica, Azione Trans, ma anche tutti i principali aggregatori di notizie, così come notiziegay, gaynews, queerway, ecc.

Nessuno ci risponde. Solo Famiglie Arcobaleno inserice il giorno dopo il link alla petizione e lo statuto della stessa sul loro sito. Arcigay, a distanza di qualche giorno, pubblica un articolo in cui parla della nostra petizione, accennando appena alle autrici (e che adesso è praticamente introvabile sul loro sito). Ma l’importante è che venga recepita – ci diciamo! Da Arcilesbica, nessuna notizia per un intero lunghissimo mese. Solo all’inizio di Novembre, grazie all’aiuto di una mia amica, riusciamo ad avere il banner inserito in fondo alla pagine della loro homepage. Spiegazione di questo ritardo: é un periodo di dissidi e problemi all’interno dell’Associazione.

A fine Settembre, poi,  in seguito alla firma di ILGA, concordiamo con Sarah di tentare di inviare la petizione anche alle Associazioni e ai gruppi stranieri, essendo una cosa che riguarda praticamente tutto il mondo. Altre notti insonni trascorse a tradurre la petizione in tre lingue: inglese, francese e spagnolo, e a cercare tutti gli indirizzi utili cui inviare il progetto ed il testo. Amnesty, Kobiety Kobietom, ed altri nomi importanti. Devo dire che stavolta in molti ci hanno risposto, confermando la loro adesione ed il loro impegno a far circolare la petizione, che comunque sul sito rimane in italiano (e loro avevano quel link). Addirittura c’è stato chi si è proposto di tradurre la petizione anche in polacco, senza alcun seguito!

Addirittura da alcuni gruppi italiani riceviamo risposte poco esaltanti, dicendoci che tanto una petizione on-line non è valida e che per il movimento questo è inutile, o che a loro avviso lo Statuto è incompleto e a loro questa sembra solo un’occasione mancata, per questo firmano ma delusi e a titolo del tutto personale e non dell’intera associazione. O peggio, risposte di persone che ci hanno confermato la loro adesione e l’impegno ad inserire la notizia ed il link sul loro sito, ma a tutt’oggi niente!

Va bene – ci diciamo – evidentemente non tutti vogliono partecipare, e non si può costringere nessuno, e soprattutto evidentemente abbiamo peccato di poco zelo! Così, sia io che Sarah, ci mettiamo a leggere libri e articoli, e a fare mille domande per farci ancor più chiarezza su argomenti quali l’identità di genere, i/le transgender, la sessualità e così via, perchè magari abbiamo dato per scontato determinate cose che in realtà non comprendiamo, non conoscendole.

Devo dire che in tutta questa fase, spesso avvilente, riusciamo ad avere lo stimolo e l’appoggio di due persone che credo siano state fondamentali, almeno per l’umore ed il coraggio impartitoci: Roberto Caponio e Delia Vaccarello. Roberto ci aveva invitate a partecipare al Forum Umanista Europeo e a presentare come Rete i nostri progetti, ma essendo entrambe impegnate in quel periodo abbiamo potuto solo inviare un documento che pare però sia stato accolto con grande interesse anche dai rappresentanti delle comunità straniere, e greche in particolare. Delia si è interessata a noi e alla nostra azione tanto da arrivare a scrivere due articoli, uno sul blog di liberitutti dell’Unità, e l’altro uscito sull’ Unità dell’ uno Dicembre!

Perchè scrivo tutto questo?

Perchè fino a ieri non m’importava che si sapesse quanta fatica, quante risposte  avvilenti o ignorate, quante notti insonni per far contenti tutti abbiamo dovuto superare. Ma non ci importava, poiché l’obiettivo era altro, il progetto coinvolgeva comunque tutti e non poteva avere leader di sorta. Anche per questo, dopo le dichiarazioni del Vaticano, ho inviato una mail alle più importanti associazioni italiane GLBT chiedendo coesione e partecipazione attiva in un momento così delicato ed importante come questo! Anche lì, una sola striminzita risposta da Arcigay che mi ringraziava per il sostegno e la solidarietà!

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata stanotte, leggendo quanto segue:

Inoltre sono giunti dalla Francia, da alcuni ambienti istituzionali, i ringraziamenti per le iniziative della nostra associazione” – spiega Mancuso – In particolare il sostegno in merito alla campagna lanciata sul social network Facebook dal titolo Stop Vatican Attack – Support Homosexuality Decriminalization, che in due giorni ha raccolto quasi 10.000 adesioni solo in Italia.”
Info http://apps.facebook.com/causes/167395?m=454a9415.

Centinaia di persone hanno partecipato alla manifestazione di oggi di fronte al Vaticano, che è stata l’occasione per rilanciare un nuovo appello in favore della campagna francese, sostenuto anche da diverse organizzazioni LGBT europeee”.

Indovinate che link trovate a quell’indirizzo? Proprio quello della nostra petizione.

E non è finita:

Ciò che sta accadendo in questi giorni è un fatto straordinariamente importante.” – conclude Mancuso – “Arcigay ha saputo lanciare una campagna di sensibilizzazione mondiale in difesa della vita e della dignità di migliaia di persone lesbiche e gay. La nostra azione ha suscitato interesse e sostegno da parte di organizzazioni umanitarie internazionali, di ambienti diplomatici dell’ONU, ma soprattutto di migliaia di cittadini e cittadine, eterosessuali ed omosessuali, cristiane e non, che sia attraverso la rete, sia attraverso la partecipazione alle nostre azioni in diverse città, ci sono vicini per una causa che riguarda la libertà di ciascuno di noi.”

A questo punto, dal momento che mi sembra si stia cavalcando l’onda della popolarità di un’iniziativa in un primo momento quasi osteggiata, e sicuramente poco calcolata, ritengo sia stato doveroso raccontare come siano andate le cose.

E l’aver citato le persone realmente coinvolte in questo progetto non vuole essere un atto d’accusa contro nessuno, ma un momento di partecipazione e condivisione. Per questo non posso fare a meno di citare e ringraziare  tutti voi, tutti noi, i 1.571 firmatari ( a tutt’ora), e nel dire che questa petizione è nostra, intendo di tutti coloro che hanno aderito all’iniziativa credendoci veramente, credendo che agendo un altro mondo, privo di demagogia e personalismi, é realmente possibile!

E’ a voi stessi che dovete dare un incoraggiamento ed un ringraziamento, per essere riusciti a darvi una possibilità. Ed è tutti voi che la RETE AGATERGON attende a braccia aperte, perchè sia possibile essere attivi in tanti, condividendo la voglia di cambiare le cose, ognuno con le proprie capacità, ognuno con le proprie possibilità.

Mi sembra infine doveroso comunicare a tutti che giorno 10, giorno in cui la Francia presenterà all’ ONU la proposta per la decriminalizzazione,  chiuderemo la petizione,  che abbiamo già provveduto ad inviare le firme al Parlamente Europeo, in modo che almeno una parte arrivino entro il 10, e che la prossima settimana le invieremo anche al Ministro Carfagna.

Questo è solo il primo passo di una serie di iniziative pensate durante lunghe notti di chiacchierate. Ma chiunque può partecipare, chiunque abbia voglia di dare un contributo, innanzitutto a se stesso, ed anche a tante persone che forse non trovano il caraggio di sbloccare una quotidianià o una condizione spesso castrante e dolorosa. Chiunque voglia proporre un’idea, un articolo, delle foto, un libro, un’azione ad ampio o a  piccolo raggio mi scriva: inlungoeinlargo@gmail.com.

La Rete aspetta solo di ampliarsi!

Lavat

iran1Lavat in iraniano vuol dire “sodomia”, uno dei delitti, così come l’omosessualità femminile, per i quali è prevista la pena capitale, in base alla legge islamica.
Circa un anno fa il presidente Mahmud Ahmadinejad, partecipando ad un incontro presso la Columbia University di New York, ha risposto ad una domanda circa il trattamento dei gay nella Repubblica islamica affermando che nel suo Paese non esistono omosessuali.

E’ di ieri invece la notizia che in Iran rimarrà in vigore la pena di morte per gli omosessuali, anche se dovesse passare la proposta Onu per la depenalizzazione dell’omosessualità. Mohammad-Taqi Rahbar, membro della commissione Giustizia del Parlamento iraniano, ha affermato: “In base alla sharia e alle leggi divine, in Iran l’omosessualità è considerata odiosa e inaccettabile. Gli stranieri possono dire quello che vogliono, ma noi continueremo sulla nostra strada, perché quello che facciamo serve a prevenire la corruzione. […] le leggi islamiche garantiscono tutti i diritti”. “Anche se ratificheranno la depenalizzazione” continua Rahbar “non potranno imporla, perché ciascun Paese ha le sue leggi, diritti e linee rosse. E’ il caso della Convenzione internazionale per i diritti delle donne, adottata da molti Paesi, compresi alcuni islamici, ma non da noi, perché vi sono alcune parti che non accettiamo”.

Quale conferma “migliore” per abbattere la convinzione secondo cui definire discriminata la categoria degli omosessuali significa invitare a nuove discriminazioni? Migliaia di persone rischiano la propria vita a causa del loro orientamento sessuale, e l’attenzione dovrebbe essere rivolta a loro ed ai loro diritti, e non alla possibile discriminazione che subirebbe l’Iran in quanto persecutore!

Migliore ha anche affermato: “Per esempio, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come “matrimonio” verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni“. Ma se si legge con attenzione la bozza non si fa alcun riferimento a nessun tipo di legalizzazione delle unioni o equiparazione di esse al matrimonio.  E’ forse lungimiranza?

Questo fine settimana sarà caratterizzato da una serie di eventi volti a sottolineare la protesta contro la posizione vaticana che promuove la persecuzione universale dell’omosessualità, con occasioni di azione ed informazione sulla condizione di violenza subita dagli omosessuali in molti Paesi di fronte gli arcivescovadi e dinnanzi le chiese.

Di seguito il calendario:

MILANO – Lombardia

Sit-in in zona Piazza Duomo mercoledì 10 dicembre – anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo – ore 17.30

PADOVA – Veneto

Volantinaggio sabato 6 dicembre in Prato della Valle

BOLOGNA – Emilia-Romagna

Volantinaggio di sensibilizzazione e distribuzione di fiori di fronte alle chiese lunedì 8 dicembre; sit-in Piazza Nettuno nei pomeriggi di martedì 9 e mercoledì 10 dicembre

FIRENZE – Toscana

Sit-in nel centro cittadino lunedì 8 dicembre ore 17

PERUGIA – Umbria

Conferenza stampa presso la sede Arcigay in via Pallotta 42 sabato 6 dicembre ore 10

NAPOLI – Campania

Sit-in davanti al Duomo sabato 6 dicembre alle ore 11

COSENZA – Calabria

Mostra di fotografie sulle violenze omofobiche – itinerante nelle strade della città in occasione dei Test Days.

CATANIA – Sicilia

Azione performativa in piazza Duomo il domenica 7 dicembre dalle 10 alle 13

ROMA – manifestazione nazionale

Sit-in nazionale in piazza Pio XII davanti a San Pietro sabato 6 dicembre alle ore 17 promosso da Arcigay ed Arcilesbica.

E dato che il tono di questi giorni è sostenuto e spesso svilente, inserisco un video allegro ma ironico per cercare di sdrammatizzare un pò: