Dossier 2009

    • 15 Gennaio 2009: Padre Cantalamessa: “La rivoluzione gender? E’ destinata a fallire come il marxismo”. L’anatema di Padre Cantalamessa contro la rivoluzione ‘gender’: “E’ destinata a fallire come il marxismo”.
      “La rivoluzione ‘Gender’ presenta non poche analogie con il marxismo ed e’ probabilmente destinata alla stessa fine”: lo ha detto padre Raniero Cantalamessa, Predicatore della Casa Pontificia, all’incontro Mondiale delle Famiglie di Citta’ del Messico. L’istanza della ‘pari dignita’ degli omosessuali e transessuali “ha portato – a suo giudizio – a proposte folli, come quella di abolire la distinzione dei sessi e sostituirla con la piu’ elastica e soggettiva distinzione dei ‘generi’ o quella di liberare la donna dalla ‘schiavitu’ della maternita” provvedendo in altri modi, inventati dall’uomo, alla produzione dei figli”. “Proprio la scelta del dialogo e dell’autocritica – sostiene Cantalamessa – ci da’ il diritto di denunciare questi progetti come ‘disumani’, contrari cioe’ non solo alla volonta’ di Dio, ma anche al bene dell’umanità”. “L’unica nostra speranza – ha concluso il Francescano – e’ che il buon senso della gente, unito al desiderio dell’altro sesso, al bisogno di maternita’ e di paternita’ che Dio ha inscritto nella natura umana, resista a questi tentativi di sostituirsi a Dio, dettati piu’ da tardivi sensi di colpa dell’uomo, che da genuino rispetto e amore per la donna”.

    • 15 Gennaio 2009: Milano, trans rifiuta una prestazione gratuita e viene rapinata. Vittima una transessuale brasiliana che, dopo aver detto di no a un egiziano, è stata spinta a terra e rapinata della borsetta. Il nordafricano, con precedenti per rapina e furto, è poi scappato, ma non ha fatto molta strada: è stato fermato ed arrestato da un equipaggio dei carabinieri. L’episodio è avvenuto l’altra sera, poco prima delle 22.30, in via Novara, all’angolo con via San Romanello. Una «gazzella» dell’Arma è stata fermata da un viados che ha segnalato una rapina ai danni di un suo amico che aveva rifiutato una prestazione sessuale gratuita. Con la descrizione del malvivente, i carabinieri hanno perlustrato la zona, fino ad incrociare un uomo che corrispondeva all’aggressore. Stessa corporatura, stesso abbigliamento. L’uomo è stato fermato: era una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine con precedenti specifici. E’ stato così arrestato.
    • 15 Gennaio 2009: Avvenire, unoini civili? Lo Jodice: “I desideri non meritano tutela”. Se si potesse dire “inventore di diritti”, bisognerebbe riconoscere questo titolo al professor Aldo Lojodice, docente di diritto costituzionale a Bari. Nel 1967 individuò il “diritto all’informazione” e nel 1970 scrisse la relativa voce nell’Enciclopedia del diritto. «Ma allora – dice il giurista – dimostrai che questo diritto si basa sul sistema costituzionale e non sui desideri». Il problema è questo: non tutti i desideri sono diritti. Lojodice contesta appunto che siano diritti nuovi sui quali legiferare con urgenza istanze come la regolamentazione delle unione di persone dello stesso sesso, o il trattamento terapeutico dei malati terminali, come invece ha ipotizzato il presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick. «Molti diritti – spiega il costituzionalista – si possono dedurre anche implicitamente dal testo costituzionale.Però ci sono i limiti fissati dai principi della Costituzione, fra i quali la dignità dell’uomo che non può essere lesa dalla costruzione di presunti diritti che soddisfano il desiderio di comodità o di piacevolezza di qualche persona e rischiano di ledere la dignità di tante altre. La fissazione di nuovi diritti va bene – conclude Lojodice – se rispettano il quadro dei principi costituzionali e non il contesto dei desideri umani fittizi o reali che siano». Al presidente Flick, Maria Pia Bàccari, docente di diritto romano alla Lumsa, riconosce serietà e rigore. Proprio per questo immagina che Flick, auspicando una regolamentazione legislativa di nuovi diritti, abbia voluto porre dei paletti allo strapotere e all’arroganza talvolta dimostrata dalla magistratura. Quanto a quei diritti che dovrebbero essere «presi sul serio», secondo l’epressione di Dworkin, secondo la docente non sono neppure ‘ istanze’: «Il diritto delle unioni omosessuali? – si chiede – Sono piuttosto pulsioni individuali e non è concepibile che per ogni pulsione individuale ciascuno si debba svegliare la mattina e chiedere un riconoscimento giuridico. Tutto questo è patetico.» L’esempio dell’eutanasia per la professoressa Bàccari rende chiaro il pensiero di Flick: «Nel caso di Eluana, che la Cassazione entri pesantemente nella questione e che un giudice faccia saltare a pezzi le linee guida dell’ordinamento con l’accetta è assurdo. Allora, meglio la legge. Flick dice semplicemente: attenzione, c’è una deriva della magistratura. Egli stesso parla di limiti, e dice: meglio i paletti. Probabile che voglia dire che il Parlamento può intervenire anche vietando, perché Flick crede nel diritto e crede nei principi». Anche Luciano Eusebi, ordinario di diritto penale all’Università Cattolica, sottolinea la necessità di questa demarcazione: «Credo importante – dice – che si sia sottolineata l’assenza di un potere di innovazione normativa in sede giudiziaria e l’esigenza che le stesse questioni aperte circa i diritti fondamentali restino di competenza del legislatore. Anche a salvaguardia dei compiti della Corte Costituzionale, esercitabili in rapporto alle leggi, e non alle sentenze. Ciò significa, tra l’altro, che il legislatore non può essere condizionato da pronunciamenti di pretesa applicazione diretta della Costituzione, in contrasto con il diritto positivo, da parte dei giudici». Secondo Fabio Macioce, docente di filosofia del diritto alla Lumsa e segretario dell’Unione dei giuristi cattolici, un diritto non esiste soltanto perché qualcuno lo richiede. «Spesso – spiega – l’espressione ‘diritto’ è solo una definizione giornalistica. Mi riferisco alle unioni di fatto o all’eutanasia. È scorretto chiamarli diritti, sono richieste che, come tali, vanno prese certamente in considerazione e discusse, ma non per questo sono diritti. Chiederei anche una maggiore precisione linguistica, che da parte di Flick sarebbe doverosa. Parlerei di istanze che alcuni settori della società avanzano. Possono avanzarle, ma possono anche essere rigettate».
    • 13 Gennaio 2009: Milano, Stefano Galli (Lega): “Sono contrario a celebrare l’omosessualità come una non-malattia mentale”. Il Consiglio Regionale lombardo boccia la mozione contro l’omofobia. Il talebano Galli insulta e discrimina gli omosessuali. Il centrodestra liberale, se c’è, dimostri di esistere. Milano, 13 gennaio 2009 – Oggi, dopo tre anni che giaceva nel cassetto, è arrivata nell’aula del consiglio regionale la mozione proposta dal centrosinistra contro l’omofobia, con la quale si chiedeva l’adesione all’iniziativa internazionale per l’istituzione di una giornata contro l’omofobia, da celebrarsi il 17 maggio di ogni anno.
      La mozione è stata bocciata dalla maggioranza di centrodestra, e il capogruppo della lega Stefano Galli ha motivato il suo voto contrario definendo il documento un “colpo di culo”, dichiarando che lui era contrario “a celebrare l’omosessualità come una non-malattia mentale”.
      Il centrodestra liberale, se ancora esiste in Lombardia, insegni alla Lega la cultura occidentale della libertà e del rispetto dei diritti individuali, chiedendo insieme a l’opposizione l’iscrizione all’ordine del giorno del progetto di legge contro le discriminazioni sessuali che ho presentato ormai tre fa.
      Marcello Saponaro, consigliere regionale dei Verdi
    • 13 Gennaio 2009: Milano, denuncia dei Verdi: “I leghisti discriminano i gay in consiglio regionale”. “Oggi in Consiglio Regionale, in occasione della discussione di una mozione presentata da Rifondazione Comunista sulla questione dell’omofobia, il capogruppo della Lega Stefano Galli ha di fatto paragonato l’omosessualità a una malattia mentale. Se la cosa si sapesse in giro la considerazione dei cittadini verso la terza assemblea legislativa del nostro paese sarebbe ancora più bassa”. E’ quanto Carlo Monguzzi, consigliere regionale dei Verdi. “Per questo – prosegue – chiediamo l’urgente intervento di Formigoni che spieghi a Galli come stanno le cose. Da chi ci pretende di governare pretendiamo il massimo rispetto di persone e cose, a maggior ragione delle forme di amore che ciascuno di noi deve poter scegliere nella massima libertà”.
    • 11 Gennaio 2009: Milano, “Omosessuale? Non donerai mai più”. I medici parlano di “rapporti a rischio”. Ma il ministero aveva modificato il concetto nel 2001.
      Da tre settimane Leonardo è inserito in un elenco. In compagnia di persone dal destino comune: non potere più donare il sangue. Il fatto è che Leonardo, lucano ventiduenne laureatosi in Filosofia a Milano e “ivi residente”, è omosessuale. E al Policlinico di Milano gli hanno detto di no. E dire che Leonardo (nome di fantasia) aveva preso la decisione di essere utile alla società, con entusiasmo, un mese fa circa.
      Un mattino, mentre fa la spesa alla Coop di via Lodi a Milano, viene fermato da alcuni volontari che promuovono la donazione di sangue. Lui lascia numero di telefono e nome. Lo ricontattano dopo qualche giorno e gli fissano un appuntamento. Un sabato. Leonardo quel sabato varca l’ingresso del Centro trasfusionale e di immunoematologia. Poi si sottopone alla prima parte della trafila di chi ancora non ha mai donato. Gli fanno l’analisi dell’emoglobina. In mano gli mettono un foglio informativo su tutte le limitazioni alla donazione. «Si parlava – ricorda oggi – di interventi chirurgici, di diabete eccetera. Assolutamente non di omosessualità».
      Poi, una dottoressa comincia una serie di domande. «Un quarto d’ora di interrogativi – racconta al telefono -che entravano sempre più nel personale. Quando mi ha chiesto di una eventuale partner, io ho risposto: caso mai, un partner. Ah, lei è omosessuale, mi ha domandato.
      Io ho confermato. Lei ha sogghignato. E mi ha spiegato che era una discriminante». Il rischio sarebbe
      soprattutto il virus dell’Hiv, responsabile dell’Aids.
      Leonardo cerca di dimostrare il contrario. Di ricordare che il suo sangue deve ancora essere analizzato. E’ una regola interna al Policlinico, ribatte la dottoressa, nella ricostruzione di Leonardo.
      «Io mi arrabbio -continua- e dico che è una grande discriminazione. Chiedo come funzioni nel resto
      d’Europa. L’unica cosa che ottengo è la fotocopia di uno studio americano che dimostrerebbe
      la tesi dell’ospedale. La mia domanda finale è: io avrei potuto mentire e non dire di essere omosessuale.
      La dottoressa non ha saputo cosa dirmi».
      Maurizio Marconi, direttore del Centro trasfusionale, non accetta le accusa di comportamento discriminatorio da parte dell’ospedale: «Essere omosessuale – dichiara al telefono – non è motivo
      di esclusione. Ciò che rappresenta un ostacolo insormontabile è che aveva avuto rapporti omosessuali
      fra maschi. Quelli fra donne non rappresentano un problema».
      E le analisi? Non danno certezze sull’assenza omeno di virus nel sangue? «Le analisi -risponde Marconi- anche le più sofisticate, non danno la sicurezza al cento per cento».
      Mase le analisi non danno la certezza, e ci si basa solo sulle dichiarazioni del donatore che possono essere false, come si fa a stare tranquilli?
      «Noi possiamo solo fare le analisi e fare domande al donatore -dice il medico- non iniettare il siero della
      verità. La legge italiana lascia la decisione di cosa sia un comportamento a rischio al medico. E uno studio pubblicato sul Jama (il giornale dei medici Usa) nell’estate scorsa parla dei rapporti fra maschi un fattore di rischio». La questione è stata molto dibattuta negli anni scorsi (e di vicende come quella di Leonardo se ne sono verificate altre al Policlinicodi Milano).
      L’allora ministro della Sanità Francesco De Lorenzo, negli anni Novanta, in pieno tifone Aids, decise che
      fossero distinte alcune “categorie a rischio”: tossicodipedenti, omosessuali e poche altre. Nel 2001 il ministro Umberto Veronesi cambiò il punto di vista: a rischio erano casomai comportamenti, e non categorie. Adesempio, un alto numero di partner alzava la probabilità di contrarre l’Hiv. A prescindere se
      si trattasse di rapporti omosessuali o eterosessuali.
      La norma non venne modificata da altri due ministri- peraltro del centrodestra, quindi di estrazione politica non aperta alla questione – come Girolamo Sirchia e Francesco Storace. Quest’ultimo addirittura, il 4 settembre del 2005, annunciò l’apertura di un’inchiesta amministrativa al Policlinico di Milano: era accaduto che un omosessuale avesse ricevuto le stesse risposte ottenute da Leonardo.
      Quanto dura il divieto a donare il sangue? «E’permanente», risponde Marconi.
      Oggi Leonardo, mentre continua gli studi specializzandosi, decide se vuole fare il videoreporter o l’urbanista. Di sicuro – se la norma non cambia e resta la proscrizione – non farà mai il donatore.
    • 10 Gennaio 2009: Trieste, parole inquietanti di un dirigente di giovanili di calcio. I gay non sono accettati. Nessun gay nel calcio dilettantisco triestino. Il Presidente del San Luigi: «Scoprissi di averne uno gay al San Luigi, lo caccerei». Il presidente: «Qui non sarebbe visto di buon occhio» I suoi colleghi: «Ma a Trieste pare non ce ne siano».
      Non ci sono gay nel mondo del calcio dilettantistico triestino. E se mai ci fossero, non sarebbe il caso di farlo sapere troppo in giro. Con pareri quasi unanimi gli addetti ai lavori del mondo calcistico locale si sono espressi in maniera negativa sull’impiego di giocatori gay nelle proprie squadre, un tema scottante e di attualità dopo le ultime dichiarazioni del ct della nazionale italiana Marcello Lippi. Le parole più dure giungono dalla massima carica del San Luigi, Ezio Peruzzo: «Premettendo che non ho mai conosciuto problemi di omosessualità all’interno del mondo del pallone locale posso dire che un giocatore che manifestasse la propria diversità non sarebbe visto di buon occhio. Non so se si tratta di una malattia o di un vizio, ma avere qui al San Luigi qualcuno così creerebbe più di qualche perplessità e disagio, soprattutto vista la presenza dei più piccoli». Più morbida la linea adottata da Nicola De Bosichi, presidente del Trieste Calcio: «Gay nel calcio? Mai visti o forse sono solo bravi a mascherarlo. Diciamo comunque che finché uno si fa gli affari suoi, lontano dalla società, può anche andar bene, ma se poi facesse il monello con qualcuno della squadra non potrei proprio accettarlo e poi credo che rischierebbe grosso anche con gli altri compagni». Antonio Pignatiello, numero due del Ponziana, appare più pragmatico: «Come tratterei la questione se avessi un calciatore omosessuale in squadra? Credo che la miglior cosa da fare sarebbe una riunione del consiglio direttivo, ma se uno pensa a fare il giocatore e tiene fuori la sua vita privata, non ci dovrebbero essere grossi problemi». Questa la visione dei sodalizi della città. Ma che aria tira in altipiano? Il vento non sembra essere poi così tanto diverso: «Ognuno ha la propria vita privata, ma certo questa non dovrebbe intaccare l’ambiente», spiega Roberto Vidoni, numero uno del Vesna. Anche una donna come Silvana Moro, presidente della Polisportiva Opicina, rimane sostanzialmente nel trend: «Purché non vi sia una palese ostentazione che potrebbe turbare soprattutto le famiglie che frequentano la società, credo che la situazione si potrebbe risolvere in maniera positiva anche se è chiaro che non condivido affatto la filosofia di vita di un omosessuale». Più aperto rispetto agli altri appare invece la massima carica del Kras, Domenico Centrone: «Quello che conta è che un giocatore accetti e rispetti le direttive date dalla società e che sia un buon giocatore, poi ognuno è padrone di gestire la propria vita privata. Ad ogni modo, sinceramente non ho mai sentito che esistano calciatori gay a Trieste». L’unico a non avere alcuna remora su questo argomento sembra il presidente del Primorec, Darko Kralj: «Non sono omosessuale, ma non sono contrario ai gay. Sono cose che nella vita capitano e oggigiorno in tanti Paesi due persone appartenenti allo stesso sesso hanno anche il diritto a sposarsi. Ad ogni modo, se si dovesse verificare la situazione in cui un calciatore dichiari apertamente la propria omosessualità bisognerebbe capire la reazione dei compagni di squadra, anche se personalmente non sarebbe un grosso problema».
    • 9 Gennaio 2009: Città del Vaticano, le convivenze offuscano la famiglia. Di fronte alla diffusione di leggi ”che permettono, con molta facilita’ l’aborto, come pure il divorzio rapido e l’eutanasia” opporsi e’ ”un obbligo morale”, e le famiglie cattoliche devono ”affrontare la sfida” per bilanciare ”l’impulso di piccoli ma attivi gruppi di pressione fortemente ideologizzati e dalle grande risorse economiche”: lo si afferma in una nota di presentazione del sesto incontro mondiale delle famiglie diffuso oggi dalla sala stampa vaticana. L’incontro si svolgera’ dal 14 al 18 gennaio a Citta’ del Messico; il Papa vi dedichera’ due discorsi, uno registrato e uno in diretta televisiva, avendo nominato legato pontificio il segretario di Stato, card. Tarcisio Bertone. Al Congresso sono attese tra le sei e le diecimila persone, mentre per l’intero periodo, che culminera’ in una celebrazione eucaristica conclusa dal discorso del Papa, ”si prevede la partecipazione di oltre un milione di persone”. Come gia’ avvenuto per l’ultima Gmg, saranno assicurati collegamenti via internet con parrocchie e luoghi di preghiera di tutto il mondo, per favorire la partecipazione anche di chi vorrebbe ma non potra’ essere presente. ”La famiglia oggi deve affrontare, con creativita’ e spirito propositivo – si legge nella presentazione, illustrata oggi in Vaticano alla presenza, fra gli altri, del presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, card. Ennio Antonelli – la sfida di una cultura individualista e mercantilista, basata sulla produzione e sul consumismo”. ”Si privilegiano altre forme di convivenza che offuscano il valore della famiglia, basata sul matrimonio di un uomo e di una donna – prosegue il documento con implicito riferimento alle coppie gay – e porsi al servizio dela trasmissione della vita e dell’educazione dei figli diventa oggi molto difficile”. Sta pero’, oggi piu’ che mai, proprio alla famiglia – secondo il Vaticano – raccogliere queste sfide, a cominciare da quella educativa che, secondo il cardinale Antonelli (da poco nominato al dicastero al posto dello scomparso messicano card.Alfonso Lopez Trujillo, al quale si deve gran parte del lavoro preparatorio all’incontro) costituisce la premessa ”di un armonico sviluppo sociale”.
      Nel preannunciato discorso papale al Congresso eucaristico di Città del Messico si torna su di uno dei terreni preferiti dell’attuale papa tedesco, etica e famiglia, e si ribadisce una posizione familista che è del tutto priva di riscontro nella realtà. Si dice che le coppie gay offuscano la famiglia tradizionale composta da uomo e donna e non si capisce ne come ne perché. Anche il confronto, tutto italiano, tra famiglia tradizionale e famiglia gay nell’inchiesta Una Famiglia normale di Stefano Bolognini (ed. Sonda) mostra che la famiglia tradizionale italiana è pronta ad accogliere nel tessuto sociale la coppia gay e non se ne sente né minacciata né offuscata. Le esperienze ormai consolidate di quei paesi europei, e sono la maggioranza, che da alcuni decenni riconoscono i diritti delle coppie omosessuali dimostrano esattamente il contrario di quanto afferma il Vaticano. In quei Paesi è aumentato il numero dei nuclei familiari, sono aumentati i matrimoni eterosessuali e nell’area scandinava e in Francia è aumentata persino la natalità. Complessivamente con le legislazioni per le unioni civili è aumentato il benessere e la coesione sociale e soprattutto si è data sistemazione legislativa a centinaia di migliaia di persone che, viceversa, non avrebbero avuto alcun riconoscimento e alcuna protezione sociale. Ancora una volta il Vaticano parla per ideologia senza considerare i dati di fatto che vanno in direzione opposta ai suoi enunciati. In sostanza una società migliora se riconosce i diritti di tutti i cittadini, quelli omosessuali compresi, e se garantisce pari dignità a tutte le forme famigliari. E’ molto triste notare infine, come un’organizzazione religiosa come quella cattolica debba in continuazione promuovere la discriminazione più brutale verso i cittadini omosessuali per dare senso e sostanza al proprio messaggio religioso. Ma raccontare bugie, come farà il papa in videoconferenza in Messico, non porta molto lontano.
    • 9 Gennaio 2009: Città del Vaticano, Tintin non era gay. Tintin, ”l’eterno ragazzo con il ciuffo all’insu”, accompagnato dal fedele cane Milou, non deve diventare un’icona gay. A difesa del celebre protagonista del fumetto belga di Herge’ scende in campo oggi anche l”0sservatore Romano’. Il giornale vaticano ne celebra gli 80 anni e taccia come una ”insulsa polemica” quella sollevata sul Times da Matthew Parris, deputato conservatore britannico, secondo il quale Tintin sarebbe omosessuale. Il quotidiano difende anche il fumettista Herge’, dalle ”infami accuse” di antisemitismo. ”L’eterno ragazzo con il ciuffo all’insu’ compie ottant’anni e suo padre ne avrebbe quasi 102”, scrive Monica Mondo sul quotidiano del Papa. ”L’eroe che tutti vorrebbero essere, l’amico che tutti vorrebbero avere. Eppure – precisa l”Osservatore’ – alla vigilia dell’anniversario e’ riesplosa un’insulsa polemica, imbastita su ‘The Times’ da Matthew Parris, antico deputato conservatore che ‘La Stampa’ definisce ‘noto per le sue battaglie per i diritti degli omosessuali” e secondo il quale Tintin sarebbe gay”. Il giornale vaticano ricorda come ”contro la provocazione britannica” su ‘Le Figaro’ sia sceso in campo lo scrittore e psichiatra tintinofilo Serge Tisseron che ”ha giustamente liquidato la questione come una estrapolazione illegittima”. ”Girovagando tra i siti, ufficiali e ufficiosi, dedicati al giovane protagonista di Herge’ – prosegue l”Osservatore romano’ – stupisce quanti fan (e fanatici), quanti collezionisti ed esperti si scambino notizie, curiosita’, rarita’, preoccupazioni in rete. Preoccupazioni, perche’ c’e’ sempre qualche saccente che tira fuori la storia del collaborazionismo, che sussurra perfino l’infame parola ‘antisemita’ per bollare l’autore. Tutto perche’ Herge’ lavorava per ‘Le Soir’ durante l’occupazione tedesca. Ma i lettori sanno bene che le sue storie esprimono sempre avversione per i regimi autoritari. Di destra e di sinistra”.
      Per l’Osservatore Romano, giornale ufficiale del Vaticano, dire che Tin Tin è gay è una bestemmia, per noi no. E chiediamo all’Osservatore: e anche se fosse, dove starebbe il problema?
    • 8 Gennaio 2009: Milano, per regolarizzare i trans li assume come operai e poi li fa prostituire. Per ora è stato solo fermato e indagato per favoreggiamento della permanenza di clandestini sul territorio italiano. A suo carico gli investigatori milanesi della squadra mobile e dell’ufficio immigrazione hanno scritto ben 18 pagine di verbale di sequestro, arrivato ieri sul tavolo del pm Stefano Civardi che deciderà se arrestarlo o no. Gli estremi ci sono tutti. L’indagato è un industriale che vive in provincia di Novara ed è titolare di due società, due ditte di abbigliamento e sartoria. Lunedì mattina ha ricevuto a casa la visita della polizia milanese che, da un po’, aveva scoperto strani «legami» tra lui, Milano e almeno una cinquantina di clandestini, tutti transessuali brasiliani. Sudamericani che risultano essere stati regolarmente assunti nelle sue ditte del Novarese come operai. E che invece continuano ad «esercitare» la loro professione sui marciapiedi meneghini senza aver mai lavorato nemmeno un giorno per questo fantomatico datore di lavoro. Lui, intanto, si arricchiva a spese loro tanto che procurare documentazione falsa per il soggiorno degli stranieri sul nostro territorio era diventato molto più redditizio della sua occupazione ufficiale. Per ciascuna pratica il titolare delle ditte di abbigliamento, infatti, si faceva pagare salato: 50 euro per ogni busta paga, 200 euro per il contratto di soggiorno e 150 per la dichiarazione di assunzione. Insomma, per mettere in regola ciascun brasiliano l’imprenditore incassava dai 400 ai 500 euro. Che, moltiplicati per almeno 50 finti operai (e si tratta solo di quelli scoperti finora dagli investigatori durante la lunga perquisizione nelle ditte dell’industriale) fa circa 20mila euro nel giro di sei mesi. Una bella sommetta, soprattutto se si considera che la voce, a Milano, si era sparsa e il giro d’affari dell’uomo mirava ad aumentare nel giro di poco tempo o, comunque, non certo a rallentare i propri ritmi. Questo almeno a giudicare da tutta «l’attrezzatura» contraffatta ritrovata dai poliziotti milanesi nelle aziende del Novarese. Timbri, buste paga false, nulla osta al lavoro: nelle ditte dell’imprenditore il lavoro ufficiale di produzione di abbigliamento e sartoria andava di pari passo con quello della produzione della falsa documentazione. Il nome dell’imprenditore era diventato piuttosto noto tra i transessuali brasiliani che desideravano una copertura per nascondere la loro vera identità. D’ora in poi, all’indirizzo novarese, non ci sarà più alcuna presenza compiacente in questo senso.
    • 8 Gennaio 2009: Lippi, “Gay nel calcio? Mai visti in 40 anni”. “Credo che, tra i calciatori, gay non ce ne siano”. In 40 anni di carriera non ne ho mai conosciuti, né mai me ne hanno raccontato». Parole del ct della Nazionale, Marcello Lippi rilasciate ieri alla trasmissione di Klaus Davi Klauscondicio . Il ct campione del mondo ha comunque specificato: «Non escluderei mai un gay dalla Nazionale, ma penso sarebbe difficile, per come siamo fatti noi giocatori, che un calciatore possa vivere la sua omosessualità in maniera naturale». A stretto giro di posta, la replica del presidente di Arcigay, Aurelio Mancuso: «Lippi fa come le tre scimmiette: non vede, non sente, non parla, e questo continuo negare comincia a esser fastidioso. Come si sa, gli omosessuali sono persone che praticano tutti gli sport, tutte le professioni. In ambienti particolarmente machisti come quello del calcio, gli omosessuali si nascondono ancor di più». Bene Lippi che non discrimina, anche se «ha gli occhi foderati di prosciutto», è stata, invece, la replica dell’ex deputato Franco Grillini, presidente di Gaynet, associazione omosessuale di informazione. «Finalmente un allenatore dice con chiarezza che non discriminerebbe un calciatore omosessuale. È una novità positiva». «Lippi la faccia finita con questa storia che nel calcio non ci sarebbero gay. Davvero in 40 anni di carriera non si è mai accorto di nulla? Davvero crede che essere calciatore tenga magicamente al riparo dal desiderio omosessuale? Ai tuffatori e ai cestisti succede e ai calciatori no?» ha infine detto la deputata del Pd Paola Concia.
    • 4 Gennaio 2009: Mantova, morto in camera. Giallo in hotel. Omicidio maturato in ambiente omosessuale, gioco erotico finito in tragedia o semplicemente cause naturali? Ci sono ancora diverse ipotesi per spiegare la morte di un trentenne, trovato senza vita riverso sul pavimento del bagno della camera d’albergo in piazza Sordello in cui era arrivato poche ore prima. A scoprire il cadavere è stata la donna delle pulizie che, dopo aver bussato più volte senza ottenere risposta, è entrata nella stanza utilizzando il passepartout. Scoperto il cadavere, la dipendente dell’albergo ha subito ha dato l’allarme. E’ dunque giallo sulla morte di Raffaele Guida, 30enne residente a Ercolano (Napo-li), il cui cadavere è stato scoperto poco dopo le 10 e 30 di ieri mattina in una camera dell’hotel «Ai due guerrieri», in pieno centro storico a Mantova. Dopo pochi minuti sul posto sono intervenuti gli agenti della Questura, il sostituto procuratore della Repubblica di Mantova, Giulio Tamburini, la polizia scientifica e il personale del 118, che non ha potuto far altro che constatare il decesso. Il corpo privo di vita di Guida, che indossava il pigiama, era supino a terra. Sia il bagno che la camera, al primo piano dell’albergo, erano in perfetto ordine. Circostanza che escluderebbe un’eventuale colluttazione. La prima ispezione eseguita sul corpo del 30enne dal professor Gaetti dell’Istituto di medicina legale dell’Università di Modena, non avrebbe evidenziato né ferite né ecchimosi, né tracce di lotta. Sul collo di Raffaele Guida ci sarebbe però la traccia di un solco, forse provocato da una corda o da un fazzoletto, legati troppo stretti. Il sostituto procuratore Tamburini, che coordina le indagini condotte dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Mantova, ha disposto l’autopsia, che verrà eseguita domani mattina a Modena dallo stesso professor Gaetti. Al momento gli inquirenti non escludono nessuna ipotesi: dall’omicidio, che potrebbe essere maturato nell’ambiente omosessuale, al gioco erotico finito accidentalmente in tragedia. Pare, infatti, che Raffaele Guida, arrivato in hotel venerdì sera, durante la notte abbia ricevuto la visita di un uomo, con il quale si sarebbe intrattenuto per alcune ore. Per tutta la giornata di ieri gli agenti della Squadra Mobile, guidati da Vittorio Rossi, avrebbero raccolto numerose testimonianze, tra cui quelle di alcuni dipendenti dell’hotel «Ai due guerrieri ». Secondo alcune indiscrezioni, ancora da confermare, il nome di una persona sarebbe stata iscritta nel registro degli indagati. A distanza di sei mesi la provincia di Mantova è dunque nuovamente teatro di un giallo. Lo scorso 26 luglio Dean Diljevic, croato di 27 anni, era stato trovato impiccato con il guinzaglio del suo cane al cancello del «Magic Nuar», il locale per scambisti che gestiva a Stradella di Bigarello, piccolo comune dell’hinterland mantovano. Dopo aver vagliato numerose ipotesi, la Procura di Mantova ha accertato che si trattò di omicidio ed ha indagato tre persone: la fidanzata del 27enne, il dee-jay del club privée e l’agente immobiliare incaricato di seguire la vendita del locale. Gli investigatori hanno setacciato la camera dove è stato trovato morto Raffaele Guida.
    • 3 Gennaio 2009: Napoli, transessuale trovata morta vicino a piazza del mercato. E’ stato trovato morto in vico Sant’Alessio, nella zona del Lavinaio, in centro. Non si conosce ancora la sua identità. Non è chiaro se sia stato assassinato a coltellate o a colpi di pistola. Un transessuale, del quale non si conosce ancora l’identità, è stato trovato morto in vico Sant’Alessio, nella zona del Lavinaio, vicino a piazza Mercato, nel centro di Napoli. Gli investigatori ancora non hanno chiarito se sia stato ucciso a coltellate o a colpi di pistola. Secondo quanto si e’ appreso successivamente il transessuale e’ stato ucciso con un colpo di pistola alla testa. Il corpo presentava numerose ecchimosi: questo lascia presupporre che la vittima sia stata picchiata prima di essere uccisa. Non e’ ancora chiaro il movente ma non e’ da escludere che il transessuale sia stato ucciso per una rapina. Un colpo sparato alla nuca, come la più crudele delle esecuzioni. Quindi trascinato lontano e abbandonato in strada, come raccontano i lividi che ha su un braccio. La borsa da donna nera completamente svuotata. Né soldi né telefonino. Omicidio per rapina, la scorsa notte a pochi metri di distanza da piazza Mercato. La vittima è un marocchino di 33 anni, Mhtium Abululak. Di lui si sa che era un trans Per il resto la sua morte fa sospettare ai carabinieri: il giovane è stato ucciso dopo essere stato rapinato da un cliente. È stato un passante, ieri mattina intorno alle sette, ad accorgersi del corpo riverso in un angolo di vico Sant´Alessio al Lavinaio. L´uomo quindi ha lasciato i vicoli e ha raggiunto corso Garibaldi in cerca di aiuto. Si è imbattuto in una gazzella dei carabinieri e ha lanciato l´allarme. Poco dopo è stato chiarito, ascoltando i residenti nel vicolo, che fino all´una e mezza del mattino non era accaduto nulla, ma che nelle ore successive nessuno ha sentito colpi di pistola. Elemento che convince gli investigatori: l´extracomunitario non è stato ucciso dove è stato trovato il cadavere. I fatti vengono ricostruiti solo nel tardo pomeriggio, quando finalmente si risale all´identità del marocchino, da molti anni in Italia, irregolare, controllato l´ultima volta nel 2004 in provincia di Salerno. Naturalmente senza una residenza conosciuta. Nella notte tra venerdì e ieri Mhtium si trova lungo corso Garibaldi dove si prostituisce ogni sera. Pantaloncini corti e collant, stivali con tacco alto, una parrucca di lunghi capelli neri. Arriva un cliente, è passata l´una del mattino. E il trans sale a bordo dell´auto. Ma chi lo avvicina è un malvivente disposto a uccidere per poco. Giunti in un luogo appartato quando Mhtium non lo sta guardando, il cliente assassino punta la canna della pistola alla nuca del giovane e spara un colpo che esce dalla guancia sinistra. La vittima muore in pochi istanti, mentre cinicamente il cliente omicida fruga nella borsa nera da donna e prende tutto quello che trova. Soldi, forse un telefonino. Deve però liberarsi del corpo di Mhtium. Forse fa solo qualche metro lungo i vicoli tra corso Garibaldi e il Lavinaio. Sotto la pioggia battente scende, gira intorno all´auto, apre lo sportello lato passeggero. Afferra per un braccio il giovane già morto, vuole scaricarlo come un sacchetto di rifiuti. Ma Mhtium pesa, e l´assassino fa fatica a tirarlo fuori dall´auto. Stringe il braccio con violenza, in più punti e più volte lasciandogli dei grossi lividi. Infine riesce nella macabra impresa, scaraventa per terra la sua vittima e si allontana. Nessuno si accorge di nulla, vicolo Sant´Alessio al Lavinaio è deserto per l´ora tarda e per il maltempo. L´assassino ha poi tutto il tempo di sparire nel nulla, ripulire la sua auto. Perché il trans resta per terra qualche ora, nessuno lo vede se non il primo passante sabato mattina intorno alle sette. Forse l´assassino porta via i documenti per rallentare le indagini, che però dopo qualche ora permettono ai carabinieri del capitano Piercarmine Sica di risalire al nome della vittima. Gli investigatori sono ora a caccia di qualcuno – tra le persone che frequentavano Mhtium in corso Garibaldi – che possa ricordare con chi, o a bordo di quale auto il giovane si è allontanato per venire ucciso.

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2 Risposte

  1. Non curi più la lista? 😦

  2. lippi avra’ bisogno di un paio di occhiali!!

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