Tanatoparty

Tanatoparty

“Resta il tuo corpo, che al disfarsi contrapporrà il rifarsi come verbo, costringendo gli spettatori della morte fiction a ricontattare la morte vera, anche se spettacolarizzata in un’azione artistica. Restano le sue membra esposte, simbolo del fare poesia secondo Lucia Pezzi: uno strapparsi a morsi che, a carne viva, ti fa arrivare al cuore inesorabile delle cose”.

Come in una danza macabra, una ballata cadenzata da storie sotterranee e dalle frasi del Libro Tibetano dei morti che incorniciano le pagine, il lettore si trova in un mondo popolato da diversi personaggi: da Mina e Sergio, da Leo e Clotilde, ciascuno con un proprio mondo e ciascuno collegato con Lucilla Pezzi, protagonista del romanzo, eccentrica e misteriosa che come una sorta di Alice li condurrà in un paese di visioni e liricità.

Artista spregiudicata e seducente, dopo aver scoperto di avere un cancro, Lucilla decide di porre fine alla propria vita producendo la sua più importante opera d’arte: il proprio corpo senza vita verrà esposto per l’ultima performance della sua carriera a Tanatoexpo.

Con questo gesto amici, parenti e conoscenti saranno obbligati a contemplare la Morte tappando le orecchie per proteggersi da un urlo muto contro le lusinghe ultraterrene o le paure faustiane del limite da sorpassare, in una mostra itinerante che ha l’obiettivo di arrivare dritta al cuore.

E in quella fiera dove anche la dipartita è un affare da piazzare, la morte si fa lirica magnetica, un po’ grottesca e un po’ crudele, e gli spettatori sono i personaggi ma anche il lettore mosso a perdersi tra le parole dell’autrice, tra quei protagonisti intrisi di ricordi e malinconie, e quelle date da cui l’autrice cerca di trarre un filo che le colleghi, quasi a voler mantenere un contatto tangibile con chi non c’è più e a voler rimettere a posto ciò che l’ha fatta soffrire.

Il romanzo, scritto da Laura Liberale e pubblicato il 23 Settembre da Meridiano Zero, è un piccolo gioiello, una favola nera in grado di ammaliare il lettore e di invitarlo a prendere il vizio di vivere, cosi che la morte quando arriva possa trasformarsi in impenitente poesia: “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, recitava un famoso poeta!

Laura LiberaleSono rimasta talmente colpita da questa opera che ho chiesto ed ottenuto di fare un’intervista a Laura che desidero ringraziare per la disponibilità e la gentilezza.

Ciao Laura,

nella tua breve biografia leggo che suoni il basso in un gruppo rock composto da scrittori.

La dedica del libro cita i Bauhaus, gruppo dai testi lirici e dalle atmosfere gotiche:

Quanto la musica influenza la tua scrittura? E come la definiresti?

La influenza moltissimo. Ho una soundtrack per ogni cosa scritta, anche se non sempre scrivo ascoltando musica. Per Tanatoparty sono stati Bauhaus, Killing Joke, Joy Division, soprattutto.

Come definirei la musica in generale o l’influenza della musica sulla mia scrittura? Se è buona la prima, mi stai chiedendo veramente troppo. Se lo è la seconda, allora ti rispondo che è un’influenza che vorrei condividere col mio lettore ideale, nel senso che mi piacerebbe che la mia soundtrack fosse anche il suo sottofondo musicale durante la lettura del testo.

La citazione iniziale di Dick, tratta da un suo famoso romanzo, vuole forse essere un monito per il lettore che si troverà di fronte ad una realtà erosa?

In realtà voleva essere molto più leggera, quasi una battuta. Quasi.

– Questo è il tuo primo romanzo? Avevi provato a scrivere qualcosa prima d’ora?

Ho scritto e scrivo racconti e poesie (ho pubblicato a luglio di quest’anno una raccolta poetica con la d’If di Napoli). Al momento sto lavorando al secondo romanzo e ad alcuni racconti sulla scia di Tanatoparty (ho raccolto molto materiale in corso d’opera, e intendo utilizzarlo tutto).

Ho letto che sei indologa e traduttrice. Non pensi che la spettacolarizzazione della morte sia un allontanarsi dall’ordine universale delle cose a causa di un eccessivo attaccamento alle cose “terrene”? In due parole, Dharma e Karma che rapporto hanno nel tuo romanzo?

Non tutti credono all’esistenza di un ordine universale delle cose (non importa cosa penso io al riguardo). La spettacolarizzazione della morte è una realtà mediatica di tutti i giorni e, allo stesso tempo, non si sa più come approcciare la morte reale. Tu parli di “attaccamento alle cose terrene” (e capisco cosa intendi, al di là di ogni possibile interpretazione metafisica), un altro potrebbe tirare in ballo la categoria dei valori (tanto spendibile quanto vaga), e un altro ancora gli esiti inevitabili della società dei consumi… La faccenda è ben più complessa.

Dharma e Karma? Sono due parole che l’Occidente ha “adottato” e fatto sue, ma per una grande fetta  d’umanità hanno un significato e un valore ben specifico. La mia buonafede di indologa mi impedisce di usarle alla leggera. Ti offendi se passiamo alla prossima?

– I personaggi del tuo libro nascono dalla tua fantasia o da esperienze personali?

Naturalmente da entrambe.

Trasgressione, creatività, impegno e decadenza: con queste quattro parole mi sento di riassumere il personaggio di Lucilla. Ti sei ispirata a qualcuno nel tratteggiarla? E come la definiresti tu?

Ho pensato a una versione più “estrema” della poetessa americana Anne Sexton, vincitrice del Premio Pulitzer nel 1967. Anche lei, come Lucilla, aveva un suo gruppo rock per le performance.

Lucilla usa il suo corpo come superficie di scrittura. Provoca il pubblico della postmodernità, dicendogli, da morta: “Guardami. Sono qui a farmi beffe della tua paura, della tua ossessione per il tempo. La tecnica che mi ha prodotta è la stessa con cui aspiri a farti congelare in un’apparenza di eterna giovinezza.”

In un mondo d’improvvisatori in ogni campo, Lucilla incarna anche coraggio, impegno, coerenza e responsabilità delle proprie scelte. Di questi tempi non è poco.

– Un capitolo è interamente e minuziosamente dedicato alla descrizione dell’inumazione e del conseguente aumento dell’inquinamento e impoverimento delle risorse naturali. Da dove provengono questi dati? Come mai ti sei interessata a questo argomento?

Sono dati che provengono da internet, a quanto sembra attendibili, ma non posso averne la certezza.

E comunque, anche se fossero gonfiati, inesatti, il problema si pone comunque, e ciascuno di noi può decidere come agire in proposito. Da più parti si sono già levate voci a favore di funerali ecosostenibili, con ridotto impatto ambientale. È sufficiente documentarsi un po’.

– Il tema della necrofilia e quello della spettacolarizzazione si intersecano: il messaggio che Lucilla vuole inviare è quello della purificazione, dell’immortalità dell’anima o della liberazione del proprio spirito attraverso la supremazia sul proprio corpo?

C’è un passo del libro che dice: “Per Günther e Lucilla il corpo doveva essere un grido ininterrotto contro l’ideologia, e il grido andava prodotto col sangue. Il corpo doveva sanguinare, come in un’iniziazione, e attraverso il dolore riaffondare la cosiddetta anima nel molle, nell’umido, nel buio e nell’impermanente della materia da cui il pensiero l’aveva estratta a forza”.

Lucilla non afferma l’immortalità dell’anima, e la sua non è neanche una sorta di ascesi sui generis volta a ottenere il dominio sul corpo. Lucilla vorrebbe superare la dicotomia anima/corpo che, da lunga tradizione filosofica e religiosa, fa dell’anima il”bene” e del corpo il “male”.

C’è un’altro passo, o meglio, dei versi (sono settenari ed endecasillabi) in cui Lucilla dice:”Dov’è finito il mondo? / L’ha spento un tradimento. / Dov’è il suo richiamo? / Non so che l’alfabeto dei miei sintomi, / e oltre la curva del mio male il tempo / no, non tracima più.”

Morire è questo, per lei. Lo spegnersi del mondo, e non l’involarsi dell’anima. La perdita della soggettività (quale corpo agente e senziente nel mondo) e la riduzione a cosa fra le cose.

Un giorno, in ospedale, vidi mio padre, malato terminale, fissarsi una mano con uno sguardo che non dimenticherò più. Non c’era solo sgomento nei suoi occhi. C’era come un’attenzione assorta, quasi curiosa, uno stupore indagante. La sua mano era già diventata un oggetto, osservabile da una prospettiva nuova, inedita. In quello sguardo c’era la comprensione che mai più essa avrebbe fatto presa sul mondo.

Questo ho tentato di fare esprimere a Lucilla.

E poi c’è tutto il discorso dell’autodeterminazione. Lucilla sfida il suo medico a guardare il corpo non solo come entità biologica ma come volontà e progettualità. Per bocca sua, ho espresso la mia posizione in tema di testamento biologico e trattamento medico a fine vita: pur nel riconoscimento dell’assoluto mistero della vita, sono fermamente convinta che le scelte individuali vadano rispettate, senza condizioni.

– Quanto tempo hai impiegato per scrivere il tuo romanzo? Che tipo di scrittura pensi di avere: di getto o programmata?

La versione edita di Tanatoparty è, in realtà, la terza. Ce ne sono altre due: una del 2006 e una del 2007. Ho iniziato a documentarmi per il romanzo subito dopo la morte di mio padre, nel 2004. Una gestazione piuttosto lunga, come vedi. In tutto questo tempo sono stata seguita da Marco Vicentini, l’editore, il quale mi ha fatta scrivere e riscrivere, spremendomi fino all’osso.

Potresti definirmi un cesellatore. Non scrivo assolutamente di getto. Posso lavorare anche un’ora su una singola frase (ho un Super-Io letterario molto pretenzioso).

– La domanda può sembrarti scema, ma più sono stupide e più mi piacciono: cosa volevi trasmettere scrivendo questo romanzo? Qual è lo scopo o il messaggio intrinseco (se ce n’è uno)?

Volevo anzitutto elaborare un lutto. Volevo capire delle cose, e capirle, per me, significa scriverne, finché non me le sono chiarite a me stessa. Volevo, potendo, aiutare anche gli altri a pensare queste cose, a interrogarsi sulla concezione della morte nella società contemporanea e sul loro rapporto personale con la morte. Volevo provocare. Volevo non solo piangere mio padre, ma capire cos’era successo quando – lui appena morto – ero stata lì con un tizio estraneo (uno delle pompe funebri, uno pagato per farlo) a vestirlo frettolosamente, di colpo mio padre trasformato in qualcos’altro, qualcosa che –  mi si voleva far credere – non avrei più potuto gestire da sola, vestire da sola, toccare da sola…

Quanto ai messaggi… ne abbiamo già parlato, no?

– Una cosa che mi è molto piaciuta è la trascrizione delle frasi tratte dal libro dei morti  dei morti tibetano come cornice sul bordo delle pagine: c’è una correlazione tra le frasi scelte e i capitoli? E come mai questa “preziosità”?

Hai detto bene. Si tratta di una “preziosità”. In origine avevo titolato solo alcuni capitoli iniziali con delle citazioni dal Libro. Poi, Marco Vicentini ha genialmente avuto questa pensata. Per me (in veste d’indologa)  è stato, inoltre, un omaggio al grande maestro Giuseppe Tucci, il curatore dell’edizione italiana.

La correlazione (quando c’è) è tra frasi e pagine. Può essere un gioco per il lettore, nonché una sorta di interspazio “meditativo”.

– Nella tua scrittura ti sei ispirata a qualcuno in particolare?

Non consciamente. Fermo restando che non passa giorno senza che io legga qualcosa, e quindi le sollecitazioni e gli input possono essere stati molteplici.

– Un’ultima domanda: se ti dico 23 Settembre che cosa pensi?

Leggo che il 23 settembre del 1943 è nato Julio Iglesias.

Forse sarebbe stato meglio cambiare la data d’uscita del mio libro, che ne dici?

Dichiarazione sui diritti umani, l’orientamento sessuale e l’identità di genere

statementRiporto di seguito la Dichiarazione  sui diritti umani, l’orientamento sessuale e l’identità di genere presentata a New York il 18 Dicembre.
Abbiamo l’onore di fare questa dichiarazione sui diritti umani, l’orientamento sessuale e l’identità di genere, a nome degli Stati firmatari.

1. Riaffermiamo il principio di universalità dei diritti umani, come sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani il cui 60 ° anniversario ricorre quest’anno, e il cui l’articolo 1 proclama che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.

2. Ribadiamo che ogni persona ha diritto al godimento dei diritti umani, senza distinzione di alcun tipo, come la razza, il colore, il sesso, la lingua, la religione, l’ opinione politica o altro, l’ origine nazionale o sociale, la proprietà, la nascita o altro status, come stabilito dall’articolo 2 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dall’articolo 2 del Patto Internazionali sui diritti civili e politici, economici, sociali e culturali, nonché dall’articolo 26 del Patto Internazionale sui diritti civili e politici.

3. Riaffermiamo il principio di non discriminazione, che afferma che i diritti umani si applichino ad ogni essere umano indipendentemente dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere.

4. Siamo profondamente preoccupati per le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali sulla base dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere.

5. Siamo anche turbati dalla violenza, le molestie, le discriminazione, l’esclusione, la stigmatizzazione e il pregiudizio diretti contro le persone in tutti i Paesi del mondo a causa dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere, e che tali pratiche compromettano l’integrità e la dignità delle persone sottoposte a questi abusi.

6. Condanniamo le violazioni dei diritti umani sulla base dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere, ovunque si verifichino, in particolare l’uso della pena di morte per questo motivo, le esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, la pratica della tortura e altre crudeltà, o pene crudeli, i trattamenti o le punizioni inumane e degradanti, gli arresti arbitrari e la detenzione o la privazione di diritti economici, sociali e culturali, compreso il diritto alla salute.

7. Ricordiamo la dichiarazione del 2006 prima che il Consiglio dei diritti umani dei 54 paesi chiedesse al Presidente del Consiglio di fornire l’opportunità, in un’ appropriata sessione futura del Consiglio, per discutere di queste violazioni.

8. Lodiamo l’attenzione prestata a questi temi da procedure speciali del Consiglio per i diritti umani e dai trattati e li incoraggiamo a continuare a integrare le considerazioni sulle violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale o l’identità di genere all’interno del loro pertinenti mandati.

9. Accogliamo con favore l’adozione della risoluzione AG / RES. 2435 (XXXVIII-O/08) sul tema “i diritti umani, l’orientamento sessuale, identità di genere” dell’ Assemblea generale dell’Organizzazione degli Stati americani durante la sua 38 ª sessione in 3 giugno 2008.

10. Invitiamo tutti gli Stati e i rilevanti meccanismi internazionali per i diritti umani ad impegnarsi a promuovere e tutelare i diritti umani di tutte le persone, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.

11. Chiediamo agli Stati membri di adottare tutte le misure necessarie, in particolare legislative o amministrative, al fine di garantire che l’orientamento sessuale o l’identità di genere non possano in alcun caso essere motivo di sanzioni penali, in particolare di esecuzioni, arresti o detenzione.

12. Chiediamo agli Stati membri di garantire che le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale o l’ identità di genere siano indagati e gli autori ritenuti responsabili e assicurati alla giustizia.

13. Chiediamo agli Stati membri di garantire un’adeguata protezione dei difensori dei diritti umani, e di rimuovere gli ostacoli che impediscono loro di svolgere adeguatamente il loro lavoro sulle questioni dei diritti umani, dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere.

Maxime Verhagen
• Ministro degli Affari Esteri, Paesi Bassi

Rama Yade
• Ministro di Stato incaricato degli Affari Esteri e dei diritti umani.

Problemi Tecnici… di traduzione!

paroleIeri sera un’amica mi ha inviato una mail in cui mi comunicava l’articolo di Grillini a proposito del primo discorso di Barack Obama da Presidente, e della sua traduzione in italiano. Il commento di questa mia amica alla fine della mail è stato: è snervante!

Dal momento che 3 esami di inglese, di cui l’ultimo dato dopo aver effettuato un triplice ascolto da un’americana, un’ inglese ed una scozzese, credo proprio che non siano stati inutili, e dal momento che so bene come funziona il lavoro di traduzione, mi sono messa subito al lavoro, per cercare di capire se quanto biasimato da Grillini rispondesse effettivamente a realtà.

La prima cosa che ho fatto è stata ascoltare il discorso di Obama integralmente in americano, e confrontarlo con la traduzione scritta riportata di sotto. Solo Repubblica ha effettuato questa operazione, e per dovere di cronaca, riporto il video ed il discorso sopraccitati, lasciando il nome della traduttrice che secondo me ha fatto un ottimo lavoro:

Ciao Chicago!

(APPLAUSO) Se ancora c’è qualcuno che dubita che l’America non sia un luogo nel quale nulla è impossibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri padri fondatori è tuttora vivo in questa nostra epoca, che ancora mette in dubbio il potere della nostra democrazia, questa notte ha avuto le risposte che cercava.

(APPLAUSO) La risposta sono le code che si sono allungate fuori dalle scuole e dalle chiese con un afflusso che la nazione non aveva mai visto finora. La risposta sono le persone, molte delle quali votavano per la prima volta, che hanno atteso anche tre o quattro ore in fila perché credevano che questa volta le cose dovessero andare diversamente, e che la loro voce potesse fare la differenza.
La risposta è la voce di giovani e vecchi, ricchi e poveri, Democratici e Repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi d’America, gay, eterosessuali, disabili e non disabili: tutti americani che hanno inviato al mondo il messaggio che noi non siamo mai stati un insieme di Stati Rossi e Stati Blu. Noi siamo e sempre saremo gli Stati Uniti d’America.

(APPLAUSO) La risposta è ciò che ha spinto a farsi avanti coloro ai quali per così tanto tempo è stato detto da così tante persone di essere cinici, impauriti, dubbiosi di quello che potevano ottenere mettendo di persona mano alla Storia, per piegarla verso la speranza di un giorno migliore.

È occorso molto tempo, ma stanotte, finalmente, in seguito a ciò che abbiamo fatto oggi, con questa elezione, in questo momento preciso e risolutivo, il cambiamento è arrivato in America.

(APPLAUSO) Poco fa, questa sera ho ricevuto una telefonata estremamente cortese dal Senatore McCain.

(APPLAUSO) Il Senatore McCain ha combattuto a lungo e con forza in questa campagna, e ha combattuto ancora più a lungo e con maggiore forza per il Paese che ama. Ha affrontato sacrifici per l’America che la maggior parte di noi nemmeno immagina e noi oggi stiamo molto meglio anche grazie al servizio reso da questo leader coraggioso e altruista. Mi congratulo con lui e con la governatrice Palin per tutto quello che hanno ottenuto, e non vedo l’ora di lavorare con loro per rinnovare nei prossimi mesi la promessa di questa nazione.

(APPLAUSO) Voglio qui ringraziare il mio partner in questa avventura, un uomo che ha fatto campagna elettorale col cuore, parlando per le donne e gli uomini con i quali è cresciuto nelle strade di Scranton …

(APPLAUSO) … con i quali ha viaggiato da pendolare ogni giorno per tornare a casa propria nel Delaware, il vice-presidente eletto degli Stati Uniti Joe Biden.

(APPLAUSO) Io non sarei qui questa sera senza il sostegno continuo della mia migliore amica degli ultimi sedici anni…

(APPLAUSO) … la roccia della mia famiglia, l’amore della mia vita, la prossima first lady della nazione…

(APPLAUSO) … Michelle Obama.

(APPLAUSO) Sasha and Malia…

(APPLAUSO) … vi amo entrambe moltissimo e … vi siete guadagnate il cucciolo

(RISATE) … che verrà con noi alla Casa Bianca…

(APPLAUSO) E mentre siamo qui e lei non è più con noi, so che mia nonna ci sta guardando, insieme a tutta la famiglia che ha fatto di me ciò che io sono. In questa sera così unica mi mancano tutti, e so che il mio debito verso di loro non è neppure quantificabile. A mia sorella Maya, mia sorella Alma, tutti i miei fratelli e le mie sorelle, voglio dire grazie per il sostegno che mi avete dato. Vi sono veramente molto grato.

(APPLAUSO) Al manager della mia campagna David Plouffe…

(APPLAUSO) … il protagonista senza volto di questa campagna che ha messo insieme la migliore campagna elettorale – credo – nella Storia degli Stati Uniti d’America.

(APPLAUSO) al mio capo stratega David Axelrod…

(APPLAUSO) … che è stato mio partner in ogni fase di questo lungo cammino… proprio il miglior team di una campagna elettorale mai messo insieme nella storia della politica…

(APPLAUSO) … voi avete reso possibile tutto ciò, e io vi sarò eternamente grato per i sacrifici che avete affrontato per riuscirci.

Ma più di ogni altra cosa, non dimenticherò mai a chi appartiene veramente questa vittoria: appartiene a voi. Io non sono mai stato il candidato più ideale per questa carica. Non abbiamo mosso i primi passi nella campagna elettorale con finanziamenti o appoggi ufficiali. La nostra campagna non è stata pianificata nelle grandi sale di Washington, ma nei cortili di Des Moines, nei tinelli di Concord, sotto i portici di Charleston. È stata realizzata da uomini e donne che lavorano, che hanno attinto ai loro scarsi risparmi messi da parte per offrire cinque dollari, dieci dollari, venti dollari alla causa. Il movimento ha preso piede e si è rafforzato grazie ai giovani, che hanno rigettato il mito dell’apatia della loro generazione…

(APPLAUSO) … che hanno lasciato le loro case e le loro famiglie per un’occupazione che offriva uno stipendio modesto e sicuramente poche ore di sonno; ai non più tanto giovani che hanno sfidato il freddo pungente e il caldo più soffocante per bussare alle porte di perfetti sconosciuti; ai milioni di americani che si sono adoperati come volontari, si sono organizzati, e hanno dimostrato che a distanza di oltre due secoli, un governo del popolo, fatto dal popolo e per il popolo non è sparito dalla faccia di questa Terra. Questa è la vostra vittoria…

(APPLAUSO) So che quello che avete fatto non è soltanto vincere un’elezione e so che non l’avete fatto per me. Lo avete fatto perché avete compreso l’enormità del compito che ci sta di fronte. Perché anche se questa sera festeggiamo, sappiamo che le sfide che il futuro ci presenterà sono le più ardue della nostra vita: due guerre, un pianeta in pericolo, la peggiore crisi finanziaria da un secolo a questa parte. Anche se questa sera siamo qui a festeggiare, sappiamo che ci sono in questo stesso momento degli americani coraggiosi che si stanno svegliando nei deserti iracheni, nelle montagne dell’Afghanistan dove rischiano la loro vita per noi.

Ci sono madri e padri che resteranno svegli dopo che i loro figli si saranno addormentati e si arrovelleranno chiedendosi se ce la faranno a pagare il mutuo o il conto del medico o a mettere da parte abbastanza soldi per pagare il college. Occorre trovare nuova energia, creare nuovi posti di lavoro, costruire nuove scuole. Occorre far fronte a nuove sfide e rimettere insieme le alleanze.

La strada che ci si apre di fronte sarà lunga. La salita sarà erta. Forse non ci riusciremo in un anno e nemmeno in un solo mandato, ma America! Io non ho mai nutrito maggiore speranza di quanta ne nutro questa notte qui insieme a voi. Io vi prometto che noi come popolo ci riusciremo!
(APPLAUSO)

PUBBLICO: Yes we can! Yes we can! Yes we can!

OBAMA: Ci saranno battute d’arresto e false partenze. Ci saranno molti che non saranno d’accordo con ogni decisione o ogni politica che varerò da Presidente e già sappiamo che il governo non può risolvere ogni problema. Ma io sarò sempre onesto con voi in relazione alle sfide che dovremo affrontare. Vi darò ascolto, specialmente quando saremo in disaccordo. E soprattutto, vi chiedo di unirvi nell’opera di ricostruzione della nazione nell’unico modo con il quale lo si è fatto in America per duecentoventi anni, ovvero mattone dopo mattone, un pezzo alla volta, una mano callosa nella mano callosa altrui.

Ciò che ha avuto inizio ventuno mesi fa, nei rigori del pieno inverno, non deve finire in questa notte autunnale. La vittoria in sé non è il cambiamento che volevamo, ma è soltanto l’opportunità per noi di procedere al cambiamento. E questo non potrà
accadere se faremo ritorno allo stesso modus operandi.

Il cambiamento non può aver luogo senza di voi.
Troviamo e mettiamo insieme dunque un nuovo spirito di patriottismo, di servizio e di responsabilità, nel quale ciascuno di noi decida di darci dentro, di lavorare sodo e di badare non soltanto al benessere individuale, ma a quello altrui. Ricordiamoci che se mai questa crisi finanziaria ci insegna qualcosa, è che non possiamo avere una Wall Street prospera mentre Main Street soffre: in questo Paese noi ci eleveremo o precipiteremo come un’unica nazione, come un unico popolo.

Resistiamo dunque alla tentazione di ricadere nelle stesse posizioni di parte, nella stessa meschineria, nella stessa immaturità che per così tanto tempo hanno avvelenato la nostra politica. Ricordiamoci che c’è stato un uomo proveniente da questo Stato che ha portato per la prima volta lo striscione del partito Repubblicano alla Casa Bianca, un partito fondato sui valori della fiducia in sé, della libertà individuale, dell’unità nazionale. Sono questi i valori che abbiamo in comune e mentre il partito Democratico si è aggiudicato una grande vittoria questa notte, noi dobbiamo essere umili e determinati per far cicatrizzare le ferite che hanno finora impedito alla nostra nazione di fare passi avanti.

(APPLAUSO) Come Lincoln disse a una nazione ancora più divisa della nostra, “Noi non siamo nemici, ma amici, e anche se le passioni possono averlo allentato non dobbiamo permettere che il nostro legame affettivo si spezzi”. E a quegli americani il cui supporto devo ancora conquistarmi, dico: forse non ho ottenuto il vostro voto, ma sento le vostri voci, ho bisogno del vostro aiuto e sarò anche il vostro presidente.

(APPLAUSO) A coloro che ci guardano questa sera da lontano, da oltre i nostri litorali, dai parlamenti e dai palazzi, a coloro che in vari angoli dimenticati della Terra si sono ritrovati in ascolto accanto alle radio, dico: le nostre storie sono diverse, ma il nostro destino è comune e una nuova alba per la leadership americana è ormai a portata di mano.

(APPLAUSO) A coloro che invece vorrebbero distruggere questo mondo dico: vi sconfiggeremo. A coloro che cercano pace e tranquillità dico: vi aiuteremo. E a coloro che si chiedono se la lanterna americana è ancora accesa dico: questa sera noi abbiamo dimostrato ancora una volta che la vera forza della nostra nazione non nasce dalla potenza delle nostre armi o dal cumulo delle nostre ricchezze, bensì dalla vitalità duratura dei nostri ideali: democrazia, libertà, opportunità e tenace speranza.

(APPLAUSO) Perché questo è il vero spirito dell’America: l’America può cambiare. La nostra unione può essere realizzata. E quello che abbiamo già conseguito deve darci la speranza di ciò che possiamo e dobbiamo conseguire in futuro.

In queste elezioni si sono viste molte novità e molte storie che saranno raccontate per le generazioni a venire. Ma una è nella mia mente più presente di altre, quella di una signora che ha votato ad Atlanta. Al pari di molti altri milioni di elettori anche lei è stata in fila per far sì che la sua voce fosse ascoltata in questa elezione, ma c’è qualcosa che la contraddistingue dagli altri: Ann Nixon Cooper ha 106 anni. (APPLAUSO) È nata a una sola generazione di distanza dalla fine della schiavitù, in un’epoca in cui non c’erano automobili per le strade, né aerei nei cieli. A quei tempi le persone come lei non potevano votare per due ragioni fondamentali, perché è una donna e per il colore della sua pelle.

Questa sera io ripenso a tutto quello che lei deve aver visto nel corso della sua vita in questo secolo in America, alle sofferenze e alla speranza, alle battaglie e al progresso, a quando ci è stato detto che non potevamo votare e alle persone che invece ribadivano questo credo americano: Yes, we can.

Nell’epoca in cui le voci delle donne erano messe a tacere e le loro speranze soffocate, questa donna le ha viste alzarsi in piedi, alzare la voce e dirigersi verso le urne. Yes, we can.

Quando c’era disperazione nel Dust Bowl (la zona centro meridionale degli Stati Uniti divenuta desertica a causa delle frequenti tempeste di vento degli anni Trenta, NdT) e depressione nei campi, lei ha visto una nazione superare le proprie paure con un New Deal, nuovi posti di lavoro, un nuovo senso di ideali condivisi. Yes, we can.

PUBBLICO: Yes we can.

OBAMA: Quando le bombe sono cadute a Pearl Harbor, e la tirannia ha minacciato il mondo, lei era lì a testimoniare in che modo una generazione seppe elevarsi e salvare la democrazia. Yes, we can.

PUBBLICO: Yes we can.

OBAMA: Era lì quando c’erano gli autobus di Montgomery, gli idranti a Birmingham, un ponte a Selma e un predicatore di Atlanta che diceva alla popolazione : “Noi supereremo tutto ciò”. Yes, we can.

PUBBLICO: Yes we can.

OBAMA: Un uomo ha messo piede sulla Luna, un muro è caduto a Berlino, il mondo intero si è collegato grazie alla scienza e alla nostra inventiva. E quest’anno, per queste elezioni, lei ha puntato il dito contro uno schermo e ha votato, perché dopo 106 anni in America, passati in tempi migliori e in ore più cupe, lei sa che l’America può cambiare. Yes, we can.

PUBBLICO: Yes we can.

OBAMA: America, America: siamo arrivati così lontano. Abbiamo visto così tante cose. Ma c’è molto ancora da fare. Quindi questa sera chiediamoci: se i miei figli avranno la fortuna di vivere fino al prossimo secolo, se le mie figlie dovessero vivere tanto a lungo quanto Ann Nixon Cooper, a quali cambiamenti assisteranno? Quali progressi avremo fatto per allora?
Oggi abbiamo l’opportunità di rispondere a queste domande. Questa è la nostra ora. Questa è la nostra epoca: dobbiamo rimettere tutti al lavoro, spalancare le porte delle opportunità per i nostri figli, ridare benessere e promuovere la causa della pace, reclamare il Sogno Americano e riaffermare quella verità fondamentale: siamo molti ma siamo un solo popolo. Viviamo, speriamo, e quando siamo assaliti dal cinismo, dal dubbio e da chi ci dice che non potremo riuscirci, noi risponderemo con quella convinzioni senza tempo e immutabile che riassume lo spirito del nostro popolo: Yes, We Can.

(APPLAUSO) Grazie. Dio vi benedica e possa benedire gli Stati Uniti d’America.

Traduzione di Anna Bissanti

La parte incriminata è quella in rosso, quella, cioè, in cui Obama ringrazia tutti senza distinzione di razza, di colore, di orientamento sessuale, di religione e di sanità fisica o meno.

Il Video integrale in americano del discorso del Presidente!


Quello che più mi ha sorpreso è stato che in pochi hanno riportato il discorso intero, ma ancor più scioccante è stato constatare che o in Italia la formazione di parecchi traduttori è scadente o costoro sono in qualche modo omofobi, o peggio è stato loro imposto di non tradurre letteralmente!

Ecco per esempio la traduzione trasmessa sul Tg1:

La prima parte della traduzione proceda fluida e spedita ma arrivati alll’elenco dielle “voci di coloro che hanno permesso la vittoria” la parola omosessuali è stata completamente omessa e sostituita da eterosessuali e bisessuali! Non volendo pensare male, in un primo momento mi dico che in fondo un minimo accenno ad un’orientamento sessuale diverso c’è … anche se si tratta, ovviamente, di un’interpretazione personale del traduttore.

Proseguo nella mia ricerca, seguendo le tracce indicate da Grillini, e mi imbatto nel discorso inviato e tradotto dal Tg di SkyTv:

Discorso di Obama su Sky24

Qui lo shock è ancora più grande: nessun accenno, nessuna traduzione della parola GAY, e “disabili e non” viene tradotto con la frase “handicappati e non“. C’è da dire che qui il traduttore mi è sembrato maggiormente in difficoltà rispetto a quello del Tg1, ma dal tentennare un pò ad omettere una parola, un concetto basilare, ce ne passa!

Per chi non lo sapesse, gli interpreti si sono trovati a dover effettuare un’interpretazione simultanea, ovvero la traduzione contemporaneamente al discorso dell’oratore, con uno scarto di una o mezza frase. L’interprete lavora in una cabina insonorizzata o con un’apparecchiatura portatile. Nell’interpretazione simultanea, l’interprete traduce la frase nella lingua di destinazione mentre ascolta e comprende la frase successiva dell’oratore. La qualità e il carattere del tutto esaustivo di questi tipi di interpretazione dipendono dalla precisione e dalla buona strutturazione retorica dell’intervento dell’oratore.
Ciononostante, l’interprete, nella sua traduzione, si sforzerà di rendere intelligibile il discorso interpretato servendosi di sfumature della voce, variazioni di ritmo nell’eloquio e attraverso veri e propri minirestauri sintattici. Sintattici, non logici! Il compito di un interprete, infatti, non è quello di stravolgere il significato di un discorso, ma di renderlo quanto più comprensibile e fluido possibile nella lingua di destinazione!

Ho cercato di scoprire chi fossero gli interpreti del Tg1 e del TgSky24, ma non sono riuscita a trovare nulla.

Pur volendo ammettere una difficoltà di traduzione di entrambi, risulta tuttavia certo che questi signori non hanno rispettato l’articolo 6 del codice deontologico di interpreti e traduttori, noto a tutti coloro che lavorano nel campo e che così recita:

Il traduttore e l’interprete devono svolgere la propria attività professionale con lealtà e correttezza.
Al traduttore e all’interprete è assolutamente vietato trarre un utile personale da informazioni di cui vengano a conoscenza nell’esercizio della professione.
L’interprete deve svolgere il proprio incarico con obiettività ed equidistanza, e l’interprete di tribunale deve tenere sempre presente il fatto che opera nell’interesse superiore della Giustizia.
Il traduttore deve eseguire a regola d’arte e personalmente l’incarico affidatogli.

Poiché “le orecchie non hanno palpebre”, e nel dire o non dire, nel sapere o non sapere, la parola diventa una specie di distintivo, a volte un guscio vuoto, che all’interno non protegge niente o protegge qualcosa di molto diverso dal significato originale, i traduttori hanno una responsabilità grandissima!

Tatami e la discriminazione in Italia

Domenica 12 Ottobre l’omofobia è stata al centro della puntata di Tatami, il talk-show condotto da Camila Raznovich e che va in onda in seconda serata su Rai Tre.

Tra gli ospiti c’erano Luana Zanaga,  agente di polizia  discriminata a causa del suo orientamento sessuale; in collegamento dalla Finlandia, la giornalista Johanna Korhosen, licenziata a causa della sua omosessualità; l’imprenditrice lesbica Daniela Belisario e l’insegnante di storia contemporanea presso l’Università “La Sapienza” di Roma Lucetta Scaraffia.

La trasmissione, che non fa solo del puro giornalismo d’ inchiesta ma anche spettacolo è riuscita comunque a portare in televisione, con realtà diverse da raccontare, un argomento importante e oserei dire anche “difficile”. Basti pensare alla domanda iniziale posta da Camila alla Zanaga:
Lei è lesbica: lo posso dire, non è una parolaccia?”

Lucetta Scaraffia, moglie di Ernesto Galli della Loggia, è la responsabile di “Italiane”, i tre discutibili volumetti stampati dall’allora ministra Prestigiacomo; scrive – ma a che titolo? – di bioetica, femminismo, omosessualità, aborto, eutanasia, morale, ecc.; le sue posizioni sono quelle di Benedetto XVI e della parte più integralista e retriva della chiesa cattolica. Durante la trasmissione ha dichiarato che in Italia non ci sarebbe alcuna discriminazione, le famiglie sono solo quelle con prole e dunque sempre eterosessuali, che i cattolici sono in minoranza e che veniva discriminata dalla prepotenza delle persone favorevoli ai gay; nonostante l’atteggiamento un pò arrogante è stata messa in difficoltà sia dalla presentatrice che dalle ospiti, prima tra tutte l’imprenditrice Belisario, che è riuscita a sostenere egregiamente il contraddittorio con la Professoressa, smantellando la tesi che gli omosessuali non sono discriminati e che già hanno gli stessi diritti come individui secondo quello che è definito nel Diritto Privato. Infatti

“è aberrante pensare che le persone che vivono in una società e quindi nella condivisione del sociale, poi devono pensare nella vita privata o nella propria “famiglia” da individualisti, senza avere l’opportunità come tutti gli altri, di poter scegliere con chicchessia la propria condivisione soltanto perchè amano una persona dello stesso sesso. La lotta per la visibilità va combattuta ogni giorno, in prima persona, senza tirarsi indietro e farsi spaventare.”.

Peccato per la durata, veramente breve, e per il video degli uomini abbandonati dalle loro ragazze per un’altra donna (mancava solo il numero verde sotto!), ma per il resto credo sia stata una puntata interessante.

E’ possibile rivedere uno spezzone della puntata cliccando sul link: Tatami.