Depenalizzazione: della lesione della libertà e di altre dicerie

__images_onuL´Osservatore Romano attacca l´iniziativa della Ministra francese per i diritti umani Rama Yade per l´abolizione delle legislazioni repressive verso i gay. Alla base di questo attacco ci sarebbe, secondo il Vaticano, la messa a rischio della libertà religiosa, poichè la proposta «non propone la depenalizzazione dell’omosessualità nei Paesi in cui è ancora reato, ma promuove una ideologia, quella dell´identità di genere e dell´orientamento sessuale».

Secondo il Vaticano il riconoscimento di diritti di famiglia alle coppie omosessuali «mette a rischio l’esercizio di altri diritti umani. Si pensi alla libertà di espressione, oppure a quella di pensiero, di coscienza e di religione. Le religioni, per esempio, potrebbero vedere limitato il loro diritto di trasmettere il proprio insegnamento, quando ritengono che il libero comportamento omosessuale dei fedeli non sia penalizzabile, tuttavia non lo considerano moralmente accettabile. E verrebbe così intaccato uno dei diritti primari su cui si fonda la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948: quello alla libertà religiosa».

Il nodo della questione, dunque, è la definizione ed il riconoscimento delle categorie orientamento sessuale ed identità di genere. Tuttavia, come peraltro ricordato da Grillini, le definizioni «orientamento sessuale» e «identità di genere» sono già presenti nell´art. 21 della Carta Europea votata nel Dicembre 2007 e ratificata anche dall’Italia, e il divieto delle  discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale é costituzionalmente sancito, ed ulteriormente avvalorato dalla Legge Mancino, sebbene l’aggravante per l’orientamento sessuale è tutt’ora non inclusa.

La dichiarazione ha condannato le uccisioni, la tortura, l’arresto arbitrario e la ‘privazione dei diritti economici, sociali e culturali, tra cui il diritto alla salute’. I paesi partecipanti hanno chiesto a tutte le nazioni di ‘promuovere e proteggere i diritti umani di tutte le persone, a prescindere da orientamento sessuale e identita’ di genere’ e di porre fine all’applicazione di sanzioni penali nei confronti delle persone Lgbt.

Secondo i calcoli dell’ILGA (International Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender and Intersex Association) e di altre organizzazioni, oltre sei decine di paesi sono ancora dotate di leggi contro il sesso consensuale tra adulti dello stesso sesso.
La maggioranza di queste leggi e’ retaggio degli ordinamenti coloniali.

Il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite (l’organismo che interpreta il Patto internazionale sui diritti civili e politici, un trattato Onu centrale) affermo’, in una storica decisione del 1994, che tali leggi violano i diritti e che le norme sui diritti umani proibiscono le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale.

Violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale e l’identita’ di genere vengono commesse in tutto il mondo regolarmente.

Ad esempio:

– negli Stati Uniti d’America, Amnesty International ha documentato gravi esempi di abusi da parte della polizia nei confronti delle persone Lgbt, tra cui episodi che costituiscono tortura e maltrattamenti. Gli Usa si sono rifiutati di firmare la dichiarazione dell’Assemblea generale.
– In Egitto, Human Rights Watch ha documentato un’imponente repressione nei confronti di uomini sospettati di comportamento omosessuale tra il 2001 e il 2004, che ha visto centinaia di migliaia di uomini essere arrestati e torturati. L’Egitto si e’ opposto attivamente alla dichiarazione dell’Assemblea generale.
– La Commissione internazionale per i diritti umani di gay e lesbiche ha documentato come, in molti paesi africani, le leggi sulla sodomia e il pregiudizio neghino la protezione dei diritti agli africani che praticano atti sessuali tra persone dello stesso sesso affetti da Hiv/Aids e come possano in realta’ criminalizzare anche i gruppi non colpiti.

Le firme della dichiarazione hanno sconfitto un’intensa opposizione da parte di un gruppo di governi, che regolarmente cercano di bloccare l’attenzione dell’Onu sulle violazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identita’ di genere.
Solo 57 Stati hanno firmato un testo alternativo promosso dall’Organizzazione della Conferenza Islamica. Affermando i ‘principi di non discriminazione e uguaglianza’, hanno rivendicato che i diritti umani universali non includono ‘i tentativi di concentrarsi sui diritti di certe persone’.

Quest’anno ricorre il 60° anniversario della Dudu e la dichiarazione dell’Assemblea generale riafferma l’ampiezza e la portata dei suoi principi. La dichiarazione non e’ vincolante, ma riafferma cio’ che gli organismi delle Nazioni Unite per i diritti umani hanno ripetutamente affermato: che nessuno deve subire violazioni dei diritti a causa del proprio orientamento sessuale e dell’identita’ di genere.

Navanetham Pillay, l’Alto Commissario Onu per i diritti umani, ha sostenuto vigorosamente la dichiarazione. In un messaggio registrato, ha citato la decisione del 1996 del Sudafrica di proteggere l’orientamento sessuale nella propria Costituzione.
Ha evidenziato ‘il compito e la sfida di andare oltre il dibattito se tutti gli esseri umani siano portatori di diritti’ per ‘assicurare il clima adatto per l’applicazione’.

Dalla decisione storica del Comitato per i diritti umani del 1994, gli esperti delle Nazioni Unite hanno ripetutamente agito contro gli abusi che hanno avuto per oggetto le persone Lgbt, tra cui uccisioni, tortura, stupro, violenza, sparizioni e discriminazione in diversi contesti. Gli organismi previsti dai trattati dell’Onu hanno chiesto agli Stati di porre fine alla discriminazione nella legge e nella pratica.

Altri organismi internazionali, tra i quali il Consiglio d’Europa e l’Unione europea, hanno preso posizione contro la violenza e la discriminazione ai danni di persone Lgbt.
Nel 2008, tutti i 34 Stati membri dell’Organizzazione degli Stati Americani hanno approvato all’unanimita’ una dichiarazione in cui si afferma che le forme di protezione dei diritti umani si estendono all’orientamento sessuale e all’identita’ di genere.

In precedenza nella stessa giornata, l’Assemblea generale ha inoltre adottato una risoluzione di condanna delle esecuzioni extragiudiziali, contenente un riferimento che si oppone alle uccisioni basate sull’orientamento sessuale. L’Uganda si e’ mossa per eliminare il riferimento, ma l’Assemblea generale l’ha respinto con 78 voti contro 60.