Amore che vieni, amore che vai

amorechevieniRegia di Daniele Costantini, sceneggiatura di Daniele Costantini, Franco Ferrini, Antonio Leotti. LIberamente tratto dal romanzo Un destino ridicolo” di Fabrizio de Andre’ e Alessandro Gennari, annovera tra gli interpreti Fausto Paravidino, Filippo Nigro, Massimo Popolizio, Donatella Finocchiaro, Tosca D’Aquino, Claudia Zanella, Agostina Belli. Il tema dell’omonima canzone di De André accompagna, in numerose variazioni, tutta la durata del film grazie alle musiche di Nicola Piovani.
L’aspettativa prima di andare al cinema era quella di riuscire a vedere trasferito sul grande schermo il fascino della poetica del cantautore, complice non solo l’ispirazione dal romanzo, ma anche il titolo ripreso da una delle più belle canzoni mai scritte da De André.

La storia è ambientata nella Genova del 1963, tra i vicoli, il porto ed i locali notturni di una città sempre affascinante. Tre uomini vedranno incrociare i propri destini:

Carlo, ragazzo genovese che vive con la madre, e che s’improvviserà “pappone”, (che è differente dall’ essere magnaccia, essendo protettore di più prostitute, nessuna delle quali la sua donna)  e che porterà con sé la madre, la signora Lina, nel serale giro di controllo delle prostitute;

Bernard, ex anarchico legato alla malavita marsigliese, famoso per aver “trascorso una notte con Edith Piaf” e per esporsi “solo per grossi colpi”;

Salvatore, pastore sardo che ha scontato cinque anni di carcere per un sequestro.

Tutto il film ruota attorno al mondo delle ciccette, di quelle prostitute di cui Carlo è protettore, Salvatore si innamora e Bernard ammira con distacco. I riferimenti a Bocca di Rosa con Maritza, giovane prostituta che farà perdere la testa a Carlo, ma anche a Via del campo, sono più che espliciti.

I tre protagonisti decideranno, per un serie di circostanze, di partecipare ad un colpo che potrà cambiare la loro vita per sempre. Riusciranno nell’impresa di rubare un carico di pelli, ma uno dei tre giocherà un brutto scherzo agli altri. Tuttavia, il ridicolo destino alla fine del film giocherà un brutto scherzo, facendo in modo che il traditore consegni nelle mani di uno sconosciuto l’intero bottino, credendo così di riuscire a redimersi dai propri peccati.

I riferimenti biografici alla vita di De Andrè sono parecchi: da quel Carlo, giovane indolente che trascorre le proprie giornate tra bar e prostitute, e che riscoprirà la passione per la musica e per la sua chitarra appesa al chiodo solo dopo la delusione con Maritza; da quel Salvatore, sequestratore sardo legato ai valori della terra e delle pecore “che possono figliare”, dell’onore e della famiglia, come quegli uomini che sequestrarono De André per quattro mesi; a quel Bernard, che tanto richiama i maestri francesi del cantautore, come Jacques Brel.

L’opera in sè, tuttavia, risulta un noir poco riuscito per varie ragioni: intanto per una rappresentazione fortemente  teatrale, dovuta anche alla presenza di attori quali Tosca D’Aquino e Fausto Paradivino, nonché all’organizzazione delle scene (vi è un uso eccessivo del piano sequenza), e poi perchè il senso di leggerezza che aleggia in tutto il film fa sì che la tensione necessaria venga a mancare, complice anche il finale un pò inverosimile.

Il film non mi é piaciuto molto, e sembra che Dori Ghezzi ne abbia preso le distanze poiché da lei considerato indegno di rappresentare la memoria di De André di fronte all’opera della Marchesi. Solo le atmosfere di questa Genova così amata da De André mi hanno fortemente colpita, ma é interessante leggere le note di regia di Daniele Costantini:


Di Fabrizio De Andrè, oltre alle straordinarie qualità poetiche e musicali, ho sempre ammirato la grande libertà creativa, l’apertura mentale e culturale, che lo hanno portato, nel tempo, a rischiare, a mettere in discussione il proprio lavoro, collaborando con musicisti e autori tutti di grande personalità, di grande prestigio: Gian Piero Reverberi, Nicola Piovani, Francesco De Gregori, la PFM, Mauro Pagani, Ivano Fossati…
Lo stesso senso del rischio, lo stesso sentimento di libertà, lo hanno spinto, nella prima metà degli anni ‘90, a scrivere un romanzo – “Un destino ridicolo” – assieme allo psicanalista-scrittore Alessandro Gennari.
Nonostante la personalità e il talento di Gennari, “Un destino ridicolo” sembra appartenere soprattutto a De Andrè, tanto è denso di rimandi al suo mondo poetico-musicale, in particolare a quello degli anni ‘60. Ecco, quindi, che non si è trattato soltanto di adattare un romanzo, ma anche di abbandonarsi alle suggestioni poetiche di alcune canzoni memorabili come “Bocca di Rosa”, “Via del Campo”, “La città vecchia”, “Amore che vieni amore che vai”.
In una nota di lavoro, De Andrè ha definito il romanzo come “una favola, di quelle che raccontano i nonni”. Il film vuole essere una favola: una favola di amore e di malavita, ambientata nei vicoli, nei “carruggi”, della Genova del 1963.
Alla fine del capitolo nono del romanzo, un capitolo in cui i due autori commentano la storia che stanno raccontando, De Andrè dice a Gennari:”Sai, passando di mano i racconti si confondono, ognuno ci mette del suo, così diventa difficile ricostruire una vicenda, specialmente dopo trent’anni…”
Ecco, nel film, ho cercato di raccontare la storia di “Un destino ridicolo” come se qualcuno avesse raccontato quella storia a qualcun altro, e questo qualcun altro l’avesse raccontata a me, agli sceneggiatori, agli attori. Come una favola, appunto. Il romanzo è scritto con leggerezza ma anche con grande partecipazione emotiva. La stessa leggerezza e la stessa partecipazione emotiva, mi piacerebbe fossero ritrovate nel film. Con l’aiuto degli attori e di Nicola Piovani, ho tentato di rimanere, nel contempo, vicino e lontano ai personaggi e alle loro vicende. Senza giudicarli. Giocando con loro, ma anche piangendoli. Come, del resto, fanno De Andrè e Gennari nel romanzo.

E’ possibile vedere un’intervista agli attori qui, ed il trailer del film sotto:


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: