Indecorose e libere

violenza-donneSi è svolta ieri a Roma la manifestazione di donne per donne organizzata dalla rete femminista e lesbica, una sorta di anticipazione dell’evento che si svolgerà il 25 Novembre, giornata internazionale contro la violenza contro le donne proclamata dalle nazioni Unite.
La manifestazione aveva come nome “Indecorose e libere” ed ha visto l’adesione di 50 mila persone, donne provenienti da tutta Italia e parte di un movimento che si inserisce nella protesta trasversale contro la riforma Gelmini, contro il DDL Carfagna sulla prostituzione, contro l’abolizione della legge 144.

La violenza maschile ha infatti molte facce, e una di queste è quella istituzionale: vorrebbero risolvere la crisi economica e culturale che stiamo vivendo smantellando lo stato sociale. Per salvare le banche, rifinanziare le missioni militari all’estero e militarizzare le nostre città tagliano i fondi ai centri antiviolenza, ai consultori e a tutti i servizi che garantiscono alle donne libertà, salute e indipendenza.

L’obiettivo delle riforme del lavoro, della sanità, della scuola e dell’università è di renderci sempre più precarie e meno garantite:mogli e madri “rispettabili” rinchiuse nelle case, economicamente dipendenti da un uomo, che lavorano gratuitamente per badare ad anziani e bambini.

Con il decreto Gelmini, migliaia di insegnanti, maestre precarie, perdono il posto di lavoro, e viene meno un sistema educativo – il tempo pieno – che sostiene le donne, consentendo loro una maggiore libertà di movimento e autonomia.

Con la legge 133 tagliano i fondi alla scuola e all’università pubblica per consegnare l’istruzione nelle mani dei privati determinando la fine del diritto ad una istruzione gratuita e libera per tutte/i.

Molti gli slogan e gli striscioni:

L’assassino non bussa, ha le chiavi di casa“, “Non sono una bambola“, “Nella casa del Mulino si nasconde l’assassino“, “Ti lamenti ma che ti lamenti, piglia lu bastuni e tira fora li denti“, “La violenza sulle donne ha molte facce” e le facce mostrate erano quelle di Brunetta, La Russa, Gelmini, Carfagna, Tremonti, Calderoli, Berlusconi e Ratzinger.

La manifestazione voleva essere una replica di quella di un anno fa, quando scesero in piazza a Roma più di 150 mila persone, ma l’adesione è stata inferiore alle aspettative anche a causa di defezioni importanti come quella dell’associazione Controviolenzadonne.org. Tuttavia le organizzatrici si dicono soddisfatte poiché è stata forte la presenza soprattutto delle giovani che hanno sfilato con il simbolo del “polo femminile” dipinto sul viso.

L’evento è nato sotto mille polemiche e ne è testimonianza il manifesto della foto che ritrae una donna su un letto, seminuda, in posizione da crocifissione, e con lo slogan: “Chi paga per i peccati dell’uomo?. Tale manifesto è nato dall’idea di Telefono Donna Milano di lanciare una campagna di sensibilizzazione in città sul problema della violenza maschile contro le donne, in previsione poi della manifestazione che si terrà il 25 Novembre. L’assessore al Decoro urbano Maurizio Cadeo è sceso in campo spalleggiato dal Sindaco Moratti perchè riteneva offensivo della morale cattolica tale manifesto: “Farò tutto quanto è in mio potere per evitare l’affissione di questo manifesto, il cui messaggio tira in ballo il simbolo del Cristianesimo e lede il sentimento religioso dei cittadini“. E difatti ha negato l’autorizzazione all’affissione. Molte cose sono state dette a proposito dello scalpore suscitato e dell’opera di censura effettuata, e personalmente mi è sembrata una mossa ipocrita, quasi un tentativo di voler distogliere l’attenzione dal problema reale, cioè quello della violenza di genere. Le donne subiscono violenza dagli uomini. Non tutti gli uomini naturalmente usano violenza contro le donne ma si tratta comunque di VIOLENZA di GENERE cioè violenza di uomini contro donne e bambine. Gli uomini usano per lo più la violenza per mantenere o rafforzare il loro potere nei riguardi delle donne o per bloccare un regresso di questo potere.

Ogni tre giorni una donna viene uccisa. Nel 2007, sono state 126 le donne uccise a causa delle violenze perpetrate dagli uomini. Tra questi, 44 sono i mariti, 11 i fidanzati o i conviventi, nove gli ex mariti e gli ex fidanzati, 10 i figli e 14 gli sconosciuti. Un milione di donne ha subito violenza, fisica o sessuale. Solo nei primi sei mesi del 2007 141 sono state oggetto di tentato omicidio, 1805 sono state abusate, 10.383 sono state vittime di pugni, botte, bruciature, ossa rotte. Le vittime – soprattutto tra i 25 e i 40 anni – sono in numero maggiore donne laureate e diplomate, dirigenti e imprenditrici, donne che hanno pagato con un sopruso la loro emancipazione culturale, economica, la loro autonomia e libertà. E il pericolo maggiore per le donne è la normalità. L’indagine Istat del 2006, denuncia che il 62 per cento delle donne è maltrattata dal partner o da persona conosciuta, che diventa il 68,3 per cento nei casi di violenza sessuale, e il 69,7 per cento per lo stupro. Sono stati inoltre contati 2 milioni e 77 mila casi di comportamenti persecutori, denominati stalking, uno sfinimento quotidiano che finisce per corrodere resistenza, difesa, voglia di vivere. Infine, il 96% delle donne non denuncia la violenza subita, forse per paura,  forse perché non si denuncia chi si ha amato, o forse perché non si hanno le parole per dirlo.

Gli uomini, la cui presenza fu fortemente contestata da alcune manifestanti nel corso della mobilitazione nazionale che si svolse il 27 novembre dello scorso anno, hanno sfilato in coda, e gli uomini dell’associazione “Maschileplurale” saranno presenti alla manifestazione del 25.

Sì, gli uomini devono farsene carico. La violenza è un problema loro, non delle donne – dice Clara Jourdan, della “Libreria delle Donne” di Milano, storico luogo del femminismo italiano – Sarebbe ora che cominciassero a interrogarsi sulla sessualità e sul perché dei loro comportamenti violenti. E riconoscere l’altro, il maschile, potrebbe essere utile anche alle donne“.

Va tuttavia segnalato il caso di due ragazze che, dopoa ver partecipato alla manifestazione, si sono viste negare dalle forze dell’ordine la possibilità di accedere alla Corsia Agonale, lo stesso passaggio dove due settimane fa erano scoppiati gli scontri tra studenti finiti con feriti e processati, proprio perchè avevano partecipato alla manifestazione!

Per una rassegna stampa approfondita basta cliccare sul link: Rassegna stampa Indecorose e libere.

Va fatta una legge, perché la violenza sulle donne non è un problema di pubblica sicurezza, né un reato di altre culture da reprimere con rimpatri forzati, e per vincerla va fatta un’azione a largo raggio. La violenza contro le donne è un crimine ma continua ad essere considerata dagli individui, dalle istituzioni sociali e dagli Stati come una questione privata, si circoscrive nella sfera privata un crimine di ordine pubblico. La violenza contro le donne è una violenza di genere riconosciuta oggi dalla comunità internazionale come una violazione fondamentale dei diritti umani, e aiutare le vittime a non avere paura di essere giudicate, attraverso un sistema nazionale di prevenzione, protezione ed assistenza contro la violenza di genere é una questione di civiltà.

La data del 25 novembre come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è stata scelta dall’ONU, nella risoluzione dell’Assemblea Generale n° 54/134 del 17 dicembre 1999, a ricordo delle tre sorelle Mirabal, che animarono un movimento democratico chiamato 14 di Giugno, e lì conquistarono il soprannome di Farfalle. Furono poi violentate e uccise il 25 novembre 1960 nella Repubblica dominicana e passate alla storia come le “Farfalle indimenticabili”.

Partecipare alla manifestazione del 25 rappresenta la possibilità di urlare che la violenza contro le donne è inaccettabile e non può avere giustificazioni e prevederà una staffetta di donne contro la violenza, organizzata dall’UDI (Unione Donne in Italia). La staffetta (un’anfora portata da due donne per volta, che verrà mano a mano riempita di biglietti e messaggi) partirà da Niscemi in Sicilia, dove è morta Lorena e arriverà il 25 novembre dell’anno prossimo a Brescia, dove trovò la morte Hina. Nel frattempo, la staffetta, in un percorso che durerà un anno intero, attraverserà tutte le regioni di Italia e in ogni città verrà accolta con manifestazioni ed eventi.

In attesa di quella data segnalo l’evento di chiusura del festival “La Violenza Illustrata” che avrà luogo stasera a Bologna e che esplorerà il particolare caso di femminicidio che ha interessato Ciudad Juàrez, in Messico, attraverso momenti di riflessione teorica e una variegata pluralità di linguaggi artistici ed espressivi.

Chi invece avesse voglia di leggere una serie di articoli interessanti sulla violenza di genere può usufruire del Dossier Amore e Violenza.

Ci vediamo tutte a Roma il 25!


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