Polis aperta e divise da nascondere

Ho pubblicato qualche giorno fa l’articolo “Polis Aperta”: primo raduno nazionale LGBT della polizia ponendomi una serie di interrogativi sulla effettiva validità di un raduno simile, quasi “per categoaria”, sulle conseguenze per chi lavora in un corpo di polizia alla partecipazione ad una manifestazione simile, ma soprattutto sulle possibili reazioni da parte di chi si trova a contatto con un/a collega poliziott* o militare omosessuale.

E così stamattina mi sono imbattuta per caso in un articolo del Corriere di qualche giorno fa in cui si descrive la vicenda di Fabrizio Caiazza, il poliziotto milanese che avrebbe partecipato negli USA ad un concorso di bellezza in divisa, ottenendo l’incoronazione come il «più bello in uniforme». La cosa pare che abbia provocato il rischio di sospensione di Caiazza per aver sfilato in divisa senza chiederne l’autorizzazione. Il poliziotto, tuttavia, smentisce di aver sfilato anche perchè si trattava di un concorso on-line che non richiedeva la presenza fisica pur ammettendo di aver commesso una leggerezza nel farsi fotografare in divisa senza chiedere il permesso e nell’aver inviato quegli scatti ad un mensile free-press a target gay.

E’ stata comunque convocata una commissione disciplinare che deciderà quale provvedimento adottare anche per l’uso di materiale fotografico del Comando senza permesso, dal momento che – come è stato dichiarato – “un agente della Polizia Municipale, come qualsiasi altro dipendente comunale che voglia partecipare ad una pubblica manifestazione con la divisa deve prima chiedere l’autorizzazione al proprio superiore”.

Ciò che mi lascia perplessa non è tanto il provvedimento disciplinare a seguito delle foto, anche perchè la divisa ha un ruolo istituzionale e non personale, e partecipare ad un concorso di bellezza in divisa non credo rientri nei compiti ordinamentali, anche se, va ammesso, il fascino della divisa è innegabile! Ma ciò che mi preoccupa sono alcune dichiarazioni rilasciate da colleghi/e del poliziotto che hanno affermato che partecipare ad un concorso di bellezza per gay è un modo per screditare l’arma! Non capisco se il problema è che abbia partecipato ad un concorso di bellezza o al fatto che fosse per omosessuali… in qualunque caso ritengo che l’errore sia stato quello di non chiedere un’autorizzazione, perchè se dobbiamo parlare di azioni screditanti per un corpo militare dobbiamo sicuramente alzare il tiro e ricordare fatti ben più gravi (uno su tutti il G8 del 2001).

Non so a questo punto se si stia cercando di montare dei casi ad hoc pre -  polis; sicuramente il clamore, i dibattiti e le questioni, spesso inutili, noiose o semplicemente provocatorie ci saranno, ma ritengo che l’iniziativa potrà essere utile quantomeno ad aprire uno squarcio sul razzismo e sulle varie forme di machismo più o meno latenti all’interno dei vari corpi militari.

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