No gay? No day!

blockDomani 10 Dicembre 2008 ricorrerà il sessantesimo anniversario della dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. Non é casuale che proprio domani in America si svolgerà il “Day without gay“, un’iniziativa di protesta contro la recente ondata omofobica americana che, col successo del referendum del 4 Novembre, ha annullato la validità costituzionale del matrimonio per le coppie dello stesso sesso. Milioni di americani  si assenteranno dal lavoro con la motivazione di “darsi gay”!

Ispirandosi alle vicende descritte nel documentario satirico del 2004 “A day without Mexicansdi Sergio Arau, che racconta di una nuvola misteriosa che avvolge la California facendo sparire dal paese gli undici milioni di ispanici, con tutto ciò che comporta la cosa, con il Day Without Gay si propone di convincere milioni di gay a non andare a lavorare e invece di darsi ammalati, come si farebbe in una situazione di sciopero in bianco tradizionale, rivendicare che sono impossibilitati ad andare a lavorare perché quel giorno si sentono troppo gay, come azione di protesta e boicottaggio generalizzato contro la negazione dei loro diritti. Da notare che in una trentina di stati Usa ancora oggi esiste una legislazione anti-gay che permette ad esempio al datore di lavoro di licenziare chi si dichiarasse omosessuale.

Anche in Italia domani di fronte all’Ambasciata Usa dalle 17 si terrà un “day without gay”. Dopo le fiaccolate e i sit-in svoltisi in tutta Italia in questi giorni per protestare contro le dichiarazioni del Vaticano che si è opposto alla depenalizzazione universale dell’omosessualità con motivazioni prive di logica e soprattutto di quella pietas cristiana di cui dovrebbe essere portatore, anche in Italia si porterà avanti un’azione partita dal web.

Ciò che vedo è come in America, per esempio, nonostante la vittoria per un soffio della Proposition 8 le minoranze sessuali non si siano lasciate prendere dallo sconforto ma si stiano organizzando con azioni di protesta che se accolte provocheranno il blocco di numerosi ambienti di lavoro! E a questo vanno aggiunte le dichiarazioni di Obama rispetto ad un programma che prevede la difesa dei diritti GLBT.

In Gran Bretagna la regina Elisabetta II ha mostrato di voler proteggere i diritti della comunità GLBT attraverso l’introduzione di una norma sull’uguaglianza: lEquality Bill, una Carta dell’Uguaglianza – le cui disposizioni verranno attuate tra Marzo e Aprile – che si aggiungerà ad altre dodici iniziative governative, tese a rendere effettiva la parità di diritti tra il mondo lgbt e quello eterosessuale.

In Francia Sarkozy, beniamino del Papa, nonostante le dichiarazioni del Vaticano contro la proposta di depenalizzazione dell’omosessualità, andrà alle Nazioni Unite per proporre e sostenere a nome dell’Unione europea la depenalizzazione dell’omosessualità.

E in Italia?

In Italia abbiamo il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, che dopo aver promesso di votare per l’introduzione dell’aggravante omofobia nel reato di stalking, ovviamente non lo fa.

Abbiamo l’On. Binetti, teodem e neuropsichiatra, che ha identificato l’omosessualità con la pedofilia! Ma in fondo è solo una sua opinione, e non si può mica accusare qualcuno per un’opinione vagamente omofoba!

Il Vaticano che non si occupa delle anime dei fedeli, ma dei loro voti politici, con continue ingerenze nella vita privata e pubblica di chiunque, in nome di valori e testi che hanno ben poco di quell’Amore che tutto abbraccia. Ma bisogna ringraziare la diplomazia vaticana, perchè ci ha salvati da una truffa: la Francia in realtà non vuole salvare la vita di milioni di persone, ma ufficializzare i matrimoni tra omosessuali! E si sa che i comportamenti omosessuali sono tutti oggettivamente peccaminosi!

Ma perchè il Vaticano non propone allora un documento alternativo, senza strani cavilli e che vada per loro bene?

Il sonno della ragione genera mostri“, dice un famoso detto.

Non si tratta di anclericalismo o antiberlusconismo, ma di una situazione che non può più essere tollerata. Abbiamo bisogno di fatti, di gente che agisca, che non si attacchi alla burocrazia, alla politica più becera o ai buoni sentimenti, ma alla giustizia! Chi risponde all’appello?

Problemi Tecnici… di traduzione!

paroleIeri sera un’amica mi ha inviato una mail in cui mi comunicava l’articolo di Grillini a proposito del primo discorso di Barack Obama da Presidente, e della sua traduzione in italiano. Il commento di questa mia amica alla fine della mail è stato: è snervante!

Dal momento che 3 esami di inglese, di cui l’ultimo dato dopo aver effettuato un triplice ascolto da un’americana, un’ inglese ed una scozzese, credo proprio che non siano stati inutili, e dal momento che so bene come funziona il lavoro di traduzione, mi sono messa subito al lavoro, per cercare di capire se quanto biasimato da Grillini rispondesse effettivamente a realtà.

La prima cosa che ho fatto è stata ascoltare il discorso di Obama integralmente in americano, e confrontarlo con la traduzione scritta riportata di sotto. Solo Repubblica ha effettuato questa operazione, e per dovere di cronaca, riporto il video ed il discorso sopraccitati, lasciando il nome della traduttrice che secondo me ha fatto un ottimo lavoro:

Ciao Chicago!

(APPLAUSO) Se ancora c’è qualcuno che dubita che l’America non sia un luogo nel quale nulla è impossibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri padri fondatori è tuttora vivo in questa nostra epoca, che ancora mette in dubbio il potere della nostra democrazia, questa notte ha avuto le risposte che cercava.

(APPLAUSO) La risposta sono le code che si sono allungate fuori dalle scuole e dalle chiese con un afflusso che la nazione non aveva mai visto finora. La risposta sono le persone, molte delle quali votavano per la prima volta, che hanno atteso anche tre o quattro ore in fila perché credevano che questa volta le cose dovessero andare diversamente, e che la loro voce potesse fare la differenza.
La risposta è la voce di giovani e vecchi, ricchi e poveri, Democratici e Repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi d’America, gay, eterosessuali, disabili e non disabili: tutti americani che hanno inviato al mondo il messaggio che noi non siamo mai stati un insieme di Stati Rossi e Stati Blu. Noi siamo e sempre saremo gli Stati Uniti d’America.

(APPLAUSO) La risposta è ciò che ha spinto a farsi avanti coloro ai quali per così tanto tempo è stato detto da così tante persone di essere cinici, impauriti, dubbiosi di quello che potevano ottenere mettendo di persona mano alla Storia, per piegarla verso la speranza di un giorno migliore.

È occorso molto tempo, ma stanotte, finalmente, in seguito a ciò che abbiamo fatto oggi, con questa elezione, in questo momento preciso e risolutivo, il cambiamento è arrivato in America.

(APPLAUSO) Poco fa, questa sera ho ricevuto una telefonata estremamente cortese dal Senatore McCain.

(APPLAUSO) Il Senatore McCain ha combattuto a lungo e con forza in questa campagna, e ha combattuto ancora più a lungo e con maggiore forza per il Paese che ama. Ha affrontato sacrifici per l’America che la maggior parte di noi nemmeno immagina e noi oggi stiamo molto meglio anche grazie al servizio reso da questo leader coraggioso e altruista. Mi congratulo con lui e con la governatrice Palin per tutto quello che hanno ottenuto, e non vedo l’ora di lavorare con loro per rinnovare nei prossimi mesi la promessa di questa nazione.

(APPLAUSO) Voglio qui ringraziare il mio partner in questa avventura, un uomo che ha fatto campagna elettorale col cuore, parlando per le donne e gli uomini con i quali è cresciuto nelle strade di Scranton …

(APPLAUSO) … con i quali ha viaggiato da pendolare ogni giorno per tornare a casa propria nel Delaware, il vice-presidente eletto degli Stati Uniti Joe Biden.

(APPLAUSO) Io non sarei qui questa sera senza il sostegno continuo della mia migliore amica degli ultimi sedici anni…

(APPLAUSO) … la roccia della mia famiglia, l’amore della mia vita, la prossima first lady della nazione…

(APPLAUSO) … Michelle Obama.

(APPLAUSO) Sasha and Malia…

(APPLAUSO) … vi amo entrambe moltissimo e … vi siete guadagnate il cucciolo

(RISATE) … che verrà con noi alla Casa Bianca…

(APPLAUSO) E mentre siamo qui e lei non è più con noi, so che mia nonna ci sta guardando, insieme a tutta la famiglia che ha fatto di me ciò che io sono. In questa sera così unica mi mancano tutti, e so che il mio debito verso di loro non è neppure quantificabile. A mia sorella Maya, mia sorella Alma, tutti i miei fratelli e le mie sorelle, voglio dire grazie per il sostegno che mi avete dato. Vi sono veramente molto grato.

(APPLAUSO) Al manager della mia campagna David Plouffe…

(APPLAUSO) … il protagonista senza volto di questa campagna che ha messo insieme la migliore campagna elettorale – credo – nella Storia degli Stati Uniti d’America.

(APPLAUSO) al mio capo stratega David Axelrod…

(APPLAUSO) … che è stato mio partner in ogni fase di questo lungo cammino… proprio il miglior team di una campagna elettorale mai messo insieme nella storia della politica…

(APPLAUSO) … voi avete reso possibile tutto ciò, e io vi sarò eternamente grato per i sacrifici che avete affrontato per riuscirci.

Ma più di ogni altra cosa, non dimenticherò mai a chi appartiene veramente questa vittoria: appartiene a voi. Io non sono mai stato il candidato più ideale per questa carica. Non abbiamo mosso i primi passi nella campagna elettorale con finanziamenti o appoggi ufficiali. La nostra campagna non è stata pianificata nelle grandi sale di Washington, ma nei cortili di Des Moines, nei tinelli di Concord, sotto i portici di Charleston. È stata realizzata da uomini e donne che lavorano, che hanno attinto ai loro scarsi risparmi messi da parte per offrire cinque dollari, dieci dollari, venti dollari alla causa. Il movimento ha preso piede e si è rafforzato grazie ai giovani, che hanno rigettato il mito dell’apatia della loro generazione…

(APPLAUSO) … che hanno lasciato le loro case e le loro famiglie per un’occupazione che offriva uno stipendio modesto e sicuramente poche ore di sonno; ai non più tanto giovani che hanno sfidato il freddo pungente e il caldo più soffocante per bussare alle porte di perfetti sconosciuti; ai milioni di americani che si sono adoperati come volontari, si sono organizzati, e hanno dimostrato che a distanza di oltre due secoli, un governo del popolo, fatto dal popolo e per il popolo non è sparito dalla faccia di questa Terra. Questa è la vostra vittoria…

(APPLAUSO) So che quello che avete fatto non è soltanto vincere un’elezione e so che non l’avete fatto per me. Lo avete fatto perché avete compreso l’enormità del compito che ci sta di fronte. Perché anche se questa sera festeggiamo, sappiamo che le sfide che il futuro ci presenterà sono le più ardue della nostra vita: due guerre, un pianeta in pericolo, la peggiore crisi finanziaria da un secolo a questa parte. Anche se questa sera siamo qui a festeggiare, sappiamo che ci sono in questo stesso momento degli americani coraggiosi che si stanno svegliando nei deserti iracheni, nelle montagne dell’Afghanistan dove rischiano la loro vita per noi.

Ci sono madri e padri che resteranno svegli dopo che i loro figli si saranno addormentati e si arrovelleranno chiedendosi se ce la faranno a pagare il mutuo o il conto del medico o a mettere da parte abbastanza soldi per pagare il college. Occorre trovare nuova energia, creare nuovi posti di lavoro, costruire nuove scuole. Occorre far fronte a nuove sfide e rimettere insieme le alleanze.

La strada che ci si apre di fronte sarà lunga. La salita sarà erta. Forse non ci riusciremo in un anno e nemmeno in un solo mandato, ma America! Io non ho mai nutrito maggiore speranza di quanta ne nutro questa notte qui insieme a voi. Io vi prometto che noi come popolo ci riusciremo!
(APPLAUSO)

PUBBLICO: Yes we can! Yes we can! Yes we can!

OBAMA: Ci saranno battute d’arresto e false partenze. Ci saranno molti che non saranno d’accordo con ogni decisione o ogni politica che varerò da Presidente e già sappiamo che il governo non può risolvere ogni problema. Ma io sarò sempre onesto con voi in relazione alle sfide che dovremo affrontare. Vi darò ascolto, specialmente quando saremo in disaccordo. E soprattutto, vi chiedo di unirvi nell’opera di ricostruzione della nazione nell’unico modo con il quale lo si è fatto in America per duecentoventi anni, ovvero mattone dopo mattone, un pezzo alla volta, una mano callosa nella mano callosa altrui.

Ciò che ha avuto inizio ventuno mesi fa, nei rigori del pieno inverno, non deve finire in questa notte autunnale. La vittoria in sé non è il cambiamento che volevamo, ma è soltanto l’opportunità per noi di procedere al cambiamento. E questo non potrà
accadere se faremo ritorno allo stesso modus operandi.

Il cambiamento non può aver luogo senza di voi.
Troviamo e mettiamo insieme dunque un nuovo spirito di patriottismo, di servizio e di responsabilità, nel quale ciascuno di noi decida di darci dentro, di lavorare sodo e di badare non soltanto al benessere individuale, ma a quello altrui. Ricordiamoci che se mai questa crisi finanziaria ci insegna qualcosa, è che non possiamo avere una Wall Street prospera mentre Main Street soffre: in questo Paese noi ci eleveremo o precipiteremo come un’unica nazione, come un unico popolo.

Resistiamo dunque alla tentazione di ricadere nelle stesse posizioni di parte, nella stessa meschineria, nella stessa immaturità che per così tanto tempo hanno avvelenato la nostra politica. Ricordiamoci che c’è stato un uomo proveniente da questo Stato che ha portato per la prima volta lo striscione del partito Repubblicano alla Casa Bianca, un partito fondato sui valori della fiducia in sé, della libertà individuale, dell’unità nazionale. Sono questi i valori che abbiamo in comune e mentre il partito Democratico si è aggiudicato una grande vittoria questa notte, noi dobbiamo essere umili e determinati per far cicatrizzare le ferite che hanno finora impedito alla nostra nazione di fare passi avanti.

(APPLAUSO) Come Lincoln disse a una nazione ancora più divisa della nostra, “Noi non siamo nemici, ma amici, e anche se le passioni possono averlo allentato non dobbiamo permettere che il nostro legame affettivo si spezzi”. E a quegli americani il cui supporto devo ancora conquistarmi, dico: forse non ho ottenuto il vostro voto, ma sento le vostri voci, ho bisogno del vostro aiuto e sarò anche il vostro presidente.

(APPLAUSO) A coloro che ci guardano questa sera da lontano, da oltre i nostri litorali, dai parlamenti e dai palazzi, a coloro che in vari angoli dimenticati della Terra si sono ritrovati in ascolto accanto alle radio, dico: le nostre storie sono diverse, ma il nostro destino è comune e una nuova alba per la leadership americana è ormai a portata di mano.

(APPLAUSO) A coloro che invece vorrebbero distruggere questo mondo dico: vi sconfiggeremo. A coloro che cercano pace e tranquillità dico: vi aiuteremo. E a coloro che si chiedono se la lanterna americana è ancora accesa dico: questa sera noi abbiamo dimostrato ancora una volta che la vera forza della nostra nazione non nasce dalla potenza delle nostre armi o dal cumulo delle nostre ricchezze, bensì dalla vitalità duratura dei nostri ideali: democrazia, libertà, opportunità e tenace speranza.

(APPLAUSO) Perché questo è il vero spirito dell’America: l’America può cambiare. La nostra unione può essere realizzata. E quello che abbiamo già conseguito deve darci la speranza di ciò che possiamo e dobbiamo conseguire in futuro.

In queste elezioni si sono viste molte novità e molte storie che saranno raccontate per le generazioni a venire. Ma una è nella mia mente più presente di altre, quella di una signora che ha votato ad Atlanta. Al pari di molti altri milioni di elettori anche lei è stata in fila per far sì che la sua voce fosse ascoltata in questa elezione, ma c’è qualcosa che la contraddistingue dagli altri: Ann Nixon Cooper ha 106 anni. (APPLAUSO) È nata a una sola generazione di distanza dalla fine della schiavitù, in un’epoca in cui non c’erano automobili per le strade, né aerei nei cieli. A quei tempi le persone come lei non potevano votare per due ragioni fondamentali, perché è una donna e per il colore della sua pelle.

Questa sera io ripenso a tutto quello che lei deve aver visto nel corso della sua vita in questo secolo in America, alle sofferenze e alla speranza, alle battaglie e al progresso, a quando ci è stato detto che non potevamo votare e alle persone che invece ribadivano questo credo americano: Yes, we can.

Nell’epoca in cui le voci delle donne erano messe a tacere e le loro speranze soffocate, questa donna le ha viste alzarsi in piedi, alzare la voce e dirigersi verso le urne. Yes, we can.

Quando c’era disperazione nel Dust Bowl (la zona centro meridionale degli Stati Uniti divenuta desertica a causa delle frequenti tempeste di vento degli anni Trenta, NdT) e depressione nei campi, lei ha visto una nazione superare le proprie paure con un New Deal, nuovi posti di lavoro, un nuovo senso di ideali condivisi. Yes, we can.

PUBBLICO: Yes we can.

OBAMA: Quando le bombe sono cadute a Pearl Harbor, e la tirannia ha minacciato il mondo, lei era lì a testimoniare in che modo una generazione seppe elevarsi e salvare la democrazia. Yes, we can.

PUBBLICO: Yes we can.

OBAMA: Era lì quando c’erano gli autobus di Montgomery, gli idranti a Birmingham, un ponte a Selma e un predicatore di Atlanta che diceva alla popolazione : “Noi supereremo tutto ciò”. Yes, we can.

PUBBLICO: Yes we can.

OBAMA: Un uomo ha messo piede sulla Luna, un muro è caduto a Berlino, il mondo intero si è collegato grazie alla scienza e alla nostra inventiva. E quest’anno, per queste elezioni, lei ha puntato il dito contro uno schermo e ha votato, perché dopo 106 anni in America, passati in tempi migliori e in ore più cupe, lei sa che l’America può cambiare. Yes, we can.

PUBBLICO: Yes we can.

OBAMA: America, America: siamo arrivati così lontano. Abbiamo visto così tante cose. Ma c’è molto ancora da fare. Quindi questa sera chiediamoci: se i miei figli avranno la fortuna di vivere fino al prossimo secolo, se le mie figlie dovessero vivere tanto a lungo quanto Ann Nixon Cooper, a quali cambiamenti assisteranno? Quali progressi avremo fatto per allora?
Oggi abbiamo l’opportunità di rispondere a queste domande. Questa è la nostra ora. Questa è la nostra epoca: dobbiamo rimettere tutti al lavoro, spalancare le porte delle opportunità per i nostri figli, ridare benessere e promuovere la causa della pace, reclamare il Sogno Americano e riaffermare quella verità fondamentale: siamo molti ma siamo un solo popolo. Viviamo, speriamo, e quando siamo assaliti dal cinismo, dal dubbio e da chi ci dice che non potremo riuscirci, noi risponderemo con quella convinzioni senza tempo e immutabile che riassume lo spirito del nostro popolo: Yes, We Can.

(APPLAUSO) Grazie. Dio vi benedica e possa benedire gli Stati Uniti d’America.

Traduzione di Anna Bissanti

La parte incriminata è quella in rosso, quella, cioè, in cui Obama ringrazia tutti senza distinzione di razza, di colore, di orientamento sessuale, di religione e di sanità fisica o meno.

Il Video integrale in americano del discorso del Presidente!


Quello che più mi ha sorpreso è stato che in pochi hanno riportato il discorso intero, ma ancor più scioccante è stato constatare che o in Italia la formazione di parecchi traduttori è scadente o costoro sono in qualche modo omofobi, o peggio è stato loro imposto di non tradurre letteralmente!

Ecco per esempio la traduzione trasmessa sul Tg1:

La prima parte della traduzione proceda fluida e spedita ma arrivati alll’elenco dielle “voci di coloro che hanno permesso la vittoria” la parola omosessuali è stata completamente omessa e sostituita da eterosessuali e bisessuali! Non volendo pensare male, in un primo momento mi dico che in fondo un minimo accenno ad un’orientamento sessuale diverso c’è … anche se si tratta, ovviamente, di un’interpretazione personale del traduttore.

Proseguo nella mia ricerca, seguendo le tracce indicate da Grillini, e mi imbatto nel discorso inviato e tradotto dal Tg di SkyTv:

Discorso di Obama su Sky24

Qui lo shock è ancora più grande: nessun accenno, nessuna traduzione della parola GAY, e “disabili e non” viene tradotto con la frase “handicappati e non“. C’è da dire che qui il traduttore mi è sembrato maggiormente in difficoltà rispetto a quello del Tg1, ma dal tentennare un pò ad omettere una parola, un concetto basilare, ce ne passa!

Per chi non lo sapesse, gli interpreti si sono trovati a dover effettuare un’interpretazione simultanea, ovvero la traduzione contemporaneamente al discorso dell’oratore, con uno scarto di una o mezza frase. L’interprete lavora in una cabina insonorizzata o con un’apparecchiatura portatile. Nell’interpretazione simultanea, l’interprete traduce la frase nella lingua di destinazione mentre ascolta e comprende la frase successiva dell’oratore. La qualità e il carattere del tutto esaustivo di questi tipi di interpretazione dipendono dalla precisione e dalla buona strutturazione retorica dell’intervento dell’oratore.
Ciononostante, l’interprete, nella sua traduzione, si sforzerà di rendere intelligibile il discorso interpretato servendosi di sfumature della voce, variazioni di ritmo nell’eloquio e attraverso veri e propri minirestauri sintattici. Sintattici, non logici! Il compito di un interprete, infatti, non è quello di stravolgere il significato di un discorso, ma di renderlo quanto più comprensibile e fluido possibile nella lingua di destinazione!

Ho cercato di scoprire chi fossero gli interpreti del Tg1 e del TgSky24, ma non sono riuscita a trovare nulla.

Pur volendo ammettere una difficoltà di traduzione di entrambi, risulta tuttavia certo che questi signori non hanno rispettato l’articolo 6 del codice deontologico di interpreti e traduttori, noto a tutti coloro che lavorano nel campo e che così recita:

Il traduttore e l’interprete devono svolgere la propria attività professionale con lealtà e correttezza.
Al traduttore e all’interprete è assolutamente vietato trarre un utile personale da informazioni di cui vengano a conoscenza nell’esercizio della professione.
L’interprete deve svolgere il proprio incarico con obiettività ed equidistanza, e l’interprete di tribunale deve tenere sempre presente il fatto che opera nell’interesse superiore della Giustizia.
Il traduttore deve eseguire a regola d’arte e personalmente l’incarico affidatogli.

Poiché “le orecchie non hanno palpebre”, e nel dire o non dire, nel sapere o non sapere, la parola diventa una specie di distintivo, a volte un guscio vuoto, che all’interno non protegge niente o protegge qualcosa di molto diverso dal significato originale, i traduttori hanno una responsabilità grandissima!

Onda Anomala a Pisa

manifestazione-1Negli ultimi giorni sono rimasta letteralmente scioccata dalle dichiarazioni dell’ ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga seguite dalle violenze di Piazza Navona, di cui è possibile visionare il video. Possibile che in Italia tutto debba risolversi con un ciclo di violenze, manifestazioni ignorate, volontà soggiogate da un Presidente del Consiglio che continua a sostenere che tutta Italia non ha letto il decreto, che c’è stata solo disinformazione e da una Ministra che continua a sostenere di ispirarsi ad Obama?

Ma la Gelmini sa cosa dice Obama?

«Senza una buona educazione prescolastica - ha scritto Obama – i nostri figli non riusciranno a mantenere intatto il loro livello di educazione rispetto ai loro coetanei. Senza un diploma di scuola superiore, servirà almeno il triplo di tempo per trovare lavoro rispetto a un diplomato. E senza una laurea o una certificazione industriale, sarà ancora più difficile trovare un lavoro».

Eppure, la riforma Gelmini appena varata taglia posti di lavoro ad insegnanti, bloccando qualsiasi futuro a chi oggi studia scienze della formazione primaria; riduce il tempo scolastico da 40 a 24 ore settimanali; taglia i fondi alla ricerca incidendo sulla formazione e sulla possibilità di specializzazione; riduce il turn-over del 20% chiudendo sempre di più le porte ad uno stuolo di ricercatori e ricercatrici.

E questa non è disinformazione: è la realtà.

Obama propone un ripensamento della condizione economica dei docenti, necessario per favorire l’accesso all’istruzione superiore anche delle classi sociali più deboli, incentivando la prosecuzione degli studi anche oltre l’obbligo.

Dov’è il parallelismo con la riforma Gelmini?

Semplice: non c’è!

Ma la cosa che fa più rabbia, è che in tutta questa grande confusione non si sono ascoltati i diretti interessati, coloro che temono realmente per la loro realizzazione ed il loro futuro. Anzi, si è arrivati alla strumentalizzazione più becera, introducendo scenari che tanto piacciono ad una certa parte politica del nostro Paese (sarà nostalgia degli anni di piombo?), ma soprattutto strumentalizzando la volontà di migliaia e migliaia di studenti di tutta Italia, che ancora oggi continuano a mostrare il loro dissenso, non solo e non tanto con autogestioni ed occupazioni.

A Palermo, per esempio, per protestare contro la riforma Gelmini, un gruppo di studenti del Liceo linguistico Ninni Cassarà ha inscenato una singolare protesta: i ragazzi si sono improvvisati lavavetri ai semafori. Armati di bottiglie con acqua e detergenti e panni lavavetri, i ragazzi si sono sistemati ai semafori per tentare di fare conoscere ai cittadini il perché della protesta. Studenti lavavetri anche a Perugia per mostrare, hanno detto gli organizzatorei della protesta, «quale sarà il nostro futuro se saranno aumentate le tasse».

Io stessa, a seguito dei miei ultimi viaggi ho potuto constatare un’organizzazione, un coinvolgimento ed una volontà degli studenti diversa anche da un passato recente. Vi è una maggiore consapevolezza ed una grande volontà di lottare realmente e concretamente per il proprio futuro.

Ringrazio la mia amica Gìa S. per avermi fornito il seguente video che testimonia come il 23 Ottobre un gran numero di partecipanti a Pisa (si è parlato di 25 mila presenze, la seconda manifestazione più partecipata dopo Roma), sia stato mosso da una nuova e grande motivazione e dalla voglia di esserci e di dire la propria in maniera pacifica.

Forse l’Italia ha paura di chi studia?

Non vogliate negar l’esperienza
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza
fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e canoscenza”.

Gelmini come Obama

Mentre in tutta Italia imperversano manifestazioni di piazza, occupazioni, autogestioni, lezioni all’aperto e sit-in, una vera e propria onda d’urto che diventa sempre più ampia ma che è sempre più sotto scorta dopo le minacce (poi smentite) del premier, la Gelmini con molta placidità ha dichiarato in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera che “si tratta di una protesta di pochi”. Non solo, si è lanciata molto oltre arrivando ad affermare che il suo modello è Obama!

Cosa le piace di Obama?
«Sta proponendo per la scuola americana provvedimenti simili ai nostri, penso soprattutto agli incentivi al merito per gli insegnanti. E anche lui vuole razionalizzare le scuole sul territorio per destinare i risparmi alla qualità dell’istruzione. E poi, la possibilità per tutti, anche per chi non si può permettere le università costose, di aver una istruzione di qualità. Questo è un vero, coraggioso riformatore: non certo il leader del Pd».

Molti giovani scendono in piazza, però…
«Gli studenti in Italia sono 9 milioni. Coloro che protestano, alcune migliaia. Le facoltà occupate sono pochissime. E in molte, gli studenti ricacciano indietro gli occupanti. Non immagina quanti messaggi ricevo da studenti stanchi di slogan vecchi e di professori militanti».

E dopo il passo indietro sul maestro unico, che non è più unico ma “prevalente”, così descrive le cosiddette classi-ponte:

“L’ambiguità è di chi ha tentato come al solito di buttarla sul razzismo. Non faremo classi separate, le classi ponte saranno corsi magari pomeridiani di italiano per consentire a chi non lo è di imparare la lingua il più rapidamente possibile”.

Per chi non l’avesse ancora letto, ecco il testo della norma.

Ma qual è il vero obiettivo della “riforma”? E quali i reali effetti?

La privatizzazione del sistema statale d’istruzione, ripetutamente ribadito dalla Ministra Gelmini attraverso il menzionamento delle tre direttive: Sussidiarietà dello Stato, Fondazioni scolastiche autonome, Merito dei docenti.

Ogni Istituto statale dovrebbe trasformarsi in Fondazione per gestire autonomamente i suoi progetti educativi col denaro erogato da uno Stato: sussidiario economico.
Con le Fondazioni, lobby ideologico-politico-economiche gestiranno la politica scolastica come in un sistema aziendalistico, dove le realtà locali avranno un peso determinante nel definire piani e programmi di ogni singola scuola. Libertà d’insegnamento e d’apprendimento saranno pesantemente condizionate, e i docenti dovranno dare conto ad una valutazione del merito.

La norma Gelmini, poi, prevede la “progressiva liberalizzazione della professione, da attuare attraverso la chiamata nominativa da parte delle autonomie scolastiche su liste di idonei.”

Operazione che nelle Fondazioni private significa cancellare il sistema di accesso alla docenza per concorsi pubblici, nonché le graduatorie per titoli di studio, culturali, professionali ecc., aprendo la strada al clientelarismo.

Per l’Università e la Ricerca è prevista la “progressiva abolizione dei contratti a tempo indeterminato dei docenti «e la privatizzazione» di tutti gli istituti pubblici di ricerca”.

Come tutto questo produca merito e qualità nella scuola rimane un mistero. L’unica cosa certa è che una rete di clientele politiche gestirà con i soldi della collettività tutta l’istruzione.

Occorre allora mobilitarsi per impedire la morte dell’Istruzione e della Cultura, in una Scuola veramente libera, dove ciò che conta non è la retta che si paga, ma il merito reale, e dove la possibilità di sviluppare un pensiero autonomo, critico e plurale non è che il dato concreto di una scuola che educa alla democrazia!

Salvare l’Istruzione in Italia? Yes, we can!

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