Individuati e fermati gli aggressori di piazza Bellini a Napoli

La macchina della giustizia si è messa in moto, e nonostante il timore  iniziale da parte delle ragazze aggredite e sfregiate a denunciare quanto accaduto, il commissariato di polizia di via San Biagio dei Librai ha individuato e fermato, con l’accusa di tentata violenza sessuale e lesioni aggravate in concorso con altre persone che naturalmente sono ancora in fase di identificazione, il protagonista della violenta aggressione avvenuta in piazza Bellini lo scorso 29 agosto a Napoli, Luigi Del Bono, 36 anni, che aveva trovato rifugio presso un albergo di via Mezzocannone.

L’associazione Arcilesbica di Napoli, che ha sporto querela per essere venuta a conoscenza dei fatti, ha inoltre sostenuto le ragazze, rappresentate dalla legale Elena Coccia, ed ha  divulgato il seguente comunicato stampa:

“Viene espressa soddisfazione per l’ottimo risultato ottenuto dall’avvocato Coccia per l’associazione Giuristi Democratici e Arcilesbica Napoli per il Coordinamento Campano LGT, formato da i-Ken onlus e M.I.T. Napoli, nato proprio in seguito agli episodi di violenza omofoba verificatisi nell’agosto duemilasette sempre in piazza Bellini.

Un anno quasi esatto è trascorso dall’episodio di violenza omofoba che tanto scosse ed indignò la comunità omosessuale napoletana ed eccoci costretti a dover assistere ad una nuova ondata di brutalità dove, stavolta, si è infierito contro ragazze poco più che maggiorenni,profittando del medesimo “palcoscenico”: quella piazza napoletana che ancor oggi appare più come luogo votato al conflitto che alla socializzazione e all’incontro di gruppi differenti.

Un anno è trascorso, ma non inutilmente. E’ stato infatti un periodo pieno d’iniziative finalizzate al coinvolgimento della cittadinanza nella lotta all’omofobia. Forte dell’azione portata dunque avanti, riconfermiamo oggi la nostra denuncia nei confronti delle Autorità statali e locali, che mancano di portare a realizzazione pratica uno “ stato sociale di diritto” in grado di garantire a tutti i cittadini, siano essi donne, immigrati, omosessuali o transessuali, pari diritti e pari dignità, a partire dalla libertà di aggregazione e dalla coesistenza di realtà sociali e culturali diverse.

Quest’atto di denuncia, oltre alla manifestazione di un grande coraggio personale, è forse anche il risultato di una politica per i diritti su cui molto abbiamo lavorato e lavoreremo e che rende il senso più profondo del nostro ruolo di associazioni; tuttavia, ciò non può impedirci –anche in un momento di soddisfazione- di ricordare come restino gravi le innumerevoli mancanze dell’organizzazione pubblica, che per prima dovrebbe apportare gli strumenti di sicurezza e integrazione necessari a che tra i cittadini –non solo omosessuali- fiorisca un senso di sicurezza e una cultura delle differenze.
In qualità di associazioni a tutela dei diritti civili non ci tireremo mai indietro di fronte a questi obiettivi ma siamo nelle condizioni di dovercene assumere tutto il carico, quando il perseguimento di questi dovrebbe essere prima di tutto compito dello Stato.

Insieme intendiamo continuare a lavorare per una società diversa da questa, in cui non esistano cittadini “minori” capro espiatorio dell’ignoranza e della violenza del branco. Una società dove il branco non esista. E dove la donna sia sempre persona. Ovunque. E non bastonata comunque”.

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