Come volevasi dimostrare

persecuzioni

Nel giorno del World Aids Day, a pochi giorni dal 60° Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, a pochi giorni dalla presentazione della proposta della MInistra Francese Rama Yade di decriminalizzare l’omosessualità nel mondo, ecco l’intervento del Vaticano:
“Tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone – ha affermato l’arcivescovo – fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale. Il Catechismo della Chiesa cattolica, dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione”.

Ma qui – ha aggiunto Migliore, in riferimento alla proposta che la Francia ha intenzione di presentare all’Onu in favore della depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo intero – la questione è un’altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi, si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni“.

In poche parole si dice: “Noi non discriminiamo gli omosessuali, ma se dovessimo farlo verremmo condannati, e non si può condannare la Chiesa!”.

Ritengo che le motivazioni mosse dal Vaticano non solo siano contro ogni forma di rispetto dell’individuo, ma contro i più basilari diritti umani.

Dal ragionamento proposto, infatti, si deduce che il Vaticano ritenga GIUSTE le discriminazioni perpetrate nei confronti degli omosessuali ed appoggi in maniera più o meno indiretta la pena di morte!

Ma non è forse l’amore il metro di misura della moralità cattolica cristiana? Quell’Amore che tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta?
E’ vero che esistono passi nella Bibbia in cui l’omosessualità viene condannata (basti leggere il Levitico) ma è anche vero che quelle parole vanno contestualizzate in un periodo in cui era necessario prendere decisioni veloci, anche etiche e morali, mentre oggi è possibile utilizzare anni ed anni di conoscenze. E non posso credere che la parola di un Dio infallibile, che ha sacrificato il proprio figlio per redimere dai peccati del mondo, sia una Parola d’odio e vergogna!

Nel Nuovo Testamento, per esempio se l’omosessualità fosse un peccato così grave, non sarebbe logico che Gesù ne parlasse almeno una volta? Invece, Gesù non fa alcun riferimento all’omosessualità. L’unico riferimento fatto ad una morale sessuale è quello che indirizzò alla prostituta e all’adultera.
E perchè se Dio ha creato l’uomo a propria immagine e somiglianza gay e lesbiche non sarebbero figli di Dio? Limiteremmo Dio nella Sua capacità di generare i Suoi figli solo a quello che l’uomo ritiene corretto?
Quanto dolore e disperazione si devono causare in nome dell’ “amore perfetto”, prima di gridare: “Basta!”?
Queste “autorità morali” della Chiesa, come possono esser così sicure che le persone gay debbano essere condannate per ciò che sono, e come possono considerare tale condanna moralmente giusta?
Una parrocchia basata veramente sul Vangelo non escluderebbe nessuno.
L’amore e l’accoglienza di Dio devono essere offerti a tutti. Il pregiudizio e l’odio vanno rifiutati e combattuti.

Il vero problema è la sessuofobia: pratiche omosessuali e adulterio sono dal terzo secolo dopo Cristo nel mondo occidentale considerate condannabili perché non finalizzate alla riproduzione. Una ragione per cui le 12 tribù d’Israele potrebbero aver condannato l’attività omosessuale fu che essa non era in grado di procreare più Israeliti. In un periodo in cui la guerra era sempre una possibile evenienza – e questo in realtà non è cambiato molto – era necessario un continuo apporto di nuovi guerrieri. La coppia omosessuale che richiede un riconoscimento giuridico viene vista come un attacco alla famiglia tradizionale. La capacità di amare, di rispettarsi l’un l’altro e di costruire una vita insieme non dovrebbe essere limitata solo agli eterosessuali, ma guai a chiedere diritti: sotto le tue lenzuola puoi far quello che vuoi, ma non chiedere più di tanto o verrai condannato!

In Italia va bene la logica del: “Io ho molti amici gay!“, ma poi si fanno orecchie da mercante quando anche quegli amici chiedono che i loro diritti vengano riconsociuti e non siano criminalizzati. Poco importa che in 91 Paesi del mondo siano previste sanzioni, torture, pene e persino l’esecuzione capitale contro le persone omosessuali. Il Vaticano arriva a citare Hobbes ed il suo Homo Homini Lupus, forse volevano scrivere Omo Homini Lupus! Ma non riesco davvero a trovare alcuna giustificazione nemmeno lontanissima per la condanna della proposta della Yade, se non quella del voler nascondere un proprio atteggiamento ipocrita e criminale, l’unico realmente definibile come “la nuova barbarie moderna!”.

Per farvi un’idea dei Paesi in cui l’omosessualità viene criminalizzata andate a vedere la mappa ideata da Enrico Oliari di GayLib, con un elenco dettagliato dei paesi con leggi contro l’omosessualita’ e l’articolo violato. Credo che proverete la stessa rabbia che ho provato io nel rendermi conto che pur essendo nel 2008 sono ancora valide le pratiche del Medioevo!

Arcigay, insieme alle altre associazioni lgbt italiane, valuterà nelle prossime ore come reagire a questo inedito ed inaudito attacco della gerarchia reazionaria cattolica.

E noi come Rete proseguiremo nella nostra impresa e in questi giorni invieremo la nostra raccolta di firme alla Ministra Rama Yade, l’unica a difendere e portare avanti i diritti e la speranza!

Luana Zanaga: orgoglio e pregiudizio

Nell’ articolo di qualche settimana fa descrivevo la difficoltà espressa dal Presidente dell’associazione “Polis Aperta“, Nicola Cicchitti, per chi, omosessuale e parte di un’arma, deve vivere ogni giorno una discriminazione strisciante. In particolare ricordo la reazione di Segala, comandante della sottosezione polizia stradale Bologna Sud di Casalecchio, che affermava che nella nostra democrazia sono ormai normativamente tutelate le varie espressioni sessuali e che l’omosessualità é ormai una presa di coscienza sociale.

E’ di due giorni fa l’intervista a Luana Zanaga, agente di polizia che dichiara di essere stata discriminata a causa del suo orientamento sessuale.

E’ dura essere gay e portare la divisa. Fare il poliziotto è un sogno che avevo fin da bambina. Posso dire di essere fortunata, faccio un mestiere che mi piace e di cui vado orgogliosa. Però ci sono dirigenti che cercano di ferirmi sul mio orientamento sessuale e questo non lo accetto.

[...] Al momento dei test psico-attitudinali ti chiedono se sei omosessuale. E’ una domanda che fanno a tutti. Se rispondi di sì non ti prendono. Non viene testata la tua onestà, la forza di volontà nel resistere alla corruzione, la determinazione ad affrontare i criminali, ma indagano sulla tua vita affettiva e sessuale.

Le discriminazioni sarebbero cominciate a seguito del suo trasferimento a Padova, dove aveva una relazione con una sua collega del gruppo sportivo della polizia; alla richiesta di chiarimenti da parte dei suoi superiori Luana ha scelto di non negare. E da quel momento le vessazioni sono state tante: turni pesanti, molte festività lavorate, un trasferimento immotivato dalle volanti al centralino del 113, l’obbligo di andare ogni 15 giorni da uno psicologo. Le cose sarebbero poi peggiorate a causa di un altro dramma sfiorato: il 31 agosto, Luana salva dal suicidio la sua nuova compagna. Un intervento encomiabile, che tuttavia conferma le abitudini sessuali della donna.

«Continuerò a fare il poliziotto – risponde a chi le chiede cosa farà adesso – ma risponderò a tutti gli attacchi. Intanto ho avuto la solidarietà di molti colleghi, delle ragazze della squadra di calcio e degli amici».

Intanto ieri il Questore ha messo le mani avanti: «Ora valuteremo la situazione – annuncia il dottor Savina – Una cosa è certa: non abbiamo l’abitudine di andare a controllare quello che fanno i dipendenti sotto le lenzuola. In tanti anni la Polizia si è profondamente trasformata. Lo prova il fatto che un quinto degli agenti è ormai di sesso femminile, e che nel Corpo esistono circa 25 sigle sindacali. L. Z. avrebbe potuto contattarle, oppure rivolgersi all’autorità giudiziaria. Come mai non lo ha fatto?».

Semplice, perchè i sindacati hanno “scaricato” l’agente. Così Franco Maccari, segretario regionale del Coisp, avrebbe affermato: «Luana Zanaga? La invito a togliersi dal nostro sindacato». Anche Michele Dressadore, segretario regionale Sap, esprime qualche perplessità nell’appoggiare le dichiarazioni della poliziotta. «In generale non sono a conoscenza di discriminazioni sessuali tra le forze dell’ordine. In merito al caso di Luana Zanaga non conosco i dettagli della vicenda. L’agente, comunque, ha detto che tutti sapevano del suo orientamento sessuale, che “giravano voci”. Se davvero fosse stato un problema, le discriminazioni avrebbero dovuto esserci anche prima del suo outing ».

Ma se le forze dell’ordine non fossero considerate un luogo rigido in cui è difficile dichiararsi senza poi dover subire il machismo imperante la vicenda dell’agente Zanaga non avrebbe sollevato tutto questo polverone.

La scelta del clamore televisivo può essere sicuramente discutibile, ma non credo sia stata fatta a cuor leggero o per la ricerca di un pò di visibilità. E allora che ben vengano gruppi come Polis Aperta, perché se né i sindacati, né i superiori, né un’inesistente legge anti-omofobia si fanno garanti dei diritti di una qualunque persona facente parte di un’arma a causa del proprio orientamento sessuale, vuol dire che è indispensabile creare associazioni che  sin dallo statuto si battono contro l’adozione di provvedimenti discriminatori adottati in Italia negli ambienti di lavoro militari e di polizia.

Aggiornamento del 6 Ottobre:

Lascia senza parole la notizia dell’allontanamento della poliziotta, a causa del proprio orientamento sessuale,  dalla squadra di calcio che allenava.

“Un dirigente, alle 01.30 di notte – afferma Luana Zanaga, la poliziotta che con coraggio ha dichiarato il suo orientamento lesbico – mi ha inviato un sms dicendomi che non potevo più allenare le ragazze perché gay e che la società avrebbe dovuto mantenere l’immagine di una squadra onesta e pulita… Quindi se io sono gay sono disonesta? Le giocatrici sapevano della mia omosessualità e del mio impegno a favore dei diritti delle persone omosessuali, ma nessuno può affermare di aver subito molestie o attenzioni da parte mia, dal momento che mi considero una persona etica e professionale. Anzi, in queste ore sto ricevendo la solidarietà delle calciatrici, a testimonianza dell’onestà del mio impegno e di come l’intolleranza sia radicata solo ed esclusivamente nei vertici della società”.

Enrico Oliari, presidente di GayLib (gay e lesbiche di centrodestra), con un certo rammarico afferma che “forse nel ricco Veneto c’è molto colore e poca sostanza, dal momento che il rispetto dell’individuo, qualunque sia il suo orientamento affettivo, è fondamentale“.

Alberto Ruggin, referente dell’Associazione per il Veneto, invoca un intervento deciso del Governatore Giancarlo Galan. “Bisogna estirpare dalla nostra regione il razzismo e l’omofobia, affinché casi come quello di Luana non abbiano a ripetersi”.

Aggiornamento del 15 Ottobre:

I dirigenti della Lendinarese le hanno chiesto scusa e le hanno chiesto di tornare. Non solo: hanno mandato via dalla società il dirigente che l’aveva licenziata con un sms: «Questa società è pulita e non ha al suo interno drogati o omosessuali».

«Il Gruppo dirigente della Lendinarese ringrazia Luana Zanaga per il senso di responsabilità e per l’amore per i colori biancorossi dimostrati con il nobile gesto di rinuncia della guida tecnica della formazione femminile di Serie D. La Lendinarese riconosce la eccelsa professionalità tecnica di Luana Zanaga. I dirigenti e le giocatrici esprimono piena solidarietà a Luana Zanaga per il suo impegno civile, attraverso il quale ha saputo accendere i riflettori e la sensibilità della pubblica opinione sul problema sociale della omofobia. La nostra società sportiva è da sempre rispettosa delle varie diversità siano esse religiose, razziali, sociali o di tendenza sessuale e non tollereremo mai alcun tipo di discriminazione. La Lendinarese è moralmente al fianco di Luana Zanaga nella sua campagna antidiscriminazione. Esprimiamo inoltre un plauso nei confronti di Olga Brusco capitano della squadra femminile che ha saputo con sensibilità e caparbietà ridare coesione e fiducia ad un gruppo di ragazze frammentato e demotivato. La più grande vittoria sportiva della Lendinarese e pensiamo anche di Luana Zanaga è stata quella di aver schierato al completo la squadra femminile nell’incontro di campionato disputato domenica a Padova».

Al momento però Luana non ha accettato la proposta di tornare ad allenare la squadra.

…e la saga continua:

La poliziotta infatti, in un’intervista telefonica con Caterina Coppola di Gay.it ha oggi smentito le dichiarazioni fatte dagli amministratori della squadra.

“Smentisco categoricamente quello che la società ha dichiarato. E’ solo un modo che hanno trovato per tutelarsi legalmente perché temono ripercussioni sul tema delle discriminazioni e io non voglio più avere a che fare con una società in grado di comportarsi in questo modo. Sono quattro giorni che tento di parlare con il presidente, ma si è reso irreperibile. Purtroppo, la legge contro l’omofobia non è ancora stata approvata, quindi posso agire solo sul versante civile per i danni che le scelte della Lendinarese mi hanno arrecato. Su richiesta delle ragazze, ho dovuto mandare un comunicato alla società in cui rinunciavo agli incarichi, perché altrimenti per loro non ci sarebbero state le condizioni per tornare in campo – spiega Luana -. Otto di loro sono contro il mio ritorno: la maggior parte per ragioni personali, alcune per dichiarata omofobia, due perché, essendo minorenni, si devono adeguare alle decisioni dei genitori. Il padre è un carabiniere e si è già candidato a fare da allenatore alla squadra “.

E a propostito delle querele a suo carico sporte da due ragazze, così ha commentato:

E’ stato incredibile scoprire di queste querele dalla stampa. Addirittura risalirebbero all’inizio di quest’anno, mentre a me nessuna comunicazione formale è stata mai fatta. Con entrambe queste ragazze ho avuto una relazione e temo che siano state spinte a fare una scelta del genere dal timore di pettegolezzi e chiacchiericci che in una città come Rovigo possono essere davvero pesanti. I miei avvocati, in ogni caso, hanno tutta la documentazione necessaria per fare luce sulla vicenda, che nulla ha a che vedere, di fatto, con il mio allontanamento dalla Lendinarese.

Lunedì tornerà a lavorare nella sala operativa di Polizia, tutto quello che al momento possiamo fare è sostenerla ed incoraggiarla, nella speranza che tutto questo abbia presto una fine meritevole!

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