Depenalizzazione omosessualità: la proposta verrà presentata il 18 Dicembre

ramaLa Segretaria di Stato per i diritti umani francese, Rama Yade, si recherà al quartier generale delle Nazioni Unite questa settimana per “promuovere” un progetto di dichiarazione sulla depenalizzazione dell’omosessualità fortemente osteggiato dal Vaticano.

Per promuovere questa dichiarazione, Rama Yade si recherà in visita a New York il 18 dicembre insieme a Maxime Verhagen, Ministro degli Affari Esteri dei Paesi Bassi, un evento a margine dell ‘Assemblea Generale, cui si uniranno molti altri Paesi” – ha dichiarato il vice portavoce del Ministero degli Affari Esteri, Frederic Desagneaux.

Mr Desagneaux ha ricordato l’impegno di Rama Yade per un testo “che richiama alla depenalizzazione universale dell’omosessualità “.

Questa iniziativa  “è una dichiarazione che sarà presentata all’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite“, ha aggiunto. Il portavoce ha ricordato che l’omosessualità è punibile con la morte “in almeno sei paesi nel mondo.”

Sarà la prima volta che l’Assemblea Generale si indirizzerà formalmente sulle violazioni in base all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Ad oggi sono 61 i Paesi che hanno sottoscritto la proposta e pare che sarà il Gabon ad illustrarla.

Tra i firmatari mancano ancora gli Usa, il Sud Africa, e la Turchia. La dichiarazione ribadisce l’universalità dei diritti umani e in particolare denuncia la preoccupazione per il trattamento subito in modo costante da parte di coloro il cui orientamento sessuale o identità di genere sono alla base delle torture, violenze, discriminazioni e stigmatizzazioni subite, ed in alcuni casi della morte. La diffusione di episodi di violazioni dei diritti umani contro lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, e tutte le minoranze sessuali sono indiscutibili. Esse sono state accuratamente documentate da ONG di tutto il mondo e dalle Nazioni Unite, e riportate con grande frequenza dalla stampa internazionale. Il Dipartimento di Stato Americano effettua delle relazioni annuali su tutte le violazioni documentate dalle Ambasciate di tutto il mondo. E la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che entrambe le leggi che criminalizzano l’omosessualità sono incostituzionali.

Inoltre alla vigilia del 60° anniversario della Dichiarazione dei Dititti dell’ Uomo gli Usa hanno dichiarato che tale  Dichiarazione “trascende la politica e le differenze etniche o i confini nazionali, poiché abbraccia l’umanità in tutte le sue diversità“.

Mi chiedo come mai, allora, ancora gli Usa non abbiano apportato la loro firma, e mi auguro che i governi dei Paesi firmatari riescano a sollecitarli e a convincerli a firmare la proposta prima del 18!

Il gioco delle tre carte

1551703ex5Il direttore della Sala Stampa Vaticana, Padre Federico Lombardi, nel corso della presentazione del Messaggio per la pace del Papa avrebbe affermato: «La Chiesa è certa per una depenalizzazione della omosessualità, non è per riconoscere leggi penali che considerino crimine l’omosessualità».

Padre Lombardi avrebbe poi aggiunto: «Allo stesso tempo la Chiesa non ritiene che tutti gli orientamenti sessuali vadano posti sullo stesso piano rispetto a tutte le situazioni e a tutte le norme». Un esempio in questo senso, ha spiegato Lombardi, interpellato durante la presentazione del messaggio del Papa per la giornata della pace, è quello del matrimonio. «Il matrimonio tra uomo e donna – ha spiegato padre Lombardi – è quello che la Chiesa sostiene, e non accetta di mettere sullo stesso piano quello tra persone dello stesso sesso». Lombardi, che rispondeva a una domanda sulla contestata intervista di mons. Celestino Migliore alla agenzia I-media, ha osservato che comunque non c’è ancora nessun testo sulla depenalizzazione della omosessualità presentato a nessuna «sede o all’Onu» e che per questo «stiamo parlando un pò di un oggetto misterioso, stiamo costruendo un pò sul vago». Quanto alla proposta francese che dovrebbe essere presentata alle Nazioni unite per la depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo, padre Lombardi ha sottolineato che, per quanto risulta, tale proposta non verrà neanche discussa dall’assemblea generale dell’Onu, e tuttavia «in merito a una legge che prevede la pena di morte per l’omosessualità non è neanche il caso di discutere della contrarietà della Chiesa, anche il catechismo della Chiesa cattolica è contro la criminalizzazione dell’omosessualità».

Tali dichiarazioni arrivano quasi contemporaneamente a quelle di Bertone che dopo il concerto in Vaticano per celebrare il 60esimo anniversario della Dichiarazione universale proclamata dall’Onu avrebbe così dichiarato: “I diritti dell’uomo sono ultimamente fondati in Dio creatore e se si prescinde da questa solida base etica, rimangono fragili perché privi di solido fondamento“.  “Al tempo stesso – avrebbe poi continuato – non si possono far passare per diritti semplici e spesso limitati bisogni contingenti, svincolati dalla «legge naturale », che finiscono per generare quel degrado che in tante nostre società ha interesse a mettere in discussione l’etica della vita e della procreazione, del matrimonio e della vita familiare, come pure dell’ educazione e della formazione delle giovani generazioni, introducendo unicamente una visione individualistica“. Per Bertone é quindi indispensabile definire «l’esatta natura» dei diritti umani, “senza far dilagare la domanda di diritti in ogni direzione”, senza cioè che vengano «arbitrariamente » costruiti “nuovi diritti, non meglio precisati nel contenuto e nella logica giuridica “.

Si é parlato di retromarcia da parte del vaticano con le dichiarazioni di Lombardi, in realtà mi sembra che si stia facendo una sorta di gioco delle tre carte: indovina dov’è la verità?

Infatti, non è stato assolutamente affermato che il Vaticano apporrà la propria firma al documento, è stato solo ribadito che la Chiesa non può appoggiare la pena di morte per gli omosessuali, ed anzi è stato ampiamente ripetuto che non esiste un testo sulla depenalizzazione e che per quanto ne sanno loro tale proposta non verrà discussa in sede Onu. Insomma, invertendo l’ordine degli addendi il risultato non cambia!

Tuttavia mi chiedo: se non esiste, come hanno affermato, alcun documento, in base a cosa la Chiesa ha realizzato determinate dichiarazioni negli scorsi giorni?

Ancora, se per il Vaticano la base del diritto è Dio, ciò vuol dire che ogni peccato equivale ad un reato! Dunque, fanno bene in Iran ad impiccare gli omosessuali, poiché la legge coranica vieta la sodomia! Ma com’è possibile stilare una classifica dei diritti umani?

Per quel che riguarda invece la presentazione della proposta all’Assemblea generale dell’Onu, si tratta di altro fumo che il Vaticano vuole gettare addosso pur di rimescolare le carte in tavola. Infatti tra il 15 ed il 20 Dicembre la proposta francese verrà ripresentata con delle opportune modifiche sul testo che, secondo indiscrezioni, Migliore aveva già conosciuto e subito criticato.

Certo é che il susseguirsi di tutte queste dichiarazioni da parte dei portavoce del Vaticano fanno pensare ad una sorta di “colpo ricevuto” e ad una conseguente strategia per arginare “le perdite”. E il metodo utilizzato é quello di dare un colpo alla botte, dicendo che non si criminalizza l’omosessualità, e subito dopo uno al cerchio, ribadendo che “il Vaticano non metterà mai sullo stesso piano il matrimonio eterosessuale con quello gay“!

Non ho voglia di aggiungere niente, lascio solo il commento di una delle firmatarie della petizone che ieri sera è riuscito a donarmi un sorriso:

“Nessuno ha il diritto di imporre agli altri la propria visione di come dovrebbe essere l’uomo, la donna o il sesso, nemmeno sulla base di una convinzione religiosa; un capo religioso può influenzare la vita di chi desidera seguirlo, NON quella di tutti”.

Depenalizzazione omosessualità: Europalramento e governo italiano

imagesDue brevi per aggiornare sull’andamento della proposta:

il Parlamento europeo ha deciso stasera di inserire nell’agenda della sessione parlamentare di Strasburgo della prossima settimana una dichiarazione della Commissione europea sulla depenalizzazione universale dell’omosessualità. La decisione, assunta su iniziativa dei Radicali e del gruppo Liberale e Democratico (Alde), porterà ad una dichiarazione “sulla base dell’interrogazione depositata dal gruppo Alde al riguardo”.  La Commissione sarà chiamata anche a prendere posizione sulle dichiarazioni del Vaticano, come richiesto nelle interrogazioni depositate al Parlamento europeo.
Per quanto riguarda il governo italiano, sulla proposta francese e dell’Ue di depenalizzazione dell’omosessualita’ all’Onu, che non mira a stravolgere il diritto di famiglia nei singoli Stati, ha preso una posizione chiara e netta, seppur tardiva, rispetto alle gravissime dichiarazioni di Monsignor Celestino Migliore, rappresentante del Vaticano all’Onu, che sono esattamente all’opposto di quelle del Governo italiano. Oggi Stefania Craxi, Sottosegretario agli Esteri, rispondendo ad un’interrogazione dell’On.le Radicale Mauro Mecacci, ha così risposto: “(…) L’Italia, in linea con il proprio tradizionale impegno a favore dei diritti umani e contro la pena di morte, si è unita agli altri Paesi europei per sostenere e promuovere questa iniziativa sin dal suo nascere. Nello stesso spirito, continueremo ad appoggiare gli sforzi dei Paesi dell’ alleanza transregionale per raccogliere il maggior numero di adesioni attorno alla Dichiarazione e, più in generale, a sostenere l’UE nel suo impegno contro ogni forma di discriminazione. (…)”
Mi sembra che entrambe le posizioni siano le migliori risposte, chiare ed inequivocabili, alle dichiarazioni e alle posizioni assunte dal vaticano in questi giorni!

Decriminalizzazione: aggiornamenti

yade2Ho seguito per una mezz’ora oggi pomeriggio “L’Italia sul Due”, dove si parlava di omosessualità e della proposta di decriminalizzazione. Tra gli ospiti c’erano anche Francesca Polo di Arcilesbica ed un rappresentante del Vaticano presso l’Onu di cui non ricordo il nome.
Inutile dire che l’amarezza provata è stata tanta.

Il prete, infatti, ha contestato il fatto che i media avrebbero manomesso le informazioni, ed ha poi dichiarato che non è vero che il Vaticano è contro la decriminalizzazione, è piuttosto contro un particolare articolo della proposta definito come una sorta di tranello per indurre a far firmare una richiesta in cui implicitamente si dichiari di accettare le unioni tra persone dello stesso sesso, rendendo di fatto questo documento uno strumento per introdurre, nel contesto dei diritti umani da rispettare obbligatoriamente, anche il matrimonio per le persone omosessuali, e di conseguenza l’adozione di figli o la procreazione assistita”. Dunque il Vaticano ci ha salvati dall’inganno!

Cerchiamo di leggere quest’articolo:

‘Riaffermiamo che ogni individuo ha diritto a godere dei diritti umani senza distinzioni di alcun tipo, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione, così come stabilito nell’Articolo 2 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e nell’articolo 2 del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e nell’articolo 26 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici”

L’articolo fa a sua volta riferimento all’articolo 12 della Dichiarazione dei Diritti Umani, che così recita:

Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesione del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Quindi, implicitamente si farebbe riferimento ad un articolo in cui si dichiara che intervenire sulla famiglia è in realtà un’ingerenza arbitraria, ed il Vaticano avrebbe svelato il macchinoso cavillo che li avrebbe messi nella condizione di dover accettare una cosa contro cui si battono praticamente da sempre.

Mi sorgono alcuni dubbi, però:

- ma il Vaticano non era già a conoscenza di questo articolo della Dichiarazione dei Diritti Umani cui ha apportato la propria firma? E perchè non si oppone anche a tale Dichiarazione?

- se è vero che per la Chiesa esiste “un inganno”, perchè anzichè opporsi in toto con motivazioni a mio avviso agghiaccianti non propone un testo alternativo (così come perlatro proposto dalla Polo), in tempi rapidi ovviamente e nel pieno rispetto dei diritti e della dignità di tutti?

- infine, perchè nell’Osservatore Romano si legge che l’articolo della proposta francese ‘incriminato’ e’ il numero 5? e che recita: ”Siamo anche preoccupati dal fatto che violenza, angherie, discriminazione, esclusione, stigmatizzazione e pregiudizio siano diretti contro persone in tutti i paesi del mondo a causa dell’orientamento sessuale o dell’identita’ di genere, e che queste pratiche minino l’integrita’ e la dignita’ delle persone soggette a questi abusi”.

Alla domanda, poi, se per la Chiesa l’omosessualità sia o meno una malattia, ecco cosa è stato risopsto: “Non posso dire con certezza se sia una malattia, sicuramente si tratta di un deficit affettivo durante l’età infantile, e comunque la chiesa non discrimina gli omosessuali, ma non bisogna commettere atti omosessuali, altrimenti è peccato (o reato?)!”.

A questo punto credo che gli omosessuali nel mondo non dovrebbero essere il 10% della popolazione, ma almeno il 50%!

Per fortuna non ho visto tutta la trasmissione, altrimenti mi sarei divorata il fegato, anche mi sono persa le dichiarazioni di un altro prete che mi hanno riferito abbia detto che “il Vaticano è un grande imbroglio!”!

Stasera, però, incuriosita dalla notizia pubblicata da notiziegay e non riportata da nessun altro sito o giornale, mi sono messa alla ricerca di aggiornamenti sulla proposta. Mi sono così imbattuta in un articolo del 5 Dicembre del sito pinknews che mi ha chiarito un pò le idee:

Diverse nazioni con una considerevole comunità gay non hanno appoggiato il documento per la depenalizzazione universale dell’omosessualità che sarà presentato alle Nazioni Unite questo mese.

L’iniziativa francese è sostenuta da tutte le nazioni quali Norvegia, Svizzera, Islanda, Ucraina, Andorra, Liechtenstein, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Montenegro, Serbia, Ucraina, e l’ex Repubblica Iugoslava di Macedonia.

In America l’assenza più evidente è quella degli Stati Uniti.

Il Canada ha firmato insieme ad Argentina, Brasile, Cile, Ecuador, Messico e Uruguay.

Tre nazioni africane – Gabon, Capo Verde e Guinea-Bissau – si sono impegnate ad appoggiare la dichiarazione insiema a Nuova Zelanda, Israele, Armenia e Giappone.

Louis Georges Tin, il fondatore della giornata inetrnazionale contro l’omofobia, appoggia la proposta di depenalizzazione universale.

Egli si è incontrato con Rama Yade, ministro francese per i diritti umani e per gli affari esteri, all’inizio di quest’anno.

Nel mese di settembre lei ha confermato che si sarebbe appellata alle Nazioni Unite per la depenalizzazione universale dell’omosessualità.

Fino alla fine del 2008 la Francia parlerà a nome di tutti gli Stati membri dell’UE all’ Assemblea generale delle Nazioni Unite, in quanto titolare della presidenza di turno dell’Unione Europea.

L’iniziativa francese sulla decrminalizzazione assumerà la forma di una dichiarazione solenne dai membri delle Nazioni Unite, piuttosto che un voto in materia delle Nazioni Unite .

La Francia presenterà il progetto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite tra il 15 e il 20 Dicembre. Il governo britannico é già sostenitore della depenalizzazione universale.

Per più di 80 paesi le relazioni con persone dello stesso sesso, in qualsiasi circostanza, sono fuori legge.

Le pene variano da pochi anni di carcere all’ergastolo.

In nove paesi, o zone di alcuni paesi, l’obbligo di pena per l’omosessualità è la morte attraverso un’esecuzione.

Più di 50 nazioni hanno firmato per sostenere l’iniziativa, ma il Vaticano si è opposto e sostiene che è giusto che molti paesi non abbiano firmato.

“Non è casuale che meno di 50 Stati membri delle Nazioni Unite abbiano aderito alla proposta in questione, mentre più di 150 non abbiano aderito. La Santa Sede non è sola”, un portavoce del Vaticano ha riferito all’inizio di questa settimana.

La Santa Sede non ha diritto di voto alle Nazioni Unite, ma il suo osservatore ha cercato di sostenere che “gli Stati che non riconoscono le unioni tra persone dello stesso sesso come ‘matrimonio’ sarnno messi alla gogna e resi oggetto di pressione”, a seguito dell’ approvazione della dichiarazione.

Mr. Tin ha dichiarato:

“Se il vostro governo non ha ancora firmato il testo, e se si pensa che sia importante chiederglielo, si potrebbero fare pressioni sul Ministero degli Affari Esteri.

“Potrebbe essere utile anche inviare un messaggio all’Ambasciatore del vostro Paese presso le Nazioni Unite.

“Si può spiegare che si tratta di una dichiarazione (non è imprescindibile), che è solo sulla depenalizzazione dell’omosessualità (non vi è alcun legame con il matrimonio), e che più di 50 paesi hanno già firmato.

“Se il governo ha già firmato il testo, si potrebbe chiedergli di contattare altri Stati vicini. Ad esempio, il Canada e il Regno Unito potrebbero contattare altri Paesi del Commonwealth, il Messico e la Spagna potrebbero contattare altri Paesi dell’America Latina.”


E così Usa ed Australia sono fuori dai giochi! Ma anche il Sud-Africa e molti Paesi islamici.

Una notizia buona però c’é: c’è tempo fino a metà mese per portare avanti la nostra petizione, e cercare di inviare messaggi per convincere quei Paesi che non hanno ancora aderito!

No gay? No day!

blockDomani 10 Dicembre 2008 ricorrerà il sessantesimo anniversario della dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. Non é casuale che proprio domani in America si svolgerà il “Day without gay“, un’iniziativa di protesta contro la recente ondata omofobica americana che, col successo del referendum del 4 Novembre, ha annullato la validità costituzionale del matrimonio per le coppie dello stesso sesso. Milioni di americani  si assenteranno dal lavoro con la motivazione di “darsi gay”!

Ispirandosi alle vicende descritte nel documentario satirico del 2004 “A day without Mexicansdi Sergio Arau, che racconta di una nuvola misteriosa che avvolge la California facendo sparire dal paese gli undici milioni di ispanici, con tutto ciò che comporta la cosa, con il Day Without Gay si propone di convincere milioni di gay a non andare a lavorare e invece di darsi ammalati, come si farebbe in una situazione di sciopero in bianco tradizionale, rivendicare che sono impossibilitati ad andare a lavorare perché quel giorno si sentono troppo gay, come azione di protesta e boicottaggio generalizzato contro la negazione dei loro diritti. Da notare che in una trentina di stati Usa ancora oggi esiste una legislazione anti-gay che permette ad esempio al datore di lavoro di licenziare chi si dichiarasse omosessuale.

Anche in Italia domani di fronte all’Ambasciata Usa dalle 17 si terrà un “day without gay”. Dopo le fiaccolate e i sit-in svoltisi in tutta Italia in questi giorni per protestare contro le dichiarazioni del Vaticano che si è opposto alla depenalizzazione universale dell’omosessualità con motivazioni prive di logica e soprattutto di quella pietas cristiana di cui dovrebbe essere portatore, anche in Italia si porterà avanti un’azione partita dal web.

Ciò che vedo è come in America, per esempio, nonostante la vittoria per un soffio della Proposition 8 le minoranze sessuali non si siano lasciate prendere dallo sconforto ma si stiano organizzando con azioni di protesta che se accolte provocheranno il blocco di numerosi ambienti di lavoro! E a questo vanno aggiunte le dichiarazioni di Obama rispetto ad un programma che prevede la difesa dei diritti GLBT.

In Gran Bretagna la regina Elisabetta II ha mostrato di voler proteggere i diritti della comunità GLBT attraverso l’introduzione di una norma sull’uguaglianza: lEquality Bill, una Carta dell’Uguaglianza – le cui disposizioni verranno attuate tra Marzo e Aprile – che si aggiungerà ad altre dodici iniziative governative, tese a rendere effettiva la parità di diritti tra il mondo lgbt e quello eterosessuale.

In Francia Sarkozy, beniamino del Papa, nonostante le dichiarazioni del Vaticano contro la proposta di depenalizzazione dell’omosessualità, andrà alle Nazioni Unite per proporre e sostenere a nome dell’Unione europea la depenalizzazione dell’omosessualità.

E in Italia?

In Italia abbiamo il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, che dopo aver promesso di votare per l’introduzione dell’aggravante omofobia nel reato di stalking, ovviamente non lo fa.

Abbiamo l’On. Binetti, teodem e neuropsichiatra, che ha identificato l’omosessualità con la pedofilia! Ma in fondo è solo una sua opinione, e non si può mica accusare qualcuno per un’opinione vagamente omofoba!

Il Vaticano che non si occupa delle anime dei fedeli, ma dei loro voti politici, con continue ingerenze nella vita privata e pubblica di chiunque, in nome di valori e testi che hanno ben poco di quell’Amore che tutto abbraccia. Ma bisogna ringraziare la diplomazia vaticana, perchè ci ha salvati da una truffa: la Francia in realtà non vuole salvare la vita di milioni di persone, ma ufficializzare i matrimoni tra omosessuali! E si sa che i comportamenti omosessuali sono tutti oggettivamente peccaminosi!

Ma perchè il Vaticano non propone allora un documento alternativo, senza strani cavilli e che vada per loro bene?

Il sonno della ragione genera mostri“, dice un famoso detto.

Non si tratta di anclericalismo o antiberlusconismo, ma di una situazione che non può più essere tollerata. Abbiamo bisogno di fatti, di gente che agisca, che non si attacchi alla burocrazia, alla politica più becera o ai buoni sentimenti, ma alla giustizia! Chi risponde all’appello?

La NOSTRA petizione

delusioneScrivo questo articolo per aggiornare sull’andamento della petizione e descrivere la genesi di quest’operazione, anche a seguito di certe dichiarazioni apertamente false e demagogiche degli ultimi giorni da parte di chi è forse più intento a far politica che a realizzare veramente qualcosa di concreto e costruttivo.

All’inizio di Settembre prende vita questo blog, mossa dall’insofferenza sempre più crescente rispetto a tutta una serie di discriminazioni, violenze e dichiarazioni nei confronti degli omosessuali e dei trans* a mio avviso ormai insopportabili. L’unica cosa che mi sentivo in grado di fare, e a cui in realtà pensavo da tanto tempo, era scrivere. Un blogmi sono dettaInLungoEInLargo credo riesca a dare l’idea di quello che vorrei fare! E così, instancabilmente, dal due di Settembre 2008 scrivo.

Ma tutto questo non mi bastava, non ancora. Mi ritengo fortunata nell’aver conosciuto Sarah, ragazza fortemente motivata e sufficientemente arrabbiata come me per tutto quello che ci circonda e non ci piace, per tutto quello che si potrebbe fare e non viene tentato. Chiacchieriamo parecchio, ci confrontiamo su numerose cose, sviluppiamo l’idea di stilare un dossier ragionato e documentato che raccolga tutti i casi di omofobia in Italia per poi presentarlo alla Carfagna a fine anno e proporre una serie di possibili soluzioni. Fu proprio allora che il caso volle che Rama Yade dichiarasse di voler proporre una cosa eccezionale: una richiesta di depenalizzazione UNIVERSALE dell’omosessualità!

Fantastico, mi dico, qualcosa finalmente si muove davvero e scrivo un articolo entusiasta! Ed invece lo sgomento è stato indescrivibile  nello scoprire che in Italia nessuno parla di questa notizia. I vari Arci dove sono? perchè non si muovono? perchè la notizia viene riportata da pochissimi siti che si occupano del mondo GLBT ma quasi come una cosa di secondo piano?

E soprattutto, mi ripetevo, perchè non prendere la palla al balzo e provare a coinvolgere i diretti interessati? Noi, che ci lamentiamo tanto, noi che subiamo tanto, noi che non abbiamo in questo momento punti di riferimento validi per sentirci quanto meno un pò tutelati?

Ne parlo con Sarah, e le propongo l’idea della Petizione.

Bellissimo, mi ripete, sei davvero vulcanica! La cosa m’imbarazza un pò, ma mi dà anche il coraggio di portarla avanti fino in fondo. Non posso non citare in tutto questo trambusto emotivo/mentale/ideologico anche il sostegno fondamentale in quel momento di Nerina Milletti owner del sito di ellexelle che mi ha seguita nel realizzare lo statuto della petizione con grande pazienza ma soprattutto con grande costanza. Non avevo mai scritto una petizione, avevo firmato tantissime volte, ma per realizzarne una non sapevo da dove cominciare.

E poi, volevo davvero scrivere uno statuto degno di tale nome, volevo scrivere tutti i punti più importanti, volevo che fosse chiara e diretta, e propositiva soprattutto! Perchè lamentarsi e basta non credo sia produttivo!

Ci siamo: dopo notti insonni trascorse a scrivere, fare ricerche, scambiarmi mail con Sarah e con la Milletti, il 23 Settembre 2008 nasce la Petizione a favore della decriminalizzazione universale dell’omosessualità.

Da lì, un’altra grande idea, in qualche modo nata grazie allo stimolo della Milletti: decidiamo di costituirci in Rete! Ma non ci piace l’idea di un’altra Associazione, quello che ci circonda è già troppo, troppo impregnato di bieca politica, troppo spaccato al proprio interno. L’idea, allora, è quella di costruire qualcosa che possa collegare tutti i diretti interessati, una sorta di Onda Anomala del mondo GLBT, che non pretenda una tessera associativa o un voto politico, ma l’impegno, l’interesse e la partecipazione a partire dalla propria coscienza, dalla propria capacità e dalla propria libera volontà di sentirsi parte di un meccanismo nuovo, in grado di smuovere ingranaggi arrugginiti.

Io e Sarah scherziamo parecchio sul nome da dare a questa rete: Rete Sache, Rete Euzér… giocando un pò con le iniziali dei nostri nomi. Poi, una sera, dal momento che sono letteralmente innamorata della lingua greca, provo a creare un nome che abbia anche un significato forte. Agatergon in greco vuol dire “cose buone“, ma é anche vero che ci vorrebbe un nome che non si dimentichi facilmente. Ne parlo con Sarah, che inizialmente rimane perplessa, poco convinta di una parola così impegnativa. Ma poiché la notte porta consiglio, l’indomani trovo un’altra mail in cui mi dice:  “per me agatergon va bene, e conoscendone il significato mi piace anche di più!”.

Così, a fine Settembre, poco dopo la Petizione, nasce anche la Rete Agatergon, aperta a chiunque ne voglia far parte. Unico requisito richiesto: agire, per cercare di realizzare quante più cose buone possibili! Non importa se si è lontani migliaia di Km, l’importante é essere ideologicamente e motivatamente vicini, uniti nel voler tentare di far cambiare le cose in prima persona. Perché é questo quello che manca: la consapevolezza che non sarà un Ministro, non sarà il Presidente di un’Associazione, non saranno le liti interne ai movimenti a far cambiare le cose, ma saremo noi: non nascondendoci più, parlando, promuovendo iniziative, scrivendo quello che ci accade, nutrendo la coscienza che il nostro futuro ed il nostro benessere inizia a partire da noi stessi!

Il giro di firme, inizialmente, é il solito: gli amici, il forum di ellexelle che aveva visto nascere e svilupparsi quest’idea. Ma non bastava! Cominciamo allora a scrivere una serie di mail da inviare a tutte le principali associazioni italiane: Famiglie Arcobaleno, LLI, LiliElbe, Arcigay, Arcilesbica, Azione Trans, ma anche tutti i principali aggregatori di notizie, così come notiziegay, gaynews, queerway, ecc.

Nessuno ci risponde. Solo Famiglie Arcobaleno inserice il giorno dopo il link alla petizione e lo statuto della stessa sul loro sito. Arcigay, a distanza di qualche giorno, pubblica un articolo in cui parla della nostra petizione, accennando appena alle autrici (e che adesso è praticamente introvabile sul loro sito). Ma l’importante è che venga recepita – ci diciamo! Da Arcilesbica, nessuna notizia per un intero lunghissimo mese. Solo all’inizio di Novembre, grazie all’aiuto di una mia amica, riusciamo ad avere il banner inserito in fondo alla pagine della loro homepage. Spiegazione di questo ritardo: é un periodo di dissidi e problemi all’interno dell’Associazione.

A fine Settembre, poi,  in seguito alla firma di ILGA, concordiamo con Sarah di tentare di inviare la petizione anche alle Associazioni e ai gruppi stranieri, essendo una cosa che riguarda praticamente tutto il mondo. Altre notti insonni trascorse a tradurre la petizione in tre lingue: inglese, francese e spagnolo, e a cercare tutti gli indirizzi utili cui inviare il progetto ed il testo. Amnesty, Kobiety Kobietom, ed altri nomi importanti. Devo dire che stavolta in molti ci hanno risposto, confermando la loro adesione ed il loro impegno a far circolare la petizione, che comunque sul sito rimane in italiano (e loro avevano quel link). Addirittura c’è stato chi si è proposto di tradurre la petizione anche in polacco, senza alcun seguito!

Addirittura da alcuni gruppi italiani riceviamo risposte poco esaltanti, dicendoci che tanto una petizione on-line non è valida e che per il movimento questo è inutile, o che a loro avviso lo Statuto è incompleto e a loro questa sembra solo un’occasione mancata, per questo firmano ma delusi e a titolo del tutto personale e non dell’intera associazione. O peggio, risposte di persone che ci hanno confermato la loro adesione e l’impegno ad inserire la notizia ed il link sul loro sito, ma a tutt’oggi niente!

Va bene – ci diciamo – evidentemente non tutti vogliono partecipare, e non si può costringere nessuno, e soprattutto evidentemente abbiamo peccato di poco zelo! Così, sia io che Sarah, ci mettiamo a leggere libri e articoli, e a fare mille domande per farci ancor più chiarezza su argomenti quali l’identità di genere, i/le transgender, la sessualità e così via, perchè magari abbiamo dato per scontato determinate cose che in realtà non comprendiamo, non conoscendole.

Devo dire che in tutta questa fase, spesso avvilente, riusciamo ad avere lo stimolo e l’appoggio di due persone che credo siano state fondamentali, almeno per l’umore ed il coraggio impartitoci: Roberto Caponio e Delia Vaccarello. Roberto ci aveva invitate a partecipare al Forum Umanista Europeo e a presentare come Rete i nostri progetti, ma essendo entrambe impegnate in quel periodo abbiamo potuto solo inviare un documento che pare però sia stato accolto con grande interesse anche dai rappresentanti delle comunità straniere, e greche in particolare. Delia si è interessata a noi e alla nostra azione tanto da arrivare a scrivere due articoli, uno sul blog di liberitutti dell’Unità, e l’altro uscito sull’ Unità dell’ uno Dicembre!

Perchè scrivo tutto questo?

Perchè fino a ieri non m’importava che si sapesse quanta fatica, quante risposte  avvilenti o ignorate, quante notti insonni per far contenti tutti abbiamo dovuto superare. Ma non ci importava, poiché l’obiettivo era altro, il progetto coinvolgeva comunque tutti e non poteva avere leader di sorta. Anche per questo, dopo le dichiarazioni del Vaticano, ho inviato una mail alle più importanti associazioni italiane GLBT chiedendo coesione e partecipazione attiva in un momento così delicato ed importante come questo! Anche lì, una sola striminzita risposta da Arcigay che mi ringraziava per il sostegno e la solidarietà!

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata stanotte, leggendo quanto segue:

Inoltre sono giunti dalla Francia, da alcuni ambienti istituzionali, i ringraziamenti per le iniziative della nostra associazione” – spiega Mancuso – In particolare il sostegno in merito alla campagna lanciata sul social network Facebook dal titolo Stop Vatican Attack – Support Homosexuality Decriminalization, che in due giorni ha raccolto quasi 10.000 adesioni solo in Italia.”
Info
http://apps.facebook.com/causes/167395?m=454a9415
.

Centinaia di persone hanno partecipato alla manifestazione di oggi di fronte al Vaticano, che è stata l’occasione per rilanciare un nuovo appello in favore della campagna francese, sostenuto anche da diverse organizzazioni LGBT europeee”.

Indovinate che link trovate a quell’indirizzo? Proprio quello della nostra petizione.

E non è finita:

Ciò che sta accadendo in questi giorni è un fatto straordinariamente importante.” – conclude Mancuso – “Arcigay ha saputo lanciare una campagna di sensibilizzazione mondiale in difesa della vita e della dignità di migliaia di persone lesbiche e gay. La nostra azione ha suscitato interesse e sostegno da parte di organizzazioni umanitarie internazionali, di ambienti diplomatici dell’ONU, ma soprattutto di migliaia di cittadini e cittadine, eterosessuali ed omosessuali, cristiane e non, che sia attraverso la rete, sia attraverso la partecipazione alle nostre azioni in diverse città, ci sono vicini per una causa che riguarda la libertà di ciascuno di noi.”

A questo punto, dal momento che mi sembra si stia cavalcando l’onda della popolarità di un’iniziativa in un primo momento quasi osteggiata, e sicuramente poco calcolata, ritengo sia stato doveroso raccontare come siano andate le cose.

E l’aver citato le persone realmente coinvolte in questo progetto non vuole essere un atto d’accusa contro nessuno, ma un momento di partecipazione e condivisione. Per questo non posso fare a meno di citare e ringraziare  tutti voi, tutti noi, i 1.571 firmatari ( a tutt’ora), e nel dire che questa petizione è nostra, intendo di tutti coloro che hanno aderito all’iniziativa credendoci veramente, credendo che agendo un altro mondo, privo di demagogia e personalismi, é realmente possibile!

E’ a voi stessi che dovete dare un incoraggiamento ed un ringraziamento, per essere riusciti a darvi una possibilità. Ed è tutti voi che la RETE AGATERGON attende a braccia aperte, perchè sia possibile essere attivi in tanti, condividendo la voglia di cambiare le cose, ognuno con le proprie capacità, ognuno con le proprie possibilità.

Mi sembra infine doveroso comunicare a tutti che giorno 10, giorno in cui la Francia presenterà all’ ONU la proposta per la decriminalizzazione,  chiuderemo la petizione,  che abbiamo già provveduto ad inviare le firme al Parlamente Europeo, in modo che almeno una parte arrivino entro il 10, e che la prossima settimana le invieremo anche al Ministro Carfagna.

Questo è solo il primo passo di una serie di iniziative pensate durante lunghe notti di chiacchierate. Ma chiunque può partecipare, chiunque abbia voglia di dare un contributo, innanzitutto a se stesso, ed anche a tante persone che forse non trovano il caraggio di sbloccare una quotidianià o una condizione spesso castrante e dolorosa. Chiunque voglia proporre un’idea, un articolo, delle foto, un libro, un’azione ad ampio o a  piccolo raggio mi scriva: inlungoeinlargo@gmail.com.

La Rete aspetta solo di ampliarsi!

Lavat

iran1Lavat in iraniano vuol dire “sodomia”, uno dei delitti, così come l’omosessualità femminile, per i quali è prevista la pena capitale, in base alla legge islamica.
Circa un anno fa il presidente Mahmud Ahmadinejad, partecipando ad un incontro presso la Columbia University di New York, ha risposto ad una domanda circa il trattamento dei gay nella Repubblica islamica affermando che nel suo Paese non esistono omosessuali.

E’ di ieri invece la notizia che in Iran rimarrà in vigore la pena di morte per gli omosessuali, anche se dovesse passare la proposta Onu per la depenalizzazione dell’omosessualità. Mohammad-Taqi Rahbar, membro della commissione Giustizia del Parlamento iraniano, ha affermato: “In base alla sharia e alle leggi divine, in Iran l’omosessualità è considerata odiosa e inaccettabile. Gli stranieri possono dire quello che vogliono, ma noi continueremo sulla nostra strada, perché quello che facciamo serve a prevenire la corruzione. [...] le leggi islamiche garantiscono tutti i diritti”. “Anche se ratificheranno la depenalizzazione” continua Rahbar “non potranno imporla, perché ciascun Paese ha le sue leggi, diritti e linee rosse. E’ il caso della Convenzione internazionale per i diritti delle donne, adottata da molti Paesi, compresi alcuni islamici, ma non da noi, perché vi sono alcune parti che non accettiamo”.

Quale conferma “migliore” per abbattere la convinzione secondo cui definire discriminata la categoria degli omosessuali significa invitare a nuove discriminazioni? Migliaia di persone rischiano la propria vita a causa del loro orientamento sessuale, e l’attenzione dovrebbe essere rivolta a loro ed ai loro diritti, e non alla possibile discriminazione che subirebbe l’Iran in quanto persecutore!

Migliore ha anche affermato: “Per esempio, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come “matrimonio” verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni“. Ma se si legge con attenzione la bozza non si fa alcun riferimento a nessun tipo di legalizzazione delle unioni o equiparazione di esse al matrimonio.  E’ forse lungimiranza?

Questo fine settimana sarà caratterizzato da una serie di eventi volti a sottolineare la protesta contro la posizione vaticana che promuove la persecuzione universale dell’omosessualità, con occasioni di azione ed informazione sulla condizione di violenza subita dagli omosessuali in molti Paesi di fronte gli arcivescovadi e dinnanzi le chiese.

Di seguito il calendario:

MILANO – Lombardia

Sit-in in zona Piazza Duomo mercoledì 10 dicembre – anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo – ore 17.30

PADOVA – Veneto

Volantinaggio sabato 6 dicembre in Prato della Valle

BOLOGNA – Emilia-Romagna

Volantinaggio di sensibilizzazione e distribuzione di fiori di fronte alle chiese lunedì 8 dicembre; sit-in Piazza Nettuno nei pomeriggi di martedì 9 e mercoledì 10 dicembre

FIRENZE – Toscana

Sit-in nel centro cittadino lunedì 8 dicembre ore 17

PERUGIA – Umbria

Conferenza stampa presso la sede Arcigay in via Pallotta 42 sabato 6 dicembre ore 10

NAPOLI – Campania

Sit-in davanti al Duomo sabato 6 dicembre alle ore 11

COSENZA – Calabria

Mostra di fotografie sulle violenze omofobiche – itinerante nelle strade della città in occasione dei Test Days.

CATANIA – Sicilia

Azione performativa in piazza Duomo il domenica 7 dicembre dalle 10 alle 13

ROMA – manifestazione nazionale

Sit-in nazionale in piazza Pio XII davanti a San Pietro sabato 6 dicembre alle ore 17 promosso da Arcigay ed Arcilesbica.

E dato che il tono di questi giorni è sostenuto e spesso svilente, inserisco un video allegro ma ironico per cercare di sdrammatizzare un pò:


Cosa propone Rama Yade?

rameyadeHo letto alcuni commenti su La Repubblica ed in seguito anche alla richiesta mossami da Ferrigno mi sono messa alla ricerca di ciò che effettivamente la Yade propone.
Riporto di seguito ciò che ho trovato, dopo averlo tradotto, ma lascio anche i link così che possiate andare a leggere direttamente il discorso in inglese.
Ecco cosa riporta Queerty il 3 Settembre 2008:
La Francia intende chiedere all’Unione Europea una strada per affrontare la violenza contro le donne in tutto il mondo e alle Nazioni Unite di intensificare l’azione contro l’omofobia – ha così detto mercoledì la Ministra Francese per i DIritti Umani.
La Francia, in quanto titolare del semestre di Presidenza Europea, spera di “fissare i criteri per l’intervento Europeo” nella lotta contro la violenza verso le donne, anche attraverso la mobilitazione della Rete diplomatica.
Parigi prevede inoltre di presentare a Dicembre una bozza di Dichiarazione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite intesa a combattere l’omofobia e a depenalizzare l’omosessualità, che è punibile col carcere in 90 Paesi e in teoria, con la morte, in sei di essi – ha affermato la Yade.

Su GalliaWatch così viene riportato il 20 Settembre 2008, facendo luce anche sul percorso e sulla validità di una tale richiesta politica:

Rama Yade ha dichiarato che la Francia intende presentare alle Nazioni Unite nel mese di Dicembre una bozza che chieda “la depenalizzazione dell’omosessualità in tutto il mondo”, a nome dei 25 paesi dell’Unione europea (la Polonia si oppone). Ha sottolineato che l’accordo sostenuto dalla Francia per la “lotta contro l’omofobia” è parte di una campagna per promuovere i diritti universali dell’uomo. Ha fatto la sua dichiarazione nel corso della 61a conferenza annuale delle ONG in sede Unesco a Parigi il 5 settembre.

A giugno, nel corso della riunione sull’AIDS organizzata da UNAIDS, tenutasi a New York il 10-11 giugno 2008, la Francia si è impegnata a promuovere i diritti degli omosessuali su scala mondiale, fino alla fine della Presidenza francese dell’Unione europea (1 ° gennaio 2009).

La richiesta di decriminalizzare l’omosessualità in tutto il mondo è un fatto davvero importante per diffondere l’idea della “normalità” dello stile di vita omosessuale e farlo accettare dalla comunità internazionale. Una dichiarazione politica può essere presentata prima all’ Assemblea Generale senza passare attraverso una commissione, ma senza vincolare gli Stati. Questo tipo di dichiarazione serve solo a fare pressione sulle Commissioni, una volta che la dichiarazione sia stata approvata dall’ Assemblea. In questo caso, si tratterebbe della Terza Commissione sugli affari sociali, umanitari e culturali. Dal momento che questa Commissione ha già respinto dichiarazioni a favore dell’omosessualità, è un mezzo per neutralizzazione questa commissione e quei paesi che non ammettono un’accettazione giuridica e sociale dell’omosessualità.


Questo, invece, è quanto ho trovato su Prideatwork, anche se non credo si tratti esattamente della bozza presentata dalla Yade, può servire tuttavia per farsi un’idea:

Al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite:
Risoluzione universale di depenalizzazione dell’omosessualità.

Considerando la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani:

Articolo 1.
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Articolo 2.
Ognuno possiede tutti i diritti e le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione di alcun tipo, come la razza, il colore, il sesso, la lingua, la religione, l’opinione politica o altre opinioni, l’origine nazionale o sociale, la proprietà, la nascita o altro status.
Articolo 3.
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona.
Articolo 12.
Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, famiglia, casa o corrispondenza, né a danni per il suo onore e la sua reputazione. Ogni individuo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o lesioni.
Considerando
Il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (adottato con la risoluzione dell’Assemblea generale 2200A (XXI) del 16 dicembre 1966, entrata in vigore il 23 marzo 1976)
Articolo 17.
1. Nessun individuo potrà essere soggetto ad interferenze arbitrarie o illecite nella sua vita privata, famiglia, casa o corrispondenza, né a illegittimi attacchi sul suo onore e sulla reputazione.
2. Ogni individuo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o lesioni.

Considerando la decisione del Comitato per i Diritti Umani in Toonen contro l’Australia (04 aprile 1994),


Chiediamo al Consiglio per i Diritti Umani di chiedere l’ abolizione universale del cosiddetto “reato di omosessualità”, di tutte le “leggi sulla sodomia” e le leggi contro i cosiddetti “atti innaturali” in tutti i Paesi dove esistono ancora.


Per quanto riguarda l’intervento del Vaticano, tengo a scrivere dei chiarimenti circa la posizione e lo status che ha presso l’ONU:

In veste di Stato sovrano, la Chiesa stipula (a volte come Santa Sede, a volte come Stato della Città del Vaticano) convenzioni e trattati internazionali. Se la Santa Sede non era tenuta a sottoscrivere (in quanto documento non soggetto a ratifica) la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, ha invece sottoscritto solo alcuni dei documenti promulgati in seguito sulla base della Dichiarazione stessa: non l’ha fatto, ad esempio, per la Convenzione sull’eliminazione delle discriminazioni riguardanti le donne (1979). In alcuni casi la sua ratifica è avvenuta con riserva, come in occasione della Convenzione per i diritti del fanciullo (1989). La Chiesa cattolica non ha fatto propria nemmeno la Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali (il Vaticano non è mai entrato a far parte come Stato membro del Consiglio d’Europa, dove mantiene lo status di osservatore).

Per contro, la Chiesa cattolica ha sottoscritto trattati su argomenti molto lontani da quelli che dovrebbero essere i suoi interessi primari. Ad esempio, come Santa Sede ha firmato le Regole concernenti l’azione dei sottomarini riguardo alle navi commerciali (1936) e la Convenzione internazionale per l’unificazione di certe regole relative alla competenza penale in materia di abbordaggio e altri eventi della navigazione (1952), mentre come Stato della Città del Vaticano ha sottoscritto la Convenzione sul commercio del grano e la Convenzione sulla notifica tempestiva di incidenti nucleari (entrambe del 1986).

La Santa Sede (l’organo di comando della Chiesa mondiale) opera anche presso le Nazioni Unite in qualità di «Stato osservatore permanente». Grazie a questa prerogativa, confermata da una risoluzione del 2004, può partecipare attivamente alle conferenze organizzate dall’ONU e alzare la propria voce durante i lavori. Va notato che a essere rappresentato non è uno Stato (quello del Vaticano, che non avrebbe peraltro nemmeno i requisiti relativi alla «popolazione permanente»), bensì un ente religioso (la Chiesa cattolica) che si trova così avvantaggiato rispetto ad altre religioni o concezioni del mondo non religiose che non hanno un territorio a propria disposizione. Nei fatti il Vaticano è un insieme di palazzi della superficie totale di 0,44 kmq, retto da una monarchia assoluta elettiva, con una popolazione che prescinde da donne e bambini e che non ammette cittadini di confessione diversa da quella cattolica. Lo stesso Vaticano ha affermato più volte di non agire in veste politica, quanto in veste religiosa. Nel settembre 2003 l’allora segretario di Stato, cardinal Sodano, in un’intervista ad Avvenire sostenne che il Vaticano era ormai pronto a chiedere di diventare membro effettivo delle Nazioni Unite.

Partecipando alle conferenze ONU, il Vaticano ha avuto modo di influenzare direttamente i documenti delle assemblee, pilotando alcuni voti attraverso energiche pressioni sui governi “amici” e, contemporaneamente, spostando le discussioni sui temi più cari alla Chiesa, quali il divieto di aborto, contraccezione e pianificazione familiare.

Nel 1992 a Rio De Janeiro, Brasile (sull’argomento Ambiente e sviluppo), il responsabile della delegazione vaticana Martino attaccò violentemente la tesi dominante della conferenza per cui la crescita demografica è la ragione principale dei problemi ambientali nel pianeta. Successivamente, a rimarcare l’opposizione, arrivò addirittura il segretario di Stato Sodano, secondo il quale gli Stati più forti subordinano gli aiuti alle politiche di riduzione della popolazione.

Nel 1994 al Cairo, Egitto (conferenza su Popolazione e sviluppo), la delegazione vaticana creò un’alleanza di Stati cattolici e islamici in opposizione alle politiche di contenimento demografico e pianificazione familiare, includendo tra queste anche la sterilizzazione e l’interruzione di gravidanza. Secondo il papa i documenti della conferenza erano troppo permissivi sui diritti degli omosessuali e lasciavano eccessiva libertà individuale in materia di sessualità. Questa posizione di retroguardia non riuscì comunque a far breccia nel documento finale.

Nel 1995 a Pechino, Cina (forum mondiale sulle donne), il Vaticano si scontrò con l’Unione Europea per la decisione di quest’ultima di non supportare un paragrafo sul ruolo positivo della religione nella vita delle donne. Il dissidio si allargò rapidamente a matrimonio e maternità, secondo l’UE non necessari alla donna per realizzarsi, secondo il Vaticano invece fondamentali. La dichiarazione finale, nonostante l’inserimento di un riferimento alla libertà di culto, è stata approvata con le riserve scritte del Vaticano e di altre 26 nazioni.

Le ingerenze possono anche essere indirette. Nel dicembre 2007, Benedetto XVI ha invitato le ONG cattoliche accreditate all’ONU a battersi contro il «relativismo morale» che, a suo dire, impera all’interno del Palazzo di Vetro.

Ciò che io vedo purtroppo è solo cecità ed ipocrisia da parte di chi antepone la propria ossessione dogmatica alle urgenze umane, collegando in modo del tutto folle la salvezza degli omosessuali dalla morte o dalla lapidazione o dalla galera col rischio di compromettere la “famiglia normale”. Così in 91 Paesi del mondo, ma anche in quelli che si dicono più aperti, sarà più opportuno tacere la propria omosessualità, reprimerla, nasconderla, isolarla… se si vuole sperare di poter almeno sopravvivere!

Aggiornamento:

Ringrazio Elisabetta per la segnalazione ed inserisco il testo della bozza che verrà presentata all’Onu:

Proposta dell’Unione Europea per una dichiarazione ONU che condanni formalmente le discriminazioni contro gli omosessuali

Abbiamo l’onore di presentare questa dichiarazione sui diritti umani realtivamente all’orientamento sessuale e all’identità di genere da parte di [...]

1.Riaffermiamo il principio di universalità dei diritti umani, così come sancito nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo di cui quest’anno si celebra il 60esimo anniversario e che all’articolo 1 proclama che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”;

2.Riaffermiamo che ogni individuo ha diritto a godere dei diritti umani senza distinzioni di alcun tipo, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione, così come stabilito nell’Articolo 2 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e nell’articolo 2 del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e nell’articolo 26 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici;

3.Riaffermiamo il principio di non-discriminazione che richiede che i diritti umani siano estesi a tutti gli esseri umani indipendentemente dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere;

4.Siamo profondamente preoccupati per le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali basate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere;

5.Siamo anche preoccupati che le persone di tutti i paesi del mondo siano oggetto di violenze, persecuzioni, discriminazioni, esclusioni, stigmatizzationi e pregiudizi a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere e che queste pratiche minino la loro integrità e dignità;

6.Condanniamo tutte le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere ovunque avvengano ed in particolare la loro penalizzazione attraverso la pena di morte, le esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, la pratica della tortura, altre pene o trattamenti crudeli, inumani e degradanti, l’arresto o la detenzione arbitrarie e la privazione dei diritti economici, sociali e culturali, compreso il diritto alla salute;

7.Richiamiamo la dichiarazione del 2006 emessa di fronte al Consiglio per i Diritti Umani da 54 paesi, per richiedere al presidente del Consiglio di fornire un’occasione per discutere di queste violazioni durante un’appropriata futura sessione del Consiglio;

8.Accogliamo con favore l’attenzione conferita attraverso speciali procedure a questi temi dal Consiglio dei Diritti Umani e dai soggetti del trattato e li incoraggiamo a continuare a considerare, nell’esercizio dei loro mandati, le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale;

9.Accogliamo l’adozione della Risoluzione AG/RES. 2435 (XXXVIII-O/08) su “Diritti umani, Orientamento Sessuale e Identità di Genere” dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani, emessa durante la 38esima sessione, il 3 giugno 2008;

10.Richiamiamo tutti gli stati e i maggiori organismi per la protezione dei diritti umani ad impegnarsi a promuovere e proteggere i diritti umani di tutte le persone, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere;

11.Esortiamo gli Stati a prendere tutte le misure necessarie, in particolare legislative o amministrative, per assicurare che l’orientamento sessuale o l’identità di genere non possano essere, in nessuna circostanza, la base per l’attuazione di pene criminali, in particolare di esecuzioni, arresti o detenzioni;

12.Esortiamo gli Stati ad assicurare che le violazioni dei diritti umani legate all’ orientamento sessuale o all’identità di genere siano investigate e che gli autori siano perseguiti e tenuti a renderne conto in termini giudiziari;

13.Esortiamo gli Stati ad assicurare un’adeguata protezione ai difensori dei diritti umani e a rimuovere gli ostacoli che impediscono loro di portare avanti il loro lavoro relativamente alla tutela dei diritti umani e alla lotta alle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.

Fonte: http://www.radioradicale.it/il-testo-che-lunione-europea-presentera-allonu-per-la-depenalizzazione-universale-dellomosessualita


Come volevasi dimostrare

persecuzioni

Nel giorno del World Aids Day, a pochi giorni dal 60° Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, a pochi giorni dalla presentazione della proposta della MInistra Francese Rama Yade di decriminalizzare l’omosessualità nel mondo, ecco l’intervento del Vaticano:
“Tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone – ha affermato l’arcivescovo – fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale. Il Catechismo della Chiesa cattolica, dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione”.

Ma qui – ha aggiunto Migliore, in riferimento alla proposta che la Francia ha intenzione di presentare all’Onu in favore della depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo intero – la questione è un’altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi, si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni“.

In poche parole si dice: “Noi non discriminiamo gli omosessuali, ma se dovessimo farlo verremmo condannati, e non si può condannare la Chiesa!”.

Ritengo che le motivazioni mosse dal Vaticano non solo siano contro ogni forma di rispetto dell’individuo, ma contro i più basilari diritti umani.

Dal ragionamento proposto, infatti, si deduce che il Vaticano ritenga GIUSTE le discriminazioni perpetrate nei confronti degli omosessuali ed appoggi in maniera più o meno indiretta la pena di morte!

Ma non è forse l’amore il metro di misura della moralità cattolica cristiana? Quell’Amore che tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta?
E’ vero che esistono passi nella Bibbia in cui l’omosessualità viene condannata (basti leggere il Levitico) ma è anche vero che quelle parole vanno contestualizzate in un periodo in cui era necessario prendere decisioni veloci, anche etiche e morali, mentre oggi è possibile utilizzare anni ed anni di conoscenze. E non posso credere che la parola di un Dio infallibile, che ha sacrificato il proprio figlio per redimere dai peccati del mondo, sia una Parola d’odio e vergogna!

Nel Nuovo Testamento, per esempio se l’omosessualità fosse un peccato così grave, non sarebbe logico che Gesù ne parlasse almeno una volta? Invece, Gesù non fa alcun riferimento all’omosessualità. L’unico riferimento fatto ad una morale sessuale è quello che indirizzò alla prostituta e all’adultera.
E perchè se Dio ha creato l’uomo a propria immagine e somiglianza gay e lesbiche non sarebbero figli di Dio? Limiteremmo Dio nella Sua capacità di generare i Suoi figli solo a quello che l’uomo ritiene corretto?
Quanto dolore e disperazione si devono causare in nome dell’ “amore perfetto”, prima di gridare: “Basta!”?
Queste “autorità morali” della Chiesa, come possono esser così sicure che le persone gay debbano essere condannate per ciò che sono, e come possono considerare tale condanna moralmente giusta?
Una parrocchia basata veramente sul Vangelo non escluderebbe nessuno.
L’amore e l’accoglienza di Dio devono essere offerti a tutti. Il pregiudizio e l’odio vanno rifiutati e combattuti.

Il vero problema è la sessuofobia: pratiche omosessuali e adulterio sono dal terzo secolo dopo Cristo nel mondo occidentale considerate condannabili perché non finalizzate alla riproduzione. Una ragione per cui le 12 tribù d’Israele potrebbero aver condannato l’attività omosessuale fu che essa non era in grado di procreare più Israeliti. In un periodo in cui la guerra era sempre una possibile evenienza – e questo in realtà non è cambiato molto – era necessario un continuo apporto di nuovi guerrieri. La coppia omosessuale che richiede un riconoscimento giuridico viene vista come un attacco alla famiglia tradizionale. La capacità di amare, di rispettarsi l’un l’altro e di costruire una vita insieme non dovrebbe essere limitata solo agli eterosessuali, ma guai a chiedere diritti: sotto le tue lenzuola puoi far quello che vuoi, ma non chiedere più di tanto o verrai condannato!

In Italia va bene la logica del: “Io ho molti amici gay!“, ma poi si fanno orecchie da mercante quando anche quegli amici chiedono che i loro diritti vengano riconsociuti e non siano criminalizzati. Poco importa che in 91 Paesi del mondo siano previste sanzioni, torture, pene e persino l’esecuzione capitale contro le persone omosessuali. Il Vaticano arriva a citare Hobbes ed il suo Homo Homini Lupus, forse volevano scrivere Omo Homini Lupus! Ma non riesco davvero a trovare alcuna giustificazione nemmeno lontanissima per la condanna della proposta della Yade, se non quella del voler nascondere un proprio atteggiamento ipocrita e criminale, l’unico realmente definibile come “la nuova barbarie moderna!”.

Per farvi un’idea dei Paesi in cui l’omosessualità viene criminalizzata andate a vedere la mappa ideata da Enrico Oliari di GayLib, con un elenco dettagliato dei paesi con leggi contro l’omosessualita’ e l’articolo violato. Credo che proverete la stessa rabbia che ho provato io nel rendermi conto che pur essendo nel 2008 sono ancora valide le pratiche del Medioevo!

Arcigay, insieme alle altre associazioni lgbt italiane, valuterà nelle prossime ore come reagire a questo inedito ed inaudito attacco della gerarchia reazionaria cattolica.

E noi come Rete proseguiremo nella nostra impresa e in questi giorni invieremo la nostra raccolta di firme alla Ministra Rama Yade, l’unica a difendere e portare avanti i diritti e la speranza!

Aggiornamento sulle ragazze prese a sassate

collettivoHo ricevuto stamattina la mail di E. E., la ragazza insultata ed aggredita il 15 Novembre a Bologna presso il centro sociale Atlantide. Ieri ha partecipato ad una riunione con le ragazze del collettivo clitoristrix e hanno parlato dell’accaduto. Molto probabilmente faranno un
comunicato e oggi in piazza Nettuno, durante la manifestazione contro la violenza sulle donne, parleranno di quello che è successo e di Atlantide come soggetto attaccabile e attaccato.

Leggo inoltre da gaynews che Sergio Lo Giudice del Pd ha denunciato ieri la cosa in consiglio comunale a Bologna. Lo Giudice definisce l’accaduto «inquietante e sgradevole» perché mirato a colpire delle ragazze «solo in quanto frequentarici di un centro sociale gay e anarchico». «E’ il segno evidente – aggiunge il consigliere Pd – delle presenza anche nella nostra città di frange estremiste che individuano negli oppositori politici ma anche in gay e lesbiche persone da colpire». Per Lo Giudice è «quanto mai necessario che questo Paese si doti di una legge contro l’omofobia».

Grazie a tutti per non aver lasciato cadere nel silenzio l’accaduto. La nostra idea di Rete virtuale in qualche modo ha portato i suoi frutti.
Aggiornamento del 27 Novembre:

Pubblico di seguito il comunicato firmato dall’Assemblea cittadina di Femministe e Lesbiche e dal Collettivo Clitoristrix Femministe e Lesbiche:

Comunicato sui fatti accaduti il 15 novembre ad Atlantide.

Sabato 15 novembre 2008, durante un’iniziativa, organizzata dall’assemblea cittadina di donne e lesbiche, per promuovere la manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne e sulle lesbiche, due ragazze che partecipavano all’iniziativa ad Atlantide hanno subito un’aggressione di stampo fascista e lesbofobo. Intorno a mezzanotte, le due ragazze che si trovavano fuori dall’ingresso sono state affiancate da due auto che prima hanno urlato “froci!” poi lanciato ghiaia urlando “anarchici di merda!”.

Questo comunicato arriva a dieci giorni dall’accaduto perché prima di fare una denuncia pubblica, abbiamo voluto rintracciare la fonte per circostanziare esattamente l’episodio, adesso abbiamo tutti gli elementi per definire quest’aggressione senza alcun dubbio di stampo lesbofobo, omofobo e fascista nonché organizzato e non improvvisato. Non a caso le auto erano due, in comunicazione tra loro, e avevano già i sassi.

Dell’assemblea cittadina di donne e lesbiche che organizzava la festa, fa parte il collettivo Clitoristrix Femministe e Lesbiche che dal 1999 gestisce Atlantide insieme ad altri due collettivi. Atlantide non è un locale, ma uno spazio politico e di aggregazione sociale che da un decennio è attraversato da soggettività femministe lesbiche gay e trans che fanno lavoro sul territorio per denunciare le storture di un sistema sociale violentemente omologante. È uno spazio di espressione libero da sessismo, razzismo, omofobia e transfobia. Uno spazio in cui promuovere una socialità in cui identità diverse convivono e prendono parola.

Per questo Atlantide è attaccabile da parte di individui di cui è facile intuire la matrice politica di appartenenza. Ebbene noi non ci stiamo! Denunciamo ogni forma di intimidazione e di violenza che minaccia il nostro lavoro politico e le soggettività che questo spazio attraversano. Riteniamo inaccettabile un attacco avvenuto durante un’iniziativa separatista contro la violenza alle donne e alle lesbiche. Continueremo a praticare l’autodifesa e la solidarietà come strumenti di resistenza e di consapevolezza. Non saranno di certo le aggressioni fasciste a ricacciarci dentro le case, quiete e accondiscendenti, case nelle quali spesso ci si riservano ampie dosi di violenza. Non saranno le aggressioni fasciste a farci retrocedere sulle nostre posizioni e sulle nostre forme di organizzazione.

Denunciamo l’incalzare di una violenza evidentemente legittimata dalla politica nazionale e locale che lascia ampi margini di espressione agli istinti più beceri e pericolosi. Chiamiamo all’attenzione tutt* per la difesa di uno spazio unico in città che è garanzia di una miglior qualità di vita per tutt*. Atlantide è uno spazio irrinunciabile per le soggettività femministe, lesbiche, gay, trans e per tutti quell* che vogliano sperimentare forme di socialità, aggregazione e laboratori politici che rompano il sistema di potere patriarcale e fascista. Se la nostra esistenza è scomoda, continueremo a resistere ma soprattutto a esistere.

Assemblea cittadina di Femministe e Lesbiche
Collettivo Clitoristrix Femministe e Lesbiche

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