Liberi tutti

liberituttiE’ con immenso piacere, ed un pizzico di orgoglio, che annuncio questa notizia.
Uscirà domani su L’Unità, più precisamente sul blog di Delia VaccarelloLiberi tutti“, un articolo interamente dedicato alla nostra petizione, iniziata alla fine di Settembre e che vedrà a giorni l’invio delle firme alla Ministra Rama Yade.

Era già uscito quindici giorni fa un breve articolo sulla condizione degli omosessuali nei Paesi in cui l’omosessualità é tutt’oggi un reato punibile con la morte. Grazie ad esso la nostra raccolta firme ha visto nuovamente un decollo dopo un periodo di stanca, e per questo ringrazio Delia, per il suo interessamento, ma anche tutti coloro che stanno firmando e spesso lasciano dei commenti veramente molto toccanti.

Chi ne avesse voglia, può visitare anche l’altro blog di Delia, “Quando si ama si deve partire“, dedicato al suo nuovo romanzo, che non ho ancora letto, ma che è nella mia wishlist natalizia.

Ma in realtà quello di Delia è un romanzo contro l’ipocrisia quella sociale e quella dei sentimenti. E, quando meno te l’aspetti, l’impalcatura borghese crolla . Una sconfitta per gli ipocriti.

A giorni, inoltre, darò notizie sull’andamento della nostra petizione. Intanto, buona lettura a tutti!

Rassegna Stampa giornata contro la violenza sulle donne

basta

Anche se in ritardo, credo sia interessante visionare una rassegna su tutte le attività, manifestazioni, incontri ed iniziative effettuate, o ancora da effettuare, in occasione della giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne.
Parto subito dall’immagine in alto, realizzata dai movimenti artistici romani “Propaganda per la ©ivilizzazione per le masse” e “S.P.A. Società per Azioni Artistiche”, che si occupano di arte rivolta al “crudo” mondo “reale”.

L’obiettivo era quello di far arrivare con la stessa intensità con cui è stato ideato un messaggio, mentre l’azione artistica prevedeva di attaccare 4 manifesti nella notte del 24/25 novembre a Roma e così è stato a Trastevere, piazzale Clodio, Lungotevere Flaminio, Castel Sant’Angelo. E’ stato un atto simbolico che doveva rappresentare “Un manifesto per il dolore. Un manifesto per la vergogna. Un manifesto per lo sconforto. Un manifesto per denuncia.”

La notizia è stata riportata anche dal giornale Sentire, e ringrazio Viola per la segnalazione, incoraggiandola a proseguire con le sue “azioni artisitiche” che ritengo possano dare davvero tanto a tutti!

Di seguito le altre iniziative svoltesi in giro per l’Italia:

il 24 Novembre a Milano si è svolto Donne e mafia, donne antimafia, e Un pugno di artisti per una carezza,

mentre il 25 si è tenuto, sempre a Milano, il Presidio Sindacati e il Presidio delle Donne in Nero.

Il collettivo femminista Colpo di Streghe Mantova ha indetto per il 25 un boicottaggio del calendario di donne in mutande a favore della Gelmini.

A Palermo, il 28 Novembre, si terrà il V-Day contro la violenza sulle donne, con una lettura teatrale di monologhi femministi.

A Firenze si terrà il 29 Novembre la manifestazione contro la violenza alle donne che vedrà anche la presentazione del libro Femmicidio di Barbara Spinelli.

A Bologna l’agenda è ricca:

- Concorso per uno spot sulla violenza alle donne con la FICE (Federazione Italiana Cinema d’Essai) Emilia Romagna e la Cineteca Comunale

- Proiezione al Cinema Lumière del documentario “Piccole Cose di Valore non quantificabile” con Gianni Ferreri e Fabrizia Sacchi . Scritto e diretto a Paolo Genovese e Luca Miniero. Zebra Production. Il filmato ha ricevuto numerosi premi.
Giorno 25 novembre prima di ogni spettacolo.

- Proposta alle scuole di un minuto di silenzio il giorno 25 novembre 2008 negli Istituti Superiori cittadini durante l’intervallo con ASABO – Associazione Scuole Autonome Bolognesi- e Consulta degli Studenti

- Proposta di un minuto di silenzio il giorno 23 novembre 2008 durante la partita di calcio Bologna – Palermo con Bologna Calcio Football Club 1909

- Un minuto di silenzio nel corso degli incontri sportivi il 22 e il 23 novembre con Coni e Assessorato allo Sport

Iniziative cittadine

- 25 Novembre 2008 ore 16,30 Piazza Nettuno Assemblea ri/creativa contro la violenza su donne e lesbiche.
Assemblea Cittadina Femminista e Lesbica

- Gazebo delle donne della CGIL in Piazza Nettuno dalle ore 16 alle ore 18,30 del 25 Novembre – Distribuzione del Tradizionale Segnalibro

- UDI Staffetta di donne contro la violenza sulle donne – La staffetta partirà il 25 Novembre 2008 da Niscemi (Lorena) e si concluderà a Brescia (Hiina) il 25 novembre 2009. Transiterà a Bologna il giorno 25 aprile 2009.

- Festival “La violenza illustrata” – Sabato 22 e domenica 23 novembre in Cappella Farnese a Palazzo d’Accursio organizzato dalla Associazione Casa delle Donne per non subire violenza.

- “Il Cavaliere della Carretta” di Roberta Rizzato – testo vincitore del Premio San Vitale – Decima edizione -. Sabato 22 Novembre 2008 ore 21 Teatro San Martino, Via Oberdan, 25.
Gruppo Lettura San Vitale

- “Luoghi d’incontro” mostra dell’Associazione donne d’arte ADDA- nel Cortile di Palazzo d’Accursio dal 25 al 30 novembre 2008.

A Napoli il 27 Novembre si è tenuto il convegno Dallo Stalking alla violenza sulle Donne”, informazione e prevenzione a Scuola e nella Società.

Infine a Catania si è tenuto il 25 Novembre nella sede della Provincia un incontro di riflessione, organizzato dall’assessorato provinciale alle Pari opportunità e dalla Fidapa, per celebrare la giornata. Dopo l’incontro, l’attrice Mariella Lo Giudice ha recittato “Lettera alla madre” di Salvatore Quasimodo, un testo in cui un figlio ringrazia la madre per avergli insegnato il senso dell’ironia.

Queste le attività di cui sono venuta a conoscenza. Se qualcuno avesse notizia di altre può contattarmi in modo da aggiornare la rassegna!

Aggiornamento sulle ragazze prese a sassate

collettivoHo ricevuto stamattina la mail di E. E., la ragazza insultata ed aggredita il 15 Novembre a Bologna presso il centro sociale Atlantide. Ieri ha partecipato ad una riunione con le ragazze del collettivo clitoristrix e hanno parlato dell’accaduto. Molto probabilmente faranno un
comunicato e oggi in piazza Nettuno, durante la manifestazione contro la violenza sulle donne, parleranno di quello che è successo e di Atlantide come soggetto attaccabile e attaccato.

Leggo inoltre da gaynews che Sergio Lo Giudice del Pd ha denunciato ieri la cosa in consiglio comunale a Bologna. Lo Giudice definisce l’accaduto «inquietante e sgradevole» perché mirato a colpire delle ragazze «solo in quanto frequentarici di un centro sociale gay e anarchico». «E’ il segno evidente – aggiunge il consigliere Pd – delle presenza anche nella nostra città di frange estremiste che individuano negli oppositori politici ma anche in gay e lesbiche persone da colpire». Per Lo Giudice è «quanto mai necessario che questo Paese si doti di una legge contro l’omofobia».

Grazie a tutti per non aver lasciato cadere nel silenzio l’accaduto. La nostra idea di Rete virtuale in qualche modo ha portato i suoi frutti.
Aggiornamento del 27 Novembre:

Pubblico di seguito il comunicato firmato dall’Assemblea cittadina di Femministe e Lesbiche e dal Collettivo Clitoristrix Femministe e Lesbiche:

Comunicato sui fatti accaduti il 15 novembre ad Atlantide.

Sabato 15 novembre 2008, durante un’iniziativa, organizzata dall’assemblea cittadina di donne e lesbiche, per promuovere la manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne e sulle lesbiche, due ragazze che partecipavano all’iniziativa ad Atlantide hanno subito un’aggressione di stampo fascista e lesbofobo. Intorno a mezzanotte, le due ragazze che si trovavano fuori dall’ingresso sono state affiancate da due auto che prima hanno urlato “froci!” poi lanciato ghiaia urlando “anarchici di merda!”.

Questo comunicato arriva a dieci giorni dall’accaduto perché prima di fare una denuncia pubblica, abbiamo voluto rintracciare la fonte per circostanziare esattamente l’episodio, adesso abbiamo tutti gli elementi per definire quest’aggressione senza alcun dubbio di stampo lesbofobo, omofobo e fascista nonché organizzato e non improvvisato. Non a caso le auto erano due, in comunicazione tra loro, e avevano già i sassi.

Dell’assemblea cittadina di donne e lesbiche che organizzava la festa, fa parte il collettivo Clitoristrix Femministe e Lesbiche che dal 1999 gestisce Atlantide insieme ad altri due collettivi. Atlantide non è un locale, ma uno spazio politico e di aggregazione sociale che da un decennio è attraversato da soggettività femministe lesbiche gay e trans che fanno lavoro sul territorio per denunciare le storture di un sistema sociale violentemente omologante. È uno spazio di espressione libero da sessismo, razzismo, omofobia e transfobia. Uno spazio in cui promuovere una socialità in cui identità diverse convivono e prendono parola.

Per questo Atlantide è attaccabile da parte di individui di cui è facile intuire la matrice politica di appartenenza. Ebbene noi non ci stiamo! Denunciamo ogni forma di intimidazione e di violenza che minaccia il nostro lavoro politico e le soggettività che questo spazio attraversano. Riteniamo inaccettabile un attacco avvenuto durante un’iniziativa separatista contro la violenza alle donne e alle lesbiche. Continueremo a praticare l’autodifesa e la solidarietà come strumenti di resistenza e di consapevolezza. Non saranno di certo le aggressioni fasciste a ricacciarci dentro le case, quiete e accondiscendenti, case nelle quali spesso ci si riservano ampie dosi di violenza. Non saranno le aggressioni fasciste a farci retrocedere sulle nostre posizioni e sulle nostre forme di organizzazione.

Denunciamo l’incalzare di una violenza evidentemente legittimata dalla politica nazionale e locale che lascia ampi margini di espressione agli istinti più beceri e pericolosi. Chiamiamo all’attenzione tutt* per la difesa di uno spazio unico in città che è garanzia di una miglior qualità di vita per tutt*. Atlantide è uno spazio irrinunciabile per le soggettività femministe, lesbiche, gay, trans e per tutti quell* che vogliano sperimentare forme di socialità, aggregazione e laboratori politici che rompano il sistema di potere patriarcale e fascista. Se la nostra esistenza è scomoda, continueremo a resistere ma soprattutto a esistere.

Assemblea cittadina di Femministe e Lesbiche
Collettivo Clitoristrix Femministe e Lesbiche

Indecorose e libere

violenza-donneSi è svolta ieri a Roma la manifestazione di donne per donne organizzata dalla rete femminista e lesbica, una sorta di anticipazione dell’evento che si svolgerà il 25 Novembre, giornata internazionale contro la violenza contro le donne proclamata dalle nazioni Unite.
La manifestazione aveva come nome “Indecorose e libere” ed ha visto l’adesione di 50 mila persone, donne provenienti da tutta Italia e parte di un movimento che si inserisce nella protesta trasversale contro la riforma Gelmini, contro il DDL Carfagna sulla prostituzione, contro l’abolizione della legge 144.

La violenza maschile ha infatti molte facce, e una di queste è quella istituzionale: vorrebbero risolvere la crisi economica e culturale che stiamo vivendo smantellando lo stato sociale. Per salvare le banche, rifinanziare le missioni militari all’estero e militarizzare le nostre città tagliano i fondi ai centri antiviolenza, ai consultori e a tutti i servizi che garantiscono alle donne libertà, salute e indipendenza.

L’obiettivo delle riforme del lavoro, della sanità, della scuola e dell’università è di renderci sempre più precarie e meno garantite:mogli e madri “rispettabili” rinchiuse nelle case, economicamente dipendenti da un uomo, che lavorano gratuitamente per badare ad anziani e bambini.

Con il decreto Gelmini, migliaia di insegnanti, maestre precarie, perdono il posto di lavoro, e viene meno un sistema educativo – il tempo pieno – che sostiene le donne, consentendo loro una maggiore libertà di movimento e autonomia.

Con la legge 133 tagliano i fondi alla scuola e all’università pubblica per consegnare l’istruzione nelle mani dei privati determinando la fine del diritto ad una istruzione gratuita e libera per tutte/i.

Molti gli slogan e gli striscioni:

L’assassino non bussa, ha le chiavi di casa“, “Non sono una bambola“, “Nella casa del Mulino si nasconde l’assassino“, “Ti lamenti ma che ti lamenti, piglia lu bastuni e tira fora li denti“, “La violenza sulle donne ha molte facce” e le facce mostrate erano quelle di Brunetta, La Russa, Gelmini, Carfagna, Tremonti, Calderoli, Berlusconi e Ratzinger.

La manifestazione voleva essere una replica di quella di un anno fa, quando scesero in piazza a Roma più di 150 mila persone, ma l’adesione è stata inferiore alle aspettative anche a causa di defezioni importanti come quella dell’associazione Controviolenzadonne.org. Tuttavia le organizzatrici si dicono soddisfatte poiché è stata forte la presenza soprattutto delle giovani che hanno sfilato con il simbolo del “polo femminile” dipinto sul viso.

L’evento è nato sotto mille polemiche e ne è testimonianza il manifesto della foto che ritrae una donna su un letto, seminuda, in posizione da crocifissione, e con lo slogan: “Chi paga per i peccati dell’uomo?. Tale manifesto è nato dall’idea di Telefono Donna Milano di lanciare una campagna di sensibilizzazione in città sul problema della violenza maschile contro le donne, in previsione poi della manifestazione che si terrà il 25 Novembre. L’assessore al Decoro urbano Maurizio Cadeo è sceso in campo spalleggiato dal Sindaco Moratti perchè riteneva offensivo della morale cattolica tale manifesto: “Farò tutto quanto è in mio potere per evitare l’affissione di questo manifesto, il cui messaggio tira in ballo il simbolo del Cristianesimo e lede il sentimento religioso dei cittadini“. E difatti ha negato l’autorizzazione all’affissione. Molte cose sono state dette a proposito dello scalpore suscitato e dell’opera di censura effettuata, e personalmente mi è sembrata una mossa ipocrita, quasi un tentativo di voler distogliere l’attenzione dal problema reale, cioè quello della violenza di genere. Le donne subiscono violenza dagli uomini. Non tutti gli uomini naturalmente usano violenza contro le donne ma si tratta comunque di VIOLENZA di GENERE cioè violenza di uomini contro donne e bambine. Gli uomini usano per lo più la violenza per mantenere o rafforzare il loro potere nei riguardi delle donne o per bloccare un regresso di questo potere.

Ogni tre giorni una donna viene uccisa. Nel 2007, sono state 126 le donne uccise a causa delle violenze perpetrate dagli uomini. Tra questi, 44 sono i mariti, 11 i fidanzati o i conviventi, nove gli ex mariti e gli ex fidanzati, 10 i figli e 14 gli sconosciuti. Un milione di donne ha subito violenza, fisica o sessuale. Solo nei primi sei mesi del 2007 141 sono state oggetto di tentato omicidio, 1805 sono state abusate, 10.383 sono state vittime di pugni, botte, bruciature, ossa rotte. Le vittime – soprattutto tra i 25 e i 40 anni – sono in numero maggiore donne laureate e diplomate, dirigenti e imprenditrici, donne che hanno pagato con un sopruso la loro emancipazione culturale, economica, la loro autonomia e libertà. E il pericolo maggiore per le donne è la normalità. L’indagine Istat del 2006, denuncia che il 62 per cento delle donne è maltrattata dal partner o da persona conosciuta, che diventa il 68,3 per cento nei casi di violenza sessuale, e il 69,7 per cento per lo stupro. Sono stati inoltre contati 2 milioni e 77 mila casi di comportamenti persecutori, denominati stalking, uno sfinimento quotidiano che finisce per corrodere resistenza, difesa, voglia di vivere. Infine, il 96% delle donne non denuncia la violenza subita, forse per paura,  forse perché non si denuncia chi si ha amato, o forse perché non si hanno le parole per dirlo.

Gli uomini, la cui presenza fu fortemente contestata da alcune manifestanti nel corso della mobilitazione nazionale che si svolse il 27 novembre dello scorso anno, hanno sfilato in coda, e gli uomini dell’associazione “Maschileplurale” saranno presenti alla manifestazione del 25.

Sì, gli uomini devono farsene carico. La violenza è un problema loro, non delle donne – dice Clara Jourdan, della “Libreria delle Donne” di Milano, storico luogo del femminismo italiano – Sarebbe ora che cominciassero a interrogarsi sulla sessualità e sul perché dei loro comportamenti violenti. E riconoscere l’altro, il maschile, potrebbe essere utile anche alle donne“.

Va tuttavia segnalato il caso di due ragazze che, dopoa ver partecipato alla manifestazione, si sono viste negare dalle forze dell’ordine la possibilità di accedere alla Corsia Agonale, lo stesso passaggio dove due settimane fa erano scoppiati gli scontri tra studenti finiti con feriti e processati, proprio perchè avevano partecipato alla manifestazione!

Per una rassegna stampa approfondita basta cliccare sul link: Rassegna stampa Indecorose e libere.

Va fatta una legge, perché la violenza sulle donne non è un problema di pubblica sicurezza, né un reato di altre culture da reprimere con rimpatri forzati, e per vincerla va fatta un’azione a largo raggio. La violenza contro le donne è un crimine ma continua ad essere considerata dagli individui, dalle istituzioni sociali e dagli Stati come una questione privata, si circoscrive nella sfera privata un crimine di ordine pubblico. La violenza contro le donne è una violenza di genere riconosciuta oggi dalla comunità internazionale come una violazione fondamentale dei diritti umani, e aiutare le vittime a non avere paura di essere giudicate, attraverso un sistema nazionale di prevenzione, protezione ed assistenza contro la violenza di genere é una questione di civiltà.

La data del 25 novembre come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è stata scelta dall’ONU, nella risoluzione dell’Assemblea Generale n° 54/134 del 17 dicembre 1999, a ricordo delle tre sorelle Mirabal, che animarono un movimento democratico chiamato 14 di Giugno, e lì conquistarono il soprannome di Farfalle. Furono poi violentate e uccise il 25 novembre 1960 nella Repubblica dominicana e passate alla storia come le “Farfalle indimenticabili”.

Partecipare alla manifestazione del 25 rappresenta la possibilità di urlare che la violenza contro le donne è inaccettabile e non può avere giustificazioni e prevederà una staffetta di donne contro la violenza, organizzata dall’UDI (Unione Donne in Italia). La staffetta (un’anfora portata da due donne per volta, che verrà mano a mano riempita di biglietti e messaggi) partirà da Niscemi in Sicilia, dove è morta Lorena e arriverà il 25 novembre dell’anno prossimo a Brescia, dove trovò la morte Hina. Nel frattempo, la staffetta, in un percorso che durerà un anno intero, attraverserà tutte le regioni di Italia e in ogni città verrà accolta con manifestazioni ed eventi.

In attesa di quella data segnalo l’evento di chiusura del festival “La Violenza Illustrata” che avrà luogo stasera a Bologna e che esplorerà il particolare caso di femminicidio che ha interessato Ciudad Juàrez, in Messico, attraverso momenti di riflessione teorica e una variegata pluralità di linguaggi artistici ed espressivi.

Chi invece avesse voglia di leggere una serie di articoli interessanti sulla violenza di genere può usufruire del Dossier Amore e Violenza.

Ci vediamo tutte a Roma il 25!


Transgender Day Of Remembrance

TDOR 2008Oggi, 20 Novembre, si celebra il Transgender Day Of Remembrance. L’evento commemorativo mondiale per ricordare quante/i Transgender sono cadute/i per mano della transomofobia. Esistenze troppe volte sofferte e solitarie, risucchiate dall’odio, uccise barbaramente dal pregiudizio. Unica colpa: essere Transgender.

L’elenco delle vittime in Italia anche per quest’anno è lunghissimo, basti vedere il Dossier che sto realizzando. Il DDL contro la prostituzione recentemente approvato non ha fatto altro che peggiorare la già difficilissima condizione di molt* trans, costrett* a prostituirsi perchè nessuno vorrebbe un trans per un lavoro “normale”, come per esempio quello del/lla  panettier* o dell* segretari*. L’intolleranza del nostro Paese è ulteriormente comprovata dal fatto che in molti casi il Transgender Day Of Remembrance, celebrato in tutto il mondo, è stato “evitato”, o addirittura vietato, come a Brescia. L’odio e la paura per chi pur essendo diverso decide di vivere autenticamente sé stesso in Italia è ancora un reato punibile con la morte!

In questo contesto, il minimo che si può fare è rendere noto il comunicato stampa del Coordinamento Nazionale Associzaioni Trans “Sylvia Rivera” :

Come ogni 20 novembre, da dieci anni a questa parte, la comunità
Transgender internazionale, si trova a dover fare un triste resoconto, la conta
delle persone uccise da un cieco odio transfobico.
Il nostro paese è sempre tristemente presente nella conta delle vittime,
segnale che le azioni svolte dalle istituzioni, contro questo genere di
violenze, non solo risulta insufficiente, ma spesso neanche compreso.
I dati che ci permettono di dare un nome alle persone assassinate, non è che
solo una parte delle vittime.
Ci basiamo solo sulle denunce fatte, sulle rassegne stampa internazionali e
su quanto le singole associazioni riescono a raccogliere direttamente.
In molti paesi l’uccisione di persone transgender passa sotto assoluto
silenzio (ancora in molte nazioni la transessualità è un reato), in altri la
costruzione di una rete informativa trans/LGBTQ è resa impossibile dalle
condizioni poltico/sociali locali e, molto spesso, i familiari cercano di
omettere la condizione transgender delle vittime per vergogna e paura del
giudizio sociale.
Ricordando la storia che ci ha portate/i a commemorare in tutto il mondo
questo giorno, non dobbiamo dimenticare le azioni di tutte quelle persone
che hanno lottato e che lottano tutt’ora per far si che questa lista di persone
uccise sia azzerata, da una politica forte contro la discriminazione e la
violenza,e dalla volontà di tutte/i i cittadini di rendere il nostro mondo
migliore, debellando l’odio verso le differenze di qualsiasi natura esse siano,
rivalutando le stesse come bene prezioso per tutta l’umanità.
In questo giorno,il Coordinamento nazionale Transgender, Sylvia
Rivera, organizzerà veglie e iniziative, in ricordo delle vittime, cercando di
sensibilizzare l’opinione pubblica su questo silenzioso massacro.


IL Coordinamento Nazionale Transgender SYLVIA RIVERA
M.I.T. Movimento identità transgender, IREOS, Circolo Transgender Pink, Associazione Trans
Genere, Gruppo Luna Circolo Maurice, Associazione La Fenice, Associazione Libellula 2001

I siti Arcigay oggi rimarranno oscurati per ricordare le vittime della violenza transfobica.

Nella speranza che le Istituzioni si mobilitino per combattere il clima di odio e violenza che attanaglia il nostro Paese, lascio alle parole della Cortellesi il compito di stimolare il pensiero con intelligenza e non con compassione:

… Scagli la prima pietra!

manopietrauz1Ho ricevuto stamattina questa mail che descrive la brutta esperienza di due ragazze derise e letteralmente prese a sassate a causa del loro orientamento sessuale. Il numero dei casi di violenza, ma soprattutto il silenzio che circola attorno ad essi è disarmante, ma lo è ancora di più vedere che nulla si fa per contrastarli, tanto da far sentire un gruppo di ragazzi quasi autorizzati ad agire in maniera scellerata e crudele!
Il 15 novembre sono andata con una mia amica ad Atlantide a una festa di
finanziamento per la manifestazione che si terrà il 22 novembre a Roma contro
la violenza maschile su donne e lesbiche. Atlantide è un centro sociale di
Bologna che si trova a Porta S. Stefano in cui, per la maggior parte, si
riuniscono e organizzano feste di autofinanziamento i gruppi Antagonismo gay,
Facciamo breccia, Fuoricampo… (http://isole.ecn.org/agaybologna/, per chi non
lo conoscesse)
A un certo punto della serata sono uscita fuori con la mia amica per prendere
aria. A poca distanza da me e la mia amica in quel momento c’era solo un
gruppetto di ragazze. Poco dopo, arrivano due auto che si fermano al semaforo
rosso. Io ero di spalle, quando sento una prima voce, maschile, che urla
“Froci”. Dopo poco vedo dei sassi passarmi a pochi centimetri dal viso, mi giro
e vedo una ragazza che urla “anarchici di merda”. Il semaforo diventa verde e
le due auto partono a tutta velocità. Si vedeva che era un atto premeditato
perché in ognuna delle auto c’erano tre o quattro ragazzi che comunicavano fra
loro visivamente, inoltre la ragazza i sassi li aveva presi già da prima. Senza
contare il fatto che l’uso dell’insulto  ”froci” premeditato perché quella sera
c’erano solo donne.
Non sono rimasta ferita, né io né le altre, ma posso dire che la violenza
psicologica l’ho sentita eccome. E anzi, ho cominciato a sentirla di più mano a
mano che ho realizzato, e raccontato. Soprattutto, penso di sentirmi meno
sicura in mezzo a una folla anonima… di aver perso fiducia e in quel momento
ho provato, e continuo a provarlo, un forte senso di impotenza.
E. E., 23 anni
Chi è senza peccato?

Non mi uccise la morte ma due guardie bigotte…

mani-bianche21 Luglio 2001: ricordo nitidamente quel giorno. Ero a Catania, avevo deciso di vedere una rassegna di concerti che si preannunciavano molto belli, tra cui uno per me imperdibile, quello di Patti Smith. Ricordo bene la mattina di quel giorno, la sensazione di congelamento di fronte alle immagini del massacro in televisione, ed il mio pensiero che correva veloce ai miei amici, che al contrario di me avevano superato la paura e deciso di esserci!

Perchè fin dall’inizio si sapeva che il rischio sarebbe stato alto, che la possibilità di scontri, per la presenza dei black-blocks, era fortissima, perchè da oltre un anno si era continuato a montare l’attesa di violenza.. Ma ci sbagliavamo tutti: il rischio c’era, ma proveniva dallo Stato, da coloro che avrebbero dovuto difendere e proteggere i più deboli, i pacifisti, le “mani bianche” di piazza Manin, così come i cortei in giro per il centro.

Eravamo in piazza Manin con i palmi delle mani dipinte di bianco, alzate in alto, per mostrare le nostre assolute buone intenzioni! Saranno trascorsi cinque minuti, il tempo appena di vedere andar via quei ragazzi vestiti di nero, che la polizia ha cominciato a lanciare lacrimogeni. Sembrava di essere in Cile, in piena guerra civile… sono riuscita a proteggermi dalle manganellate dei poliziotti, nascondendomi dietro un’auto!

E’ questo il racconto di una mia carissima amica che era lì in quei giorni, incinta del suo bambino, anche se ancora non lo sapeva, e che è riuscita a sfuggire alla violenza dei poliziotti credo solo per fortuna.

Ma di racconti così, di testimonianze dirette di gente anche molto più grande, da sempre appartenente a gruppi pacifisti come la rete Lilliput, e che lì in quei giorni si mise anche a pregare in gruppo per dimostrare la propria volontà di manifestare pacificamente, ne ho sentiti a fiumi. Ma il minimo comune denominatore per tutti è sempre quello: “la polizia ci caricava all’improvviso, immotivatamente“.

Ecco, per esempio, un’altra testimonianza di ciò che accadde in piazza Manin.

Quei giorni sono rimasti nel cuore e negli occhi di chiunque sia stato direttamente o indirettamente coinvolto. La rabbia per ciò che era successo si trasformò per molti di noi in voglia di fare qualcosa di concreto nella propria vita, in nome della giustizia e della libertà, e tutt’oggi è così. Tutto da allora è stato diverso, come se avessimo scavalcato un limite, un confine che ci separava da un’adolescenza che non voleva andar via e una maturità sbattuta in faccia!

Il ricordo di quelle immagini, la visione di mille interviste di chi in quella Premiata Macelleria Italiana c’era stato e ne era uscito incolume rispetto a molti altri (solo qualche botta e qualche graffio!), la lettura delle pagine di Lorenzo Guadagnucci, giornalista del Resto del Carlino, che all’interno della Diaz fu pestato e trattenuto in stato d’arresto per due giorni all’ospedale Galliera, così come il racconto del carabiniere che pare sparò e uccise Carlo Giuliani, non ha fatto altro che nutrire in tutti questi anni una voglia di verità e giustizia e la volontà di costruire una società più equa.

Gli anni sono trascorsi, tra promozioni dei vertici di polizia e servizi segreti presenti in quei giorni, e coinvolti nel massacro della Diaz, e scoop eclatanti pochi giorni prima della sentenza, ma ieri non hanno trionfato le libertà civili e il dissenso politico, etico, culturale, ha trionfato la legittimazione della violenza per chi dovrebbe invece difendere da essa, ha vinto lo strapotere concesso a un personaggio passato da Capo degli operativi a Capo gabinetto del Viminale e oggi a Capo dei servizi segreti. C’è stata l’assoluzione delle responsabilità personali dei vertici della polizia, il capo dell’Anticrimine Gratteri, il dirigente dell’Aisi Luperi e gli altri funzionari, ed una condanna “dei pesci piccoli”. Ma soprattutto è stata proclamata la morte della libertà e della giustizia.

Quando ieri sera ascoltavo al telegiornale la proclamazione della sentenza, mi sono sentita riproiettata a 7 sette anni fa, a quella giornata così afosa  e contemporaneamente così gelida, e nella mia testa risuonavano queste parole:

I was dreaming in my dreaming
of an aspect bright and fair
and my sleeping it was broken
but my dream it lingered near
in the form of shining valleys
where the pure air recognized
and my senses newly opened
I awakened to the cry
that the people / have the power
to redeem / the work of fools
upon the meek / the graces shower
it’s decreed / the people rule

The people have the power
The people have the power
The people have the power
The people have the power

.. Forse ieri ci hanno cercato l’anima a forza di botte ma so che in sede europea continuerà una battaglia politica e giudiziaria che non puo’ dirsi conclusa con queste assoluzioni, e questa estate sarò a La Maddalena, al prossimo vertice del G8, per vivere in presa diretta, non pretendendo né reclamando l’apertura delle porte della Democrazia, ma costruendole!

Ciao Mama Africa!

220px-miriam_makebaNon si è fermata dinnanzi alle minacce degli emissari del racket, non si è fermata nel corso della visita al Centro Fernandes della Caritas da dove ha lanciato un accorato appello, non si è fermata nemmeno un istante durante il lungo concerto tenuto ieri sera a Castelvolturno. Solo la morte l’ha fermata!

“Ciao Mama, sei il nostro simbolo”. Così recita un bigliettino lasciato da un ragazzo accanto ad un mazzo di fiori per dare l’estremo saluto ad una Donna, una Voce che ha cantato per l’ultima volta contro la camorra e il razzismo. Miriam Makeba (anche nota come Mama Africa; Johannesburg, 4 marzo 1932 – Castel Volturno, 9 novembre 2008) è stata una cantante sudafricana di jazz e world music. È nota anche per il suo impegno politico contro il regime dell’apartheid e per essere stata delegato alle Nazioni Unite.

Makeba nacque a Johannesburg; sua madre era una sangoma di etnia swazi e suo padre, morto quando lei aveva sei anni, era uno Xhosa. Makeba iniziò a cantare a livello professionale negli anni ’50, con il gruppo Manhattan Brothers, e poi fondò una propria band, The Skylarks, che univa jazz e musica tradizionale sudafricana. Nel 1959 cantò nel musical jazz sudafricano King Kong insieme a Hugh Masekela, che poco dopo divenne il suo primo marito.

Pur essendo già una cantante di successo, alla fine degli anni ’50 Makeba ricavava ancora pochissimi introiti dalle sue registrazioni, e non riceveva royalties; per questi motivi iniziò a ipotizzare di lasciare il Sudafrica per gli Stati Uniti. Nel 1960 partecipò al documentario anti-apartheid Come Back, Africa e fu invitata al Festival del cinema di Venezia; una volta in Europa stabilì di non rimpatriare.

Si trasferì a Londra, dove conobbe Harry Belafonte, che la aiutò a trasferirsi negli Stati Uniti e farsi conoscere come artista. In America Makeba incise molti dei suoi brani di successo, come Pata Pata, The Click Song (“Qongqothwane” in lingua xhosa) e Malaika.

Nel 1966 Makeba ricevette il Grammy per la migliore incisione folk per l’album An Evening with Belafonte/Makeba, inciso insieme a Belafonte. L’album trattava esplicitamente temi politici relativi alla situazione dei neri sudafrica sotto il regime dell’apartheid. Nel 1963 portò la propria testimonianza al comitato contro l’apartheid delle Nazioni Unite. Il governo sudafricano rispose bandendo i dischi di Makeba e condannandola all’esilio.

Nel 1968 sposò l’attivista per i diritti civili Stokely Carmichael; l’evento generò controversie negli Stati Uniti, e i suoi contratti discografici furono annullati. Makebe e Carmichael si trasferirono in Guinea, dove divennero amici del presidente Ahmed Sékou Touré e di sua moglie. Makeba si separò da Carmichael nel 1973, e continuò a cantare soprattutto in Africa, Sudamerica ed Europa. Svolse anche il ruolo di delegata della Guinea presso le Nazioni Unite, vincendo il Premio Dag Hammarskjöld per la Pace nel 1986.

Dopo la morte della sua unica figlia Bongi (1985), Makeba si trasferì a Bruxelles. Nel 1987 collaborò al tour dell’album Graceland di Paul Simon. Poco tempo dopo pubblicò la propria autobiografia, Makeba: My Story.

Nel 1990, Nelson Mandela convinse Makeba a rientrare in Sudafrica. Nel 1992 recitò nel film Sarafina! Il profumo della libertà, ispirato alle sommosse di Soweto del 1976, nel ruolo della madre della protagonista. Nel 2002 prese parte anche al documentario Amandla!: A Revolution in Four-Part Harmony, ancora sull’apartheid. Nel 2001 ricevette la Medaglia Otto Hahn per la Pace. L’anno successivo vinse il Polar Music Prize insieme a Sofia Gubaidulina e nel 2004 si classificò al 38° posto nella classifica dei “grandi sudafricani” stilata da SABC3. Nel 2005 si dedicò a un tour mondiale di addio alle scene, cantando in tutti i paesi che aveva visitato nella sua carriera.

Nel cuore della notte, tra il 9 ed il 10 Novembre, è stata stroncata da un infarto, appena terminata la sua ultima esibizione, un concerto anticamorra dedicato allo scrittore Roberto Saviano. Eppure, anche la sua morte riesce ad unire, ad aggregare i mondi spesso troppo distanti degli extracomunitari e della popolazione locale, seguendo un pò ciò che lei stessa ha indicato nel suo ultimo appello, e cioè di “camminare tutti insieme”.

E tutti insieme noi vogliamo ricordarla con uno dei suoi pezzi più famosi.

Ciao Mama Africa!“.

Problemi Tecnici… di traduzione!

paroleIeri sera un’amica mi ha inviato una mail in cui mi comunicava l’articolo di Grillini a proposito del primo discorso di Barack Obama da Presidente, e della sua traduzione in italiano. Il commento di questa mia amica alla fine della mail è stato: è snervante!

Dal momento che 3 esami di inglese, di cui l’ultimo dato dopo aver effettuato un triplice ascolto da un’americana, un’ inglese ed una scozzese, credo proprio che non siano stati inutili, e dal momento che so bene come funziona il lavoro di traduzione, mi sono messa subito al lavoro, per cercare di capire se quanto biasimato da Grillini rispondesse effettivamente a realtà.

La prima cosa che ho fatto è stata ascoltare il discorso di Obama integralmente in americano, e confrontarlo con la traduzione scritta riportata di sotto. Solo Repubblica ha effettuato questa operazione, e per dovere di cronaca, riporto il video ed il discorso sopraccitati, lasciando il nome della traduttrice che secondo me ha fatto un ottimo lavoro:

Ciao Chicago!

(APPLAUSO) Se ancora c’è qualcuno che dubita che l’America non sia un luogo nel quale nulla è impossibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri padri fondatori è tuttora vivo in questa nostra epoca, che ancora mette in dubbio il potere della nostra democrazia, questa notte ha avuto le risposte che cercava.

(APPLAUSO) La risposta sono le code che si sono allungate fuori dalle scuole e dalle chiese con un afflusso che la nazione non aveva mai visto finora. La risposta sono le persone, molte delle quali votavano per la prima volta, che hanno atteso anche tre o quattro ore in fila perché credevano che questa volta le cose dovessero andare diversamente, e che la loro voce potesse fare la differenza.
La risposta è la voce di giovani e vecchi, ricchi e poveri, Democratici e Repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi d’America, gay, eterosessuali, disabili e non disabili: tutti americani che hanno inviato al mondo il messaggio che noi non siamo mai stati un insieme di Stati Rossi e Stati Blu. Noi siamo e sempre saremo gli Stati Uniti d’America.

(APPLAUSO) La risposta è ciò che ha spinto a farsi avanti coloro ai quali per così tanto tempo è stato detto da così tante persone di essere cinici, impauriti, dubbiosi di quello che potevano ottenere mettendo di persona mano alla Storia, per piegarla verso la speranza di un giorno migliore.

È occorso molto tempo, ma stanotte, finalmente, in seguito a ciò che abbiamo fatto oggi, con questa elezione, in questo momento preciso e risolutivo, il cambiamento è arrivato in America.

(APPLAUSO) Poco fa, questa sera ho ricevuto una telefonata estremamente cortese dal Senatore McCain.

(APPLAUSO) Il Senatore McCain ha combattuto a lungo e con forza in questa campagna, e ha combattuto ancora più a lungo e con maggiore forza per il Paese che ama. Ha affrontato sacrifici per l’America che la maggior parte di noi nemmeno immagina e noi oggi stiamo molto meglio anche grazie al servizio reso da questo leader coraggioso e altruista. Mi congratulo con lui e con la governatrice Palin per tutto quello che hanno ottenuto, e non vedo l’ora di lavorare con loro per rinnovare nei prossimi mesi la promessa di questa nazione.

(APPLAUSO) Voglio qui ringraziare il mio partner in questa avventura, un uomo che ha fatto campagna elettorale col cuore, parlando per le donne e gli uomini con i quali è cresciuto nelle strade di Scranton …

(APPLAUSO) … con i quali ha viaggiato da pendolare ogni giorno per tornare a casa propria nel Delaware, il vice-presidente eletto degli Stati Uniti Joe Biden.

(APPLAUSO) Io non sarei qui questa sera senza il sostegno continuo della mia migliore amica degli ultimi sedici anni…

(APPLAUSO) … la roccia della mia famiglia, l’amore della mia vita, la prossima first lady della nazione…

(APPLAUSO) … Michelle Obama.

(APPLAUSO) Sasha and Malia…

(APPLAUSO) … vi amo entrambe moltissimo e … vi siete guadagnate il cucciolo

(RISATE) … che verrà con noi alla Casa Bianca…

(APPLAUSO) E mentre siamo qui e lei non è più con noi, so che mia nonna ci sta guardando, insieme a tutta la famiglia che ha fatto di me ciò che io sono. In questa sera così unica mi mancano tutti, e so che il mio debito verso di loro non è neppure quantificabile. A mia sorella Maya, mia sorella Alma, tutti i miei fratelli e le mie sorelle, voglio dire grazie per il sostegno che mi avete dato. Vi sono veramente molto grato.

(APPLAUSO) Al manager della mia campagna David Plouffe…

(APPLAUSO) … il protagonista senza volto di questa campagna che ha messo insieme la migliore campagna elettorale – credo – nella Storia degli Stati Uniti d’America.

(APPLAUSO) al mio capo stratega David Axelrod…

(APPLAUSO) … che è stato mio partner in ogni fase di questo lungo cammino… proprio il miglior team di una campagna elettorale mai messo insieme nella storia della politica…

(APPLAUSO) … voi avete reso possibile tutto ciò, e io vi sarò eternamente grato per i sacrifici che avete affrontato per riuscirci.

Ma più di ogni altra cosa, non dimenticherò mai a chi appartiene veramente questa vittoria: appartiene a voi. Io non sono mai stato il candidato più ideale per questa carica. Non abbiamo mosso i primi passi nella campagna elettorale con finanziamenti o appoggi ufficiali. La nostra campagna non è stata pianificata nelle grandi sale di Washington, ma nei cortili di Des Moines, nei tinelli di Concord, sotto i portici di Charleston. È stata realizzata da uomini e donne che lavorano, che hanno attinto ai loro scarsi risparmi messi da parte per offrire cinque dollari, dieci dollari, venti dollari alla causa. Il movimento ha preso piede e si è rafforzato grazie ai giovani, che hanno rigettato il mito dell’apatia della loro generazione…

(APPLAUSO) … che hanno lasciato le loro case e le loro famiglie per un’occupazione che offriva uno stipendio modesto e sicuramente poche ore di sonno; ai non più tanto giovani che hanno sfidato il freddo pungente e il caldo più soffocante per bussare alle porte di perfetti sconosciuti; ai milioni di americani che si sono adoperati come volontari, si sono organizzati, e hanno dimostrato che a distanza di oltre due secoli, un governo del popolo, fatto dal popolo e per il popolo non è sparito dalla faccia di questa Terra. Questa è la vostra vittoria…

(APPLAUSO) So che quello che avete fatto non è soltanto vincere un’elezione e so che non l’avete fatto per me. Lo avete fatto perché avete compreso l’enormità del compito che ci sta di fronte. Perché anche se questa sera festeggiamo, sappiamo che le sfide che il futuro ci presenterà sono le più ardue della nostra vita: due guerre, un pianeta in pericolo, la peggiore crisi finanziaria da un secolo a questa parte. Anche se questa sera siamo qui a festeggiare, sappiamo che ci sono in questo stesso momento degli americani coraggiosi che si stanno svegliando nei deserti iracheni, nelle montagne dell’Afghanistan dove rischiano la loro vita per noi.

Ci sono madri e padri che resteranno svegli dopo che i loro figli si saranno addormentati e si arrovelleranno chiedendosi se ce la faranno a pagare il mutuo o il conto del medico o a mettere da parte abbastanza soldi per pagare il college. Occorre trovare nuova energia, creare nuovi posti di lavoro, costruire nuove scuole. Occorre far fronte a nuove sfide e rimettere insieme le alleanze.

La strada che ci si apre di fronte sarà lunga. La salita sarà erta. Forse non ci riusciremo in un anno e nemmeno in un solo mandato, ma America! Io non ho mai nutrito maggiore speranza di quanta ne nutro questa notte qui insieme a voi. Io vi prometto che noi come popolo ci riusciremo!
(APPLAUSO)

PUBBLICO: Yes we can! Yes we can! Yes we can!

OBAMA: Ci saranno battute d’arresto e false partenze. Ci saranno molti che non saranno d’accordo con ogni decisione o ogni politica che varerò da Presidente e già sappiamo che il governo non può risolvere ogni problema. Ma io sarò sempre onesto con voi in relazione alle sfide che dovremo affrontare. Vi darò ascolto, specialmente quando saremo in disaccordo. E soprattutto, vi chiedo di unirvi nell’opera di ricostruzione della nazione nell’unico modo con il quale lo si è fatto in America per duecentoventi anni, ovvero mattone dopo mattone, un pezzo alla volta, una mano callosa nella mano callosa altrui.

Ciò che ha avuto inizio ventuno mesi fa, nei rigori del pieno inverno, non deve finire in questa notte autunnale. La vittoria in sé non è il cambiamento che volevamo, ma è soltanto l’opportunità per noi di procedere al cambiamento. E questo non potrà
accadere se faremo ritorno allo stesso modus operandi.

Il cambiamento non può aver luogo senza di voi.
Troviamo e mettiamo insieme dunque un nuovo spirito di patriottismo, di servizio e di responsabilità, nel quale ciascuno di noi decida di darci dentro, di lavorare sodo e di badare non soltanto al benessere individuale, ma a quello altrui. Ricordiamoci che se mai questa crisi finanziaria ci insegna qualcosa, è che non possiamo avere una Wall Street prospera mentre Main Street soffre: in questo Paese noi ci eleveremo o precipiteremo come un’unica nazione, come un unico popolo.

Resistiamo dunque alla tentazione di ricadere nelle stesse posizioni di parte, nella stessa meschineria, nella stessa immaturità che per così tanto tempo hanno avvelenato la nostra politica. Ricordiamoci che c’è stato un uomo proveniente da questo Stato che ha portato per la prima volta lo striscione del partito Repubblicano alla Casa Bianca, un partito fondato sui valori della fiducia in sé, della libertà individuale, dell’unità nazionale. Sono questi i valori che abbiamo in comune e mentre il partito Democratico si è aggiudicato una grande vittoria questa notte, noi dobbiamo essere umili e determinati per far cicatrizzare le ferite che hanno finora impedito alla nostra nazione di fare passi avanti.

(APPLAUSO) Come Lincoln disse a una nazione ancora più divisa della nostra, “Noi non siamo nemici, ma amici, e anche se le passioni possono averlo allentato non dobbiamo permettere che il nostro legame affettivo si spezzi”. E a quegli americani il cui supporto devo ancora conquistarmi, dico: forse non ho ottenuto il vostro voto, ma sento le vostri voci, ho bisogno del vostro aiuto e sarò anche il vostro presidente.

(APPLAUSO) A coloro che ci guardano questa sera da lontano, da oltre i nostri litorali, dai parlamenti e dai palazzi, a coloro che in vari angoli dimenticati della Terra si sono ritrovati in ascolto accanto alle radio, dico: le nostre storie sono diverse, ma il nostro destino è comune e una nuova alba per la leadership americana è ormai a portata di mano.

(APPLAUSO) A coloro che invece vorrebbero distruggere questo mondo dico: vi sconfiggeremo. A coloro che cercano pace e tranquillità dico: vi aiuteremo. E a coloro che si chiedono se la lanterna americana è ancora accesa dico: questa sera noi abbiamo dimostrato ancora una volta che la vera forza della nostra nazione non nasce dalla potenza delle nostre armi o dal cumulo delle nostre ricchezze, bensì dalla vitalità duratura dei nostri ideali: democrazia, libertà, opportunità e tenace speranza.

(APPLAUSO) Perché questo è il vero spirito dell’America: l’America può cambiare. La nostra unione può essere realizzata. E quello che abbiamo già conseguito deve darci la speranza di ciò che possiamo e dobbiamo conseguire in futuro.

In queste elezioni si sono viste molte novità e molte storie che saranno raccontate per le generazioni a venire. Ma una è nella mia mente più presente di altre, quella di una signora che ha votato ad Atlanta. Al pari di molti altri milioni di elettori anche lei è stata in fila per far sì che la sua voce fosse ascoltata in questa elezione, ma c’è qualcosa che la contraddistingue dagli altri: Ann Nixon Cooper ha 106 anni. (APPLAUSO) È nata a una sola generazione di distanza dalla fine della schiavitù, in un’epoca in cui non c’erano automobili per le strade, né aerei nei cieli. A quei tempi le persone come lei non potevano votare per due ragioni fondamentali, perché è una donna e per il colore della sua pelle.

Questa sera io ripenso a tutto quello che lei deve aver visto nel corso della sua vita in questo secolo in America, alle sofferenze e alla speranza, alle battaglie e al progresso, a quando ci è stato detto che non potevamo votare e alle persone che invece ribadivano questo credo americano: Yes, we can.

Nell’epoca in cui le voci delle donne erano messe a tacere e le loro speranze soffocate, questa donna le ha viste alzarsi in piedi, alzare la voce e dirigersi verso le urne. Yes, we can.

Quando c’era disperazione nel Dust Bowl (la zona centro meridionale degli Stati Uniti divenuta desertica a causa delle frequenti tempeste di vento degli anni Trenta, NdT) e depressione nei campi, lei ha visto una nazione superare le proprie paure con un New Deal, nuovi posti di lavoro, un nuovo senso di ideali condivisi. Yes, we can.

PUBBLICO: Yes we can.

OBAMA: Quando le bombe sono cadute a Pearl Harbor, e la tirannia ha minacciato il mondo, lei era lì a testimoniare in che modo una generazione seppe elevarsi e salvare la democrazia. Yes, we can.

PUBBLICO: Yes we can.

OBAMA: Era lì quando c’erano gli autobus di Montgomery, gli idranti a Birmingham, un ponte a Selma e un predicatore di Atlanta che diceva alla popolazione : “Noi supereremo tutto ciò”. Yes, we can.

PUBBLICO: Yes we can.

OBAMA: Un uomo ha messo piede sulla Luna, un muro è caduto a Berlino, il mondo intero si è collegato grazie alla scienza e alla nostra inventiva. E quest’anno, per queste elezioni, lei ha puntato il dito contro uno schermo e ha votato, perché dopo 106 anni in America, passati in tempi migliori e in ore più cupe, lei sa che l’America può cambiare. Yes, we can.

PUBBLICO: Yes we can.

OBAMA: America, America: siamo arrivati così lontano. Abbiamo visto così tante cose. Ma c’è molto ancora da fare. Quindi questa sera chiediamoci: se i miei figli avranno la fortuna di vivere fino al prossimo secolo, se le mie figlie dovessero vivere tanto a lungo quanto Ann Nixon Cooper, a quali cambiamenti assisteranno? Quali progressi avremo fatto per allora?
Oggi abbiamo l’opportunità di rispondere a queste domande. Questa è la nostra ora. Questa è la nostra epoca: dobbiamo rimettere tutti al lavoro, spalancare le porte delle opportunità per i nostri figli, ridare benessere e promuovere la causa della pace, reclamare il Sogno Americano e riaffermare quella verità fondamentale: siamo molti ma siamo un solo popolo. Viviamo, speriamo, e quando siamo assaliti dal cinismo, dal dubbio e da chi ci dice che non potremo riuscirci, noi risponderemo con quella convinzioni senza tempo e immutabile che riassume lo spirito del nostro popolo: Yes, We Can.

(APPLAUSO) Grazie. Dio vi benedica e possa benedire gli Stati Uniti d’America.

Traduzione di Anna Bissanti

La parte incriminata è quella in rosso, quella, cioè, in cui Obama ringrazia tutti senza distinzione di razza, di colore, di orientamento sessuale, di religione e di sanità fisica o meno.

Il Video integrale in americano del discorso del Presidente!


Quello che più mi ha sorpreso è stato che in pochi hanno riportato il discorso intero, ma ancor più scioccante è stato constatare che o in Italia la formazione di parecchi traduttori è scadente o costoro sono in qualche modo omofobi, o peggio è stato loro imposto di non tradurre letteralmente!

Ecco per esempio la traduzione trasmessa sul Tg1:

La prima parte della traduzione proceda fluida e spedita ma arrivati alll’elenco dielle “voci di coloro che hanno permesso la vittoria” la parola omosessuali è stata completamente omessa e sostituita da eterosessuali e bisessuali! Non volendo pensare male, in un primo momento mi dico che in fondo un minimo accenno ad un’orientamento sessuale diverso c’è … anche se si tratta, ovviamente, di un’interpretazione personale del traduttore.

Proseguo nella mia ricerca, seguendo le tracce indicate da Grillini, e mi imbatto nel discorso inviato e tradotto dal Tg di SkyTv:

Discorso di Obama su Sky24

Qui lo shock è ancora più grande: nessun accenno, nessuna traduzione della parola GAY, e “disabili e non” viene tradotto con la frase “handicappati e non“. C’è da dire che qui il traduttore mi è sembrato maggiormente in difficoltà rispetto a quello del Tg1, ma dal tentennare un pò ad omettere una parola, un concetto basilare, ce ne passa!

Per chi non lo sapesse, gli interpreti si sono trovati a dover effettuare un’interpretazione simultanea, ovvero la traduzione contemporaneamente al discorso dell’oratore, con uno scarto di una o mezza frase. L’interprete lavora in una cabina insonorizzata o con un’apparecchiatura portatile. Nell’interpretazione simultanea, l’interprete traduce la frase nella lingua di destinazione mentre ascolta e comprende la frase successiva dell’oratore. La qualità e il carattere del tutto esaustivo di questi tipi di interpretazione dipendono dalla precisione e dalla buona strutturazione retorica dell’intervento dell’oratore.
Ciononostante, l’interprete, nella sua traduzione, si sforzerà di rendere intelligibile il discorso interpretato servendosi di sfumature della voce, variazioni di ritmo nell’eloquio e attraverso veri e propri minirestauri sintattici. Sintattici, non logici! Il compito di un interprete, infatti, non è quello di stravolgere il significato di un discorso, ma di renderlo quanto più comprensibile e fluido possibile nella lingua di destinazione!

Ho cercato di scoprire chi fossero gli interpreti del Tg1 e del TgSky24, ma non sono riuscita a trovare nulla.

Pur volendo ammettere una difficoltà di traduzione di entrambi, risulta tuttavia certo che questi signori non hanno rispettato l’articolo 6 del codice deontologico di interpreti e traduttori, noto a tutti coloro che lavorano nel campo e che così recita:

Il traduttore e l’interprete devono svolgere la propria attività professionale con lealtà e correttezza.
Al traduttore e all’interprete è assolutamente vietato trarre un utile personale da informazioni di cui vengano a conoscenza nell’esercizio della professione.
L’interprete deve svolgere il proprio incarico con obiettività ed equidistanza, e l’interprete di tribunale deve tenere sempre presente il fatto che opera nell’interesse superiore della Giustizia.
Il traduttore deve eseguire a regola d’arte e personalmente l’incarico affidatogli.

Poiché “le orecchie non hanno palpebre”, e nel dire o non dire, nel sapere o non sapere, la parola diventa una specie di distintivo, a volte un guscio vuoto, che all’interno non protegge niente o protegge qualcosa di molto diverso dal significato originale, i traduttori hanno una responsabilità grandissima!

Onda Anomala a Pisa

manifestazione-1Negli ultimi giorni sono rimasta letteralmente scioccata dalle dichiarazioni dell’ ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga seguite dalle violenze di Piazza Navona, di cui è possibile visionare il video. Possibile che in Italia tutto debba risolversi con un ciclo di violenze, manifestazioni ignorate, volontà soggiogate da un Presidente del Consiglio che continua a sostenere che tutta Italia non ha letto il decreto, che c’è stata solo disinformazione e da una Ministra che continua a sostenere di ispirarsi ad Obama?

Ma la Gelmini sa cosa dice Obama?

«Senza una buona educazione prescolastica - ha scritto Obama – i nostri figli non riusciranno a mantenere intatto il loro livello di educazione rispetto ai loro coetanei. Senza un diploma di scuola superiore, servirà almeno il triplo di tempo per trovare lavoro rispetto a un diplomato. E senza una laurea o una certificazione industriale, sarà ancora più difficile trovare un lavoro».

Eppure, la riforma Gelmini appena varata taglia posti di lavoro ad insegnanti, bloccando qualsiasi futuro a chi oggi studia scienze della formazione primaria; riduce il tempo scolastico da 40 a 24 ore settimanali; taglia i fondi alla ricerca incidendo sulla formazione e sulla possibilità di specializzazione; riduce il turn-over del 20% chiudendo sempre di più le porte ad uno stuolo di ricercatori e ricercatrici.

E questa non è disinformazione: è la realtà.

Obama propone un ripensamento della condizione economica dei docenti, necessario per favorire l’accesso all’istruzione superiore anche delle classi sociali più deboli, incentivando la prosecuzione degli studi anche oltre l’obbligo.

Dov’è il parallelismo con la riforma Gelmini?

Semplice: non c’è!

Ma la cosa che fa più rabbia, è che in tutta questa grande confusione non si sono ascoltati i diretti interessati, coloro che temono realmente per la loro realizzazione ed il loro futuro. Anzi, si è arrivati alla strumentalizzazione più becera, introducendo scenari che tanto piacciono ad una certa parte politica del nostro Paese (sarà nostalgia degli anni di piombo?), ma soprattutto strumentalizzando la volontà di migliaia e migliaia di studenti di tutta Italia, che ancora oggi continuano a mostrare il loro dissenso, non solo e non tanto con autogestioni ed occupazioni.

A Palermo, per esempio, per protestare contro la riforma Gelmini, un gruppo di studenti del Liceo linguistico Ninni Cassarà ha inscenato una singolare protesta: i ragazzi si sono improvvisati lavavetri ai semafori. Armati di bottiglie con acqua e detergenti e panni lavavetri, i ragazzi si sono sistemati ai semafori per tentare di fare conoscere ai cittadini il perché della protesta. Studenti lavavetri anche a Perugia per mostrare, hanno detto gli organizzatorei della protesta, «quale sarà il nostro futuro se saranno aumentate le tasse».

Io stessa, a seguito dei miei ultimi viaggi ho potuto constatare un’organizzazione, un coinvolgimento ed una volontà degli studenti diversa anche da un passato recente. Vi è una maggiore consapevolezza ed una grande volontà di lottare realmente e concretamente per il proprio futuro.

Ringrazio la mia amica Gìa S. per avermi fornito il seguente video che testimonia come il 23 Ottobre un gran numero di partecipanti a Pisa (si è parlato di 25 mila presenze, la seconda manifestazione più partecipata dopo Roma), sia stato mosso da una nuova e grande motivazione e dalla voglia di esserci e di dire la propria in maniera pacifica.

Forse l’Italia ha paura di chi studia?

Non vogliate negar l’esperienza
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza
fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e canoscenza”.

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