Prostituzione: stigma o diritto?

La settimana appena conclusa è stata piena di appuntamenti importanti e tesi ad aprire un dibattito sulla prostituzione in conseguenza del disegno di legge Carfagna.

Giorno 7 Ottobre si è svolto a Bologna un incontro tenuto dall’Associazionie SexyShock, col contributo giuridico di Barbara Spinelli, quello di competenza per i vari progetti di Porpora Marcasciano e quello di Sandro Bellassai. Durante il dibattimento sono emerse le varie, o meglio le vere, motivazioni socio-politiche che fanno della prostituzione un elemento di controllo sociale, ciò che è bene e ciò che è male, imponendo il dominio dell’ipocrisia e del lucro.

Girovagando ho poi scoperto che è disponibile da circa un anno “Ni Coupables Ni victimes“, un videobox realizzato alla “Conferenza europea su sex work, diritti umani, lavoro e migrazione” organizzata da ICRSE – International Committee on the Rights of Sex Workers in Europe – a Bruxelles il 15-17 ottobre 2005. Si tratta di una conversazione a più voci che raccoglie le parole di alcune delle protagoniste e dei protagonisti di queste giornate e che restituisce le complessità e le sfumature del mercato del sesso: le sfide e le sfighe di essere sex worker in europa oggi, le politiche di repressione e le strategie di resistenza che ognuna-o mette in atto per continuare a fare il proprio lavoro, i propri desideri e progetti per il futuro. Il video è stato realizzato da Sexyshock in collaborazione con ICRSE, ed è possibile scaricarlo da ngvision o comprarlo a 10 euro da Betty&Books.

Giorno 8 Ottobre, poi, si è svolta a Napoli la manifestazione di protesta voluta da MIT Napoli, ATN e Arcigay Napoli nei confronti del pacchetto sicurezza voluto dal Comune di Napoli.

Le persone transessuali rimangono sicuramente le più colpite da questo provvedimento poiché spesso per loro la prostituzione rimane l’unica alternativa in un paese in cui le discriminazioni nei loro confronti sono elevatissime al pari di una totale assenza di politiche del lavoro concrete.

Ciò che viene chiesto dalle associazioni è formazione e lavoro per smettere di “fare la vita”, poiché si innesca una sorta di circolo vizioso nel quale la società, attraverso lo stigma, spinge le persone  transessuali alla prostituzione, la quale poi viene dalla stessa società identificata come il lavoro unico e possibile per loro, identificando così la persona transessuale con la prostituzione, con l’oggetto sessuale, con la trasgressione, e molto spesso come una merce meritevole solo di violenza.

Quindi, se da un lato a Bologna si cercava di far emergere la voce di quante/i lavorano nell’industria
del sesso, cercando di ridefinire il dibattito sul “traffico di donne” in termini di diritti al lavoro, abbattendo le banalizzazioni e le criminalizzazioni, d’ altra parte a Napoli le organizzazioni sociali chiedevano una tavola rotonda con gli amministratori per realizzare un piano sociale di interventi più equo e più concreto, attraverso la formulazione di politiche del lavoro alternative a quelle della prostituzione, e quindi accessibili anche alle persone transessuali.

“Sapete chi era Aspasia, signore?… Quantunque ella vivesse in un’epoca in cui le donne non avevano ancora un’anima, era un’anima; un’anima color rosa e porpora, più ardente del fuoco, più fresca dell’aurora. Aspasia era creatura in cui i due estremi della donna s’univano; era la prostituta dea. Socrate più Manon Lescaut. “

V. Hugo

About these ads

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

%d bloggers like this: