Gelmini come Obama

Mentre in tutta Italia imperversano manifestazioni di piazza, occupazioni, autogestioni, lezioni all’aperto e sit-in, una vera e propria onda d’urto che diventa sempre più ampia ma che è sempre più sotto scorta dopo le minacce (poi smentite) del premier, la Gelmini con molta placidità ha dichiarato in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera che “si tratta di una protesta di pochi”. Non solo, si è lanciata molto oltre arrivando ad affermare che il suo modello è Obama!

Cosa le piace di Obama?
«Sta proponendo per la scuola americana provvedimenti simili ai nostri, penso soprattutto agli incentivi al merito per gli insegnanti. E anche lui vuole razionalizzare le scuole sul territorio per destinare i risparmi alla qualità dell’istruzione. E poi, la possibilità per tutti, anche per chi non si può permettere le università costose, di aver una istruzione di qualità. Questo è un vero, coraggioso riformatore: non certo il leader del Pd».

Molti giovani scendono in piazza, però…
«Gli studenti in Italia sono 9 milioni. Coloro che protestano, alcune migliaia. Le facoltà occupate sono pochissime. E in molte, gli studenti ricacciano indietro gli occupanti. Non immagina quanti messaggi ricevo da studenti stanchi di slogan vecchi e di professori militanti».

E dopo il passo indietro sul maestro unico, che non è più unico ma “prevalente”, così descrive le cosiddette classi-ponte:

“L’ambiguità è di chi ha tentato come al solito di buttarla sul razzismo. Non faremo classi separate, le classi ponte saranno corsi magari pomeridiani di italiano per consentire a chi non lo è di imparare la lingua il più rapidamente possibile”.

Per chi non l’avesse ancora letto, ecco il testo della norma.

Ma qual è il vero obiettivo della “riforma”? E quali i reali effetti?

La privatizzazione del sistema statale d’istruzione, ripetutamente ribadito dalla Ministra Gelmini attraverso il menzionamento delle tre direttive: Sussidiarietà dello Stato, Fondazioni scolastiche autonome, Merito dei docenti.

Ogni Istituto statale dovrebbe trasformarsi in Fondazione per gestire autonomamente i suoi progetti educativi col denaro erogato da uno Stato: sussidiario economico.
Con le Fondazioni, lobby ideologico-politico-economiche gestiranno la politica scolastica come in un sistema aziendalistico, dove le realtà locali avranno un peso determinante nel definire piani e programmi di ogni singola scuola. Libertà d’insegnamento e d’apprendimento saranno pesantemente condizionate, e i docenti dovranno dare conto ad una valutazione del merito.

La norma Gelmini, poi, prevede la “progressiva liberalizzazione della professione, da attuare attraverso la chiamata nominativa da parte delle autonomie scolastiche su liste di idonei.”

Operazione che nelle Fondazioni private significa cancellare il sistema di accesso alla docenza per concorsi pubblici, nonché le graduatorie per titoli di studio, culturali, professionali ecc., aprendo la strada al clientelarismo.

Per l’Università e la Ricerca è prevista la “progressiva abolizione dei contratti a tempo indeterminato dei docenti «e la privatizzazione» di tutti gli istituti pubblici di ricerca”.

Come tutto questo produca merito e qualità nella scuola rimane un mistero. L’unica cosa certa è che una rete di clientele politiche gestirà con i soldi della collettività tutta l’istruzione.

Occorre allora mobilitarsi per impedire la morte dell’Istruzione e della Cultura, in una Scuola veramente libera, dove ciò che conta non è la retta che si paga, ma il merito reale, e dove la possibilità di sviluppare un pensiero autonomo, critico e plurale non è che il dato concreto di una scuola che educa alla democrazia!

Salvare l’Istruzione in Italia? Yes, we can!

Considerazioni post Forum Umanista

Rientro dopo una lunga settimana di lavoro fuori sede, e le cose da scrivere sono davvero tante.

Inizio subito riportando le impressioni di Roberto Caponio all’indomani della tavola rotonda al Forum Umanista:

La conferenza del mattino ha visto una buona partecipazione di relatori/trici e pubblico ed ha messo in campo spunti di riflessione che sono poi stati discussi nel pomeriggio.

La sintesi della conferenza e della discussione al tavolo di lavoro circolerà nel giro di qualche giorno; in ogni caso, in estrema sintesi, emergevano alcuni punti, ovvero che è importante uscire dal guscio o “mondo protetto” lgbt per relazionarsi con tutta l’umanità e “fare cultura”, superare l’ignoranza e lavorare contro la discriminazione non solo lgbt ma di ogni forma (per esempio entrare sempre più nelle scuole e fare molta pressione sia a livello legislativo europeo che italiano); aumentare la visibilità lgbt, non solo una volta all’anno con i pride; è molto utile il lavorare in rete, confrontarsi, condividere e stimolarsi a vicenda (su questo ho segnalato la campagna di raccolta firme per Rama Yade e si è ragionato per appuntamenti futuri, prospettando un forum europeo sulla discriminazione da fare l’anno prossimo, con eventi pubblici in strada, da fare in Ungheria, dove i gruppi umanisti si sono dati pienamente disponibili a organizzare la cosa – fra l’altro le realtà dell’est europa sono molto sensibili e in sintonia sulle battaglie lgbt e sull’antidiscrimnazione, in quanto le forme di violenza non sono rare -).

Come mia nota personale ho avvertito che soprattutto a livello italiano bisogna superare alcune tendenze a lavorare ognuno per i fatti propri e una certa difficoltà a percepire il vantaggio (nonché il gusto) di lavorare su un piano internazionale (per lo meno europeo). Mi è dispiaciuto fra l’altro che Arcigay e Arcilesbica non si sono fermati a discutere al pomeriggio; ma non importa, si lavora con chi ha voglia di fare e prima o poi gli altri si aggiungono. Sulla raccolta firme che state portando avanti c’è stata una buona risposta. Chiaramente bisogna ricordare la cosa e farla circolare (dovrebbe avviarsi una mailing-list che aiuterà in questo). Si è iniziato a parlare con un paio di altri umanisti che il tema dovrebbe essere tra i punti di una campagna internazionale e mondiale sulle questioni lgbt e antidiscriminazione. Comunque il tema merita assolutamente un’ampia risonanza e assumere una sua dignità trasversale ai colori politici.

In attesa della sintesi del Forum posso tranquillamente affermare che i risultati sono piuttosto positivi, anche se è solo l’inizio!

Verità

La verità non sta in un solo sogno, ma in molti sogni…

Tra due ore mi metterò in viaggio alla volta di una lunga settimana di lavoro fuori sede.

E’ questo un periodo particolarmente intenso, carico di tensioni e di pensieri. Ogni giorno mi ritrovo a dovermi confrontare con mille difficoltà, con tante persone e col loro modo di affrontare le cose. La rabbia è stata tanta ultimamente, soprattutto quando ho visto agire, in nome di un ideale, spinti da personalismi, interessi ed egoismo.

Parto, consapevole che sarà un altro viaggio di scontri, con la speranza di trasformarli in confronti, in crescita, in capacità di trasformare la passione per le idee in voglia di andare avanti insieme, e non di cerare spaccature inutili.

Mi sono chiesta se e quanto sia giusto tutto questo… è forse giusto che le cose vadano così, che si perda il senso di appartenenza ad un ideale comune per non rischiare di perdere il senso di appartenenza a sè stessi?

Il problema non è avere nella testa delle idee, né di trasmetterle anche con piglio, ma l’ostentazione della conoscenza, l’ elaborazione ideologica dei fatti chiusa in un cassetto, perchè quella è Verità eticamente certificata, a mio avviso corrisponde a distruggere fortemente l’essenza stessa delle ragioni di un movimento. La molteplicità è tondità, non è separazione, e quindi non può che appartenere all’Unità, e ciò che resta intero dopo aver subito gli strappi esistenziali non può che essere Verità.

Parto allora alla ricerca della Verità, seguendo ciò che diceva Eraclito: “Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti“.

Tatami e la discriminazione in Italia

Domenica 12 Ottobre l’omofobia è stata al centro della puntata di Tatami, il talk-show condotto da Camila Raznovich e che va in onda in seconda serata su Rai Tre.

Tra gli ospiti c’erano Luana Zanaga,  agente di polizia  discriminata a causa del suo orientamento sessuale; in collegamento dalla Finlandia, la giornalista Johanna Korhosen, licenziata a causa della sua omosessualità; l’imprenditrice lesbica Daniela Belisario e l’insegnante di storia contemporanea presso l’Università “La Sapienza” di Roma Lucetta Scaraffia.

La trasmissione, che non fa solo del puro giornalismo d’ inchiesta ma anche spettacolo è riuscita comunque a portare in televisione, con realtà diverse da raccontare, un argomento importante e oserei dire anche “difficile”. Basti pensare alla domanda iniziale posta da Camila alla Zanaga:
Lei è lesbica: lo posso dire, non è una parolaccia?”

Lucetta Scaraffia, moglie di Ernesto Galli della Loggia, è la responsabile di “Italiane”, i tre discutibili volumetti stampati dall’allora ministra Prestigiacomo; scrive – ma a che titolo? – di bioetica, femminismo, omosessualità, aborto, eutanasia, morale, ecc.; le sue posizioni sono quelle di Benedetto XVI e della parte più integralista e retriva della chiesa cattolica. Durante la trasmissione ha dichiarato che in Italia non ci sarebbe alcuna discriminazione, le famiglie sono solo quelle con prole e dunque sempre eterosessuali, che i cattolici sono in minoranza e che veniva discriminata dalla prepotenza delle persone favorevoli ai gay; nonostante l’atteggiamento un pò arrogante è stata messa in difficoltà sia dalla presentatrice che dalle ospiti, prima tra tutte l’imprenditrice Belisario, che è riuscita a sostenere egregiamente il contraddittorio con la Professoressa, smantellando la tesi che gli omosessuali non sono discriminati e che già hanno gli stessi diritti come individui secondo quello che è definito nel Diritto Privato. Infatti

“è aberrante pensare che le persone che vivono in una società e quindi nella condivisione del sociale, poi devono pensare nella vita privata o nella propria “famiglia” da individualisti, senza avere l’opportunità come tutti gli altri, di poter scegliere con chicchessia la propria condivisione soltanto perchè amano una persona dello stesso sesso. La lotta per la visibilità va combattuta ogni giorno, in prima persona, senza tirarsi indietro e farsi spaventare.”.

Peccato per la durata, veramente breve, e per il video degli uomini abbandonati dalle loro ragazze per un’altra donna (mancava solo il numero verde sotto!), ma per il resto credo sia stata una puntata interessante.

E’ possibile rivedere uno spezzone della puntata cliccando sul link: Tatami.

Forum Umanista Europeo

Si terrà a Milano dal 17 al 19 Ottobre, presso il Palalido e l’Università degli Studi di Milano – Bicocca, il II Forum Umanista Europeo, un evento internazionale per la pace e la non-violenza.

E’ un incontro aperto a tutti, singoli ed organizzazioni, per confrontarsi e lavorare insieme alla costruzione di un’Europa aperta al futuro, diversa, accogliente, nonviolenta e solidale, capace di aprire i nuovi orizzonti e i nuovi cammini che l’essere umano ha bisogno di percorrere oggi, con l’aspirazione di poter dare il proprio apporto alla nascita di una Nazione Umana Universale, libera dalla violenza.

Il programma del forum prevede tavoli di lavoro su varie aree, dai diritti umani alla cooperazione, dai partiti politici alla religiosità. Sono previsti inoltre seminari, conferenze, laboratori, dibattiti su temi di attualità, esposizioni, presentazioni di libri e film, eventi artistici e tutti i contributi che organizzazioni e singoli vorranno fornire.

Tra le diverse aree tematiche, sabato 18 ottobre vi sarà uno specifico tavolo di lavoro dell’area LGBT, nell’ambito dell’Area Non Discriminazione. Il tavolo sarà preceduto, al mattino, dalla tavola rotonda “Porre fine alla discriminazione delle persone LGBT in Europa: oggi e non domani”, cui parteciperanno attivisti europei ed italiani della comunità LGBT: Peter Tatchell, leader e personalità di spicco dell’attivismo LGBT del Regno Unito, la cui lotta persiste da più di 3 decadi; Deborah Lambillotte, rappresentante dell’ ILGA (International Lesbian and Gay Association); Grigoris Vallianatos, attivista LGBT greco molto noto e membro del PASOK (Panhellenic Socialist Movement); Marianella Kloka, un’ attivista greca ed editrice del giornale “City Uncovered“, l’unico periodico greco dedicato alla comunità LGBT.

Si concluderà la giornata con tre workshop interattivi: il coming-out, modelli di famiglia alternativa e l’ omofobia.

Per informazioni contattare Roberto Caponio – roberto.caponio@fastwebnet.it

Aggiornamento:

Roberto Caponio, che mi ha contattata in questi giorni, porterà la petizione ed un documento redatto dalla Rete Agatergon di cui faccio parte, in cui spieghiamo i nostri progetti, all’attenzione del tavolo di lavoro LGBT durante il Forum del 18 ottobre 2008 e diffonderà quanto più possibile!

Un piccolo passo….

Prostituzione: stigma o diritto?

La settimana appena conclusa è stata piena di appuntamenti importanti e tesi ad aprire un dibattito sulla prostituzione in conseguenza del disegno di legge Carfagna.

Giorno 7 Ottobre si è svolto a Bologna un incontro tenuto dall’Associazionie SexyShock, col contributo giuridico di Barbara Spinelli, quello di competenza per i vari progetti di Porpora Marcasciano e quello di Sandro Bellassai. Durante il dibattimento sono emerse le varie, o meglio le vere, motivazioni socio-politiche che fanno della prostituzione un elemento di controllo sociale, ciò che è bene e ciò che è male, imponendo il dominio dell’ipocrisia e del lucro.

Girovagando ho poi scoperto che è disponibile da circa un anno “Ni Coupables Ni victimes“, un videobox realizzato alla “Conferenza europea su sex work, diritti umani, lavoro e migrazione” organizzata da ICRSE – International Committee on the Rights of Sex Workers in Europe – a Bruxelles il 15-17 ottobre 2005. Si tratta di una conversazione a più voci che raccoglie le parole di alcune delle protagoniste e dei protagonisti di queste giornate e che restituisce le complessità e le sfumature del mercato del sesso: le sfide e le sfighe di essere sex worker in europa oggi, le politiche di repressione e le strategie di resistenza che ognuna-o mette in atto per continuare a fare il proprio lavoro, i propri desideri e progetti per il futuro. Il video è stato realizzato da Sexyshock in collaborazione con ICRSE, ed è possibile scaricarlo da ngvision o comprarlo a 10 euro da Betty&Books.

Giorno 8 Ottobre, poi, si è svolta a Napoli la manifestazione di protesta voluta da MIT Napoli, ATN e Arcigay Napoli nei confronti del pacchetto sicurezza voluto dal Comune di Napoli.

Le persone transessuali rimangono sicuramente le più colpite da questo provvedimento poiché spesso per loro la prostituzione rimane l’unica alternativa in un paese in cui le discriminazioni nei loro confronti sono elevatissime al pari di una totale assenza di politiche del lavoro concrete.

Ciò che viene chiesto dalle associazioni è formazione e lavoro per smettere di “fare la vita”, poiché si innesca una sorta di circolo vizioso nel quale la società, attraverso lo stigma, spinge le persone  transessuali alla prostituzione, la quale poi viene dalla stessa società identificata come il lavoro unico e possibile per loro, identificando così la persona transessuale con la prostituzione, con l’oggetto sessuale, con la trasgressione, e molto spesso come una merce meritevole solo di violenza.

Quindi, se da un lato a Bologna si cercava di far emergere la voce di quante/i lavorano nell’industria
del sesso, cercando di ridefinire il dibattito sul “traffico di donne” in termini di diritti al lavoro, abbattendo le banalizzazioni e le criminalizzazioni, d’ altra parte a Napoli le organizzazioni sociali chiedevano una tavola rotonda con gli amministratori per realizzare un piano sociale di interventi più equo e più concreto, attraverso la formulazione di politiche del lavoro alternative a quelle della prostituzione, e quindi accessibili anche alle persone transessuali.

“Sapete chi era Aspasia, signore?… Quantunque ella vivesse in un’epoca in cui le donne non avevano ancora un’anima, era un’anima; un’anima color rosa e porpora, più ardente del fuoco, più fresca dell’aurora. Aspasia era creatura in cui i due estremi della donna s’univano; era la prostituta dea. Socrate più Manon Lescaut. “

V. Hugo

E Rotondi ci salverà dai Vescovi!

“Sui diritti non possiamo trattare coi prelati come fossero tassinari”. E’ quanto dichiarato dal Ministro Gianfranco Rotondi, nel tentativo di spiegare la  proposta di legge che non vuole rappresentare un matrimonio di serie B, ma vuole colmare un vuoto.

“La famiglia è la famiglia. Per carità. Unica e costituzionalmente tutelata: non si tocca. Ma il resto è vita. Il resto esiste e sono le coppie conviventi, omosessuali o no”.

I DiDoRé, diritti e doveri di reciprocità, proposta di legge costituita da otto articoli, verrà oggi depositata alla Camera (protocollo Ac 1756), ma i firmatari non saranno Rotondi e Brunetta, che come Ministri fanno un passo indietro poiché il tema non fa parte del programma di Governo, lasciando il privilegio della firma a Franco De Luca e Lucio Barani.

I titolari dei diritti della proposta di legge sono persone maggiorenni, conviventi da almeno tre anni non legati da vincoli di parentela né da precedenti matrimoni. Tra questi conviventi c’è il diritto di assistenza nel caso di malattie o ricovero presso strutture ospedaliere; il quarto articolo prevede il diritto di decisioni di questioni etiche, come per le malattie fortemente invalidanti, o la donazione degli organi, ma anche sulle modalità delle esequie. L’articolo 5 e l’articolo 6 regolano l’abitazione della convivenza. Se muore il convivente proprietario della casa, l’altro ha il diritto di rimanerci in quella casa. Perlomeno ne ha diritto fino ad una nuova convivenza o un eventuale matrimonio. L’altro articolo prevede invece il subentro del contratto di affitto fra i due conviventi. Sono previsti anche gli alimenti nel caso di separazione per il convivente più debole, ossia per colui che non ha mezzi propri di sostentamento.

Insomma, Brunetta e Rotondi, dopo aver ascoltato conviventi, omosessuali e non, e Vescovi, dopo aver subito gli attacchi di Famiglia Cristiana e de L’Avvenire, sono andati avanti proponendo dei patti che hanno valore nell’ambito del diritto privato.

La nostra proposta non tocca la Costituzione che parla di famiglia fondata sul matrimonio ma si allarga a considerare le coppie conviventi soggetti di diritto. Io come legislatore non posso non tenere conto di questa realtà. Ma dico, a un cattolico praticante che fastidio può dare se tra due conviventi gay che abitano sotto casa sua se uno dei due subentra nel contratto d’affitto in caso di decesso del compagno?

E’ sicuramente un passo “politico” importante, ma non so quanto di giuridicamente nuovo arrivi da questa proposta.

Dico questo perché comunque in Italia è già possibile regolamentare quasi tutte le problematiche aventi risvolto giuridico relative ad un rapporto di fatto pattiziamente tra le parti attraverso scritture private denominate “contratti di convivenza“. I conviventi, etero ed omosessuali, possono acquistare beni immobili o mobili in situazione di comproprietà, eventualmente anche concordando sui beni stessi l’attribuzione di quote di proprietà differenti. Per quanto concerne i diritti successori, i soggetti hanno la piena libertà di nominare erede l’altro coniuge mediante la redazione di un testamento all’interno del quale venga disposto che una quota di eredità (o anche tutta), sia destinata al convivente superstite. Tali dovranno essere oggetto di uno specifico testamento redatto nelle forme prescritte dal codice civile; altrimenti si incorrerebbe nel divieto di patti successori, determinando la nullità della clausola. Le parti possono inoltre statuire sulle modalità di esercizio dei diritti sui beni acquistati in comune e sulla sorte di tali beni al momento del venir meno della convivenza. E’ sufficiente inserire tali disposizioni all’interno del contratto di convivenza, il quale come tutti i contratti ha forza di legge tra le parti. E’ assai frequente che i conviventi indichino nel contratto anche la misura della partecipazione di ciascuno alle spese ordinarie e straordinarie, in base alla proprie capacità di reddito e sostanze e che venga anche valutato ai fini della distribuzione degli “sforzi” familiari l’apporto di lavoro domestico prestato dal coniuge non lavoratore. L’aspetto che più di frequente spinge le parti a decidere di stipulare un contratto di convivenza è la regolamentazione dei rapporti patrimoniali in previsione di una futura ed ipotetica rottura del rapporto. Queste disposizioni sono spesso orientate nell’assicurare al convivente più debole una forma di assistenza anche successivamente al venir meno della convivenza. Anche in assenza di una regolamentazione organica della materia quindi la convivenza tra due soggetti può essere oggetto di specifico accordo tra le parti, mediante la stipula di un contratto di convivenza, che in quanto non contenente clausole contra legem, è pienamente valido ed ha efficacia di legge tra le parti. Il problema del riconoscimento delle cosiddette coppie di fatto è pertanto più teorico che pratico o meglio più politico / sociale che giuridico.

Tra gli otto punti dei Didoré ne manca uno importante, riservato alle coppie sposate: la pensione di reversibilità che spetta al coniuge supersite o anche al coniuge separato che al momento del decesso dell’altro beneficiava dell’assegno divorzile. Tale diritto può però essere sottoscrivibile con un contratto di convivenza tra soggetti non uniti in matrimonio prevedendo la stipula di un’assicurazione la quale garantisca che in caso di morte di uno dei soggetti sia riservata all’altro una somma di denaro una tantum o sotto forma di vitalizio. Ma perchè non è stato inserito questo punto nei DiDoRé?

In definitiva, se col matrimonio si diventa titolari di alcuni diritti per il solo fatto di essere sposati e tali diritti spesso permangono in capo ai soggetti anche successivamente allo scioglimento del vincolo, lo stesso risultato è ottenibile mediante un semplice accordo di convivenza tra due soggetti non sposati. Ciò che cambia è la forma del consenso: nel caso di matrimonio prestato dinnanzi ad un ministro di culto o ad un ufficiale dello stato civile; nel caso di accordo di convivenza prestato dinnanzi ad un notaio a semplicemente sottoscritto tra le parti.

Sicuramente il merito di questa proposta consite nel fatto che in qualche modo si sia cercato un affrancamento dalle “pressioni” religiose o “morali”, e si manifesti in qualche modo il riconoscimento delle coppie omosessuali in quanto coppie, e quindi con tutta una gamma di diritti e doveri alla pari di qualunque altra coppia etero.

Ma la strada da fare è ancora lunga…

L’informazione anglosassone interviene sulla sentenza contro Carlo Ruta

Ci siamo. La sentenza del giudice siciliano Patricia Di Marco fa
discutere ben oltre i confini italiani. Dopo gli interventi dell’
organizzazione European Digital Rights e di alcune autorevoli fonti informative europee, a partire da Register del Regno Unito, la vicenda sta facendo infatti il giro del mondo. Ne danno riscontro parecchie decine di blog e di siti, soprattutto anglosassoni, nei quali il caso viene rappresentato come sintomo e sintesi di gravi deficit giuridici e
civili. Da tanti viene associato alla mafia e ai potentati affaristici che allignano soprattutto nelle regioni del sud, oggetto peraltro delle inchieste di Ruta, e alle vocazioni illiberali dell’attuale ceto dirigente nazionale. Da tutti viene colto il significato regressivo della sentenza siciliana, ravvisando in essa un attacco gravissimo ai diritti di espressione e d’informazione, sanciti da tutte le
costituzioni liberaldemocratiche.

Per la redazione di Voci Libere
Giovanna Corradini

www.giornalismi.info/vocilibere

Fra i numerosissimi siti esteri che in questi giorni si stanno occupando del caso, segnaliamo i seguenti:

www.theregister.co.uk/2008/09/26/italian_law_kills_blog/


http://obotheclown.blogspot.com/2008/09/who-needs-eu-to-make-blogging-

illegal.html


http://heresycorner.blogspot.com/2008/09/blogging-without-licence.

html


http://www.edri.org/edrigram/number6.18/stupid-law-italy


http://taxingtennessee.blogspot.com/


http://www.britishblogs.co.uk/similar-to/blogging-without-a-licence/


http://boardreader.com/tp/sicilian+mafia.html


http://shadowfirebird.tumblr.com/post/51861146/how-an-italian-judge-

made-the-internet-illegal-the


http://cjbulow.blogspot.com/


http://livepaola.wordpress.com/


http://www.metamorphosis.org.mk/content/view/1162/4/lang,en/


http://episteme.arstechnica.

com/eve/forums/a/tpc/f/174096756/m/685002754931/inc/1


http://jesrad.wordpress.com/


http://luisramirez.cl/blog/?tag=carlo-ruta

Luana Zanaga: orgoglio e pregiudizio

Nell’ articolo di qualche settimana fa descrivevo la difficoltà espressa dal Presidente dell’associazione “Polis Aperta“, Nicola Cicchitti, per chi, omosessuale e parte di un’arma, deve vivere ogni giorno una discriminazione strisciante. In particolare ricordo la reazione di Segala, comandante della sottosezione polizia stradale Bologna Sud di Casalecchio, che affermava che nella nostra democrazia sono ormai normativamente tutelate le varie espressioni sessuali e che l’omosessualità é ormai una presa di coscienza sociale.

E’ di due giorni fa l’intervista a Luana Zanaga, agente di polizia che dichiara di essere stata discriminata a causa del suo orientamento sessuale.

E’ dura essere gay e portare la divisa. Fare il poliziotto è un sogno che avevo fin da bambina. Posso dire di essere fortunata, faccio un mestiere che mi piace e di cui vado orgogliosa. Però ci sono dirigenti che cercano di ferirmi sul mio orientamento sessuale e questo non lo accetto.

[...] Al momento dei test psico-attitudinali ti chiedono se sei omosessuale. E’ una domanda che fanno a tutti. Se rispondi di sì non ti prendono. Non viene testata la tua onestà, la forza di volontà nel resistere alla corruzione, la determinazione ad affrontare i criminali, ma indagano sulla tua vita affettiva e sessuale.

Le discriminazioni sarebbero cominciate a seguito del suo trasferimento a Padova, dove aveva una relazione con una sua collega del gruppo sportivo della polizia; alla richiesta di chiarimenti da parte dei suoi superiori Luana ha scelto di non negare. E da quel momento le vessazioni sono state tante: turni pesanti, molte festività lavorate, un trasferimento immotivato dalle volanti al centralino del 113, l’obbligo di andare ogni 15 giorni da uno psicologo. Le cose sarebbero poi peggiorate a causa di un altro dramma sfiorato: il 31 agosto, Luana salva dal suicidio la sua nuova compagna. Un intervento encomiabile, che tuttavia conferma le abitudini sessuali della donna.

«Continuerò a fare il poliziotto – risponde a chi le chiede cosa farà adesso – ma risponderò a tutti gli attacchi. Intanto ho avuto la solidarietà di molti colleghi, delle ragazze della squadra di calcio e degli amici».

Intanto ieri il Questore ha messo le mani avanti: «Ora valuteremo la situazione – annuncia il dottor Savina – Una cosa è certa: non abbiamo l’abitudine di andare a controllare quello che fanno i dipendenti sotto le lenzuola. In tanti anni la Polizia si è profondamente trasformata. Lo prova il fatto che un quinto degli agenti è ormai di sesso femminile, e che nel Corpo esistono circa 25 sigle sindacali. L. Z. avrebbe potuto contattarle, oppure rivolgersi all’autorità giudiziaria. Come mai non lo ha fatto?».

Semplice, perchè i sindacati hanno “scaricato” l’agente. Così Franco Maccari, segretario regionale del Coisp, avrebbe affermato: «Luana Zanaga? La invito a togliersi dal nostro sindacato». Anche Michele Dressadore, segretario regionale Sap, esprime qualche perplessità nell’appoggiare le dichiarazioni della poliziotta. «In generale non sono a conoscenza di discriminazioni sessuali tra le forze dell’ordine. In merito al caso di Luana Zanaga non conosco i dettagli della vicenda. L’agente, comunque, ha detto che tutti sapevano del suo orientamento sessuale, che “giravano voci”. Se davvero fosse stato un problema, le discriminazioni avrebbero dovuto esserci anche prima del suo outing ».

Ma se le forze dell’ordine non fossero considerate un luogo rigido in cui è difficile dichiararsi senza poi dover subire il machismo imperante la vicenda dell’agente Zanaga non avrebbe sollevato tutto questo polverone.

La scelta del clamore televisivo può essere sicuramente discutibile, ma non credo sia stata fatta a cuor leggero o per la ricerca di un pò di visibilità. E allora che ben vengano gruppi come Polis Aperta, perché se né i sindacati, né i superiori, né un’inesistente legge anti-omofobia si fanno garanti dei diritti di una qualunque persona facente parte di un’arma a causa del proprio orientamento sessuale, vuol dire che è indispensabile creare associazioni che  sin dallo statuto si battono contro l’adozione di provvedimenti discriminatori adottati in Italia negli ambienti di lavoro militari e di polizia.

Aggiornamento del 6 Ottobre:

Lascia senza parole la notizia dell’allontanamento della poliziotta, a causa del proprio orientamento sessuale,  dalla squadra di calcio che allenava.

“Un dirigente, alle 01.30 di notte – afferma Luana Zanaga, la poliziotta che con coraggio ha dichiarato il suo orientamento lesbico – mi ha inviato un sms dicendomi che non potevo più allenare le ragazze perché gay e che la società avrebbe dovuto mantenere l’immagine di una squadra onesta e pulita… Quindi se io sono gay sono disonesta? Le giocatrici sapevano della mia omosessualità e del mio impegno a favore dei diritti delle persone omosessuali, ma nessuno può affermare di aver subito molestie o attenzioni da parte mia, dal momento che mi considero una persona etica e professionale. Anzi, in queste ore sto ricevendo la solidarietà delle calciatrici, a testimonianza dell’onestà del mio impegno e di come l’intolleranza sia radicata solo ed esclusivamente nei vertici della società”.

Enrico Oliari, presidente di GayLib (gay e lesbiche di centrodestra), con un certo rammarico afferma che “forse nel ricco Veneto c’è molto colore e poca sostanza, dal momento che il rispetto dell’individuo, qualunque sia il suo orientamento affettivo, è fondamentale“.

Alberto Ruggin, referente dell’Associazione per il Veneto, invoca un intervento deciso del Governatore Giancarlo Galan. “Bisogna estirpare dalla nostra regione il razzismo e l’omofobia, affinché casi come quello di Luana non abbiano a ripetersi”.

Aggiornamento del 15 Ottobre:

I dirigenti della Lendinarese le hanno chiesto scusa e le hanno chiesto di tornare. Non solo: hanno mandato via dalla società il dirigente che l’aveva licenziata con un sms: «Questa società è pulita e non ha al suo interno drogati o omosessuali».

«Il Gruppo dirigente della Lendinarese ringrazia Luana Zanaga per il senso di responsabilità e per l’amore per i colori biancorossi dimostrati con il nobile gesto di rinuncia della guida tecnica della formazione femminile di Serie D. La Lendinarese riconosce la eccelsa professionalità tecnica di Luana Zanaga. I dirigenti e le giocatrici esprimono piena solidarietà a Luana Zanaga per il suo impegno civile, attraverso il quale ha saputo accendere i riflettori e la sensibilità della pubblica opinione sul problema sociale della omofobia. La nostra società sportiva è da sempre rispettosa delle varie diversità siano esse religiose, razziali, sociali o di tendenza sessuale e non tollereremo mai alcun tipo di discriminazione. La Lendinarese è moralmente al fianco di Luana Zanaga nella sua campagna antidiscriminazione. Esprimiamo inoltre un plauso nei confronti di Olga Brusco capitano della squadra femminile che ha saputo con sensibilità e caparbietà ridare coesione e fiducia ad un gruppo di ragazze frammentato e demotivato. La più grande vittoria sportiva della Lendinarese e pensiamo anche di Luana Zanaga è stata quella di aver schierato al completo la squadra femminile nell’incontro di campionato disputato domenica a Padova».

Al momento però Luana non ha accettato la proposta di tornare ad allenare la squadra.

…e la saga continua:

La poliziotta infatti, in un’intervista telefonica con Caterina Coppola di Gay.it ha oggi smentito le dichiarazioni fatte dagli amministratori della squadra.

“Smentisco categoricamente quello che la società ha dichiarato. E’ solo un modo che hanno trovato per tutelarsi legalmente perché temono ripercussioni sul tema delle discriminazioni e io non voglio più avere a che fare con una società in grado di comportarsi in questo modo. Sono quattro giorni che tento di parlare con il presidente, ma si è reso irreperibile. Purtroppo, la legge contro l’omofobia non è ancora stata approvata, quindi posso agire solo sul versante civile per i danni che le scelte della Lendinarese mi hanno arrecato. Su richiesta delle ragazze, ho dovuto mandare un comunicato alla società in cui rinunciavo agli incarichi, perché altrimenti per loro non ci sarebbero state le condizioni per tornare in campo – spiega Luana -. Otto di loro sono contro il mio ritorno: la maggior parte per ragioni personali, alcune per dichiarata omofobia, due perché, essendo minorenni, si devono adeguare alle decisioni dei genitori. Il padre è un carabiniere e si è già candidato a fare da allenatore alla squadra “.

E a propostito delle querele a suo carico sporte da due ragazze, così ha commentato:

E’ stato incredibile scoprire di queste querele dalla stampa. Addirittura risalirebbero all’inizio di quest’anno, mentre a me nessuna comunicazione formale è stata mai fatta. Con entrambe queste ragazze ho avuto una relazione e temo che siano state spinte a fare una scelta del genere dal timore di pettegolezzi e chiacchiericci che in una città come Rovigo possono essere davvero pesanti. I miei avvocati, in ogni caso, hanno tutta la documentazione necessaria per fare luce sulla vicenda, che nulla ha a che vedere, di fatto, con il mio allontanamento dalla Lendinarese.

Lunedì tornerà a lavorare nella sala operativa di Polizia, tutto quello che al momento possiamo fare è sostenerla ed incoraggiarla, nella speranza che tutto questo abbia presto una fine meritevole!

Diritti civili e l’Italia delle reazioni

All’indomani della Relazione presentata alla Camera dall’On. Concia le reazioni sono tra le più disparate.

La Ministra per le Pari Opportunità On. Carfagna a Parigi, di fronte ai suoi colleghi europei, ammette finalmente che in Italia esiste un odio verso le persone lesbiche, gay e transessuali ed e’ un passo in avanti rispetto alle precedenti dichiarazioni, quando ne smentiva l’esistenza. Propone, così, di introdurre in Italia l’aggravante per gli atti di discriminazione di tipo sessuale, ritenuto dall’On. Concia parziale ed inefficace se non esiste la configurazione del reato di omofobia.

La risposta di Buttiglione, presidente dell’UdC, punta sul giudizio morale, prendendo ad esempio Paolo di Tarso: “L’omosessualita’ e’ un comportamento sul quale e’ lecito avere un giudizio morale. Se qualcuno lo giudica negativamente da un punto di vista morale deve avere il diritto a manifestare il proprio giudizio (sta forse prefigurando un reato d’opinione?. n.d.r.). Liberta’ e’ difendere il diritto di chi la pensa in modo diverso da me di agire come crede, ma e’ anche il mio diritto di dire che sbaglia”.  Poi continua: “Io vorrei invitare la Carfagna a riflettere su due questioni. La prima – spiega – riguarda l’universalita’ della legge. Perche’ l’aggressione ad un omosessuale dovrebbe essere punita secondo una legge diversa da quella che punisce l’aggressione ad un qualunque altro cittadino? Qual e’ il motivo per cui lo stesso atto dovrebbe essere punito in un caso in un modo piu’ grave e nell’altro in modo piu’ lieve? Non sono i cittadini tutti uguali davanti alla legge? Sarebbe costituzionale un trattamento differenziato? E’ pericoloso avviarsi sul percorso di trattamenti differenziati per diverse categorie di cittadini che finirebbero con il riflettere i diversi livelli di organizzazione e di potere dei singoli gruppi sociali”.

In definitiva per Buttiglione se davvero in Italia esiste una situazione preoccupante di violenza contro gli omosessuali bisonga che si diano da fare la polizia e la magistratura, a cui le leggi vigenti danno adeguati strumenti per la repressione.

Per Carolina Lussana, Lega Nord, il testo sull’omofobia così come proposto dall’On. Concia è inaccettabile. “Non ne condividiamo l’impianto normativo – spiega – che attraverso la modifica della legge Mancino porterebbe a sanzionare penalmente chi propagandasse idee fondate sulla discriminazione di genere o orientamento sessuale aprendo di fatto la possibilita’, nonostante le rassicurazioni dei proponenti, a incriminare chi magari a mezzo stampa si dichiarasse contrario alle coppie gay o lesbiche o ad esempio che affermasse che l’omosessualita’ e’ contro natura”. La strada da seguire, per Lussana, è quella indicata dal ministro Carfagna e cioe’ quella di una specifica aggravante.

Barbara Pollastrini, deputata Pd, definisce l’On. Carfagna “negazionista in Italia, aperturista all’estero“, invitandola alla coerenza tra fatti e parole e ricordandole che la sede per dar prova delgi impegni è il Parlamento dove sono in discussione due proposte di legge che faranno da cartina di tornasole: “La prima – riassume – e’ quella contro le molestie insistenti che, nel testo presentato dal Pd, prevedeva una norma specifica contro le persecuzioni legate all’orientamento sessuale e all’identita’ di genere. Ma la ministra e il governo, lo voglio ricordare, si sono opposti a quell’articolo che noi pero’ abbiamo riproposto con un emendamento in votazione proprio in questi giorni. Sara’ un’occasione di verifica per la Carfagna. La seconda riguarda la lotta a ogni forma di omofobia e ne e’ relatrice Paola Concia che, giusto ieri, ha illustrato le linee di un testo saggio e indispensabile per un Paese che voglia definirsi democratico e civile. Vedremo se ci sara’ la volonta’ della ministra di garantire il suo pieno sostegno”.

Ancora una volta in Italia si continua a fare sillogismi esistenziali e funambolismi politici, quando basterebbe dar ascolto a queste parole per spostarsi finalmente, per una volta, sul piano dell’ azione concreta: “i diritti civili, il rispetto dei diritti umani, il senso di cittadinanza e di inclusione non sono e non possono essere oggetto di trattativa politica, non sono di destra né di sinistra, ma patrimonio di un paese civile“.

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